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Eroica Fenice

Recensioni

Exploding Plastic Warhol, ritratto di un mito controverso

«Se volete sapere tutto su di me dovete guardare in superficie, sotto non c’è niente» Pantaloni e occhiali neri, capelli argento, sguardo freddo e voce inespressiva, questo è l’Andy Warhol messo in scena al TRAM con Exploding Plastic Warhol, lo spettacolo scritto e diretto da Mirko Di Martino, con Orazio Cerino, Titti Nuzzolese, Angela Bertamino, Antonella Liguoro e Dario Tucci. Pittore, scultore, regista, sceneggiatore, produttore, Warhol è stato l’esponente di spicco della Pop art ed uno degli artisti più influenti del XX secolo, noto all’immaginario collettivo per aver dipinto i celebri ritratti a colori di Marylin Monroe, Liz Taylor, Mao Zedong, oltre ai famosi barattoli di zuppa Campbell e alle scatole Brillo, che nel complesso rendono la sua arte incomprensibile e controversa. Lo scopo di Warhol era proprio quello di far storcere il naso a chi osservava i prodotti del suo genio creativo, suscitando scandalo ed alimentando in questo modo il suo prestigio di fondatore della Factory, il suo studio con sede a New York. Ciò che traspare dalla magistrale interpretazione di Orazio Cerino è il ritratto di un artista in crisi d’ispirazione, apatico, con lo sguardo vuoto, vittima del suo stesso successo e della mercificazione dell’arte, che sacrifica la qualità delle sue opere per adeguarsi alle spietate leggi di mercato. La domanda sorge spontanea: «Dov’è il vero Andy Warhol?». Nascosto dietro alla maschera di mito osannato e incompreso, adulato e odiato, che ha costruito il suo successo sfruttando le persone e servendosi dei detriti della società in nome di un obiettivo supremo, l’arte. Exploding Plastic Warhol, successo e fallimento di un mito La voce della coscienza di Warhol è rappresentata dalla Marylin dei suoi famosi ritratti, interpretata con maestria dalla talentuosa Titti Nuzzolese, la quale incalza l’artista con domande pungenti e a tratti spietate, che lo portano a confessare il suo vero stato d’animo di persona vuota e nauseata dalla fama e dal denaro: «Io sento di non essere niente, di non desiderare niente. Cosa vede uno specchio se si guarda allo specchio? Il nulla». A “sfilare” sul palco disposto a T tra il pubblico sono le superstar della Factory: Edie Sedgwick, modella e attrice, la povera piccola ragazza ricca che rappresenta la voglia di libertà dei giovani, impersonata da Antonella Liguoro; il ballerino Freddy Herko, interpretato da Dario Tucci, le cui aspirazioni lo portano a lanciarsi dalla finestra sotto l’effetto di anfetamine, per godersi l’attimo in cui il corpo si libra leggero spiccando il volo verso il cielo; Valerie Solanas, interpretata da Angela Bertamino, l’attivista che fondò la “Società per l’eliminazione del maschio” e che sparò a Warhol senza tuttavia ucciderlo. I tre giovani sono accomunati dalle stesse caratteristiche: depressi, fragili, dediti alle droghe e con istinti suicidi, narcisisti che si lamentano per ottenere l’attenzione di papà e che vivono in un vortice di emozioni forti ed autodistruttive.  Ed è così che il cerchio si chiude, in un destino di gloria e declino, di ambizione e frustrazione, di successo e baratro che si inquadra perfettamente nell’universo piatto e senza emozioni, comandato dal consumo che era […]

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Food

Pizzerie d’Italia 2018: la guida del Gambero Rosso

Si è tenuta ieri a Palazzo Caracciolo la presentazione della guida Pizzerie d’Italia 2018 del Gambero Rosso, la raccolta completa e dettagliata di tutte le migliori pizzerie italiane giunta alla sua quinta edizione. All’evento hanno preso parte rinomati pizzaioli provenienti da tutte le regioni, i quali sono stati premiati per il talento, la fantasia e l’impegno utilizzati per la promozione del nome e della tradizione della pizza. Grazie al loro contributo il mestiere del pizzaiolo, un tempo considerato di serie B, ha guadagnato un prestigio tale che oggi molti giovani scelgono di dedicarsi con passione a questa professione. Molti sono stati infatti i pizzaioli under 30 ad essere premiati da Gambero Rosso con i Tre Spicchi. Pizzerie d’Italia, premi e riconoscimenti Il primo premio speciale è stato conferito alla pizzeria Gusto Madre di Alba (CN) per la Migliore carta dei vini e delle birre, mentre il premio I Maestri dell’impasto è stato assegnato a Romualdo Rizzuti – Le Follie di Romualdo (FI) e a Gianfranco Iervolino – Morsi e Rimorsi (CE). Ad essere premiati nella categoria Pizzaioli emergenti sono stati il ventiseienne Stafano Vola della pizzeria Bontà per tutti (CN) e Roberta Esposito de La Contrada (CE). L’ultimo premio speciale conferito è stato quello per la Migliore pizzeria Gluten free, consegnato alla pizzeria Mezzometro Pizza a Senigallia (AN). Tra le pizzerie che si sono aggiudicate il premio per le Pizze dell’anno spiccano la Pizzeria Salvo da Tre Generazioni (NA) per la pizza napoletana Puparuolo ‘Mbuttunato (crema di peperone giallo, fiordilatte, bufala affumicata, provolone stagionato, peperoni marinati, prezzemolo, capperi croccanti, olive nere, pane croccante), Pepe in Grani (CE) per la pizza dolce Crisommola (albicocca del Vesuvio, ricotta di bufala profumata al limone, nocciole tritate e menta) e I Tigli (VR) per la pizza a degustazione Galletto (base croccante alla romana con spinaci selvatici al lime, emulsione di pomodoro leggermente piccante e la carne sfilacciata a mano del galletto arrostito nel forno a legna). Altri premi d’eccellenza sono stati le Tre Rotelle per le migliori pizzerie a taglio e i Tre Spicchi per le migliori pizzerie al piatto. In quest’ultimo ambito non potevano mancare i big della pizza napoletana come 50 Kalò, La Notizia, Sorbillo, Starita e Oliva – Da Concettina ai Tre Santi. Molti sono stati i discorsi di ringraziamento, tra cui quelli di Ciro Oliva, che dedica il premio alla gente del Rione Sanità, e Antonio Starita, che sottolinea le origini umili della pizza, partita da qualche bancarella di Napoli per poi diventare un prodotto gourmet di alto livello. Nel corso del tempo la pizza si è dunque trasformata da alimento semplice, fatto con ingredienti essenziali, ad un prodotto sempre più elaborato, senza tuttavia dimenticare il proprio passato. Perché non esiste innovazione senza tradizione.

