Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Teatro

La Cupa di Mimmo Borrelli al Teatro San Ferdinando

Dal 10 aprile al 6 maggio al Teatro San Ferdinando di Napoli andrà in scena La Cupa. Fabbula di un omo che divinne un albero.  La sala del teatro è stata riadattata alle esigenze dello spettacolo. Una enorme passerella attraversa la platea che viene immersa nella storia scritta da Mimmo Borrelli. Il pubblico viene, così, catapultato in un tragico mondo post moderno, che fa da ambientazione ad una tragedia a tutti gli effetti; una tragedia che ricorda, per le dinamiche e per i temi trattati, lo Shakespeare di Sogno di una notte di mezza estate e della Tempesta (anche nella traduzione che avrebbe voluto mettere in scena Eduardo De Filippo).    Nella prima parte i personaggi le loro storie vengono introdotti e, nel seguito della narrazione, le loro storie vengono approfondite. L’ambientazione è una cava in cui, come in un moderno inferno dantesco, si susseguono peccatori di vario genere, nessun dei quali – come in Dante – meriterà la salvezza. Ognuno di loro si trova, infatti, in una situazione di perenne colpa che non li abbandona mai.  La Cupa è, quindi, un inferno terrestre popolato da dannati: pedofili, sversatori di rifiuti tossici e scorie nucleari (tema quanto mai attuale), contrabbandieri di organi di bambini (fatti nascere solo per essere pezzi di ricambio), dipendenti dal gioco d’azzardo e assassini. Rifiuti umani che vivono in una discarica. Uomini mutilati nella loro umanità e nei loro corpi, abbandonati ad un destino di eterna sofferenza, la cui storia viene raccontata con un climax ascendente di violenza. Un inferno da cui si può fuggire solo con la morte, che sembra essere l’unica possibilità di salvezza, l’unica speranza di poter cambiare la propria condizione, in un mondo in cui la speranza non trova spazio.    La Cupa – uno spettacolo da vedere  ‎ Il tutto condito dalla lingua – sempre efficace – di Borrelli, che non perde mai di vista le sue ascendenze flegree, senza mai rendere il suo testo di difficile comprensione. Una delle migliori abilità del drammaturgo, infatti, è quella di essere comprensibile anche da chi non è campano, grazie alla potenza espressiva dei suoi testi, che vanno oltre i confini geografici.  Mimmo Borrelli è il miglior regista della sua generazione e, a “soli” 38 anni, in un mondo in cui fino a settant’anni un regista non viene preso sul serio, continua a stupire gli appassionati di teatri con le sue produzioni. Nella Cupa, infatti, si pone come un regista e non come un primo attore, lasciando spazio ai suoi attori come solo un ottimo regista sa fare. Il cast è di altissimo livello, da segnalare soprattutto Marianna Fontana, la cui potenza vocale rende decisamente merito alla scrittura del testo.  La musica dal vivo (scritta ed eseguita dall’insostituibile Antonio Della Ragione), infatti, insieme alla prosa e ai versi, rende La Cupa uno spettacolo dal valore internazionale che non ha nulla da invidiare alle produzioni estere di questi anni.    Lo spettacolo è  diviso in due parti che hanno bisogno l’una dell’altra e che solo pochi fortunati hanno […]

... continua la lettura
Teatro

Il Sindaco del Rione Sanità del NEST

Le riletture di Eduardo – in questo caso del Sindaco del Rione Sanità – sembrano molto presenti nel teatro contemporaneo, rendendo merito ad uno dei migliori autori teatrali del Novecento. Questa volta l’allestimento deriva dalla collaborazione tra il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Elledieffe, la compagnia di Luca De Filippo e Il NEST – Napoli Est Teatro. La regia di Mario Martone sposta ai giorni nostri la storia di Antonio Barracano utilizzando i giovani attori del NEST in uno spettacolo che ha già fatto parlare tutta Italia nel corso della scorsa stagione teatrale.  Il Sindaco del Rione Sanità al Teatro Bellini Lo spettacolo – al Teatro Bellini dal 6 al 18 marzo – inizia con la musica dal vivo di Ralph P che è anche parte del cast (che comprende inoltre Francesco Di Leva, Giovanni Ludeno, Adriano Pantaleo, Giuseppe Gaudino, Daniela Ioia, Gianni Spezzano, Viviana Cangiano, Salvatore Presutto, Lucienne Perreca, Mimmo Esposito, Morena Di Leva – figlia del protagonista come dimostra la notevole alchimia tra i due – Armando De Giulio, Daniele Baselice). Oltre ai giovani del NEST si segnala la partecipazione di Massimiliano Gallo (nel ruolo di Arturo Santaniello) che rappresenta, in questa messa in scena, il teatro napoletano di tradizione.   Le differenze nella trama si contano sulle dita di una mano in una messa in scena rispettosa dell’originale nonostante l’ambientazione ai giorni nostri (ad esempio Armida in questo caso viene aggredita dal cane mentre sta andando in macchina a prendere il cellulare, invece di andare nel pollaio). La storia è arcinota. Il Sindaco del Rione Sanità, Antonio Barracano (Francesco Di Leva), cerca di mettere ordine all’interno della malavita, facendo da paciere in varie questioni, sperando che la sua intercessione riesca a fermare l’inevitabile catena di sangue. È circondato dalla sua famiglia, dai suoi uomini fidati e dal dottor Della Ragione (Ludeno) che scalpita per tornare ad una vita normale maledicendo il giorno in cui ha conosciuto Barracano. Gli attori, nonostante l’esperienza limitata rispetto ai più esperti Gallo e Ludeno, convincono il pubblico, ma il timore è che potrebbero finire incardinati in un unico genere di messa in scena – camorra e dintorni – senza avere la possibilità di dimostrare eventuali altre abilità.

