Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Musica

Sedici, Elisabetta Serio: intervista e recensione dell’album

Nove tracce, riflettori puntati su un pianoforte suonato da una donna con una grande espressione comunicativa e un background musicale che affonda le sue radici in ogni parte del mondo: la somma di tutto questo è Sedici. Se dici Sedici, dici Elisabetta Serio, sì perché è questo il titolo del suo nuovo album pubblicato lo scorso settembre per l’etichetta Via Veneto Jazz con il supporto di BirrJazz. Secondo disco per l’artista, cresciuta pane e musica, che vanta numerose collaborazioni, prima fra tutte quella con l’indimenticabile Pino Daniele  ma anche con artisti come  Noa e Z-Star. Accompagnata in questo viaggio dal contrabbasso di Marco De Tilla e dalla batteria di Leonardo di Lorenzo, la Serio propone un sound che si ispira al jazz nordeuropeo ma ricorda le atmosfere americane e approda al linguaggio bebop attraverso una scelta precisa di suoni e strumenti. Il tutto è  impreziosito da Fulvio Sigurtà alla tromba e da Jerry Popolo al sax tenore, presenti in alcuni brani del disco. Sedici, il disco Sedici è un titolo dai molteplici significati: dal fortunato numero della smorfia napoletana alla numerologia karmica, per la quale rappresenta il cambiamento. Un numero caro alla pianista che lo ha presentato come un simbolo legato a circostanze speciali della sua vita. Il valore assoluto di Sedici è dato dalla presenza di piccoli, grandi elementi che, come tessere di un puzzle, si intersecano tra di loro. A partire da Afrika, unico brano cantato del disco, in cui la voce di Sarah Jane Morris si incastra perfettamente con il ritmo ipnotico, e  proseguendo con Rumors, lo stile bebop dà forma all’idea del chiacchiericcio. All’idea della parola che corre di bocca in bocca. Rinvii, omaggi, riprese, un bagaglio di vita e di ascolti trasposto in note. È  il caso di Freedom, omaggio a Billie Holiday, che nella sua Stange Fruit, racchiude l’immagine degli uomini impiccati dal Ku Kux Klan. Lo sono Mr P. e Brad, due brani diversi tra loro, ma con una matrice comune: entrambi delineano due figure salienti nella vita della pianista, Pino Daniele con cui la Serio ha condiviso il palco negli ultimi tour e Brad Meldhau, pianista statunitense. Si definisce timida e riservata con le parole ma è un talento autentico, un’interessante compositrice con il super potere di trasmettere, senza filtri, stati d’animo ed emozioni. Sedici, l’intervista a Elisabetta Serio  Quando nasce Sedici? C’è un fil rouge che lega i brani di questo disco? E’ il frutto di un lavoro che è durato tre-quattro anni, è stato registrato in due momenti diversi della mia vita professionale: una parte durante la collaborazione con Pino Daniele, poi interrotta nel momento in cui siamo stati in America; un’altra dopo la sua morte, quindi questo disco ha anche due momenti emotivi diversi. C’è una scelta precisa di ogni elemento del disco: a partire dallo studio in cui è stato registrato, Elios di Castellammare, continuando con i musicisti che hanno preso parte a questo progetto; fondamentale la scelta del fonico Fabrizio Romagnoli, per il mastering e mixering ed anche la grafica del CD […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Finalmente Will e Grace! Dopo undici anni arriva il revival

Il tanto atteso revival di Will e Grace è ormai alle porte! Dopo esser stata trasmessa il 29 settembre negli Stati Uniti, ecco che la serie tv approda in Italia, su Premium Joi, trasmessa ogni venerdì alle 21:15. Il primo appuntamento è il 13 ottobre, una puntata aprifila con una lunga invettiva su Donald Trump, il solito sano umorismo combinato alla tagliente satira politica. Da sempre la serie ha manifestato un orientamento politico, i protagonisti, durante il governo Bush, hanno mostrato spesso il loro ideale democratico; ne è poi conferma l’episodio speciale pubblicato nel 2016, con un profuso sostegno per la candidata alla Casa Bianca, Hilary Clinton. Will e Grace tocca più argomenti spinosi con tanta ilarità e buon gusto Sembra proprio che per questa prima puntata i riflettori siano puntati tutti su The Donald, a cominciare dall’amicizia tra Karen Walker e Melania, first lady della Casa Bianca. Ci saranno grandi ritorni, primo fra tutti l’ex marito di Grace, continuando con l’acerrima nemica di Karen, Lorraine. La serie della Nbc ritorna dopo ben undici anni di silenzio – l’unica parentesi è stata l’episodio speciale dello scorso anno – ed un finale che aveva lasciato tutti a bocca aperta, ma non per la meraviglia, ma per la domanda: può davvero finire così? Infatti, non aveva per nulla convinto il finale proposto nel 2006: Will e Grace, entrambi sposati, che proseguivano le loro vite, senza scambiarsi più parola. Con un finale del genere come scrivere una nuova stagione? Ponendosi questa domanda, gli autori hanno così deciso di azzerare i minuti finali dell’ultimo episodio, per ritornare alla solita formazione, divertente ed irriverente. In fondo vale sempre il motto che recita “Squadra che vince, non si cambia” ed ecco che nella nona stagione ritorneranno ad essere coinquilini Will e Grace, così come Jack resterà il vicino di casa esuberante, chiudendo con la signora della risata Karen Walker. 16 puntate per scoprire l’evoluzione delle vite dei quattro matti protagonisti, ormai cresciuti, ma pronti a sorprendere ancora una volta.