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Eventi/Mostre/Convegni

Festival dell’Oriente 2017, alla scoperta di terre lontane

Il Festival dell’Oriente, che si è tenuto presso la Mostra d’Oltremare dal 15 al 17 settembre, si prepara ad aprire nuovamente le porte al pubblico il prossimo weekend, dal 22 al 24, con un’esplosione di colori, profumi e sapori provenienti da paesi lontani come Giappone, Cina, Thailandia, Vietnam e India. Il programma dell’evento comprende concerti, danze tradizionali, cerimonia del tè, vestizione del Kimono, yoga acrobatico e il tanto atteso Holi Festival, la festa tipica della tradizione spirituale induista dedicata ai colori e all’amore. Tra mattina e sera si susseguiranno oltre 400 spettacoli, esibizioni e dimostrazioni nei diversi padiglioni della Mostra, accompagnati da esposizioni di prodotti artigianali e culinari che proietteranno i visitatori in un’atmosfera magica ed affascinante, alla scoperta del folklore e delle antiche tradizioni orientali. Festival dell’Oriente, tra arte, cultura e spiritualità Il percorso della Mostra è articolato in diverse aree tematiche, allestite appositamente dalle ambasciate e dai consolati dei paesi orientali presenti, offrendo al pubblico una full immersion nelle terre del Sol levante. Numerosi stand di prodotti tipici mostreranno al pubblico stoffe, abiti, gioielli, candele, spezie, incensi, tatoo, elementi di arredo, ceramiche, kimoni, oggettistica, creme e molto altro ancora, per accontentare i gusti di tutti i visitatori. Sui palchi si alterneranno diversi spettacoli di danza, dalla coreana alla egiziana, dalla thailandese alla Bollywood dance, e saranno inoltre presenti maestri ed atleti nelle aree tatami per proporre al pubblico performance e seminari di Aikido, Karate, Ju Jitsu, Tai Chi Chuan e tutte le arti marziali Orientali. Non mancheranno i settori dedicati alla spiritualità, dove si incontreranno induismo, buddismo, confucianesimo, zen, cristianesimo, taoismo, scintoismo, sciamanesimo ed altre religioni e filosofie di profondo fascino, rivolte a coloro che vogliono intraprendere un cammino di consapevolezza e crescita interiore. Ampio spazio sarà dedicato allo Yoga e al mondo olistico in generale, alla scoperta del benessere e dell’armonia del corpo e della mente, con sedute di meditazione, scambi, conferenze e pratiche che spazieranno dal Bhakti-Yoga all’Hatha-Yoga, dall’Astanga-Yoga al Karma Yoga e molte altre. Da non perdere, infine, l’ampia gamma di massaggi (Shiatsu, Thailandese, Indonesiano etc.), cosmetici, discipline bionaturali e terapie alternative. Festival dell’Oriente e gastronomia Gli spettatori di questa edizione del Festival 2017 saranno accolti da invitanti profumi ed inediti sapori provenienti da Cina, Giappone, Thailandia, India, ma anche da paesi la cui cucina è meno nota, come Sri Lanka, Indonesia e Tibet. Si potranno gustare spiedini di pollo, riso con verdure, spaghetti di soia, involtini primavera, tempura di gamberi, polpette ripiene di carne e spezie, riso basmati con pollo e zafferano, frittelle di lenticchie gialle piccanti, sushi, doriaki, baklawa e tante altre specialità, comprese quelle vegane e vegetariane. Come partecipare all’evento I biglietti si acquistano alle casse situate all’ingresso della fiera, alla apertura delle stesse i giorni di durata del Festival. Il prezzo intero è di 12 euro, mentre il ridotto è di 5 euro, riservato agli accompagnatori dei disabili ed ai ragazzi dai 5 ai 10 anni (compiuti). E’ possibile acquistare i biglietti anche tramite prevendita online (solo biglietto intero ad un prezzo di 13,25 […]