... continua la lettura
Teatro

Macbettu di Alessandro Serra: la Sardegna sbarca a Napoli

Sardegna Teatro porta il suo Macbettu a Napoli in una data unica il 25 febbraio al Teatro Politeama. La messa in scena di Alessandro Serra, tratta naturalmente dal Macbeth di William Shakespeare, vede in scena un cast tutto maschile – come nell’Inghilterra elisabettiana del Bardo – con Fulvio Accogli, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Andrea Carroni, Giovanni Carroni, Maurizio Giordo, Stefano Mereu, Felice Montervino.  La scelta filologica di utilizzare attori uomini anche per le parti femminili sembra essere in contrasto con la traduzione in sardo (a cura di Giovanni Carroni) dell’intero testo, a partire dal titolo Macbettu. Lo spettatore non sardo riesce, comunque, a seguire le battute grazie all’aiuto dei sovratitoli. Sembra, però, che – nonostante le interpretazioni magistrali – la traduzione in sardo non offra molti elementi per migliorare il testo, mentre ci si sarebbe aspettati una profondità maggiore offerta da questa scelta linguistica, che avrebbe potuto rappresentare sentimenti atavici e indipendenti dai luoghi.  Macbettu di Alessandro Serra in Inghilterra Il testo di Macbettu è, quindi, in sardo ma l’ambientazione resta quella delle brughiere scozzesi per quanto riguarda i luoghi nominati dai personaggi, in uno spazio scenico atemporale caratterizzato da una prevalenza di bianco, nero e grigio. Anche gli abiti dei personaggi – quelli tradizionali sardi – mantengono le stesse scelte cromatiche, creando anche possibili cortocircuiti tra i personaggi, tutti vestiti allo stesso modo.  L’effetto complessivo deve molto anche molto alle musiche di Pinuccio Sciola e le pietre sonore di Marcellino Garau, che aiutano la scansione degli spazi scenici dello spettacolo, con un uso sapiente della polvere (che potrebbe disturbare il pubblico ma crea un risultato di sicuro effetto).  Dispiace, però, la scelta di minimizzare il testo dando poco spazio al personaggio di Lady Macbeth, che nel testo originale – e in molte delle sue messe in scena – ha sempre avuto un ruolo centrale e di un certo spessore. “Macbettu” di Alessandro Serra riempie, quindi, la scena da solo con la sua storia fatta di un cerchio infinito di violenze. Sarà l’incontro con le Sorelle Fatali a dare inizio alle scelte sanguinolente – descritte mantenendo sempre il palco in bianco e nero – e alle paranoie, alimentate dalla scoperta delle profezie che lo riguardano. Si segnalano anche gli eccellenti movimenti di scena – a cura di Chiara Michelini – soprattutto per quanto riguarda le Sorelle Fatali che occupano il palco con le loro coreografie, intrattenendo il pubblico con le loro fisicità.   

... continua la lettura
Teatro

Questi Fantasmi al Teatro Bellini di Napoli

Dopo più  di settant’anni Questi fantasmi – come molti altri testi di Eduardo De Filippo – continua ad essere portato a teatro. Cosa avrà ancora da dire un testo del 1945 – messo in scena, per la prima volta, nel gennaio 1946 – al pubblico di oggi? La prima impressione, osservando la sala alla fine dello spettacolo, è che Eduardo De Filippo abbia ancora tanto da dire ai nostri contemporanei. Vediamo perché. Questa volta l’allestimento è curato da Marco Tullio Giordana e prodotto dalla Compagnia di Teatro di Luca De Filippo. Il ruolo che fu di Eduardo è, ora, di Gianfelice Imparato. Gli altri interpreti sono: Carolina Rosi, Nicola Di Pinto, Massimo De Matteo, Paola Fulciniti, Giovanni Allocca, Gianni Cannavacciuolo, Viola Forestiero, Federica Altamura, Andrea Cioffi, in una interessante mescolanza tra attori di grande esperienza e giovanissimi. Questi fantasmi a cura di Marco Tullio Giordana Chi si aspettava un Imparato che giocava a fare De Filippo – chi ha dimenticato la celeberrima scena del caffè? – sarà probabilmente rimasto deluso, ma questa messa in scena di Questi Fantasmi dimostra, ancora una volta, che il teatro di Eduardo è – e sarà sempre – patrimonio fondamentale del teatro italiano del Novecento, con o senza i suoi interpreti originali. Il testo, con il supporto di un’ottima regia, si dimostra, infatti, molto attuale, grazie alle eccellenti prove attoriali in scena. La produzione è strutturata in modo fedele al testo originale, mettendo in luce quanto un classico possa dirsi tale soprattutto per il modo in cui “invecchia”. La trama è molto nota, ma, inspiegabilmente, in sala sono presenti molte persone che non la conoscono. La storia di una casa infestata dai fantasmi serve, infatti, ad Eduardo per smascherare una delle tante contraddizioni dei matrimoni moderni. Un marito che non vede quello che a tutti è chiaro, cioè il tradimento della moglie, evidenzia – con il tono dolceamaro che caratterizza il teatro di Eduardo – il tema pirandelliano della maschera in società, quella maschera che tutti, in un modo o nell’altro, indossano per quieto vivere o per ingenuità. Il protagonista, Pasquale Lojacono, infatti, preferisce credere ai fantasmi, ai quali si affida, invece di ascoltare le malelingue che diffamano il buon nome di sua moglie, fino alla paradossale conclusione della vicenda. Questi fantasmi risulta, quindi, nonostante gli anni che passano, più che attuale ed è apprezzato sia dal pubblico che ha visto Eduardo – grazie alla produzione televisiva del 1962 – e che conosce le battute a memoria, sia da chi apprezza questo testo per la prima volta.

