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Eroica Fenice

Libri

Le cifre della trascendenza di Karl Jaspers

Karl Jaspers è stato un filosofo tedesco del ‘900, che ha supportato e quasi “creato” il movimento esistenzialista insieme ad Heidegger. Recentemente, Fazi Editore ha pubblicato la sua opera Cifre della trascendenza. Questo saggio, pubblicato nel 1961, si è rivelato importante ovviamente per la filosofia, ma non solo: è riuscito infatti a dare un valido apporto anche alla psichiatria e persino alla teologia. Non è un caso comunque che la sua opera Psicopatologia generale sia ancora oggi utilizzata nell’ambito dell’insegnamento e che l’autore fosse laureato proprio in psicologia e psichiatria. Il tema dell’opera è chiaro quanto complesso: la trascendenza è infatti un concetto che, sia al tempo di Jaspers che al nostro, è ancora difficile da capire ed esaminare. Tuttavia, il collegamento tra filosofia e rivelazione, che ha occupato la parte finale della vita di Jaspers, viene articolato in modo abile all’interno di otto lezioni e il lettore viene accompagnato in un percorso verso qualcosa che si rivela da subito più grande di lui. Essendo “Cifre della trascendenza” il risultato di alcune lezioni tenute da lui nell’università di Heidelberg, è interessante notare il modo in cui il discorso si snoda in modo estremamente chiaro, ma non privo di slanci. Si ha l’impressione che molte delle nozioni presenti nel discorso non siano state progettate in quel punto esatto, ma elaborate in fase di esposizione di fronte al pubblico di giovani – e non – che assisteva allo svolgersi del ragionamento. Cifre della trascendenza ci riporta indietro di mezzo secolo a riscoprire nella sempre attuale opera di Karl Jaspers La mente brillante di Karl Jaspers elabora così un percorso che passa attraverso molteplici punti, trattando argomenti come il male, l’essere umano in continua contraddizione con se stesso, su Dio e sul rapporto che ha l’uomo con la divinità. È estremamente attuale il modo che ha Karl Jaspers di parlare della divinità venerata dall’uomo che spesso non coincide con quella che lui crede di venerare, e non solo. “Cifre della trascendenza” è un’opera che potrebbe essere portata nella sua totalità nel ventunesimo secolo, motivo per cui Fazi Editore ha probabilmente deciso di riproporre quello che non è mai diventato un classico, ma che dovrebbe esserlo, ed è tappa fondamentale di ogni percorso  filosofico (scolastico e non). “Cifre della trascendenza” di Karl Jaspers è da consigliare a chiunque sia interessato all’esistenzialismo, a chiunque abbia amato Heidegger e abbia desiderio di approfondire l’argomento, ma anche a chi si avvicina per la prima volta al tema. L’opera, infatti, grazie alla sua semplicità di espressione, è in grado di giungere a chiunque abbia la voglia di capire.   Cifre della trascendenza è disponibile anche su Amazon, clicca qui per acquistarlo

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Libri

Le cose che esistono, raccolta poetica di Salvatore Azzarello

“Le cose che esistono” è una raccolta di poesie di Salvatore Azzarello edita da Round Midnight. L’opera si apre con la Sicilia, che resta presente in tutte le trenta pagine con il sole, i colori e il fuoco. “Le cose che esistono” catapulta il lettore in un mondo senza tempo, dove l’attesa e la malinconia sono i sentimenti più tangibili e presenti. Sembra quasi un percorso, la raccolta di poesie, che percorre diversi luoghi d’Italia, diverse sensazioni ed emozioni. Salvatore Azzarello riesce a far vedere attraverso le sue parole i paesaggi che descrive, tanto da rendere quasi inutili, anche se comunque molto apprezzate, le illustrazioni di Michela Volponis. Il modo in cui le immagini diventano vivide avanti agli occhi del lettore è pregio e difetto di questa raccolta. Se le descrizioni sono perfette e minuziose, rendono il tutto molto poco “poetico”, privo della musicalità che ci si aspetterebbe comprando una raccolta di poesie. Stesso effetto crea l’astrusità e la mancanza di concordanze delle parti in cui invece si parla di sentimenti. Due elementi che mischiati insieme funzionano, tengono viva l’attenzione senza scendere nella monotematicità promessa in copertina, che avrebbe potuto annoiare i lettori. Non è il tema a mancare, o la varietà dei versi, ma la loro composizione a trarre il lettore in confusione. “Le cose che esistono” di Salvatore Azzarello, una piccola opera intrisa di malinconia e vita. In punti in cui un’assonanza sarebbe più che logica, il lettore si stupisce di non trovarla e si chiede “È mai possibile che Salvatore Azzarello non ci abbia pensato?”. Ed è lì che ci si rende conto che l’unica risposta possibile è “no”. No, l’autore ha necessariamente notato che altri suoni, altre combinazioni di parole avrebbero reso meglio l’idea di poesia che i più hanno. E bisogna credere dunque che necessariamente l’autore abbia scelto di far stridere tra loro i versi di “Le cose che esistono”, per dar vita a una nuova forma di poesia che, anche se non è quella che ci si aspetta, piace e può conquistare. La malinconia, che fa da sfondo all’intera opera, è la sensazione che rimane nel lettore dopo aver letto l’ultima parola del libro. Ma è una malinconia giusta, simile a quella che si prova nel lasciare andare qualcuno verso il luogo che ha sempre sognato. Una malinconia che non è però l’unica sensazione. Alla fine di “Le cose che esistono” ci si sente arricchiti di un tassello in più. E viene voglia di riaprirlo per scoprire i segreti nascosti dietro quelle rime sbagliate.