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Teatro

La Gioconda Chi, i mille volti della Monna Lisa

«Un sorriso enigmatico incredibilmente affascinante»  È questa la definizione più ricorrente per descrivere uno dei dipinti più famosi di tutti i tempi: la Gioconda. Turisti di tutto il mondo affrontano ogni giorno file chilometriche al Louvre soltanto per ammirare il celebre ritratto della Monna Lisa, commissionato a Leonardo Da Vinci nel 1503 da Francesco del Giocondo. Non importa se al museo ci sono centinaia di quadri che hanno fatto la storia dell’arte a livello internazionale: l’unica e vera star resta lei, la ventiseienne Lisa Gherardini, nobildonna fiorentina che con la sua espressione enigmatica ha alimentato dibattiti, teorie e misteri che sono ancora oggi oggetto di animate discussioni tra gli studiosi. La Gioconda Chi, divertente personificazione di un capolavoro La Gioconda Chi è andato in scena ieri al Teatro TRAM, nell’ambito della rassegna Vissi d’arte, lo spettacolo scritto e diretto da Mirko Di Martino, con la talentuosa Titti Nuzzolese, che con il suo carisma e la sua simpatica verve ha portato avanti da sola questa frizzante opera teatrale sulla storia della Gioconda, interpretando i diversi personaggi legati al dipinto: Leonardo Da Vinci con la sua barba bianca (giovane o vecchio che fosse, la lunga barba bianca è il suo elemento identificativo nell’immaginario collettivo), il Gonfaloniere di Firenze Pier Soderini, l’operaio Vincenzo Peruggia, autore del furto al Louvre nel 1911 e tanti altri. Ciò che ha reso quest’opera tanto famosa, oltre alla sua espressione enigmatica, è l’alone di mistero che la circonda, legato alle diverse teorie che mettono in dubbio l’identificazione della Gioconda con Lisa Gherardini. «Chi sono io se non sono io?»  La Gioconda Chi porta in scena una Monna Lisa con crisi d’identità che si interroga su se stessa e sulla visione che gli altri hanno di lei, in una prospettiva pirandelliana che ricorda Uno nessuno e centomila. E se il dipinto fosse in realtà il ritratto dello stesso Leonardo in versione femminile? Oppure del suo allievo Giacomo Caprotti, detto Salaì, di cui il pittore era segretamente innamorato? Ma allora, Leonardo Da Vinci era gay? E chi se ne frega! In un mondo che va al di là delle identificazioni di genere, la rappresentazione non mette l’accento sullo scandalo legato al dubbio orientamento sessuale dell’artista, ma sui mille volti che sono stati attribuiti alla Gioconda nel corso del tempo tra pubblicità, caricature e canzoni di vario genere. «Il successo mi ha rovinata» Così la Gioconda commenta il suo incredibile successo e storce il naso di fronte alla commercializzazione del proprio volto, che viene guardato per pochi secondi al museo, tra una gomitata, un selfie mosso e commenti di disappunto rivolti alle ridotte dimensioni del dipinto. E mentre osserva tutto questo, Monna Lisa resta impassibile ed enigmatica, mostrando il suo superbo sorriso che si fa beffe dei tanti turisti che la fotografano distrattamente senza ammirarne la bellezza. In seguito al sold out dello spettacolo di venerdì 1 settembre, è stata aggiunta una replica straordinaria domenica 3 settembre alle 21.00 presso il TRAM Teatro Ricerca Arte Musica, sito in via Port’Alba 30.

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Viaggi e Miraggi

Dubrovnik e isola di Lokrum, tra storia, natura e leggende

Boom turistico anche questa estate per la Croazia, terra ricca di storia, bellezze naturali e misteriose leggende. Molti hanno scelto di partire alla scoperta di questo paese, attratti dall’acqua cristallina, dai paesaggi mozzafiato, dalle ottime pietanze a base di pesce e dalla movida. Tra le città della Dalmazia, nella sottile striscia al confine tra la Bosnia Erzegovina e il Montenegro, si trova Dubrovnik, il cui nome deriva dalla parola slava dubrava, ovvero foresta di querce. Dubrovnik, città ricca di storia dalle radici lontane La  città di Dubrovnik fu fondata col nome di Ragusium nella prima metà del VII secolo dagli abitanti della vicina Epidaurum (l’attuale Ragusa vecchia), per poi passare sotto il dominio di numerose potenze, tra cui l’impero ottomano e l’impero asburgico. Nel 1919 Ragusa fu annessa al Regno di Jugoslavia e dopo la seconda guerra mondiale entrò a far parte della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. In seguito alla dissoluzione di quest’ultima e alla successiva guerra, Ragusa subì un pesante bombardamento nel 1991 che rase al suolo il centro storico. Con la fine del conflitto la città attraversò una fase di ripresa, risultando oggi una delle mete turistiche più in voga della costa adriatica, merito soprattutto della città vecchia, eletta patrimonio dell’UNESCO. Dubrovnik, tutti i siti da non perdere Chi passa per Dubrovnik non può lasciarsi sfuggire il tour delle mura antiche della città, una passeggiata che costeggia il perimetro del centro storico, permettendo di ammirare dall’alto il panorama di tetti rossi e stradine che si snodano intrecciandosi fra loro come i fili di una matassa. L’architettura della old town, composta di grandi e robuste muraglie di pietra, ha reso questa città monumentale il set ideale per girare alcune scene della serie Il trono di spade: Dubrovnik è infatti la location di approdo del Re, dove si trova il trono ufficiale dei re di Westeros, e il Fort Lovrijenac corrisponde alla fortezza rossa, castello e residenza del Re dei Sette Regni. Per una pausa durante la visita alla città, assaggiate un aperitivo al Buza bar, adiacente alle mura della città e costruito su terrazze che declinano verso il mare. Per trascorrere una piacevole e rilassante giornata in spiaggia, invece, da non perdere il Banje Beach, il lido che vanta un’acqua cristallina e una vista panoramica unica sulla città antica. La passeggiata per le strade illuminate della città si conclude con la tappa obbligata in uno dei ristorantini del porto vecchio (Porat), dove è possibile gustare del saporito sea food come calamari fritti, seppie grigliate, alici in tortiera e insalata di polipo, tutto accompagnato da una bottiglia di vino bianco croato di ottima qualità. Lokrum, l’isola che racchiude una misteriosa leggenda A 15 minuti di battello dal porto vecchio si trova l’incontaminata isola di Lokrum, un’oasi immersa nel verde ricca di cipressi, mirti, pini, agavi, oleandri ed agrumeti, da cui deriva il nome Lokrum (dal latino acrumen). Nella parte meridionale si trova un piccolo lago salmastro chiamato Mar Morto o Mrtvo More, dove è possibile riposarsi e fare un bagno circondati dalla natura, mentre nel […]