... continua la lettura
Teatro

Glob(e)al Shakespeare: il Bellini si fa Globe

Attesissimo l’arrivo di Shakespeare al Teatro Bellini. Per tre giorni si fa “Globe”, richiamando il celebre teatro londinese, in cui il palco occupa la maggior parte della platea. L’effetto è molto interessante, forse non comodissimo per chi ha trovato in platea degli sgabelli invece delle consuete poltrone, ma di certo effetto. La regia di Saponaro di Racconto d’inverno è la terza pièce shakespeariana del Napoli Teatro Festival 2017 e apre la serata del 7 giugno. Il testo è stato adattato da Enrico Ianniello e Pau Mirò che hanno scelto di far utilizzare il siciliano e il napoletano ai loro personaggi. Nel caso del siciliano, questo viene usato dai personaggi nella prima parte dello spettacolo per sottolineare i casi di particolare pathos espressivo e quasi per separare i momenti narrativi. La seconda parte, recitata completamente in napoletano, invece, cambia completamente il registro, e tende al grottesco suscitando facili risate ma poca emozione, nonostante la bravura degli attori (Vincenzo Nemolato su tutti). La fine dello spettacolo appare molto (troppo?) sbrigativa,  forse a causa della velocità narrativa (imposta?) e per chi non conosce il testo shakespeariano la trama potrebbe risultare poco chiara. Il tema portante della serata del 7 giugno in questo novello Globe è comunque la gelosia.  Prima quella di Leonte nei confronti dell’amico Polissene, poi quella di Otello nei confronti del suo secondo Cassio. In questo secondo caso la messa in scena è a cura della compagnia Nest, per la regia di Giuseppe Miale di Mauro. Il vero protagonista è Jago (Adriano Pantaleo), mattatore e diabolico deus ex machina, che gestisce alla perfezione ogni momento della narrazione e, insieme al resto della compagnia, non ha problemi a riempire uno spazio scenico fuori misura, come quello del Bellini vestito da Globe. I ragazzi del Nest offrono un insegnamento​ a tutti noi su come si dovrebbe fare un adattamento, il loro spettacolo è breve ma ben fatto, ogni elemento è al suo posto e la durata inferiore all’originale non toglie nulla alla resa finale.  Nel loro caso la scelta di ambientare tutta la vicenda in una notte sola (quella del matrimonio di Otello e Desdemona) non crea ostacoli alla narrazione, che si snoda fluida e piacevole. Molto interessante la scelta di far accompagnare la messa in scena ad una sorta di Coro da tragedia greca, composto da ragazzi e ragazze, che accompagna la storia e che serve, in qualche occasione, a creare il risultato del “branco” che si stringe attorno ai suoi membri.  E quelli che temevano l’effetto Gomorra possono dormire sonni tranquilli; il napoletano (contemporaneo) messo in scena è funzionale e ben adattato alla trama, senza rischiare di sembrare una macchietta. Il Napoli Teatro Festival appena iniziato sembra riservare sorprese interessanti, anche se la formula di due spettacoli di seguito risulta stancante per il pubblico, catapultato in due mondi opposti senza soluzione di continuità. L’esperimento del Globe al Bellini ha, in ogni caso, il merito di porre gli spettatori di fronte ai molteplici modi di leggere e reinterpretare il testo shakespeariano, dimostrando l’innegabile […]

... continua la lettura
Teatro

Frankenstein ‘o mostro: i Posteggiatori Tristi a teatro

I Posteggiatori tristi sbarcano al Bellini con il loro musical Frankestein ‘o mostro. Saranno in scena fino al 19 febbraio sul palco del Teatro Bellini e dal 23 al 26 al Piccolo Bellini. La collaborazione dei Posteggiatori con il teatro Bellini deriva dagli Aperitristi, eventi che hanno rallegrato il foyer del Bellini nel corso delle ultime due stagioni teatrali. Torna, infatti, la regia di Sara Sole Notarbartolo; i posteggiatori sono Pietro Botte, Anne-Laure Carette, Davide d’Alò, Emanuele Esposito,  Ivan Virgulto, con la partecipazione degli attori Valentina Curatoli e Rosario Giglio.  Il punto di partenza è il celeberrimo romanzo di Mary Shelley, ma Frankenstein ‘o mostro è qualcosa di più, che deve molto anche al celebre film di Mel Brooks e naturalmente alla tipica Posteggia napoletana. I Posteggiatori tristi  presentano un Frankenstein partenopeo Sciarlotte Sciarappa, della Sciarappa&Co., premiata ditta di bibite gasate, chiede al Doktor Viktor, innamorato di lei da sempre, di creare un operaio perfetto, in modo da migliorare la catena di montaggio della sua neonata fabbrica. Il prescelto è Karamazov (Pietro Botte), operaio che trascorre il suo tempo libero con un gruppo di musicisti di strada come lui. Naturalmente la storia non andrà come previsto, perché l’indole musicale dell’artista non sarà abbattuta dai piani del crudelissimo Viktor e della sua assistente (Anne Laure Carrette), una Frau che parla francese insultando l’ingenua Sciarlotte. Tra i personaggi anche l’inseparabile maestro La Pezza che cerca di salvare il compagno Karamazov, il robottino che aiuta il dottore (e suona la batteria) e il pipistrello-chitarrista che accompagna Sciarlotte (e che viene da lei apostrofato in qualsiasi modo). L’ambientazione è una malinconica e nebbiosa isola di Capri, scelta che dimostra -come tutto lo spettacolo del resto- la volontà di utilizzare moduli classici in una chiave innovativa.  La storia di Karamazov che diventa un mostro -anzi ‘o mostro- è così l’occasione per raccontare la genesi dei Posteggiatori Tristi e della loro mecenate un po’ sui generis, Sciarlotte. Nei loro spettacoli, infatti, la premiata ditta Sciarappa&Co. ha da sempre un ruolo di primo piano.  Lo spettacolo di Sara Sole Notarbartolo è ben scritto, ben costruito, soprattutto nei riuscitissimi tempi comici, ben interpretati dall’eccellente gruppo di attori in scena.  Il pubblico, non abituato ad uno spettacolo del genere sul palco del Bellini, ha riservato a Frankenstein ‘o mostro un’accoglienza molto calorosa. Si spera che la collaborazione tra i Posteggiatori Tristi e il Teatro abbia un seguito.  