... continua la lettura
Musica

Alessandro Ragazzo, fuori l’album New York

Alessandro Ragazzo nasce a Venezia nel 1994 ed è un cantautore di pop alternative, al suo terzo album da solista. New York è il titolo del suo ultimo disco che racchiude quattro brani, in cui il pop cantautoriale si fonde insieme al rock old school ed armonie alternative. Il nuovo EP è stato registrato nei Flux Studios, a New York, con una strumentazione sia vintage che elettronica, che ha reso il prodotto discografico più interessante ed innovativo. Prima di New York, Alessandro ne ha fatta di strada: membro dell’Industria Onirica, con cui ha inciso un album prodotto da Lele Battista; musicista ne La Febbre del Venerdì 13, Dan’s Apartment, The Rodriguez e Are You Real?, esordisce con il primo ep, Venice, grazie al quale ha la possibilità di suonare in numerosi live, in una situazione musicale unplugged: chitarra e loop station. Ad oggi il sound di Alessandro Ragazzo è rivoluzionato rispetto a quello del suo passato, non solo per la presenza di più strumenti, ma anche per una ricerca di suono che si muove su generi differenti, forse frutto di una crescita maturata nel corso dei live e di nuovi ascolti, divenuti d’influenza per la sua musica. NEW YORK Di nome e di fatto, non soltanto perché è stato registrato nella Grande Mela e perché New York è il titolo dell’album, ma perché ascoltando New York sembra di vivere l’atmosfera musicale che si respira in quella città. Un’atmosfera che si ascolta in tutti i brani, un sound che è propriamente americano, malinconico quanto basta, più retrò in alcuni brani, più digitale in altri: due facce di una stessa medaglia. Il primo singolo è Freckels, musica dai toni minori, nostalgica, cantata con gran sobrietà: ci si aspetta una forza espressiva forte, un’esplosione di grinta, che viene appena tratteggiata nel bridge finale. Una rock ballad, piacevole all’ascolto. Grande lavoro di ricerca dei suoni per The king came, secondo estratto dall’album. Una voce quasi sussurrata, accompagnata da una percussione, da un riff di chitarra evocativo ed alcuni effetti elettronici. Un brano che al primo ascolto sembra un eterno loop, ma che conquista dopo averlo masticato un po’. Cellar door, brano più ritmato, più fresco, che permette alla voce di Alessandro Ragazzo di esprimersi al meglio e dimostrare un timbro di voce interessante, che a tratti ricorda Paolo Nutini. Alone, espressivo e toccante, un brano dal sound americano, con percussioni presenti, che creano quel movimento incessante in grado di catturare l’attenzione. Non manca l’effetto elettronico, chitarra onnipresente ed una serie di cori precursori di un assolo liberatorio in coda.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Ammore e Malavita: Napoli, pistole e musical

Direttamente dalla 74esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, arriva sul grande schermo Ammore e Malavita, sesto film dei Manetti Bros. Stavolta a sorprendere lo spettatore è il connubio tra una pistola e un disco, tra sparatoria e canzone, perchè Ammore e Malavita è un musical, dove si canta sin dai minuti iniziali, dove si balla, ma anche un film dove si spara, e si spara parecchio. Siamo Napoli, don Vincenzo (Carlo Buccirosso) e donna Maria (Claudia Gerini) sono stanchi della loro vita da boss della malavita, così decidono di mettere in scena la morte di don Vincenzo, per poter partire lontano da Napoli. Una giovane infermiera, Fatima (Serena Rossi), scopre la sceneggiata. Sarà compito di Ciro (Giampaolo Morelli), fedele sicario di don Vincenzo, ucciderla. Fatima e Ciro però si conoscono. Si sono amati da ragazzi ed è proprio questo amore la chiave di svolta, il motivo per cui Ciro tradisce la fiducia di don Vincenzo e donna Maria e diventa nemico pubblico. La Napoli di Gomorra, teatro di stragi, uccisioni, bande rivali, si mescola con il musical, da Greese a La la land, definendo un genere nuovo, un “musical crime”, con molte sfumature: si passa dallo scontro finale sulla scia western di Leone alla commedia di finzione tipicamente italiana, tutto questo sullo sfondo di Napoli e dei suoi dintorni, meta amata dai Manetti Bros e già teatro del film Song e Napule. I PERSONAGGI di Ammore e Malavita Giampaolo Morelli è Ciro, un abilissimo killer, cresciuto da don Vincenzo e donna Maria, che si sono occupati del suo addestramento, un criminale con un amore adolescenziale mai dimenticato, quello per Fatima, infermiera, che ha visto troppo e per questo motivo deve pagare con la sua stessa vita. Un Morelli trasformato, lontano dal Lollo Love di Song e Napule, un uomo impassibile, una “tigre” dagli occhi allungati, che gli conferiscono un’aria da orientale. Nella prima parte del film Giampaolo Morelli è sempre in movimento, lo si vede parlare in poche battute risolutive, lo si vede per lo più sparare, muoversi, correre. Infatti è il motore dell’azione del film, carnefice, teneramente innamorato, nostalgico della libertà che la vita da criminale gli ha rubato. Menti del film due donne, che muovono le fila dell’azione, elaborando piani e stratagemmi. Da una parte donna Maria, matrona della malavita, cinefila, appassionata di cinema a tal punto da proporre e costruire una messa in scena, presa da un film di 007, per uscire di scena, per tagliare i ponti con la vita di Napoli e scappare via con suo marito. Una Claudia Gerini, che parla in napoletano, che canta in napoletano, dalla grandissima sensualità, con degli occhi sempre inumiditi dalle lacrime, il più delle volte lacrime che portano avanti la messa in scena e la finzione. La vera boss è indubbiamente donna Maria. Dall’altro lato Fatima, testimone scomoda, primo amore di Ciro; presenza risolutiva nella seconda parte del film. Infatti da personaggio secondario diventa stratega, prende in mano le redini della situazione, escogitando un piano […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Emmy Awards 2017: i premiati della 69esima edizione