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Food

Giappo Academy, la prima scuola di cucina giapponese professionale

Una location d’eccezione, con luci soffuse e vista panoramica sul lungomare partenopeo, ha fatto da cornice all’elegante cena organizzata per inaugurare la Giappo Academy, la prima scuola di cucina giapponese professionale, nata dalla Partnership tra Città del gusto Napoli Gambero Rosso e Giappo Italia, franchising che vanta 12 sedi in Italia. Il progetto, ideato dal fondatore di Giappo Italia Enrico Schettino, mira a diffondere la cultura della cucina giapponese, sempre più richiesta nell’ambito della ristorazione, oltre a formare giovani chef che saranno poi inseriti nel mondo del lavoro, grazie alla collaborazione con Gambero Rosso Academy, che promuove un alto numero di tirocini per gli allievi. Oltre al corso professionale, che avrà inizio a settembre e sarà indirizzato ai diplomati nel settore alberghiero, ai professionisti e agli aspiranti chef, è previsto anche un corso amatoriale rivolto agli appassionati che vogliono approfondire le loro conoscenze sull’affascinante mondo della cucina nipponica. Nel programma sono comprese lezioni teoriche e pratiche che tratteranno gli aspetti culturali, sensoriali e tecnici, per una durata complessiva di 60 ore (compreso l’esame finale) suddivise in due settimane di teoria e attività in aula, con dotazione di strumenti e dispense per per ogni partecipante e con il rilascio di un attestato di frequenza. Hiro, maestro chef della Giappo Academy con un debole per la cucina partenopea I docenti della Giappo Academy sono selezionati tra i migliori professionisti giapponesi, tra cui lo Chef Hirohiko Shoda, detto Hiro, che nel suo curriculum vanta un’esperienza di 7 anni presso “Le Calandre” a Padova (ristorante 3 stelle Michelin) e la partecipazione a programmi televisivi in onda su Gambero Rosso Channel e Rai Uno (La prova del cuoco). Il suo obiettivo è quello di offrire ai giovani del Sud Italia l’opportunità di specializzarsi nel settore, trovando sbocchi lavorativi sia a livello nazionale che internazionale. Gli ingredienti fondamentali per avere successo in cucina sono impegno, passione e condivisione, perché, sottolinea il maestro chef, la soddisfazione più grande consiste nel gustare in compagnia dei piatti cucinati col cuore. Ed è col cuore che Hiro confessa il suo debole per la cucina partenopea, in particolare per la mozzarella, preludio per un connubio tra la tradizione culinaria giapponese e quella napoletana che potrebbe sfociare in originali ed insolite creazioni, come dei rolls a base di salsicce e friarielli! Una cena raffinata con pesce fresco di qualità Tra le pietanze preparate per l’inaugurazione, alla quale hanno preso parte anche il Sindaco Luigi De Magistris e l’Assessore ai giovani e alle politiche giovanili Alessandra Clemente, erano compresi rolls a base di salmone, philadelphia, gambero e avocado, hosomaki con alga nori e salmone, nigiri di salmone, tonno e gambero, mousse scomposta di seppia e zucchine alla scapece con spaghetti fritti di riso soffiato, tartare di bovino e gambero con stracciata di bufala, crema di pomodoro e miso con songino, mandorle e olio di senape. Le portate di pesce fresco preparate al momento dagli chef giapponesi, disposte nei piatti in modo originale e creativo, sono state accompagnate da un ottimo vino spumante Farfalla Zero Dosage dell’Azienda Ballabio […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Confini, un racconto danzato in scena alla Galleria Borbonica

«Tu hai chiesto uno spazio, io ho chiesto del tempo. Ricordi le sirene, e la gente che fuggiva? Io ero già qui, chissà da quanti anni. Forse da secoli. Eppure non sembra così tardi, per noi che ci siamo incontrati in un sogno». Tra i cunicoli della Galleria Borbonica è andato in scena Confini, un racconto danzato ideato da Giorgio Coppola e Stefania Contocalakis, con i ballerini del Modern Advisor Dance Project e le musiche eseguite da Daniele Ciaravolo e Carlo Contocalakis. In un luogo dove il tempo sembra essere sospeso si incontrano le anime di una ballerina dell’Ottocento e di un soldato della prima guerra mondiale, entrambi in fuga da un mondo di devastazione e violenza. Il loro Amore sembra sfidare i vincoli spazio-temporali e gli permette di vivere un Sogno che si realizza nel Presente, basato non sui ricordi ma su sensazioni vere, rese ancora più intense dall’impossibilità di avere un contatto fisico. Una storia d’amore fatta di sguardi, mani che si sfiorano senza mai toccarsi, parole immaginate, sorrisi, illusione d’eternità. A rompere l’idillio intervengono lo Spazio e il Tempo che, freddi e impassibili, allontanano le due anime costringendole a vagare in eterno alla ricerca l’uno dell’altra, in un labirinto di strade che non s’incontreranno mai. Questa performance di forte impatto visivo ed emotivo, narrata dall’attore Sergio Savastano, ha accompagnato gli spettatori alla scoperta dei suggestivi luoghi della Galleria Borbonica, viadotto sotterraneo realizzato a partire dal 1853 dall’architetto Errico Alvino per volere di Ferdinando II di Borbone, con lo scopo di costituire una rapida via di fuga verso il mare per la famiglia reale, reduce dai tumulti popolari del 1848, oltre a consentire alle truppe acquartierate nella caserma di via Pace (attuale via Domenico Morelli) di raggiungere velocemente la Reggia. Confini, uno spettacolo itinerante con visita guidata Lo spettacolo è stato arricchito da un’interessante visita guidata, con le spiegazioni e i cenni storici forniti da Marco Minin, uno dei soci fondatori della Galleria, alla scoperta di tunnel e grotte che durante il periodo bellico, tra il 1939 e il 1945, furono utilizzate dai cittadini come ricovero antiaereo. All’interno della galleria sono ancora visibili letti, bagni, giocattoli, auto e vespe d’epoca, che permettono di immaginare la vita di uomini, donne e bambini costretti a lasciare le proprie case senza la certezza di ritrovarle integre al proprio ritorno. In queste condizioni di estremo disagio non mancano testimonianze di grande coraggio e voglia di vivere: su alcune pareti, infatti, si legge “Noi vivi”, oltre a nomi e cognomi che hanno aiutato a rintracciare i superstiti, che oggi hanno tra i 75 e i 95 anni. All’evento era presente una di loro: una donna dal passo incerto e dallo sguardo fiero, che ad un certo punto mi ha messo la mano sulla spalla sussurrandomi: «E c’amm passat». Sono rimasta senza parole. Forse perché è difficile comprendere cosa significa aver vissuto sulla propria pelle un’esperienza che il tempo e lo spazio non riusciranno mai a cancellare.   SediMenti e Modern Advisor Dance Project presentano Confini spettacolo […]

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Libri

“La tentazione di essere esistito”, il diario filosofico in versi di K.