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Cinema & Serie tv

Atypical, l’autismo e i pinguini di Sam

Atypical è una serie tv targata Netflix, rilasciata l’11 agosto 2017. Sebbene non sia certamente la prima serie televisiva a trattare di questo argomento, Atypical affronta l’autismo in maniera nuova e originale. È l’ironia il punto fondamentale di questo percorso, lungo otto puntate di 30 minuti l’una. Il mondo di Sam, il diciottenne protagonista, è un mondo fatto di punti fissi: sua madre, sua sorella, la sua terapista, il suo lavoro in un negozio di elettrodomestici insieme all’amico Zahid; e poi i pinguini e l’Antartide, di cui il ragazzo non riesce a fare a meno di parlare. Atypical parla del momento in cui, in questo delicato sistema, si inseriscono elementi di disturbo. Ma non solo. Atypical è anche il racconto di una disabilità collettiva, che nel momento in cui colpisce una persona ha effetti su tutta la sua famiglia. Sam è affetto da autismo ad alto funzionamento (da non confondere con la diversa sindrome di Asperger), e così diventa il centro della vita di sua madre, un peso per i sogni di sua sorella minore, che però mai penserebbe di abbandonarlo per realizzarli, un figlio diverso da quello che si aspettava suo padre. Sam decide, durante la prima puntata, che è arrivato il momento di trovare una fidanzata. Ed inizia così una ricerca tragicomica della felicità per il ragazzo, per niente scoraggiato dalla percentuale (bassissima, del 9%) di persone affette da autismo che riescono a sposarsi. “E non perché non vogliano” specifica Julia, la sua terapista, alla madre di Sam “Ma perché non ne sono capaci”. Atypical, la nuova serie tv che insegna a guardare l’autismo sotto una nuova luce Atypical, se presa singolarmente, rappresenta uno spaccato di vita della famiglia Gardner, il momento in cui tutti decidono per il cambiamento. Ma alla luce dell’annuncio di una seconda stagione della serie, queste prime otto puntate rappresentano un semplice trampolino di lancio: il finale della serie lascia pensare ad un momento di crescita per tutti i protagonisti, che hanno sperimentato dei cambiamenti e ne sono rimasti – chi più chi meno – scottati. Nella seconda stagione sarà il momento di fare sul serio. I temi affrontati sono molteplici: oltre all’ovvia trattazione dell’autismo (già affrontata in serie tv come Parenthood), diventano centrali il senso di colpa, l’emarginazione, la debolezza, il bullismo non solo ai danni della disabilità ma di chiunque sia considerato “diverso”. Atypical sfata alcuni stereotipi sull’autismo. Sam nella serie afferma di provare molta empatia, a differenza di quanto possano pensare le persone: non sempre capisce cosa provino gli altri, ma quando lo capisce prova empatia. Il messaggio degli autori è chiaro: le persone affette da autismo sono esattamente come noi. Hanno bisogno di essere amate, di essere capite, accettate con tutti i loro difetti. E forse, se si riesce ad essere fortunati come Sam, a tutti noi può capitare un giorno la persona che riesce a fare per noi tutte queste cose. La persona con cui si può scendere a compromessi su quando parlare di pinguini. La persona che cerca […]

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Fun & Tech

ReplyASAP, l’app che ti costringe a rispondere

Il suo nome è ReplyASAP ed è l’applicazione destinata a diventare l’incubo di ogni adolescente. Si tratta del parto della mente di un padre ansioso, stanco che il figlio tredicenne non rispondesse mai a telefono. Si presenta come una normalissima app di messaggistica scaricabile gratuitamente (anche se soggetta ad abbonamento). In realtà ReplyASAP è molto di più: l’app è strutturata in modo che i messaggi giungano al destinatario anche se il telefono è impostato su “silenzioso”, bloccandone ogni funzionalità – oltre a fare un gran rumore – fino a che il ricevente non risponde. In questo modo si potrà dire addio alla scusa “non ho sentito il telefono”, ed i genitori saranno in grado di rintracciare i figli in ogni momento. Ma non solo. Per quanto l’idea sia sicuramente geniale o molto utile per tenere d’occhio gli adolescenti, presenta comunque delle possibilità di degenerazione. Dando un’occhiata alla pagina ufficiale, si nota che ci sono diversi abbonamenti possibili. Se l’abbonamento “bronze” e quello “silver” vengono descritti come strumenti per tenere d’occhio la propria famiglia, non è lo stesso per gli altri. Gli abbonamenti “gold” e “platinum” destano infatti qualche preoccupazione. Sono segnalati come molto utili per poter mandare messaggi “inignorabili” a famiglia, amici, e addirittura dipendenti lavorativi. Che sia la fine della privacy per chiunque? ReplyASAP, strumento di protezione o di controllo eccessivo? Si immagini la situazione di partner maniaci del controllo, dirigenti tiranni e quant’altro: se l’abbonamento è sì a pagamento, una volta pagato questo mandare messaggi è totalmente gratuito. Chi garantisce allora che gli acquirenti non abusino di questo strumento? Cancellare ReplyASAP, qualora diventasse estremamente fastidiosa, è sicuramente un’opzione, ma anche in quel caso coloro che possono mandarti messaggi saranno avvisati con una notifica. Sembra che da questa forma di controllo non si possa scappare e, se questo è in parte giusto nei confronti di adolescenti alle prime prese con il mondo (ma non hanno anche loro bisogno della loro privacy, in fondo?), diventa però totalmente assurdo quando si parla di persone ormai adulte. Che l’essere reperibili in ogni momento, qualunque cosa si stia facendo, rischi di diventare un requisito essenziale nei colloqui per le assunzioni? Con il costo di soli £12.99 un datore di lavoro potrà mandare messaggi a ben 20 dipendenti, ed essi saranno costretti a rispondere a qualunque ora del giorno e della notte. Pena: l’impossibilità di silenziare la notifica e di utilizzare il proprio smartphone. Resta sempre l’ultima opzione, quella più semplice e più antica: spegnere il cellulare. Ma anche in quel caso, i maniaci del controllo che scaricheranno quest’app accetteranno la sconfitta?