Si chiude la 69esima edizione degli Emmy Awards, manifestazione che premia le eccellenze della tv americana. La cerimonia, tenutasi il 17 settembre al Microsoft Theatre, ha visto trionfare The Handmaid’s Tale. Alla sua prima stagione, apprezzata per la sua chiave distopica, ha ottenuto il riconoscimento come migliore serie drammatica dell’anno. La produzione televisiva americana è sempre molto alta e non è stato per nulla facile decretare un vincitore; l’ha spuntata la Hulu, ma detiene il record di nomination il network Fox, con 113 candidature, 91 appartenenti a 20th Century Fox television, a seguire Hbo, con 110 candidature. Tra i più nominati anche Netflix, con i suoi grandi titoli fra cui House of Cards, Master of None. Sono Westworld e Stranger Things le serie che hanno ricevuto più candidature, ben 22 e 18. La vittoria è però della Hulu, che con questo risultato ha potuto compiere un grande passo in avanti, infatti la Hulu non solo ha prodotto The Handmaid’s Tale, ma si aggiudica anche grandi riconoscimenti, tra cui il fatto di aver prodotto la prima serie di un servizio streaming che vince questa categoria. The Handmaid’s Tale continua la sua scalata, fa incetta di premi, infatti proprio per il ruolo dell’ancella Offred, è stata premiata come Miglior Attrice Protagonista Elizabeth Moss. Sicuramente in questa 69esima edizione, si nota la preferenza per serie con tratti politico-satirici ed il genere comedy, tra le quali spopola Veep, serie ormai premiata dal 2012. La sua protagosta, Julia Luis-Dreyfus vince il premio di miglior attrice in una serie comedy. Nicole Kidman riceve una menzione speciale: è infatti la miglior attrice per una miniserie Big Little Lies. Nel suo discorso di ringraziamento, l’attrice ribadisce l’importanza di reagire ad una violenza domestica, oltre le mura di casa, andando oltre l’ipocrisia e il giudizio altrui. Premiato per la sceneggiatura di Black Mirror, Charlie Brooker; Bruce Miller per quella di The Handmaid’s Tale ed ancora premiati per le sceneggiature di Master of None, Aziz Ansari e Lena Waithe. Nonostante le nomination per miglior fotografia e sceneggiatura, torna a casa senza premi The Young Pope, così come Stranger Things, una delle serie più favorite per questa edizione degli Emmy. Miglior Dramma, Miglior Commedia, Miglior Limited series, Miglior film per la televisione hanno tutti un unico comune denominatore: le donne, che in quest’edizione degli Emmy Awards catturano e spopolano su tutti i fronti. La 69esima edizione racchiusa in un unica frase? Girls Power! Ecco i premi: Emmy Awards 2017 Best Drama Series The Handmaid’s Tale (Hulu) Best Actor in a Drama Series Sterling K. Brown (This Is Us) Best Actress in a Drama Series Elisabeth Moss (The Handmaid’s Tale) Best Supporting Actress in a Drama Series Ann Dowd (The Handmaid’s Tale) Best Supporting Actor in a Drama Series John Lithgow (The Crown) Best Guest Actress in a Drama Series Alexis Bledel (The Handmaid’s Tale) Best Guest Actor in a Drama Series Gerald McRaney (This Is Us) Best Comedy Series Veep (HBO) Best Actor In a Comedy Series Donald Glover (Atlanta) Best Actress […]

... continua la lettura
Premiazioni e anteprime

Venezia tra film e red carpet: al via la 74esima edizione della Mostra cinematografica