... continua la lettura
Teatro

Elvira: Toni Servillo e il suo metateatro

Elvira Toni Servillo. Giuseppe Montesano ha tradotto Elvire Jouvet 40, il testo tratto dalle lezioni di Louis Jouvet a Parigi, e Toni Servillo lo ha messo in scena. Elvira sarà, fino al 12 febbraio, al Teatro Bellini di Napoli, dopo una prima che ha visto il teatro strapieno e una buona reazione da parte del pubblico.  A partire da  Elvire Jouvet 40 di Brigitte Jacques già Giorgio Strehler aveva messo in scena uno spettacolo in occasione dell’inaugurazione del Teatro Studio, nel 1968. Ed è proprio grazie ad una co-produzione di Teatri Uniti e Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa che lo spettacolo di Servillo ha visto la luce.  Elvira Toni Servillo: una lezione di teatro per tutti  Con Elvira la quarta parete viene definitivamente abbattuta, portando la scena fin in platea, con il sipario sempre aperto e le prime file che si configurano come la prosecuzione del palco. Qui si svolgono le prove del monologo di Donna Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière. Servillo è un maestro che forma la sua allieva, dando una lezione di teatro non solo alla giovane sul palco, ma a tutto il pubblico.  Louis Jouvet nel 1940 aveva tenuto queste lezioni al Conservatoire d’Art Dramhttp://www.eroicafenice.com/teatro/elviraelvira-toni-servillo-toni-servillo-e-il-suo-metateatro/ atique di Parigi, dando molta attenzione al momento del IV atto in cui Donna Elvira dà l’addio a Don Giovanni. Lo scopo del maestro, che si pone in un atteggiamento maieutico, è aiutare la giovane donna – Claudia nella pièce, Paula Dehelly nella realtà – a trovare la verità nella sua interpretazione. Elvira Toni Servillo. I momenti dello spettacolo sono scanditi – in assenza di sipario – dalla luce che si accende e si spegne, mentre vengono date precise indicazioni cronologiche sul momento della narrazione. Si va dal febbraio al settembre 1940 e non mancano riferimenti alla situazione politica parigina di quegli anni.  Servillo, naturalmente, è un interprete eccelso, ma sembra surclassare il resto degli interpreti. I due attori (Francesco Marino, Davide Cirri) non hanno occasione di mostrare le loro abilità, mentre Petra Valentini, seppur buona interprete, non ha (ancora) i mezzi per sostenere la vicinanza di un maestro così ingombrante. Il meta-teatro risulta così fin troppo realistico e Servillo si pone realmente come un maestro dei tre giovani con cui divide la scena. Le riflessioni offerte, però, sono molto interessanti e danno spunti sia per chi lavora nel campo del teatro che per gli spettatori che hanno occasione di osservare il modo in cui un testo viene messo in scena.  Elvira Toni Servillo    

... continua la lettura
Attualità

Silence di Martin Scorsese: la modernità del 1600

Martin Scorsese firma la sua venticinquesima regia con Silence  (qui il trailer), un lavoro sul quale ha riflettuto per decenni. Padre Rodrigues (Andrew Garfield) e Padre Garupe (Adam Driver) sono due frati cattolici portoghesi che, nella prima metà del Seicento, partono per il Giappone per trovare tracce dello scomparso padre Ferreira (Liam Neeson). In Patria sono arrivate, infatti, notizie del ‘tradimento’ di Ferreira che avrebbe abiurato per salvarsi la vita durante le persecuzioni dei cristiani in Giappone. Silence di Martin Scorsese è tratto dal romanzo di Shūsaku Endō, Silenzio (1966), in cui la storia viene narrata sotto forma di lettera da padre Rodrigues. Nel romanzo, come nel film, si riflette a lungo sulle risposte che non arrivano dal Dio cristiano, durante le durissime persecuzioni religiose. L’unico modo per sopravvivere in quel periodo era, pertanto, quello di dichiararsi buddhisti, calpestando immagini religiose cristiane davanti agli inquisitori giapponesi. I due gesuiti si trovano catapultati in un luogo in guerra, in cui il loro credo viene messo a dura prova in ogni istante. Il viaggio, che doveva servire a portare conforto ai giapponesi cristiani, abbandonati dai gesuiti che li avevano convertiti anni prima, servirà soprattutto ai due viaggiatori, per riflettere sulla loro fede e sulla sua effettiva utilità in un luogo così diverso dall’Europa da cui sono partiti. Silence di Martin Scorsese: un film attuale Nulla di più attuale. Un popolo che si considera superiore -in questo caso per cultura e religione- cerca di colonizzarne un altro di cultura diversa. Il Portogallo del Seicento, di cui parla Scorsese, sembra avere molte somiglianze con l’Occidente contemporaneo, che considera ogni forma di cultura diversa degna solo di essere messa in dubbio e modificata. Non è la prima volta che Scorsese si pone in una posizione di critica verso le politiche degli Stati Uniti, basti pensare a Taxi Driver e alla sua dura critica verso la guerra del Vietnam. Questa volta, però, sembra che il Giappone del Seicento e l’imperialismo religioso del Portogallo e della Compagnia di Gesù siano soprattutto un modo per riflettere sull’ingerenza che i popoli forti hanno nella vita di altre nazioni. Fino a che punto esportare un modello religioso-culturale può far bene ad una cultura molto diversa? Vale la pena di vedere centinaia di migliaia di persone perseguitate per una religione importata? e di perseguitare altri cittadini solo perché hanno scelto una fede diversa da quella imposta dallo Stato?  Silence mette in campo, insomma, molte questioni di capitale importanza e spinge gli spettatori a riflettere su temi molto attuali, che vanno ben oltre la storia delle persecuzioni cristiane in Giappone nel Seicento. 