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Recensioni

“Due occhi azzurri”, Thomas Hardy e la riscoperta del passato

“Due occhi azzurri” è un romanzo dell’autore britannico Thomas Hardy, morto nel 1928 e famoso principalmente per “Tess dei D’Uberville”. Il romanzo, opera giovanile di Hardy, non ebbe molto eco alla sua epoca, ma è ai giorni nostri degno di una grande attenzione. Sono narrate le vicende di Elfride Swancourt, giovane ragazza di paese, ingenua e civettuola al tempo stesso. Il romanzo risulta alla lettura scorrevole e piacevole (complice anche l’ottima traduzione di Maria Felicita Melchiorri), con uno stile che ricorda quello manzoniano. L’autore si rivolge, infatti, spesso e volentieri al lettore, compiendo ampie – e un po’ noiose – digressioni. D’altronde sono proprio le descrizioni e le digressioni uno dei tratti caratteristici di Hardy, che si impegna nel raffigurare la natura che circonda i protagonisti in maniera superlativa. Un classico forse poco conosciuto, sempre attuale e pieno di passione, “Due occhi azzurri” è un ottimo lavoro di un giovane Thomas Hardy “Due occhi azzurri” è un romanzo che ha come tema principale quello di un triangolo amoroso, che però – e questo è uno dei tratti degni di nota – vede una donna come figura esperta e gli uomini come poveri ingenui. Non che Elfride sia una donna con una grande esperienza, ma in lei esiste la giusta dose di malizia vista in modo parecchio sconveniente al tempo in cui è stato scritto il libro. Nell’opera di Hardy si assiste alla crescita di una giovane ragazza e alla sua trasmutazione in donna, si assiste ad amori teneri e giovanili e a passioni adulte più forti e tenaci, e – come quasi sempre nei romanzi dell’autore – ad una probabile disfatta dei suoi personaggi. Thomas Hardy non è un ottimista, e di certo “Due occhi azzurri” non è un’opera che riesce a sfuggire a questo schema. Tuttavia, uno spiraglio di speranza viene sempre lasciato aperto dall’abile penna dello scrittore, che concede sempre al lettore la possibilità di credere che le cose possano essere diverse. Così come concede ai suoi personaggi la possibilità di redenzione. E, infatti, Elfride avrebbe la possibilità di cambiare il suo destino, se solo non fosse così soggiogata da chi la circonda. Fazi Editore, rispolverando questo quasi sconosciuto classico, riesce a riavvicinare i lettori ad un grande autore, a fargli riscoprire il piacere di un’età vittoriana, troppo spesso sottovalutata, e a esperienziare Endelstow House, a innamorarsi, a soffrire e a vivere insieme ad Elfride. “Due occhi azzurri” è disponibile su Amazon

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Libri

I racconti dei vicoletti, Nie Jun e la sua Yu’er

“I racconti dei vicoletti” è una splendida graphic novel di Nie Jun, edita in italia dalla Bao Publishing. L’opera è una raccolta di quattro racconti che descrivono le vicende di Yu’er, una ragazzina disabile e piena di sogni, e di suo nonno Doubao, che si prende cura di lei in modo dolce e impacciato. Non esistendo una vera trama all’interno de “I racconti dei vicoletti” (disponibile su Amazon a 15,30€) , l’opera di Nie Jung si limita ad essere proprio questo. Abbiamo un insieme di racconti di vicoli nei quali succedono cose meravigliose, da ragazzine volanti a misteriosi paradossi temporali, il tutto resto nel modo più naturale possibile dall’abile penna di Nie Jung, che compie miracoli sia per quanto riguarda il disegno che per quanto riguarda i dialoghi. I motivi per cui questa graphic novel andrebbe non solo letta, ma conservata gelosamente nella propria libreria, sono davvero numerosi. “I racconti dei vicoletti”, la semplicità disarmante di Nie Jun è un’arma vincente. I disegni sono piacevoli da vedere, colorati con delle tonalità allegre ma pur sempre tenui e carichi di dettagli, anche se volutamente disattenti nel rappresentare la realtà (Per fare un esempio banale: gli occhi di Doubao sono due croci). I dialoghi sono semplici ma dolci, riempiono il cuore dello stesso sentimento di nostalgia che si prova di fronte ad una crostata della nonna, avvolti nella propria coperta preferita dinanzi al camino. “I racconti dei vicoletti” è un lavoro a metà tra la favola e l’opera d’arte, dove realtà e fantasia si incontrano e non si scontrano mai, convivendo in maniera naturale proprio nei vicoletti preannunciati nel titolo, popolati da personaggi di ogni tipo, luoghi segreti ed insetti che sanno improvvisare concerti. È proprio questa la magia che è riuscito a creare abilmente Nie Jun: far scoprire alla piccola Yu’er e al lettore insieme a lei che tutto è possibile, e che la felicità esiste ed è nascosta banalmente – ma non banalmente per il modo in cui lo pone l’autore – specialmente nelle piccole cose. In un insetto, in un francobollo, nei sacrifici che un nonno un po’ pasticcione compie per prendersi cura della sua nipotina. “I racconti dei vicoletti” ci insegna che tra passato e presente esiste un filo sottile, che essi spesso si incontrano, si intrecciano e sorprendentemente si inseriscono nella nostra vita, rendendola migliore. Allo stesso modo in cui questo libro è capace di migliorare la giornata e la libreria di chiunque decida di leggerlo.