«Scrivere  è come fare un viaggio  all’interno della propria coscienza ed io ho ben chiara la destinazione finale. Poi però non riesco nemmeno a fare il biglietto». “La tentazione di essere esistito” è il titolo dell’opera prima di K., l’anonimo autore che ha scelto con il suo pseudonimo di rendere omaggio a Kafka, scrittore che ha usato la letteratura come forma di tributo allo smarrimento sociale e come tentativo di ribellione al determinismo che caratterizza i rapporti interpersonali. In una delle poesie del libro, lo scrittore originario di Praga viene definito come «l’uomo che inventò l’uomo e lo uccise con una matita», proprio a voler sottolineare la lotta continua dell’essere umano contro se stesso e la necessità di ritrovare il senso dell’esistenza tramite un rinnovamento spirituale che parta dal basso e che porti ad una realtà sociale di tipo paritetico, abolendo qualsiasi forma di sopraffazione del più forte sul più debole. “La tentazione di essere esistito”, testamento etico di un padre ai Figli L’opera si configura come un testamento (po)etico lasciato in eredità ai propri figli, con l’obiettivo di trasmettere loro valori e riflessioni sul senso della vita, ispirandosi ai grandi maestri della filosofia come Russel, Malraux e Camus. Particolarmente sentito è il collegamento con quest’ultimo e con il tema della rivoluzione racchiuso ne “L’uomo in  rivolta”, fondato sull’invito agli uomini a farsi comunità in modo da contribuire al miglioramento della realtà in cui viviamo, attraverso regole condivise dal basso. Ed è così che il termine “Anarchia” non viene inteso come forma violenta di sovvertimento sociale, ma come pacifica ribellione morale che nasce dallo sviluppo di una coscienza critica, permettendo di pensare in modo autonomo e libero da omologazione. Amore, Dio, Esistenza, Figli, Letteratura sono solo alcuni dei temi che racchiudono le varie poesie, composte nell’arco di appena sei mesi, in un momento di “tempesta creativa” che ha portato K. ad un viaggio tra anima, cuore e passione, da cui è nato questo particolare progetto letterario il cui ricavato sarà devoluto all’orchestra Sanitansamble di Napoli, composta dai ragazzi della Sanità. Nei suoi Taccuini Camus scriveva: «Chiedo una sola cosa, ed è una richiesta umile, benché io sappia che è esorbitante: esser letto con attenzione». Ed è con tale invito che si consiglia la lettura di questo diario filosofico in versi, un esperimento originale e ben riuscito che accompagna il lettore lungo un percorso di riflessione interiore, dove non mancano tratti di sottile e divertente ironia. Il libro, pubblicato dalla casa editrice napoletana “Apeiron”, è disponibile presso le Librerie Raffaello nelle sedi di Via Kerbaker, Via San Giacomo dei Capri e Via D’Antona.

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Comunicati stampa

Giappo Academy, una scuola professionale giapponese a Napoli

Dalla partnership tra Città del gusto Napoli Gambero Rosso e Giappo Italia nasce Giappo Academy la prima scuola di cucina giapponese professionale. Un progetto ambizioso per diffondere la cultura e la formazione professionale della cucina giapponese, sempre più richiesta sia da professionisti del settore che da appassionati. Non solo formazione ma anche inserimento nel mondo del lavoro, grazie al consolidato progetto imprenditoriale di Giappo Italia ed alla pluriennale esperienza della Città del gusto Napoli Gambero Rosso che vanta in assoluto un elevato tasso di placement per gli allievi all’interno delle proprie scuole professionali. Il corso PROFESSIONE CHEF GIAPPONESE sarà rivolto a coloro che vogliono intraprendere l’apertura di realtà imprenditoriali, a professionisti che vogliono semplicemente approfondire conoscenze e tecniche ed a tutti gli aspiranti chef che vogliono specializzarsi in questo segmento. I docenti saranno accuratamente selezionati dalla Gambero Rosso Academy tra i migliori professionisti giapponesi ed esperti del settore. Giappo Academy: si comincia a settembre Il corso in partenza a settembre 2017 prevede un intenso programma di attività teoriche e pratiche che spazieranno tra molteplici argomenti, trattando gli aspetti culturali, sensoriali e tecnici, per offrire una formazione completa e profonda. Giappo Academy contemplerà anche corsi per appassionati, degustazioni, eventi e progetti divulgativi dedicati al mondo della cultura e cucina giapponese, nelle sue molteplici sfaccettature, che sempre più affascina curiosi, professionisti e appassionati. Per info: Giappo Academy Via Orazio 80 – Napoli [email protected] Tel. 081 2404302

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Eventi/Mostre/Convegni

“End and beginning: meeting Wislawa Szymborska”, il docu-film sulla poetessa Premio Nobel