... continua la lettura
Attualità

Food Track Christmas Edition – Slash Art/msic

Food Track è un aperitivo interattivo in cui la passione per la musica si mescola con il piacere dell’apericena. Food Track è un format ideato da inFOODation, il web magazine dell’agenzia di comunicazione Tarallucci & Vin . In una serata si fondono il cinema, la musica e l’arte culinaria in un mix di generi, ritmi e sapori.  Organizzato in sinergia con lo Slash art/msic, Food Track è un aperitivo interattivo e si rivolge a un pubblico di cinefili, appassionati di musica e chiunque desideri unire il piacere del palato con le emozioni di cinema e musica. Le suggestioni di canzoni e score originali tratte dai film selezionati, infatti, hanno ispirerato lo chef Luigi Orlando, che ha creato un menù ad hoc per la serata.  Durante la serata ci sarà anche un divertente gioco a premi in cui si giocherà, dividendosi in squadre, con le colonne sonore dei film selezionati. Il tema della serata del 18 dicembre è il cinema natalizio.   Il menu ispirato dalle note di Food Track – Christmas’ Edition Croqué di tonno e crema di fagioli cannellini Crema di baccalà su polenta fritta Insalata russa Migas al cioccolato   Info e prenotazioni Il costo del biglietto è di 10 euro. La prenotazione è obbligatoria. Slash Art/msic Via V. Bellini 45 Telefono: 081 5648902 ; Mobile: 339 1234727 – 327 7483874 Mail: slash.naples@gmail.com ; info@infoodation.com Il biglietto è anche acquistabile online nella sezione Shop della rivista web inFOODation www.infoodation.com www.taralluccievin.it www.slashnaples.com

... continua la lettura
Teatro

Lacci di Starnone al Teatro Bellini

Si è parlato tanto di Domenico Starnone e del suo Lacci. Quanto ha a che fare con la celeberrima Elena Ferrante? In molti hanno parlato, infatti, della sua vicinanza con I giorni dell’abbandono proprio della Ferrante, utilizzando questa vicinanza come prova del suo essere Anita Raja, moglie di Starnone, appunto. Secondo alcuni i due romanzi sarebbero la visione della stessa storia da due punti di vista. La fine di un matrimonio, i motivi di un marito che va via di casa lasciando moglie e figli, la reazione della donna e l’evoluzione dei rapporti tra i due.  “Lo so che ti vergogni di dire: vedete, mi sono sposato l’11 ottobre del 1962, a ventidue anni, in una chiesa del quartiere Stella, e l’ho fatto solo per amore, non dovevo mettere riparo a niente…” Lacci di Starnone. Nella prima pagina di Lacci (2014) è, infatti, la moglie, Vanda, a parlare e a dare voce alla sua sofferenza, che deriva dalla rottura con suo marito.  Silvio Orlando al Bellini con Lacci di Starnone Nella versione teatrale – al Teatro Bellini di Napoli dal 6 all’11 dicembre – è Silvio Orlando, insieme a Roberto Nobile, Sergio Romano, Maria Laura Rondanini, Vanessa Scalera e Giacomo de Cataldo, a dare voce alla storia di Starnone, con la regia di Armando Pugliese.  Orlando è Aldo, il marito fedifrago, fuggito da un matrimonio che sente come una prigione, un matrimonio contratto in giovane età, in un’epoca in cui la cosiddetta famiglia tradizionale iniziava ad essere messa in discussione. I figli sono un peso, la moglie è solo la ragioniera della casa, con i suoi quadernetti delle spese. L’unico interesse di Aldo sembra essere Lidia, una presenza che risuonerà nelle vite dei suoi familiari per il resto delle loro esistenze. La messa in scena è molto fedele al romanzo di Starnone, con qualche differenza (il romanzo è, in buona parte, epistolare). Nella prima delle tre parti, in cui la lettura dell’epistolario indirizzato ad Aldo viene resa, ci sono entrambi i coniugi in scena, sia Vanda che si dispera che il marito indifferente alla sofferenza che sta creando. Scelte non molto originali che potrebbero non convincere chi ha letto il romanzo di Starnone, anche se nel complesso l’effetto sembra ben riuscito. Lacci di Starnone

... continua la lettura
Libri

L’Australiana di Antonella Berni: la storia di Mary MacKillop

Mary MacKillop è la protagonista del romanzo L’Australiana, scritto da Antonella Berni per raccontare la vicenda di questa suora che ha fatto la storia della chiesa australiana. È stata, inoltre, la prima santa della storia a provenire dall’Australia (è stata santificata da Benedetto XVI nel 2010), ed è nota per aver fondato la congregazione delle Suore di San Giuseppe del Sacro Cuore di Gesù. L’ambientazione della biografia è chiara fin dalle prime pagine: Mary MacKillop è figlia di un seminarista di origine scozzese e viene da una famiglia molto povera che si è trasferita dall’Europa per cercare fortuna. Nei suoi ricordi d’infanzia ci sono soprattutto le difficoltà economiche della sua famiglia (causata dalle tasche bucate del padre) e i suoi genitori che parlano in gaelico per non essere compresi da lei. La sua famiglia, infatti, rappresenta la situazione di moltissimi contadini australiani nella seconda metà dell’Ottocento.  La vita di Mary cambierà poco prima di partire per lavorare lontano da casa, quando sentirà per la prima volta una voce che cambierà la sua vita. Nel giro di poco, infatti, la sua esistenza avrà una svolta, poiché troverà la sua strada insegnando ai bambini, fino alla decisione di farsi suora, grazie anche all’incontro con un prete che la aiuterà a trovare la sua via.  L’Australiana di Antonella Berni: storia di una donna che non accetta porte in faccia  Mary MacKillop non ha avuto una vita facile in Australia; il suo interesse principale era il benessere e l’educazione dei suoi orfani, ma, come tutte le persone che portano novità, anche la via di Mary fu lastricata di crudeltà provenienti soprattutto da membri degli ordini religiosi. Molti, infatti, non apprezzarono le sue idee ed il suo agire fuori dagli schemi e cercarono di isolarla. I problemi principali per Mary derivarono dalla sua denuncia ad un prete pedofilo, che le scagliò contro tutta la curia australiana.  L’astio nei suoi confronti condusse fino alla scomunica, ma l’incontro con Pio IX cambierà la sua storia e la condurrà a vedere l’Europa, l’Inghilterra, la Scozia, per migliorare il suo ordine e confrontarsi con esperienze vicine alla sua. 