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Libri

Uno sparo nel buio di Vincenzo Cerracchio – Recensione

Roma, 1922. Durante la notte una donna viene uccisa, iniziano le indagini per cercare di scoprire il colpevole. Ma, con una trama che si svolge in modo molto simile a quella dei romanzi di Agatha Christie, in “Uno sparo nel buio” non tutto è come sembra, e il racconto, ricco di colpi di scena, si svolge in una realtà in cui forse è più importante l’essere che l’apparire. L’autore del romanzo edito Fazi Editore, Vincenzo Cerracchio, compie una sorta di lavoro di denuncia, che però non risulta evidente ad un occhio meno attento. La condizione della Roma degli anni Venti, le vendette e i “regolamenti dei conti” personali, la condizione delle donne e il quadro politico dell’epoca: tutti elementi che potrebbero essere perfettamente trasportati, con le dovute modifiche, ai giorni nostri. Questi elementi sono al centro del romanzo, al punto da mettere, in alcuni momenti, in secondo piano l’indagine, che pure viene seguita. Da un certo punto in poi, però, questa si sposta invece che tra i banchi del tribunale sui giornali, nelle strade, i colpevoli sono decisi prima dall’opinione pubblica che dalla giuria, il processo del popolo e quello giornalistico – molto simile al processo mediatico che subiscono molti indagati ai giorni nostri – è implacabile e più pesante di quello della legge. “Uno sparo nel buio” di Vincenzo Cerracchio è un romanzo avvincente, da gustare fino all’ultima pagina Il romanzo di Vincenzo Cerracchio ha una trama forte e coinvolgente, con un linguaggio che simula quello dell’epoca e che conferisce ai fatti una connotazione più seria. Questo, tuttavia, costituisce una piccola pecca dell’opera, specialmente nella parte iniziale in cui il lettore, non ancora coinvolto nel caso e nell’indagine, potrebbe dunque decidere di abbandonare la lettura perché troppo impegnativa. Andando avanti, il tono si attenua, o sembra attenuarsi alla luce del coinvolgimento del lettore, che prosegue nella lettura per sapere se Ignazio Mesones, l’uomo cieco accusato dell’omicidio, sia effettivamente il colpevole. Il romanzo di Vincenzo Cerracchio è intrigante, il buio in cui avviene nel titolo lo sparo diventa elemento e protagonista principale dell’opera, nella quale tutti sembrano brancolare nel buio senza ammetterlo. Il finale lascia nel lettore la sensazione di aver letto un libro dalla trama coinvolgente e ben costruita.

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Libri

Questo minuscolo, inutile cuore di Toni Jordan

Questo minuscolo, inutile cuore è l’ultimo romanzo di Toni Jordan, pubblicato da Marsilio Editore. Janice, una microbiologa separata da qualche anno, si ritrova a dover badare alle due nipotine che vivono in periferia con i genitori, in piena crisi matrimoniale. Non può immaginare che quello che la aspetta è un weekend decisamente movimentato! Una volta partiti i genitori di Mercedes e Paris – questi i nomi delle due bambine – la casa inizia a popolarsi di personaggi bizzarri e che portano con loro storie del passato e del futuro. Questo minuscolo, inutile cuore non sembra avere lo svolgimento tipico dei romanzi. Dopo un inizio romantico assume tutti i toni di una commedia, difficile da seguire senza le voci dei personaggi a fare da guida. Questo minuscolo, inutile cuore: un romanzo in pieno stile plautino! I dialoghi intervallano i lunghi momenti di riflessione di Janice, la protagonista, che narra il romanzo in prima persona; tramite questo escamotage la Jordan riesce a dare una voce diversa ad ogni personaggio, caratterizzandolo fino all’estremo come se ci si trovasse avanti ad una commedia plautina. I personaggi reagiscono agli equivoci che si trovano a fronteggiare in due modi totalmente opposti: o con una disinvoltura quasi surreale o con una violenza e un’intensità tali da venire alle mani. Lo spettatore – ruolo che assume il lettore davanti a descrizioni tanto fitte – si troverà divertito e contemporaneamente sorpreso dall’ambivalenza che lo stesso personaggio riesce ad assumere nella medesima situazione. Probabilmente è proprio l’esagerazione il punto forte (e forse un po’ debole) di questo romanzo. La narrazione dell’intera vicenda, lunga complessivamente poco più di ventiquattro ore, si estende per la maggior parte delle 256 pagine in modo tanto dettagliato da adattarsi forse poco all’argomento fresco e leggero del romanzo. Questo minuscolo, inutile cuore è un’opera godibile, a metà tra la commedia e il romanzo d’amore, ottimo per allenare la mente e fantasticare assieme ai personaggi!