Road to Venice! È iniziato lo scorso 30 agosto il festival più antico del mondo, la Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, che quest’anno spegne la sua 74esima candelina. Nello splendido scenario della laguna veneziana si avvicenderanno sul red carpet attori, registi di fama nazionale ed internazionale; le sale si riempiranno dei film protagonisti della prossima stagione cinematografica, proponendo una manifestazione che punta alla riscoperta del cinema e dell’arte. Sono moltissimi gli ospiti attesi al Lido di Venezia – nei prossimi giorni Jennifer Lawrence, George Clooney, Penelope Cruz- , tanta è la curiosità per l’assegnazione del premio più prestigioso: il Leone d’oro, conferito nell’ultimo giorno di Festival, il 9 settembre. Dieci giorni di full immersion nel cinema in tutte le sue forme: 71 lungometraggi, di cui 21 in concorso, 16 cortometraggi, tutti divisi nelle varie sezioni della Mostra di Venezia: Venezia 74, Fuori Concorso, Orizzonti, Cinema nel Giardino, Venice Virtual Reality, Biennale College-Cinema, Venezia Classici, Proiezioni Speciali. Non la solita madrina La novità di questa 74esima edizione è il cerimoniere: Alessandro Borghi è il primo padrino nella storia della Mostra del cinema di Venezia. Il 30enne romano, attore in Non essere cattivo, Suburra, Fortunata, che sta vivendo un momento davvero favorevole per la sua carriera cinematografica, ha condotto la serata di apertura e condurrà la serata chiudifila del Festival. Se il cerimoniere è un uomo, a presiedere la giuria, dopo 11 anni di presidenze maschili, è una donna: l’attrice Statunitense Annette Bening, che avrà al suo fianco la regista e sceneggiatrice rumena Ildikò Enyedi; i registi Michel Franco, Edgar Wright, Yonfan; le attrici Rebecca Hall, Anna Mouglalis, Jasmine Trinca; il critico David Stratton. Venezia e il Made in Italy Sono quattro i film nostrani che concorrono, tra i 21 titoli, per il Leone d’oro: The Leisure Seeker di Paolo Virzì: dopo il pluripremiato La Pazza Gioia, Virzì muove i fili di un film on road, tratto dal libro In viaggio contromano di Michael Zadoorian. Il titolo si riferisce al soprannome di un vecchio camper con i cui i protagonisti andavano in vacanza negli anni ‘70 e che riprendono dopo anni, per ripartire insieme, sfuggendo ad una vita di cure mediche. Due personaggi fragili, che ripercorrono la loro storia d’amore, muovendosi in un’America ormai estranea. Una famiglia di Sebastiano Riso: un cast comprendente grandi stelle del cinema italiano – Michaela Ramazzotti, Ennio Fantastichini – ma anche l’astro nascente Matilda De Angelis, porta sul grande schermo la storia di una coppia, Vincent e Maria, con un progetto di vita complesso: aiutare coppie che non possono avere figli. Quando Maria decide di sottrarsi al piano di Vincent, è proprio l’uomo della sua vita a ribellarsi contro di lei. Ammore e Malavita dei Manetti Bros: è stato definito la sorpresa del festival, dove la favola è mescolata alla dura realtà. In una Napoli dalle mille sfaccettature, due mondi diversi, quello di Ciro, temuto killer e quello di Fatima, giovane infermiera, sono destinati a scontrarsi, a trovarsi con le spalle contro al muro per riscoprire […]

... continua la lettura
Attualità

Diario di un disoccupato: il libro di Mario Migliara

Il mondo del lavoro è un mondo complesso, diviso tra sacrifici e soddisfazioni. Una sfera di vetro, una parentesi, croce e delizia della vita di ogni uomo. Da qualche anno a questa parte questo mondo sembra essere diventato una realtà parallela, impossibile da valicare, soprattutto se il paese in questione è l’Italia. La parola d’ordine è diventata disoccupazione, la via d’uscita da questo tunnel buio richiede costanza e una forte creatività, poiché molto spesso è necessario ripiegare in un piano B, un fuori programma lontano dalle aspirazioni e gli obbiettivi iniziali. Diario di un disoccupato, uno sguardo interno di chi si trova al margine Il lavoro resta “questo sconosciuto” proprio come recita il libro di Mario Migliara Dario di un disoccupato – edito da 13Lab – he con grande lucidità ed ironia affronta un argomento più attuale che mai. La forma stilistica scelta da Migliara è quella del diario, un diario di bordo scritto da chi si trova al margine, sul fondo, ma proprio per questo riesce ad avere una visione più completa della realtà che lo circonda. Migliara nella premessa parla di plurale maiestatis, definendo la condizione di disoccupazione un problema di tutti, di cui bisogna esserne a conoscenza ed avere i mezzi giusti per formare una propria coscienza sulla tematica. Raccontata l’avventura di chi un lavoro non lo ha, con modi alle volte anche al limite del grottesco, che fanno nascere numerose domande e dubbi, ma è questo che rende il libro interessante. Scorrendo tra le pagine del libro è possibile trovare aforismi, citazioni appartenenti a mondi diversi dell’arte: da Carboni a Borges, ma anche uomini che appartengono alla sfera della quotidianità. Incuriosisce il sottotitolo “Straniero in terra propria”, accattivante nella sua concezione ossimorica, conserva al suo interno il vero cuore della riflessione del testo: ciò che dovrebbe essere normalità, diviene lotta, conquista, ostacolo. Una verità difficile, una pillola amara da ingoiare, che mette in ginocchio più generazioni e lascia costantemente una sensazione di vuoto.