... continua la lettura
Teatro

Bordello di mare con città: Moscato al Bellini

Il Teatro Bellini apre la stagione 2016-17 con Bordello di Mare con città, di Enzo Moscato, con la regia di Carlo Cerciello.  Enzo Moscato è noto al pubblico napoletano già dai primi anni Ottanta e non è la prima volta che collabora con Cerciello alla regia, come nel caso di Scannasurice, andato in scena nella passata stagione al Teatro Nuovo. Lo spettacolo è stato scritto esattamente trent’anni fa, subito dopo la morte dell’amico, commediografo e autore Annibale Ruccello (scomparso il 12 settembre del 1986), ma è la prima volta che viene messo in scena.  L’ambientazione nei vicoli di Napoli non è nuova per chi segue il teatro di Moscato: in questo caso le abitanti di un ex-bordello aspettano che un Cardinale visiti la zona per valutare se potrà diventare un luogo di culto. Assunta, la proprietaria ed ex-tenutaria del bordello, è famosa in città per i suoi miracoli, in quanto cura le persone dai mali moderni. È stata Titina a comprendere le potenzialità di questo nuovo mercato cercando di tramutare una casa di tolleranza in una casa dei miracoli.  In scena anche un giornalista interpretato dallo stesso Moscato; è attraverso le sue domande che, sia all’inizio del primo atto che durante tutto il secondo, si entra nel mondo del “Bordello di mare“ e si comprendono le ex-prostitute e le loro storie.  Bordello di mare con città: le donne di Moscato e Cerciello  In scena una serie di attrici di un certo spessore che collaborano a rendere ancora più efficace lo spettacolo: Fulvia Carotenuto, Ivana Maione, Sefora Russo, Imma Villa e l’ormai celeberrima Cristina Donadio. Donne con storie diverse che partecipano al tentativo di rendere sacro l’ex bordello per motivi diversi. C’è la Santa, Assunta, erede della casa di tolleranza, e Titina, che ha dato inizio a tutto, forse per offrire un futuro alla figlia Bettina, anche lei sulla strada della prostituzione. E infine le stesse sacrestane di Assunta che sembrano avere dubbi sulla sua santità quando viene loro chiesto di sostenerla davanti ai dubbi dei giornalisti e della Curia.  Il primo e il secondo atto sono molto diversi tra loro e le scene di Roberto Crea e i costumi di Alessandro Ciammarughi aiutano a mettere sul palcoscenico questa duplicità tra il primo momento più narrativo -sebbene non sempre velocissimo- e il secondo più lirico, in cui il giornalista commenta la scena. Ed è con questo lirismo finale che si comprende che l’ex-bordello è come la città di Napoli, con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni. Sorgono molte domande, ma una sembra la più incalzante: si può salvare un bordello? 

... continua la lettura
Voli Pindarici

Italia dei bamboccioni. Fenomenologia di un mistero

Qualche anno fa una questione molto spinosa attraversò la penisola e i neonati social network: il dramma dei “bamboccioni”. Nel 2007 l’allora ministro Padoa Schioppa aveva detto cose poco gentili verso i giovani che abitavano con i propri genitori e questi non l’avevano presa bene. Prima di riflettere sulla questione osserviamo i dati: Secondo Eurostat in Italia i giovani se ne vanno di casa a 30,1 anni, mentre nel 2004 la media era quasi di un anno in meno. Separando i bamboccioni maschi dalle bamboccione femmine, la situazione è di poco differente: le giovani se ne vanno di casa in media a 29 anni, gli uomini a 31,3 anni. Pare che la cosa si spieghi con l’età matrimoniale, poco più bassa per le donne. Il dato su cui riflettere, però, è che il 65% dei giovani tra 18 e 34 anni in Italia vive con i genitori. Se si escludono gli studenti universitari fuorisede che, per molti motivi, non possono essere considerati veramente ‘fuori di casa’, praticamente nessuno dei cosiddetti bamboccioni va via di casa prima di convivere o sposarsi. Avete presente quei filmetti americani in cui ci sono ragazze sulla trentina che fanno lavori di ogni genere, vivono in mini appartamenti carinissimi e poi la sera si divertono con le amiche? Ecco, loro. In Italia le loro serate si concluderebbero con il cammino nel corridoio con le scarpe col tacco tra le mani per non svegliare mammà e papà. Per loro nessuna relazione occasionale, nessun risveglio nel letto di una nuova conquista conosciuta in discoteca, nessuna storia divertente da raccontare, nessuna camminata di mattina con i vestiti della sera prima. Insomma le storie da film e telefilm d’oltreoceano non potrebbero essere ambientate nella penisola italica. Bamboccioni, perché? Lasciando ovviamente da parte chi non riesce ad essere indipendente per motivi lavorativi ed economici, pensiamo un po’ agli altri. Cerchiamo di capire quelli che un lavoro ce l’hanno, ma non schiodano. Ci sono molte interpretazioni possibili per questa strana italica abitudine e oggi cercheremo di analizzare alcune ipotesi: – I giovani in questione sono grandi risparmiatori e intendono diventare come zio Paperone con il suo deposito di monetine d’oro. Ma, con gli stipendi del 2016, ci pare improbabile. – I fanciulli credono che fuori dalle mura familiari si aprano dei buchi neri che li trascinerebbero a fondo appena varcata la soglia con l’idea di traslocare altrove. – Forse credono che senza un partner la vita abbia poco senso perché diventerebbero automaticamente delle zitelle o degli scapoloni o, questo ci pare più probabile, sono totalmente incapaci di gestire la quotidianità casalinga e sperano in un “partner-balia”. – L’ultima ipotesi, che ci sentiamo di escludere per la profonda stima che nutriamo per il genere umano e per la nostra generazione, è che siano pigri e che preferiscano una vita da ‘figli’ che da adulti. Ma questo non è possibile!