«Qui giace come virgola antiquata l’autrice di qualche poesia» Inizia così il film “End and beginning: meeting Wislawa Szymborska” diretto dal regista olandese John Albert Jansen (in polacco, con sottotitoli in italiano) e proiettato ieri sera a Villa Pignatelli nell’ambito del Napoli Teatro Festival. La location suggestiva, con luci soffuse tra il verde del giardino, ha fatto da cornice a questo documentario che nel 2011 ha inaugurato il prestigioso Poetry International Film Festival di Rotterdam e che ha avuto il merito di contribuire alla scoperta di una delle poetesse più celebrate dei nostri tempi, insignita nel 1996 del Premio Nobel per la Letteratura. Wislawa Szymborska e le sue due grandi passioni: la poesia e la politica Nel film di Jansen la Szymborska legge alcune delle sue poesie, incentrate principalmente sui temi che hanno tristemente caratterizzato la storia del Novecento, come la guerra e l’Olocausto. «Ci sono poesie che si vorrebbe non fossero attuali», sostiene la poetessa, riferendosi ai versi che parlano di odio, di violenza e di lotte politiche, ma risulta inevitabile che anche i suoi testi apparentemente apolitici nascano da un confronto con l’attualità e con la storia. Membro del Partito Operaio Polacco, Wislawa ha partecipato alla vita politica e culturale del suo paese con grande passione e dedizione, entrando in conflitto con il governo per la sua opposizione al legame polacco-sovietico. È stata direttrice della sezione poesia di un prestigioso settimanale letterario di Cracovia, lo “Zycie Literackie”, e fondatrice dell’Associazione degli scrittori polacchi. Nonostante il legame imprescindibile con gli eventi del suo tempo, la Szymborska non rinuncia al suo sguardo ironico e curioso sul mondo, conservando un animo sensibile e sognatore: «Un amore felice. È normale? È serio? È utile? Che se ne fa il mondo di due esseri che non vedono il mondo? […] Chi non conosce l’amore felice dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice. Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire». Nel filmato, la poetessa appare come una donna molto riservata («Non mi piace parlare di me»), dotata di una profonda intelligenza e di un grande senso dell’umorismo. Non rinunciava mai al piacere della sigaretta, neanche durante la cena ufficiale per la consegna del Nobel a Stoccolma, nella Sala dei concerti, dove le fu concesso in via eccezionale di far volteggiare alcuni anelli di fumo in compagnia del re. End and beginning, fine e inizio, è dunque il ritratto intimo e umano che ripercorre frammenti esistenziali di una donna che, con forza e sensibilità, ha dipinto il contesto storico e sociale del suo tempo, tenendo sempre fede ai suoi principi e ai suoi ideali: «Non c’è nulla di più animale della coscienza pulita sul terzo pianeta del Sole»   

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Eventi/Mostre/Convegni

Sorrido grazie a te: musica, risate e solidarietà al Palapartenope

È andato in scena ieri, venerdì 9 giugno, al Palapartenope lo spettacolo di beneficenza “Sorrido grazie a te”, organizzato dall’Associazione Alessandro Peluso Onlus, da anni in prima linea per offrire ospitalità e assistenza ai bambini provenienti dalla Bielorussia. La famiglia Peluso ha iniziato questa missione sei anni fa, per volontà di Alessandro che, ammalatosi di leucemia a soli 26 anni, voleva aiutare i bimbi colpiti dalla sua stessa malattia, a causa degli effetti del disastro di Chernobyl. Grazie al fratello Francesco è stato possibile portare avanti questo progetto che prevede, oltre all’accoglienza presso famiglie ospitanti, anche un percorso di remissione per i bambini sottoposti a cure oncologiche. Sorrido grazie a te: una maratona del sorriso con artisti di fama internazionale Per festeggiare i traguardi raggiunti e per finanziare le iniziative dell’associazione, ogni anno si svolge questa “maratona del sorriso”, giunta già alla V edizione, con artisti molto noti in Italia e all’estero, tra cui Biagio Izzo (testimonial del progetto), Gigi Finizio e Annalisa Minetti. Molti sono stati i giovani cantanti napoletani che si sono esibiti sul palcoscenico e hanno contribuito a movimentare la serata, presentando brani sia noti che inediti: Andrea Sannino ha cantato la celebre hit “Uanema”, Ivan Granatino ha fatto ballare gli spettatori sulle note di “Chapeau”, I Desideri hanno dato spettacolo con “Guagliò” e la talentuosa Annalisa Minetti ha cantato “Il risveglio” e “Il volo”, dopo aver pronunciato parole toccanti dedicate ai bambini presenti tra il pubblico e in generale a tutti coloro che affrontano con coraggio le difficoltà della vita. Non sono mancate le risate, grazie alle performance di Stefano Clemente e degli Arteteca, il celebre duo comico di Made in Sud (autore del film campione di incassi “Vita, Cuore, Battito“), che ha fatto divertire gli spettatori con l’esilarante sketch della coppia in crociera, tra equivoci, battute e tanta ironia. Di grande effetto l’esibizione di Gigi Finizio, amico della famiglia Peluso e grande sostenitore del progetto, che ha commemorato Alessandro con un commuovente discorso e ha cantato in sua memoria “Amore Amaro”. Lo spettacolo si è concluso con l’intervento di Biagio Izzo che ha tagliato la torta insieme ai bambini saliti sul palco agitando palloncini e salutando il pubblico con un grande sorriso. Foto: Marcello Affuso

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Eventi/Mostre/Convegni

VitignoItalia, un percorso sensoriale alla scoperta dei vini italiani

È stata inaugurata ieri la XIII edizione di VitignoItalia, il Salone dei Vini e dei Territori Vitivinicoli Italiani che si terrà fino a martedì 23 maggio nei suggestivi spazi del Castel dell’Ovo, con un programma ricco di eventi. Oltre 200 aziende provenienti da tutta Italia sono giunte a Napoli per proporre le loro etichette in degustazione ai visitatori, in un percorso sensoriale alla scoperta dei migliori vini presenti sul territorio. Noi di Eroica ne abbiamo provati alcuni, andando in giro per gli stand con il nostro calice (fornito all’ingresso ad ogni ospite), lasciandoci trasportare dai profumi, dai colori e dai sapori che maggiormente hanno catturato la nostra attenzione. Dalla Sicilia al Piemonte Per cominciare, abbiamo scelto un Mofete Etna Rosato DOC del 2016, cantina siciliana Palmento Costanzo, dal profumo floreale con erbe e violette, lievemente fruttato e fresco in bocca. Molto particolare anche la bottiglia del Bianco di Sei, impreziosita da pietra vulcanica sull’etichetta. Come seconda tappa ci siamo diretti nella sala B, dove si trova lo stand del Consorzio Tutela Vini d’Irpinia, in cui è possibile degustare diverse varietà di Greco di Tufo e di Aglianico. La bottiglia scelta da noi è un Greco di Tufo Irpinia DOCG della Cantina Calafé, annata 2009, con un profumo fruttato di albicocca, pesca e pera, morbido ed elegante. Proseguendo nella sala successiva, ci siamo spostati a nord, in Trentino Alto Adige, per assaggiare un Pinot Bianco 2016 della Cantina Andriano, caratteristico per il suo colore giallo verdolino e i sentori di pera e mela, con un gusto dalla lunga persistenza. Per concludere in bellezza, ci siamo orientati su un Barbera d’Asti DOCG Emozioni rosso, della Tenuta Tenaglia in Piemonte, un vino invecchiato che regala all’olfatto sentori di frutta rossa con note di vaniglia e si presenta avvolgente in bocca, con un finale di prugna. Si abbina perfettamente ad arrosti, brasati e formaggi. VitignoItalia, non solo vino: degustazioni di formaggi e prodotti caseari Da non perdere la degustazione di formaggi della società cooperativa agricola irpina Milk Coop, con sede a Castel del Lago Venticano (AV). A suscitare la nostra curiosità è stata la folla di persone presso il settore S1 del livello superiore, che nasconde lo stand dei formaggi fatti assaggiare da Gianluca De Pascale, un grafico amante dei prodotti genuini di alta qualità e collaboratore della cooperativa. La degustazione inizia con uno scamosciato a pasta tenera dal sapore delicato, stagionato da 1 a 3 mesi, per poi passare ad un ottimo scamosciato al tartufo nero di Bagnoli Irpino, stagionato da 3 a 7 mesi. Seguono lo scamosciato alle noci, al pepe e al peperoncino, tutti e tre a pasta tenera, con una stagionatura massima di 7 mesi, per concludere con uno stagionato (10-15 mesi) ai fiori di montagna, finemente aromatizzato da fiori di cardo, sulla, origano e trifoglio dell’altopiano Laceno. Nella sala I, invece, consigliamo di far tappa da Sogni di Latte, selezionatori di prodotti caseari sparsi su tutto il territorio nazionale, con sedi al Vomero e in Via Cavallerizza. Ottime le due varietà di ricotta, con panna e con latte […]