... continua la lettura
Musica

Figé de Mar “Come un navigante”: esordio a gonfie vele

Il primo album dei Figé de Mar “Come un navigante” raccoglie in cinque inediti un sound ricco di sonorità differenti, che trascina tra le correnti del country e quelle del rock anni ’70. Sembra di viaggiare un po’ indietro nel tempo ascoltando il timbro del cantante della band, Lorenzo Traggiai, autore di tutti i testi dell’album. Accompagnato dagli altri “ragazzi del mare”, armati di chitarre, basso, tastiera e batteria: Nikolò Sole, Matteo De Martino, Davide Lucchi e Matteo Basile, i Figé de Mar con questo primo album sono pronti ad aprire le porte del loro mondo musicale. Ascoltando i cinque brani colpisce la naturalezza dei testi pieni di quotidianità, risuonanti di parole forti, con ritornelli incisivi. Un mix di esperienze musicali fra il cantautorato italiano, quello di De Gregori e l’impostazione stilistica di Bennato, e il ritmo folk, che sembra essere il tratto distintivo della band ligure. Il sound, nonostante l’eterogeneità di generi, ha un grande punto di forza: c’è sempre un particolare che cattura l’orecchio, nelle canzoni che posseggono una fluidità musicale spiazzante. L’album “Come un navigante” è stato anticipato dal singolo Boulevard e da un’anteprima esclusiva su RockON. Ci si muove a metà tra terra e mare, in un dualismo che riflette la regione da cui provengono i Figé de Mar, la Liguria. Tra una ballada dai toni romantici come il singolo “La città” e un brano più grintoso come “Boulevard”, si inserisce sempre la visione di una terra, la loro terra, sinonimo delle loro radici. Se il navigante è sempre alla ricerca di una direzione da seguire, i Figé de Mar hanno trovato da subito la chiave per navigare a gonfie vele.

... continua la lettura
Libri

Tutte le parole del mare: una pausa dalla realtà

È un viaggio quello che si compie leggendo Tutte le parole del mare, romanzo epistolare firmato da Monica Zanon, in arte Moka, pubblicato dall’editore Arpeggio Libero. Perchè utilizzare la parola “viaggio”? Perché questo libro è un percorso di catarsi, un rilassante susseguirsi di parole intrise di sogno, che delineano una vicenda dai tratti magici e surreali. Moka: chi è l’autrice di Tutte le parole del mare Moka è il nome d’arte di Monica Zanon, diplomata come Perito Meccanico, innamorata della scrittura. Attualmente lavora in Svizzera. Dal 2013 organizza reading poetici durante la Giornata mondiale della Poesia. Nel 2014 ha fondato, insieme ad alcuni amici, l’Associazione Licenza Poetica. Tutte le parole del mare: trama e stile L’autrice scrive in prima persona vestendo i panni di un pirata, Senza Nome, alla guida di un veliero; egli attraversa il mare e conosce nuove terre, accompagnato dal fedele amico Jorvik, ma il suo pensiero è sempre rivolto ad una donna, alla quale sono indirizzate tutte le lettere del romanzo. Attraverso queste confessioni, il lettore scopre il viaggio che sta affrontando il protagonista, ma soprattutto comprende il profondo amore che Senza Nome vive: un sentimento dirompente, descritto con parole cariche di pathos. Lo stile del libro, infatti, è poetico e sognante, anche il lessico utilizzato si muove su una linea tra il fantastico ed il misterioso; aleggia una forte profondità d’animo, che fa nascere in chi legge il desiderio di continuare la lettura, per conquistare maggiori dettagli ed arrivare alla fine della storia. Tutte le parole del mare si legge in un solo fiato, ed a volte il respiro manca per davvero, proprio perché si resta sospesi sul filo del rasoio e perché si legge di un amore vero, un amore che è in grado di arrivare ovunque, dalle profondità del mare alla terra ferma. Tutte le parole del mare ti costringe a far andare la mente altrove: ti presenta un mare infinito che separa un amore inconfessato, un pirata che non ha un nome, solo un veliero e tanti sogni. Per gli inguaribili romantici questo romanzo è un must: l’amore al centro della scena, una sottile e indiscreta passione, luoghi affascinanti, mai banali. Un accenno di poesia e frammento di sogno, una pausa dalla realtà.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Festival di Cannes 2017: quando il cinema fa sognare