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Libri

E pensare che c’entravamo tutti, Giancarlo Marino

E pensare che c’entravamo tutti è il nome dell’ultimo lavoro di Giancarlo Marino, pubblicato dalla casa editrice Homo Scrivens. Il piano ideativo dell’opera, che si dipana in un insieme di immagini inquietanti, è leggermente fuorviante rispetto al vero contenuto di quella che è a tutti gli effetti una raccolta di racconti; Giancarlo Marino infatti crea sì una ragnatela di avvenimenti spaventosi che fanno accapponare la pelle, ma riuscendo comunque a discostarsi dal genere horror e a rendere E pensare che c’entravamo tutti un titolo godibile per chiunque. Appurato dunque che il lavoro di questo autore non è un romanzo con una trama continuativa ma un insieme di racconti di lunghezza molto variabile (dalle due fino a quasi cinquanta pagine), si può comunque ricercare una sorta di filo conduttore tra tutti questi frammenti. La volontà di Marino sembra quella di unificare il mostruoso con la cultura, il creare personaggi che possano citare i grandi poeti del passato ma che allo stesso tempo siano capaci di delitti atroci. L’Autore non riesce a cadere nella bassezza neanche dei personaggi più squallidi, conferendogli con il tono utilizzato una sorta di nobiltà anche nelle mansioni più umili e nei gesti più gretti. Un’opera avvincente, E pensare che c’entravamo tutti di Giancarlo Marino tiene viva l’attenzione fino all’ultima pagina. Il secondo filo conduttore è proprio in quel “tutti” annunciato dal titolo (sia del libro sia di uno dei racconti centrali della raccolta): questa parola non è un’ammissione di una qualche colpa collettiva, quanto più un grido unanime di aiuto. Nell’opera di Giancarlo Marino nessuno si salva, nessuno ha scampo, in questi enormi barattoli pieni di distruzione ci entriamo proprio tutti, e nessuno per caso. Le tragedie dei personaggi sono ricercate dagli stessi, sono causate da un loro comportamento sbagliato, anche se spesso appaiono incomprensibili a chi legge. I racconti si susseguono in modo più o meno equilibrato in base alla lunghezza, sono coinvolgenti e lasciano il lettore con il fiato sospeso e con un desiderio impellente di controllare se qualcuno sia alle sue spalle. L’unico neo è forse nelle storie più lunghe, che – a causa dello stile leggermente prolisso dell’Autore – risultano per la loro lunghezza un po’ avulse da quella che si prefigge di essere una raccolta di racconti, essendo carichi di descrizioni e con uno svolgimento lento della trama. Nonostante questo E pensare che c’entravamo tutti è un lavoro più che riuscito, assolutamente da consigliare ad amanti del genere e non!

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Recensioni

Un’anima che vibra di Loredana Frescura e Marco Tomatis, una scoperta inaspettata

Un’anima che vibra è il titolo dell’ultimo romanzo di Loredana Frescura e Marco Tomatis, pubblicato da Leggereditore, nelle librerie dal 30 marzo 2017. Quando Domenica, detta Mimì, scopre di doversi trasferire dalla sua amata Roma, lontana dalle sue amiche, dal ragazzo che le piace (ma a cui non è mai interessato nulla di lei) per raggiungere un paesino sperduto in cui si sta spostando la fabbrica per cui lavorano sua madre e sua zia, non sa che quella potrebbe essere la cosa migliore che le sia mai capitata nella vita. A Piandiperi sembra che ci sia ogni giorno qualcosa di nuovo da scoprire, persone da conoscere, luoghi da visitare con l’amata bicicletta, un lavoro per poter mettere da parte quei soldi che il padre, con un nuovo figlio in vista, spesso si scorda di mandare. Soprattutto a Piandiperi c’è Gaetano, giovane ragazzo di origini siriane, con i suoi ideali e i suoi segreti, con la sua voglia di amore e giustizia, con cui costruire qualcosa che va al di là di un semplice amore adolescenziale. Ma non è solo una storia d’amore quella narrata in Un’anima che vibra: come Domenica – che nel romanzo parla in prima persona –  specifica all’inizio

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Fun & Tech

Quiz prima di commentare, la fine dei troll?

Arriva dalla Norvegia, più precisamente dal sito NRKbeta, un nuovo sistema di quiz che si preannuncia davvero innovativo. Il direttore di NRKbeta, che si occupa delle news di tecnologia e rappresenta una sezione del sito ufficiale NRK, ha notato che sempre più persone tendono a commentare gli articoli – spesso con toni poco apprezzabili – pur non avendo minimamente compreso il senso del testo appena letto. Nasce così l’esperimento, che consiste nella creazione di un sistema che impedisce al lettore di inserire un commento, se prima non risponde ad un quiz relativo all’articolo. Il direttore di NRKbeta, Marius Arnesen, ha affermato che al momento sono soggetti a controllo solo i testi che presentano argomenti controversi e delicati, e che quindi sono bersagli più facili di haters e troll. Il metodo del quiz, mai più troll Il sistema del quiz risulta molto utile per svariati motivi: sono numerosi gli utenti che, attratti da un titolo spesso fuorviante, si fiondano nella sezione commenti senza prima aver letto il contenuto di un articolo; allo stesso modo, si spera che il tempo impiegato a rispondere alle tre domande di comprensione del testo (quindici secondi in tutto) possa servire a smorzare i toni di un commento che, se scritto di getto, potrebbe rischiare di essere eccessivamente infervorato. C’è da augurarsi che il quiz, il quale prevede che sia lo stesso autore del testo a scegliere le numerose domande (da cui le tre prescelte sono pescate in modo casuale e sempre diverso) venga esteso a tutti gli articoli in circolazione online. Tuttavia, rimane un appunto da fare. Se questo non è il caso di NRK, che ha cercato con questo metodo di tutelarsi dai lettori ignoranti in materia, spesso i commenti a sproposito sono anche dettati dalla tendenza di alcuni giornalisti a creare titoli “acchiappa-like”, che non sono pertinenti con il contenuto del testo. Sicuramente il metodo del quiz potrebbe essere molto utile per dare visibilità solo ai commenti degli utenti più interessati e informati – tenendo però ben presente che ogni quiz è impostato in maniera tale da permettere anche a chi, prima della lettura dell’articolo, non aveva la minima idea di quale fosse l’argomento di cui si discuteva. C’è da dire, però, che forse non sarebbe necessario sviluppare e ampliare sistemi simili a tutti gli articoli, se solo i lettori e gli autori dell’ormai privo di regole mondo del web fossero più responsabili. Se cercassero meno di attirare l’attenzione, e un po’ più di fare informazione.