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Napoli & Dintorni

Al MANN il plastico di Pompei rivive grazie alla tecnologia

All’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) la storia incontra la tecnologia: grazie al nuovo allestimento della sala contenente il plastico di Pompei, i visitatori potranno ammirare parallelamente al modello in sughero in scala 1:100 anche un video di sette minuti che ricostruisce l’antica città prima dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. L’opera è stata realizzata dal team di Altair4 Multimedia, specializzato in ricostruzioni e restauri virtuali. In questo modo il plastico costruito nel 1861 da Giuseppe Fiorelli riprende vita e da oggetto di antiquariato si trasforma in una città virtuale che accoglie il pubblico in un viaggio alla scoperta dell’antica Pompei alla vigilia di un evento che segnerà per sempre la sua storia. Per presentare il progetto, si è tenuta all’interno del museo una conferenza stampa in cui sono intervenuti Valeria Sampaolo, Conservatore capo MANN, Ludovico Solima, dell’Università della Campania L. Vanvitelli, Pietro Califi, Art Director Altair4 e l’architetto Andrea Mandara. Tema dell’incontro è stato proprio l’inaugurazione del video intitolato Pompei: il plastico e la città. Orientarsi fra spazio e tempo, che non serve a sostituire il plastico, ma a far entrare il pubblico nella suggestione dell’antica città, aiutandolo ad orientarsi geograficamente e ad individuare più facilmente le parti che vi sono rappresentate. Lo schermo che riproduce il filmato è stato installato al centro di una parete sulla quale è dipinto un Vesuvio (suddiviso in poligoni) con le dimensioni che aveva prima dell’eruzione. Il MANN, un museo accessibile a tutti con il supporto delle moderne tecnologie Il MANN da tempo si è affermato come museo d’avanguardia nel coinvolgere i cittadini e i turisti attraverso iniziative di grande interesse dal punto di vista artistico-culturale. Con il video recentemente realizzato, sarà possibile mettere a disposizione degli utenti un’opera tecnologica ad alta fruibilità, in grado di catturare l’attenzione dei giovani, risultando accessibile anche a soggetti con disabilità visive, uditive e cognitive. Il rilievo del plastico è stato effettuato attraverso un processo di fotomodellazione, con il supporto di riprese aeree capaci di cogliere i dettagli che non si possono osservare dal modello in scala. A fine Ottocento l’opera fu realizzata con lo scopo di permettere un’osservazione dall’alto, dal punto di vista di un uccello in volo sopra Pompei: oggi questo processo è reso molto più semplice grazie ai moderni strumenti tecnologici che ridonano vita ad uno dei siti di maggiore interesse a livello internazionale, ricco di una storia che va preservata e tramandata attraverso le generazioni. Foto: Antonio Capone

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Eventi/Mostre/Convegni

Napoli Moda Design, quando il design veste la moda

Al via la seconda edizione del Napoli Moda Design, la kermesse che si terrà nel “Chiaia District” dal 3 al 14 maggio con un programma ricco di eventi, mostre ed appuntamenti mondani. Madrina del festival è Simona Ventura, premio Napoli Moda Design – sezione Spettacoli, che parteciperà all’opening previsto il 3 maggio a Villa Pignatelli dalle ore 20:00, con ospiti d’eccezione, istallazioni, abiti di haute couture e un dress code rigorosamente in rosso. Nelle strade dell’elegante quartiere (Via Morelli, Piazza dei Martiri, Via Calabritto, Via Chiaia, Via Filangieri, Via dei Mille), le boutique più prestigiose, tra cui Bulgari, Cesare Paciotti, Damiani, Hugo Boss e MontBlanc, esporranno nelle loro vetrine opere di design in linea con lo stile del negozio, in modo da promuovere l’incontro tra due mondi che hanno tanti punti in comune. Lo slogan della manifestazione è, infatti, il design veste la moda, proprio per sottolineare il connubio tra i due settori, nato da un’idea dell’architetto Maurizio Martiniello, il quale ha presentato il programma 2017 nel corso di un incontro sul roof dell’Hotel Royal Continental, animato da Radio Montecarlo. Napoli moda design: un programma ricco di eventi e premi alle Eccellenze Venerdì 12 maggio è previsto un esclusivo “Aperimoda Design” a partire dalle ore 18:00, mentre a Piazza dei Martiri sarà installata un’opera di design trasparente con un giardino al suo interno e saranno allestiti tre spazi espositivi dedicati all’arredo, alla moda, all’illuminotecnica, all’oggettistica e al wedding. Dal 5 al 12 maggio (escluso il 7), la Sala Riunione Fineco Bank ospiterà, dalle ore 17:30, incontri professionali per architetti sul tema del design e della moda, che daranno diritto a crediti formativi. Martiniello ha inoltre ribadito l’impatto positivo che un tale evento ha sulla città, attirando turisti da tutto il modo con moda e design e facendo emergere un lato inedito di Napoli, oltre gli stereotipi e la negatività, per svelare un cuore pulsante di innovazione che punta sullo sviluppo e la visibilità dei brand, compresi quelli emergenti. In questo contesto sono stati assegnati premi alle Eccellenze, come quello a Giulia Molteni per la sezione Design, a Maurizio Aiello per la sezione cinema e il premio speciale “Totò, l’eleganza del genio” consegnato ad Elena Anticoli de Curtis, nipote dell’artista napoletano e presidente dell’Associazione “Antonio de Curtis in arte Totò”. «Totò – afferma Martiniello – ha rappresentato nella sua semplicità l’eleganza. Semplicità e altruismo sono alla base di qualsiasi altro progetto». Uno special sull’edizione del Napoli Moda Design 2017 sarà realizzato dal format televisivo AMOREMODADESIGN, in onda sui canali Sky e Digitale Terreste.