... continua la lettura
Attualità

Foja in concerto a Castel Sant’Elmo

I Foja sono ormai una sicurezza nel panorama artistico partenopeo e lo dimostrano ogni volta che organizzano una data in città. Dopo aver riempito il San Carlo in occasione del Napoli Teatro Festival, tornano in città, questa volta con un concerto gratuito e ricco di ospiti. Venerdì 22 luglio chi non è riuscito a vederli in teatro potrà godersi un concerto dei Foja nella spettacolare cornice di Castel Sant’Elmo. Per chi non lo sapesse, la band napoletana è formata da Dario Sansone (autore e voce), Ennio Frongillo (chitarra), Gianni Schiattarella (batteria), Giuliano Falcone (basso) e Luigi Scialdone (mandolino, chitarra e ukulele). Sono noti al grande pubblico per la collaborazione al film L’arte della felicità di Alessandro Rak e saranno parte della colonna sonora anche della Gatta Cenerentola (di cui Dario Sansone è anche uno dei registi). Dopo aver presentato alcuni dei loro nuovi brani in occasione del concerto al Teatro San Carlo, al momento i Foja sono impegnati con la parte finale della realizzazione del loro ultimo album. I fan e i curiosi possono seguire i loro spostamenti e le novità sui loro concerti attraverso la pagina Facebook, che usano per tenere tutti informati sui loro progetti. Negli ultimi mesi ci hanno raccontato della registrazione dei nuovi brani, insieme agli amici musicisti con cui hanno collaborato come Alessio Sollo, Gnut e Daniele Sepe. Con quest’ultimo il gruppo ha collaborato anche per il progetto Capitan Capitone e i Fratelli della Costa, un progetto che ha raccolto il meglio della musica partenopea del momento e che, partendo dal crowfunding, è riuscito a raggiungere un notevole successo.  Foja: il concerto è gratuito per chi arriva in tempo L’evento inizierà alle 19:00 con il dj-set di JRM dei 99 Posse, che continuerà anche dopo il concerto. Durante la serata saranno sul palco anche Francesco Di Bella, Andrea Tartaglia, Maurizio Capone, Alessio Sollo, Tommaso Primo, Enzo Foniciello, Enrico Pizzuti, Ciro Tuzzi e Michele De Finis. L’ingresso è gratuito fino alle ore 22:30, per i ritardatari il costo del biglietto di ingresso sarà di 5 €. Consigliamo a tutti di arrivare in tempo per non rischiare di perdere l’occasione di trascorrere una bella serata in una location d’eccezione con un concerto che certamente non deluderà. 

... continua la lettura
Teatro

Stagione 2016-17 al Teatro Bellini di Napoli

Teatro Bellini. Il 26 maggio è stata presentata al Teatro Bellini di Napoli la stagione 2016-17. La presentazione non ha avuto i caratteri della classica conferenza stampa. Si è trattato, infatti, di un evento aperto a tutti organizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti. Si prospetta una gran stagione. Si presentano con grandi numeri: 43 spettacoli (19 al Bellini, 24 al Piccolo Bellini), 10 Lezioni di Storia, 8 appuntamenti di musica classica (di domenica mattina) e 7 di contemporanea. La stagione 2016-17 del Bellini verrà aperta il 26 ottobre da un degno esponente del teatro partenopeo, Bordello di mare con città di Enzo Moscato (con la regia di Carlo Cerciello), poi continuerà con Odissea A/R di Emma Dante (dall’8 novembre). Si continuerà con Souper di Molnar adattato da Fausto Paravidino (dal 22 novembre) e con Anelante di Flavia Mastrella e Antonio Rezza (dal 29 novembre). L’anno sarà chiuso da Lacci di Starnone per la regia di Armando Pugliese (dal 6 dicembre), Ivanov di Checov a cura di Filippo Dini (dal 13 dicembre) e Slava’s Snowshow messo in scena da Slava (dal 28 dicembre).  A gennaio ci saranno i Carmina Burana con lo Spellbound Contemporary Ballett (dal 10 gennaio) ed Elvira di Brigitte Jacques diretto da Toni Servillo (dal 24 gennaio). La stagione andrà avanti con Frankenstein ‘o mostro di Sara Sole Nortabarolo (dal 17 febbraio), Casa di Bambola di Ibsen adattato da Andrèe Ruth Shammah e Giocando con Orlando a cura di Marco Baliani (dal 28 febbraio). Gli ultimi saranno Il Giocatore di Dostoevskij adattato da Vitaliano Trevisan per la regia di Gabriele Russo (dal 14 marzo), Wonderland di Daniele Ciprì (dal 28 marzo) e Dipartita finale di Franco Branciaroli (dal 4 aprile). Tra gli spettacoli fiori abbonamento Slurp di e con Marco Travaglio per la regia di Valerio Binasco (dal 18 novembre), Il giro del mondo in 80 minuti per trascorrere il giorno di Natale e Santo Stefano con l’orchestra di Piazza Vittorio, Giovanni Block -che ha chiuso l’evento del 26 maggio- in concerto (dal 19 gennaio) e A hunger artist-Un digiunatore di Franz Kafka con la regia di Eimuntas Nekrosius (dal 19 aprile). Presentazione interattiva della Stagione 2016-17  La presentazione del cartellone si è svolta in modo originale ed interattivo. Ad ogni spettacolo corrispondevano dei dipinti che hanno ‘arredato’ il teatro, allestito come un open space in cui il pubblico si è trovato ad essere parte integrante della messa in scena. La serata è andata avanti dalle 20.30 con lo spettacolo -gratuito ed aperto a tutti- Voci nel deserto,  tra musica dal vivo, balli, brani recitati da Shakespeare a Corazzini da Giorgio Gaber a Carmelo Bene, passando per Kierkegaard, Ennio Flaiano e molti altri. Sul palco, in  platea e nei palchi si sono susseguiti uno dietro l’altro una serie di micro spettacoli accompagnati da un dj set, che poi è andato avanti. Il tema portante delle esibizioni, accompagnate da immagini di teatri in rovina, è stato quello della crisi del teatro, crisi che si può arginare proprio cominciando a proporre […]

... continua la lettura
Attualità

Save Bike Sharing Napoli: dove sono le bici?