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Libri

Kristina è per sempre, romanzo di Francesco Fontana

Kristina è per sempre è il titolo dell’ultimo romanzo, nelle librerie da febbraio 2017, di Francesco Fontana, pubblicato da Aracne Editrice. Sullo sfondo della Germania, ma anche di pittoresche località italiane, si sviluppa questo romanzo epistolare che ha come protagonista Kristina: personaggio principale e grande assente per la metà del racconto è il perno attorno al quale ruota l’intera storia. Facciamo la conoscenza nelle prime pagine di suo padre, un vecchio professore e politico guarito dal cancro, unica voce, insieme a quella dell’oncologo che l’ha curato, per pagine e pagine. Quando finalmente Kristina appare, il lettore ha quasi perso le speranze, eppure le sue e-mail aprono un mondo tutto nuovo, colmano i buchi della prima parte del romanzo, pur lasciando parecchie questioni irrisolte. I temi dell’opera di Francesco Fontana sono svariati, in primis la malattia, ma molta attenzione è data anche alla politica, alla storia, con grandi digressioni all’infanzia del padre di Kristina e riflessioni sul regime nazista. Kristina è per sempre: un romanzo epistolare in cui Francesco Fontana indaga in modo profondo il rapporto padre-figlia Fondamentale è nella storia anche il personaggio di Monika, madre di Kristina, etereo e calmo nella tempesta, una sorta di catalizzatore per le emozioni negative del marito, l’unica capace di calmarlo. Kristina è per sempre è un romanzo articolato su tre piani, scritto sotto diversi punti di vista e che riesce a dare un resoconto a tutto tondo della situazione che vivono i protagonisti. Lo stile riprende il flusso di coscienza tipico del romanzo epistolare, anche se le lettere e le e-mail che i protagonisti inviano, nonostante abbiano dei destinatari ben precisi, sono più che altro lettere a se stessi. I tre scrivono per lasciare la loro testimonianza, per raccontare la propria storia a modo loro, e così facendo esprimono il loro dolore, la loro solitudine, le loro paure, ma anche la propria forza e le motivazioni delle loro azioni. Il romanzo è veramente interessante e approfondito, carico di spunti di riflessione, oltre che di quella sorta di nostalgia nelle parole dei narratori, tipica di chi ricorda un tempo che purtroppo non potrà più tornare. Francesco Fontana è riuscito a creare un’opera innovativa e profonda, a descrivere un rapporto padre-figlia totalmente disastrato e per questo forse ancora più forte, un libro forse poco carico di forti emozioni, ma che lascia entrare a pieno nella psicologia dei personaggi, fino ad arrivare ad amarli.

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Libri

“Qualcosa”, Chiara Gamberale e la sua fiaba più vera

Se ti chiami Qualcosa di Troppo, e alla nascita con un urlo hai infranto in mille pezzi un lampadario, allora la tua vita è già segnata. Succede così alla principessina protagonista dell’ultimo romanzo di Chiara Gamberale, edito Longanesi e nelle librerie dal 9 febbraio 2017. La piccola, infatti, che il lettore potrà seguire nel libro in un periodo che va dalla nascita fino ai suoi sedici anni circa, passa la vita ad esagerare, ad essere – appunto – Qualcosa di Troppo. Ma in seguito ad un avvenimento che la sconvolge e la porta a non sentire più niente, conosce proprio il Cavalier Niente, che prova a spiegarle l’importanza del vuoto che sente. Il romanzo è una riflessione profonda sulla vita, sull’amore, sulle relazioni e sull’uso che tutti facciamo del nostro tempo. Le illustrazioni di Tuono Pettinato annunciate già dalla copertina si integrano alla perfezione nel testo, e rendono il romanzo godibile anche per un pubblico più giovane, dando però la sensazione di qualcosa che manca, ad una prima e non attenta osservazione. “Qualcosa” sbarca nelle librerie con una moderna favola illustrata, Chiara Gamberale colpisce nel segno Le 176 pagine sembrano finire troppo in fretta, lasciando – soprattutto nella prima parte del romanzo – che le vicende scorrano velocemente, con uno stile che difficilmente si può associare a quello carico di ripetizioni mai inutili e pause caratteristico di Chiara Gamberale. Tuttavia, più si va avanti con la lettura, più si comprende il significato profondo delle pagine appena lette, delle illustrazioni ammirate e apprezzate forse troppo poco: si prova il desiderio di tornare indietro e rileggere tutto, ma  stavolta con lo spirito giusto. Il tema della malattia, quello dell’alienazione, quello della morte e quello delle relazioni sbagliate sono affrontati dall’autrice in maniera ironica ma intensa. Chi ha già letto qualche romanzo di Chiara Gamberale non può fare a meno di ritrovare in Qualcosa di Troppo alcune caratteristiche di ogni personaggio presente negli altri lavori dell’autrice, ma in chiave sempre nuova- e per questo originale- e se possibile anche più interessante. Definire “Qualcosa” un libro per bambini non sarebbe tanto diverso dal definire tale “Il piccolo principe“, ed i due romanzi hanno la caratteristica comune di poter essere letti a qualsiasi età, ma con due consapevolezze diverse. Ancora una volta Chiara Gamberale fa centro, con un’opera innovativa, a metà tra il romanzo e la graphic novel, scorrevole e leggibile, ma soprattutto assolutamente da consigliare per impreziosire la libreria di ogni lettore.