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Recensioni

“Morte di Danton”, lo spettacolo di Martone che porta in scena la Rivoluzione francese

Allons enfants de la Patrie Le jour de gloire est arrivé! Contre nous de la tyrannie, L’étendard sanglant est levé. Lo spirito della Rivoluzione francese rivive in Morte di Danton, lo spettacolo del regista Mario Martone in scena al Teatro Politeama dal 26 aprile al 7 maggio. Il testo originale risale al 1835 ed è stato scritto da Georg Büchner, all’epoca appena ventunenne, il quale descrisse con grande finezza psicologica l’atmosfera degli ultimi giorni del Terrore e la caduta di Danton nel 1794. Tra i ventinove attori in scena spiccano Giuseppe Battiston nel ruolo di Danton e Paolo Pierobon nei panni di Robespierre, che interpretano magistralmente i due protagonisti della Rivoluzione: il primo, tollerante e liberale, stempera i caratteri più accesi ed estremi dell’azione rivoluzionaria, mentre il secondo, stoico ed irreprensibile, sostiene la linea giacobina, più intransigente e fanatica.

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Recensioni

“Edipo Re: oltre la fine la città nuova”, lo spettacolo-dialogo al festival MANN

In occasione del festival MANN al Museo Archeologico Nazionale è andato in scena, nella sala Teatro, “Edipo Re: oltre la fine la città nuova”, un dialogo-conferenza-spettacolo nato dalla collaborazione tra l’autrice-attrice Lucilla Giagnoni, la storica-grecista Fiammetta Fazio e i musicisti Luca Nulchis ed Egidiana Carta. 11/09/2001: una data scolpita a caratteri indelebili nelle nostre memorie, un giorno in cui tutto il mondo è stato spettatore in diretta di una tragedia che ha puntato i riflettori su New York, città simbolo dell’inattaccabile nel momento della sua Apocalisse, che diventa palcoscenico di un disastro destinato a cambiare irrimediabilmente la politica internazionale. È a partire da questo doloroso evento che l’autrice trae ispirazione per questo dialogo che inizia dalla parola “Fine” per poi intraprendere un percorso di risalita: Devi reagire, trovare parole di bellezza per uscire dall’inferno è il pensiero vitale che scaturisce di fronte ad una tale barbarie, spingendo ad una profonda ricerca di verità che permette di scostare il velo di tutto ciò che è occulto, rivelando l’“Oltre”, altra parola chiave, che indica cieli nuovi e terre nuove da esplorare per trovare risposte. Nasce così una riflessione su cos’è la Responsabilità, cos’è la Politica, cos’è la Città e il Saper Vedere oltre la Fine. Città e Teatro, un binomio indissolubile nell’Edipo Re “Polis” in greco non indica solo la città-stato, ma anche il modello politico tipico dell’antica Grecia, un “luogo dell’azione” caratterizzato dalla partecipazione attiva dei cittadini liberi alla vita politica. “Théatron”, invece, deriva dal greco “théaomai”, “vedere”, ed è il luogo della contemplazione che costituisce uno spazio straordinario, letteralmente “che esce dall’ordinario”, proiettando lo spettatore in un “altrove” che, il più delle volte, non è poi così distante dal reale. La tragedia dell’Edipo Re di Sofocle, ambientata nell’Atene del V sec. a.C., porta in scena il dissidio interiore di un uomo che inconsapevolmente diventa assassino del padre Laio e sposo incestuoso della madre Giocasta, facendo avverare la profezia dell’Oracolo di Delfi e gettando una maledizione sulla città di Tebe, che viene afflitta dalla peste. Edipo allora interroga il cieco Tiresia, affinché riveli l’assassino di Laio e liberi la città dalla terribile piaga: l’indovino inizialmente si rifiuta, ma poi accusa lo stesso Edipo di essere l’autore dell’omicidio e dunque la causa di tutti i mali che affliggono il suo regno. Questa rivelazione innesca un meccanismo di autodistruzione che porta Giocasta al suicidio ed Edipo ad accecarsi, scegliendo di lasciare lo spazio politico per consentire alla città di rigenerarsi oltre la fine. Tutti i personaggi sono interpretati dalla Giagnoni che, con notevole maestria, si immedesima in ognuno di essi, coinvolgendo lo spettatore e rendendolo partecipe del loro dramma. Particolarmente ricca di pathos è l’impersonificazione di Edipo (“Oidípus”, “dai piedi gonfi”), tiranno dispotico e, nello stesso tempo, benefattore della sua città, il quale vuole conoscere il perché della peste ma non riesce ad accettare la verità, rifiutando le parole altrui che mettono in discussione le sue certezze. Il suo problema è quello di non vedere i legami tra passato e futuro, ed in questo è più cieco di Tiresia, perché interroga ma non ascolta ed […]

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