Poco più di un anno fa avevamo incontrato i ragazzi di Cleanap e ci avevano parlato del progetto del Bike Sharing Napoli. Dopo aver vinto il bando ‘Smart Cities and Communities and Social Innovation’ del MIUR – PON ricerca e competitività 2007-2013, ci avevano dimostrato che a Napoli il Bike Sharing era possibile. La loro idea era piaciuta così tanto e si era dimostrata così valida che il loro progetto era stato prorogato fino al 30 settembre. Erano riusciti, insomma, a mostrare come anche a Napoli potesse avere senso un progetto del genere e avevano, dopo le prime difficoltà iniziali, fatto comprendere a tutti i napoletani il concetto di ‘condivisione’ della bicicletta e l’importanza di utilizzare mezzi di trasporto alternativi. Dal 30 settembre, però, non ci sono più le bici del Bike Sharing Napoli. Le ciclostazioni sono vuote e i ragazzi di Cleanap (‘ragazzi’ perché si tratta di una realtà mossa da giovanissimi) sono stati subissati dalle richieste di chiarezza sulla questione. In alcuni casi ricevono anche messaggi di disinformatissimi detrattori ai quali rispondono con la loro consueta chiarezza e gentilezza. Cerchiamo di chiarire la situazione del Bike Sharing Napoli con gli animatori di Cleanap. Il Comune vi appoggia, l’ANM anche. Perché il progetto non riesce a proseguire? I progetti come questo nascono col fine di essere proseguiti dalle istituzioni. Nel nostro caso il Comune di Napoli aveva dato il suo appoggio con una delibera e si era organizzato con l’ANM per proseguire il progetto. Il punto in sospeso è il protocollo di intesa tra MIUR e Comune di Napoli che dovrebbe ratificare il trasferimento dei risultati di progetto al Comune stesso.  Dopo molte richieste fatte direttamente da noi, anche Comune e ANM hanno cercato di ottenere risposte dal Ministero ma non hanno ottenuto nulla neanche loro. Anche altri progetti come il nostro non ottengono risposta, come un progetto di mobilità presentato a Palermo. Se fossimo riusciti a proseguire con il Bike Sharing saremmo stati un punto di riferimento per tutti i progetti come il nostro.  Perché avete aspettato sette mesi? Sapevamo che le procedure con il MIUR sono molto lunghe e speravamo che in qualche mese il Bike Sharing Napoli  potesse ripartire. Purtroppo i tempi burocratici si sono allungati. Dato che venivamo contattati quotidianamente via mail, social e fermati per strada, abbiamo deciso di rispondere a chi voleva sapere come stavano le cose. Credete che i cittadini sentano la mancanza delle bici blu? Sì. Molti ci contattano sfiduciati, erano abituati ad andare al lavoro pedalando e hanno dovuto ricominciare a prendere i mezzi pubblici o ad andare a piedi. Molti sono preoccupati anche per le ciclostazioni che, non utilizzate, rischiano di rovinarsi in poco tempo.  Come farete se non otterrete risposta? Il progetto è di proprietà del MIUR che possiede tutti i risultati intellettuali della nostra ricerca. Il loro appoggio è necessario per proseguire questa strada. Anche per il Comune e per l’ANM sarebbe meglio ripartire da un progetto pre-esistente ed ampliarlo piuttosto che investire su un progetto ex-novo.  Tutti possiamo aiutare il Bike […]

... continua la lettura
Teatro

La Carmen di Enzo Moscato al Bellini

Enzo Moscato chiude in bellezza la stagione 2015/16 del Teatro Bellini di Napoli, portando in scena la sua Carmen, tratta dalla celebre opera lirica di Georges Bizet del 1875, per la regia di Mario Martone. Il teatro accoglie i suoi spettatori col rumore di sottofondo delle onde del mare e parte della platea è piacevolmente ‘invasa’ dall’Orchestra di Piazza Vittorio. Si comincia dall’epilogo tragico, secondo un racconto ciclico che narra la storia d’amore finita male della zingara e del soldato geloso.  Il Teatro Bellini ospita, quindi, una nuova Carmèn, accentata alla napoletana, accompagnata dal suo Cosè ‘dall’altra Italia’. E l’accento sul nome della celebre protagonista è solo la punta dell’iceberg di una messa in scena che ha posto al centro il suo essere napoletana. L’essere napoletano di Moscato, in primis, di Martone e dei loro interpreti, una napoletanità senza luoghi comuni, senza i soliti stereotipi che tanto fanno innervosire il popolo partenopeo. La Carmen partenopea di Moscato e Martone  Bizet diventa così un pretesto (ma non ‘solo un pretesto’) per approfondire in un’ora e un quarto la visione che ha Enzo Moscato della sua città, della Napoli che vuole raccontare al suo pubblico. L’orchestra di Piazza Vittorio reinterpreta le musiche di Bizet in maniera magistrale e i suoi componenti partecipano attivamente alla messa in scena, collaborando alla rottura della rigida struttura in quattro atti dell’opera originale.  Iaia Forte interpreta senza difficoltà una donna forte che non vuole rinunciare alla sua libertà, un personaggio senza tempo che, anche in questa chiave diversa, piace al pubblico. Da sola riempie la scena, grazie anche all’accompagnamento di Roberto De Francesco e degli altri attori (Ernesto Mahieux, Giovanni Ludeno, Anna Redi, Francesco Di Leva, Houcine Ataa, Raul Scebba, Viviana Cangiano, Kyung Mi Lee), tutti meritevoli di lodi. Nel complesso viene fuori una messa in scena piacevole e la scena risulta molto vitale grazie al movimento messo in campo da attori e musicisti. Nonostante in alcuni momenti lo spettacolo sembri essere troppo concentrato sull’effetto complessivo che sui contenuti trasmessi, il pubblico apprezza il risultato finale.

... continua la lettura