Dieci giornate dedicate interamente al cinema: film selezionati, ospiti provenienti da ogni parte del mondo, red carpet mozzafiato. Questo è il Festival di Cannes, che con l’edizione 2017, compie la sua 70esima candelina. L’evento, che si è svolto dal 17 al 28 maggio, ha lasciato il segno: dal il caso Netflix ai vincitori discussi ed acclamati; la manifestazione cinematografica più importante d’Europa, anche questa volta, ha fatto sentire la sua voce sempre potente, sempre piena di sorprese. La giuria, presieduta da Pedro Almodovar, ha deciso di premiare con la Palma d’Oro The Square, di Ruben Ostlund, che catapulta il pubblico nel mondo dell’arte contemporanea con una satira sottile e tagliante. Il riconoscimento di miglior regia è di Sofia Coppola, premiata per il film The Beguiled, remake del film anni ’70 La notte brava del soldato Jonathan. Miglior attori Diane Kruger per il film del regista Fatih Akin Aus Dem Nichts e Joaquin Phoenix insolito protagonista del film You Were Never Really Here. Nicole Kidman non passa inosservata al Festival di Cannes No, non può passare inosservata la bellissima Nicole Kidman. A lei è stato consegnato un premio speciale per il 70esimo anniversario del Festival; l’attrice quest’anno vantava la partecipazione in ben quattro film presenti alla manifestazione. E’ Robin Campillo ad aggiudicarsi il Grand Prix Speciale della Giuria, con 120 battements par minute. Nella sezione Un Certain Regard il premio miglior interprete è stato consegnato a Jasmine Trinca per il ruolo di Fortunata nell’omonimo film di Castellitto. Rivincita in questo festival dai pochi titoli italiani, un film sulle donne e sulla vita, film autentico da non perdere. A Cannes anche Cuori Puri per la regia di De Paolis. La pellicola racconta l’amore di due ragazzi, Stefano ed Agnese, appartenenti a due mondi molto diversi. Due ragazzi che incarnano tematiche estremamente forti ed attuali: l’estremismo religioso e la vita trascorsa al fianco della microcriminalità. Il tricolore italiano è rappresentato anche da Annarita Zambrano, regista di Dopo la guerra: una riflessione sul terrorismo, dove al centro della scena vi è l’omicidio di un professore universitario. Fa molto discutere il caso Netflix, la piattaforma digitale che però «non diffonde i suoi prodotti sul grande schermo». È proprio questa affermazione che rende vulnerabile Pedro Almodovar, che ribadisce la sua posizione in merito. Il regista infatti sottolinea di non dover premiare con la Palma d’Oro «un film che non uscirà nelle sale». Quello che è emerso in questa edizione è la volontà del cinema di riconquistare il suo posto nel mondoe soprattutto di parlare a quest’ultimo; facendolo attraverso immagini dirompenti e sognanti, satira sociale e quotidianità. Si chiudono, così, le porte di questa edizione del Festival di Cannes 2017 e si aprono quelle delle sale cinematografiche… non resta che andare al cinema!  

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

E se mi comprassi una sedia? La risposta partenopea

  Se vi chiedessero qual è il film italiano campione d’incassi, cosa rispondereste? La vita è bella? La grande bellezza? I cinepanettoni di Boldi e De Sica? Se una di queste fosse la vostra risposta, sareste fuori strada, perché il film italiano campione d’incassi è Quo Vado di Checco Zalone, che ha incassato 65.000 milioni di euro. Ed è proprio questa la domanda con cui ha inizio il film “E se mi comprassi una sedia?” scritto, diretto ed interpretato da Pasquale Falcone, prodotto e distribuito da Pragma Production. Per sbarcare il lunario i due protagonisti, i fratelli Tavani, vogliono realizzare un film proprio come quelli di Checco, con la differenza che il loro budget è ridotto all’osso e non dispongono di un attore comico del calibro di Zalone. Si lanciano lo stesso nell’impresa, definendola “la risposta partenopea al film campione d’incassi”. In 90 minuti si cerca di raccontare, in maniera ironica e divertente, l’industria del cinema, tutte le difficoltà che ci sono per realizzare un film, il lavoro di pre-produzione e produzione, la mancanza di fondi. Nonostante questa sia una problematica vera, che al giorno d’oggi mette in ginocchio il panorama cinematografico ed artistico, viene messo in scena uno spaccato dell’Italia carico di stereotipi, con schemi narrativi già ampiamente utilizzati. Si è stanchi di andare al cinema per guardare sempre le stesse tipologie di personaggi: il musicista, il cui lavoro è sottopagato e non ritenuto degno; i cinesi, lavoratori no stop, con l’ambizione di dominare l’economia mondiale. Leggerezza è sicuramente la parola chiave del film di Falcone: un mix di generi, tra realtà e favola, con una forte componente comica resa possibile dal cast: a partire da Gianni Ferreri, Tano Mongilli, Rosaria De Cicco, fino ad arrivare ai camei recitati da Benedetto Casillo, Sergio Solli e Salvatore Cantalupo. E se mi comprassi una sedia? Rispolverare la cultura partenopea “E se mi comprassi una sedia?”, una famosa citazione del maestro Eduardo De Filippo diviene il titolo del film. Il titolo, però, è solo la punta dell’iceberg dei numerosi rimandi e omaggi alla cultura cinematografica e teatrale napoletana. Oltre al personaggio di Eduardo, venuto in sogno ad uno dei fratelli, per suggerirgli l’idea del film, vi sono tre citazioni: una tratta dal celebre film del 1984, “Così Parlo Bellavista” di De Crescenzo, con due attori appartenenti al cast di quel film: Sergio Solli e Benedetto Casillo; vi è la scena finale della commedia teatrale “Miseria e Nobiltà” di Eduardo Scarpetta; infine non poteva mancare il ricordo di Massimo Troisi, grazie ad uno sketch che riporta a galla quella comicità genuina che solo Troisi aveva.