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Libri

Un cappello pieno di ricordi, Niki e la sua bisnonna super!

Una ragazzina di dodici anni, il diario della sua bisnonna, una storia di famiglia tutta da scoprire: questi sono gli ingredienti di Un cappello pieno di ricordi, libro per ragazzi scritto da Isabella Vendrame. Il Romanzo è narrato in prima persona da Nicoletta, detta Niki, la dodicenne protagonista della vicenda. Un giorno, grazie a una ricetta che la madre sta preparando, la ragazzina viene a conoscenza dell’esistenza di Lara, la sua bisnonna, che a quanto pare ha lasciato un’eredità molto particolare! All’interno di un baule, infatti, tra centrini fatti a chiacchierino, un cappello elegante e sobrio e il libro di ricette della sua bisnonna, Niki trova anche un diario. Si crea così, attraverso la narrazione del diario, un meccanismo di racconto nel racconto, e Niki si immerge totalmente nei ricordi di nonna Lara, che partono dall’infanzia e arrivano ai suoi ultimi anni, diradandosi sempre di più man mano che la vecchiaia si fa sentire. Un cappello pieno di ricordi: un romanzo che ci porta nella vita di Lara, bisnonna di Niki, per scoprire la sua vita. Sia leggendo la storia di Niki che quella della bisnonna Lara ci si aspetta perennemente un colpo di scena che però non arriva, un segreto svelato, qualcosa che giustifichi la scrittura di un romanzo. Questo qualcosa esiste – anche se non è espresso all’interno delle vicende narrate – ed è il fatto che Un cappello pieno di ricordi sia liberamente ispirato ai diari appartenuti alla nonna dell’Autrice, che ha così tentato di farla rivivere attraverso le parole. In ogni caso il Romanzo è ben scritto – seppur con toni che si distaccano molto da quello che è il linguaggio dei dodicenni di oggi – e ha il merito di riuscire a condurre il Lettore a riflettere sull’importanza della Storia, sia personale che generale. Più volte nel libro Niki afferma di sentirsi, grazie alla sua bisnonna, più saggia, di tentare di accogliere i suggerimenti che Lara lascia sparsi nel suo diario, pur non essendone totalmente capace. Per questo, il romanzo potrà sicuramente spingere i ragazzi che lo leggeranno a fare domande sulla propria famiglia, e scoprire magari che anche la loro bisnonna era davvero super!

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Libri

L’ombra della luna nuova, ‘a storia do rre ‘e Castellammare

È il 19 gennaio del 1931 quando Filippo Suarato, usuraio e terrore di Castellammare, viene ucciso. Inizia così il libro L’ombra della luna nuova, di Valeria Marzoli, con la casa editrice Kairòs. Ad indagare sul caso è il maresciallo Domenico Parescandolo, con un passato doloroso che ci viene presentato senza però avere influenza sul racconto, così come svariati elementi che, se di certo servono a caratterizzare i personaggi in un modo minuzioso e interessante, rischiano di rimanere sospesi e di lasciare una morbosa curiosità. Il romanzo, appartenente al genere giallo-thriller, fornisce al lettore forse troppi pochi indizi per risolvere, quasi in autonomia, il mistero del delitto. Nel frattempo però ci si perde in un mare di storie: gli indiziati, i collaboratori di Parescandalo, la sua famiglia e lo stesso maresciallo. L’ombra della luna nuova, un salto nei misteri della Castellammare degli anni ’30 Valeria Marzoli, però, con estrema minuzia cerca di proiettare il lettore in una gustosissima descrizione di quella che dovrebbe essere la Castellammare degli anni ’30, lasciando avvertire la forte influenza del fascismo e il timore diffuso tra la povera gente di non riuscire ad arrivare a fine mese: il romanzo si snoda tra interrogatori, tradizioni tipiche di Castellammare, spaccati di vita quotidiana del posto (luogo natio dell’autrice), ma anche l’attesa del varo dell’Amerigo Vespucci. Non manca nemmeno la parte “oscura” della città, quella fatta di bordelli, corruzione e ovviamente usurai. Tutti a Castellammare avrebbero avuto un motivo per uccidere Suarato e Domenico Parescandolo dovrà seguire il proprio intuito e basarsi sulla propria esperienza. Scoprirà, a proprie spese, che «la legge non funziona così» e può lasciare l’amaro in bocca. Nel complesso L’ombra della luna nuova è un libro davvero piacevole; forse può tradire un po’ le aspettative di chi spera di avere tra le mani un romanzo intriso e zeppo di misteri, ma che sicuramente fornisce uno spaccato di vita realistico e accattivante della Castellammare degli anni ’30. Il pubblico potrà conoscere  personaggi unici, che difficilmente potranno essere dimenticati, rimanendo a lungo nel cuore di ogni lettore.

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Eventi/Mostre/Convegni

Storie di giocattoli, la Napoli che “nun pazzea”

Dall’8 dicembre 2016 al 19 marzo 2017, all’interno del convento di San Domenico Maggiore, sarà aperta al pubblico la mostra “Storie di Giocattoli. Dal Settecento a Barbie”, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, in collaborazione con l’associazione Arcigay Napoli, il Museo del Giocattolo di Napoli e l’Università Suor Orsola Benincasa. La mostra, curata principalmente da Vincenzo Capuano con l’aiuto di Claudio Finelli, dedicata a Luca De Filippo, si tiene in quello che Nino Daniele nel suo intervento definisce “il luogo più filosofico di Napoli“, dove hanno lavorato San Tommaso D’Aquino, Giordano Bruno, Tommaso Campanella: San Domenico Maggiore. Il luogo presenta un lungo corridoio con giochi “femminili” e “maschili” rispettivamente sulla sinistra e sulla destra, ponendo l’obiettivo volontariamente sulle discriminazioni di genere che sono state fatte nel corso dei secoli e che, nella parte iniziale della mostra, non sono così evidenti. Si inizia infatti con i giocattoli più recenti, come le Barbie e le Action Figures, per poi proseguire tra giocattoli di latta sempre meno all’avanguardia e bambole non più in celluloide ma in legno. Intorno alla seconda metà del ‘900 abbiamo i primi orsetti, creati da Margaret Steiff, per sopperire all’esigenza dei bambini di avvicinarsi a giocattoli più femminili, da “coccolare”, senza però perdere la loro virilità. Andando indietro negli anni si arriva fino all’ultima vetrina, centrale, che contiene la collezione della principessa di San Nicandro, una vera e propria corte borbonica di bambole, e molti altri giocattoli. Il pezzo più antico presente nella sala è una piccola bambolina romana. Durante il percorso vengono enfatizzati: le problematiche di genere che sono da sempre connesse ai giocattoli, ma anche le differenze sociali che permettevano di acquistare un giocattolo piuttosto che un altro; e così, se i giocattoli di legno erano certamente indirizzati ai bambini più poveri, la perfetta riproduzione in scala delle prime automobili era un lusso che solo in pochi potevano permettersi. “Storie di Giocattoli” e “Con i Giocattoli nun s’pazzea”, due percorsi educativi che sono molto più di un gioco. Nella sala accanto alla mostra si tiene un percorso espositivo intitolato “Con i Giocattoli nun s’pazzea”, promossa dall’Associazione “Museo del Vero e del Falso” in collaborazione con la Procura della Repubblica di Napoli, la Direzione Nazionale Antimafia, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, la Guardia di Finanza di Napoli, Confindustria Campania, l’Unione Industriali di Napoli, la Camera di Commercio di Napoli, S.I. Impresa e l’Università di Napoli “Federico II”, il tutto curato da Luigi Giamundo, presidente dell’associazione. L’esposizione, che consiste in una mostra didattica, ha lo scopo di spiegare, ai bambini con attività interattive e supporti audiovisivi, e agli adulti con grafici e didascalie dettagliati, i pericoli della contraffazione dei giocattoli e del loro acquisto. Vernici dannose, parti male assemblate che rischiano di essere ingerite, oltre al fatto che questi prodotti rappresentano un grave danno per l’economia italiana, provenendo per lo più dall’estero. In una Napoli che sembra rappresentata in un modo sempre più corrotto, la lotta alla contraffazione, di cui i giocattoli rappresentano nel 2015 […]

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Libri

L’una e l’altra, Ali Smith e le sue protagoniste

L’una e l’altra è l’ultimo di un considerevole numero di libri scritti da Ali Smith, pubblicato nel settembre 2016 dalla casa editrice SUR. Il libro racconta la storia di Georgia – che si fa chiamare da sempre George – e di una ragazza senza nome che, nella Ferrara del ‘400, veste abiti maschili pur di continuare la carriera da pittrice: ragazza che l’autrice immagina come alter ego del pittore Francesco Del Cossa. “L’una e l’altra” racconta la storia di entrambe, ma senza mai intrecciarle e coprendo, nella seconda parte del libro, con la storia della pittrice, i buchi che erano stati lasciati nella prima metà dedicata a George. Nelle prime 162 pagine conosciamo una ragazza che ha appena perso la madre, che non si rassegna arrivando ad immaginare delle (forse?) improbabili circostanze in cui possa essere avvenuta la sua morte, e che si aggrappa disperatamente al ricordo dell’ultima vacanza con lei. La vacanza era stata fortemente voluta dalla mamma di George, dopo aver visto in foto un dipinto di Francesco Del Cossa: così la donna, la ragazza ed Henry, il fratellino di George, si erano recati in Italia, a Ferrara. L’una e l’altra di Ali Smith, lo specchio di due ragazze diverse tra loro Tutta la prima metà del romanzo gira intorno a quel viaggio, pur allontanandosene in più di un punto, e ci si aspetterebbe di trovare alla fine il motivo per il quale la mente di George non se ne stacca mai. Invece questo non accade: non riceviamo risposte, e quando si arriva a quella che crediamo sia la seconda parte del libro, scopriamo che sta iniziando una storia tutta nuova, con dei richiami alla prima metà, ma del tutto indipendente. Nonostante questo, George e la ragazza senza nome sono molto simili tra loro. Entrambe si nascondono, per motivi diversi – anche se nel caso di George non specificati – dietro un nome maschile, ed entrambe non stanno affatto male in questi panni. George e Francesco (se così vogliamo chiamarlo, non avendo altro punto di riferimento) si fanno forti della propria diversità senza sbandierarla, senza per questo classificarsi in un genere o in un altro, senza per questo lasciare che il loro nome sia rappresentativo del loro orientamento sessuale e viceversa. Lo stile narrativo è originale e a tratti quasi sperimentale. Il tutto somiglia ad un grande flusso di coscienza carico però di pause, di punteggiatura e della frammentarietà dei pensieri delle due ragazze, che sembrano quasi vivere grazie alla brillante penna di Ali Smith.

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