... continua la lettura
Concerti

Chiara Civello al Napoli Jazz Fest

Continua la buona musica nella splendida cornice della Basilica di San Giovanni Maggiore, sede del concerto inaugurale del Napoli Jazz Fest, che ha visto, il 4 maggio, la straordinaria performance di Elisabetta Serio 4et feat Javier Girotto e, il 5 maggio, la raffinata voce di Chiara Civello, cantautrice romana. La Civello presenta un nuovo progetto discografico dal titolo Eclipse, prodotto dalla Sony Music Italy. Un disco elegante, con influenze pop ed arrangiamenti elettronici, ma non manca quel tocco di jazz e di bossa, che da sempre caratterizzano la musica dell’artista. Si alterna tra chitarra e pianoforte, accompagnata alla batteria da Tommaso Cappellato ed affiancata dal polistrumentista Seby Burgio, proponendo canzoni contenute all’interno del nuovo album e cover: spicca infatti “Parole Parole” di Mina, che coinvolge il pubblico e rende l’atmosfera davvero piacevole. La formazione del live è molto particolare, un trio che però riempie l’intera scena ed una musica che non sembra mai essere scarna; stupiscono gli arrangiamenti minimal, gli sguardi complici tra i musicisti, la voglia di creare un legame con il pubblico, persino l’eco naturale della basilica, che amplifica ogni nota, sembra avere un suo perché. Chiara Civello, il concerto Ad aprire la serata “Come vanno le cose”, primo titolo del nuovo disco; un brano semplice, ma raffinato, opera di Diego Mancino, che vede Chiara impugnare la chitarra e trasportare il pubblico in un’atmosfera rarefatta. Un cambio di registro con “Sambarilove”, il ritmo vivace richiama il pubblico a non poter non ripetere il ritornello insieme alla cantante. “Cuore in Tasca” è il singolo di lancio dell’album, dalle sonorità pop: diretto, immediato, seguito da “Qualcuno come te” che lascia al centro della scena come unica protagonista Chiara, nell’atmosfera di raccoglimento che si crea grazie all’esecuzione voce e piano. Quest’aria a dir poco magica prosegue con un brano dell’album Al posto del mondo, dal titolo “A me non devi dire mai”. È una musica che si contraddistingue all’interno del panorama italiano, quella di Chiara Civello, che viaggia verso più direzioni e più continenti, spazia tra jazz, bossa, pop e, come tutte le voci fuori dal coro, spiazza e stupisce.

... continua la lettura
Interviste

La Differenza: intervista a Chiara Ragnini

Ieri 28 aprile è uscito il secondo disco di Chiara Ragnini dal titolo “La Differenza”. La differenza tra il passato e il presente musicale, la differenza di stile, la differenza come fattore di crescita. Un nuovo mondo racchiuso in dieci canzoni inedite, che mescolano il pop all’elettronica, che raccontano le relazioni di oggi, l’amore, le emozioni legate ad esso. Un bel progetto discografico, non banale e con un sound che “fa la differenza”. Noi di Eroica Fenice l’abbiamo intervistata. Un nuovo sound, tra pop ed electro. Chi sono gli artisti a cui ti sei ispirata? Ho rispolverato, anzitutto, la mia chitarra elettrica e tutti quegli ascolti che fanno rima con groove che erano rimasti nel cassetto per troppo tempo dopo i vent’anni. Sono cresciuta con Eminem e i Subsonica, con l’hip hop statunitense, con i Massive Attack e i Portishead e sarebbe stato un vero peccato lasciare da parte l’entusiasmo di certe sonoritá, di ritmi quasi atavici che tanto mi avevano coinvolta precedentemente. Ultimamente ho scoperto anche una giovane artista belga, Selah Sue, il cui album ho letteralmente divorato: la sua produzione é stata di grande ispirazione per questo disco, cosí come tanto buon pop angolofono, da Ellie Goulding fino a Janelle Monae. Ascoltando l’album sono rimasta affascinata da Il Vortice Bianco. Come nasce questa canzone? Ti ringrazio molto, é una delle mie preferite! Nasce, come molte canzoni del disco, dal bisogno di raccontare una relazione da un punto di vista non necessariamente edulcorato: i rapporti di coppia sono affascinanti anche quando risultano impantanati negli stessi, banali errori, come l’ostinazione a non volersi confrontare o venire incontro l’uno con l’altro. Il Vortice Bianco per me é questo: é simbolo di un limbo dal quale a volte é difficile uscire, uno stallo in cui non si riesce né ad avanzare né ad indietreggiare. Sono senzazioni che ho vissuto e nelle quali sono state coinvolte molte mie amiche. L’importante é, prima o poi, uscirne, naturalmente. Chi è oggi Chiara Ragnini? Oggi Chiara Ragnini é una donna realizzata di 34 anni, una musicista che ha trovato finalmente la sua dimensione artistica ideale, lontano da compromessi e vincoli limitanti per la propria libertá creativa ed intellettuale. Ho raggiunto una certa serenitá e questo mi ha permesso di dare vita ad un disco, La Differenza, che mi rispecchia appieno, con grande onestá e coraggio di mostrarmi davvero per quella che sono: una persona estremamente determinata, grintosa, “con le palle”. Spero che si sentirá nelle dieci canzoni che compongono l’album. Cosa é cambiato dal Giardino di Rose? Sono cambiata io: sono cresciuta, ho suonato tantissimo, ho conosciuto molti artisti, musicisti, professionisti che mi hanno aiutata a capire bene quale direzione prendere. In questi anni ho scritto tante canzoni utilizzando approcci diversi: ora ho trovato il mio stile e il mio approccio alla scrittura ideale. Credo che per costruire cose buone ci voglia tempo e mi sono presa tutto quello di cui avevo bisogno. Prima mi era mancato un po’ di coraggio, sono sincera: coraggio che invece […]

... continua la lettura
Musica

Chiara Ragnini, recensione de “La Differenza”

Una campagna di crownfunding per finanziare un nuovo progetto musicale, la fusione tra pop ed elettronica, testi ben scritti, ascoltabili, accompagnati da uno stile che resta impresso nella testa. Tutto questo dà vita a “La Differenza” il nuovo album di Chiara Ragnini in uscita il 28 aprile 2017. A preannunciare l’album, il singolo “Un Colpo di Pistola”: un singolo forte, tagliente, con un sapore elettronico che percorre interamente la canzone; un loop elettro che si sposa perfettamente con la voce energica dell’artista. Sono dieci le tracce contenute all’interno dell’album, album di svolta, molto lontano dalle sonorità del precedente lavoro “Il giardino di rose”. Ad un primo ascolto è possibile fin da subito notare l’esigenza e anche la volontà di raccontare le varie sfaccettature dell’amore, una tematica mai dèmodè, sicuramente già affrontata dai più; la scoperta piacevole si verifica però dopo un ulteriore ascolto ed un’attenta analisi dei testi: spicca la cura nella ricerca di parole che non siano usuali, che spiazzino positivamente, rendendo ancora più d’impatto il messaggio. La cantautrice genovese ha realizzato questo lavoro discografico grazie alla campagna di crownfunding affidata al portale Musicraiser, con il sostegno di 200 fan, raccogliendo il 235% dell’obbiettivo prefissato. Il disco è stato registrato all’Ithil World Recording Studio di Imperia, grazie al lavoro di Giovanni Nebbia; le tracce di basso portano la firma di Max Matis, mentre il featuring del brano di chiusura dell’album “Coda” è affidato al beatmaker Roggy Luciano. Il titolo “La differenza” incuriosisce: sembra ricongiungersi difatti alla svolta di genere musicale attuata nel corso degli anni, ma forse anche alla crescita e all’evoluzione della musica e della stessa artista. Ecco le tracce dell’album: Un colpo di pistola; Il vortice bianco; Un angolo buio; La differenza; In ogni angolo del mondo; Grigiocielo; Oggi ho perso; Domattina; Sospesa; Coda feat Roggy Luciano

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Le verità, l’opera prima di Giuseppe Alessio Nuzzo al cinema

L’opera prima di Giuseppe Alessio Nuzzo, dal titolo Le Verità, si presenta come un ambizioso progetto cinematografico che si pone l’obiettivo di portare all’interno del cinema italiano un genere quasi del tutto sconosciuto: il thriller psicologico. L’intento viene reso analizzando a fondo la psiche del protagonista Gabriele, messa a dura prova dalle frequenti visioni che lo perseguitano in ogni momento della sua vita. Sono proprio queste misteriose visioni che incrinano i rapporti con i suoi affetti più cari, ma allo stesso tempo smascherano gli inganni e le bugie che lo circondano. Il film è costituito di due parti, due realtà o meglio “due verità” differenti, entrambe costruite in maniera elaborata dal punto di vista cinematografico; nella prima parte è presente lo storico scenario thriller: ambientazioni notturne, pioggia scrosciante, lunghi sospiri e quel tocco di suspense che porta lo spettatore a chiedersi quale sarà l’epilogo della vicenda. Ad impreziosire il tutto, l’uso a dir poco maniacale dei piani sequenza, che a volte stancano lo spettatore a causa dell’estrema lunghezza della scena. La seconda parte, invece, ha un carattere tipicamente televisivo: continui sono gli stacchi, i campi e controcampi che mettono ben in evidenza la psicologia del vari personaggi e soprattutto la volontà di far emergere una nuova realtà all’interno del film. Un lungometraggio che lascia spazio a tematiche sociali, come quella della sicurezza nelle fabbriche e che dà all’arte un ruolo fondamentale. E’ infatti l’arte a creare un legame tra il protagonista e l’affascinante Alyn, una donna turca che sconvolge la vita di Gabriele. Il primo lungometraggio di Nuzzo è prodotto grazie a Film4Young, cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, sarà distribuito per la prima settimana in 30 sale italiane. L’elaborazione del film è affidata ad una troupe di under 35, proprio come il regista. “Le verità” lancia un guanto di sfida al cinema italiano di punta, per sottolineare che i registi (e gli attori) italiani non sono bravi solo nella commedia, ma che le idee innovative, se ben realizzate, possono essere motivo di forza e di svolta. Nonostante qualche perplessità sul finale aperto, giustificato dal regista con la possibilità di poter avere più di un epilogo della storia, “Le Verità” è un film piacevole, nuovo, che sprona lo spettatore ad una piacevole riflessione su quanto ha appena visto. I personaggi: Francesco Montanari indossa i panni di Gabriele Manetti, figlio di un industriale, innamorato dell’arte, ma costretto a lavorare nella fabbrica del padre. Il nome del protagonista è un chiaro riferimento a Gabriele Mainetti, regista stimato da Nuzzo, infatti, durante la manifestazione dei Nastri d’Argento ha avuto il piacere di comunicargli questo piccolo tributo. Nicoletta Romanoff è Michela, compagna di vita di Gabriele, anche lei dipendente della fabbrica. Un personaggio costante, che cerca di stare accanto al protagonista, che si aggrappa al passato ed ai progetti che i due avevano programmato. Fabrizio Nevola è la ventata comica del film, con il suo personaggio Alfredo: scapestrato, irriverente, a volte fin troppo inopportuno. All’interno di un film dal […]

... continua la lettura