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Eroica Fenice

Napoli & Dintorni

Festival Mann 2018, tornano le Muse al Museo

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann) torna ad essere scenario di un evento culturale dal respiro internazionale. La rassegna Festival Mann, Muse al Museo vedrà luce anche quest’anno. Dopo il successo dell’anno scorso, ottenuto grazie ad un progetto interculturale che poneva al centro il luogo museale, le stanze del Mann si propongono uno seconda volta come spazio di scambio e accoglienza. Il Festival Mann 2018 inizierà il 21 marzo e terminerà il 28 dello stesso mese. Durerà un giorno in più rispetto alla prima rassegna per poter conferire maggior attenzione alla sostanza della cultura. Il Progetto Festival Mann è frutto di una rete di collaborazione Durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento il direttore del Museo Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, ha ribadito più volte quanto sia stata importante, per la messa a punto del Festival, la fitta rete di collaborazione tra l’Ente, la Regione Campania e il Ministero dei Beni Culturali. “La Regione Campania ha scelto di appoggiare questo evento perché si impegna a fare del Museo un luogo aperto. Un luogo che parla a più persone e a più generazioni” ha detto la dottoressa Romano, direttore generale della Regione per il settore Cultura e Turismo. “Si tratta di scelte coraggiose – ha aggiunto la Romano – che diventano modello per la nostra comunità”. Il direttore artistico del Festival Mann Andrea Laurenzi (Officine della Cultura) ha evidenziato la peculiarità internazionale dell’edizione 2018: “Abbiamo aggiunto un giorno in più rispetto all’anno scorso per dar voce ad altri aspetti della comunicazione. L’internazionalità dello spettacolo è la caratteristica principale di questa edizione. Daremo inoltre più attenzione al mondo dei giovani e al rapporto che le persone hanno con la città di Napoli”. Otto giorni di festa con Napoli al centro del mondo  Muse al Museo regala per la seconda volta alla città di Napoli la possibilità di essere protagonista del crocevia degli esponenti della cultura mondiale. Un percorso di otto giorni che, senza sosta, si esprimerà dentro le mura del Museo e anche tra i vicoli della città. Il Festival infatti sarà inaugurato il giorno 18 con lo spettacolo musicale degli Archimossi che avrà luogo nelle strade di Napoli. Il giorno 21, invece, l’orchestra Scalzabanda si esibirà di fronte al Mann, nella Galleria Principe Umberto. Gli spettacoli della rassegna avranno luogo di mattina, di pomeriggio e sera. La programmazione prevede inoltre, ogni sera, un evento che andrà in scena nella Sala della Meridiana al primo piano del Museo. Roberto Vecchioni sarà ambasciatore ufficiale del Festival. Si tratterrà per ben due giorni nel capoluogo partenopeo per dare voce al suo legame col mondo dell’arte. Intenso è il programma della rassegna internazionale che porterà nella stanze del Museo anche l’attore Carlo Verdone, i The Jackal, la cantante Ginevra di Marco con il progetto La Rubia Canta La Negra, gli scrittori Daniel Pennac, Maurizio De Giovanni e Mattia Torre, il comico Nino Frassica, l’attore John Peter Sloan, i cantautori Cristiano Godano, Marina Rei, Paolo Benvegnù, Andrea Franchi, Alessandro Fiori e il musicista Elio (Elio e Le Storie Tese) […]

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Cinema & Serie tv

The OA, la surreale vita parallela di Praire Johnson

Sono iniziate da alcune settimane le riprese della seconda stagione del telefilm The OA. Prodotta da Netflix, la fortunata serie televisiva fantascientifica ha incollato gli spettatori di tutto il mondo con otto episodi impregnati di surrealismo e misteri. Accadeva più di un anno fa, era il dicembre del 2016 e la critica si divideva riguardo alla innovazione o alla ripetitività di un prodotto televisivo del genere. The OA: Praire Johnson, da bambina adottata a cavia umana  Praire è una donna adottata da una famiglia americana. Ha origini russe ed è cieca. La sua vita trascorre tranquilla fino a quando viene rapita in maniera misteriosa. Scompare da casa per ben sette anni. Quando fa ritorno dice di chiamarsi semplicemente The OA e di essere stata vittima, insieme ad altre persone, di uno scienziato di nome Hap che l’ha tenuta prigioniera utilizzandola come cavia per i suoi esperimenti. Praire si preoccupa di mettere in piedi un gruppo di persone che, come lei, posseggono delle particolari doti sovrannaturali. Lei, infatti, è in grado di viaggiare attraverso i piani dello spazio, motivo per il quale ha dovuto subire per sette lunghi anni una serie di torture da parte del suo aguzzino. La donna era tenuta prigioniera in una struttura isolata dal mondo. Insieme a lei erano rinchiusi altri ragazzi. Tra questi c’era Homer con cui Praire aveva stretto un legame particolare. Gli esperimenti condotti da Hap sono al limite della concezione umana e vengono attuati per spingere i suoi prigionieri ai confini della resistenza fisica. In uno stadio di sopraffazione corporea le vittime si lasciano trasportare dalle cosiddette esperienze pre-morte che Hap osserva ed analizza dal suo studio. Con lo scopo di scoprire cosa si trova al di là della vita terrena, il carceriere abusa dell’equilibrio fisico e morale delle sue vittime, travolto da una brama di conoscenza del surreale.  La vita si realizza tra la metafisica e i legami terreni Il mistero più grande di tutti i misteri che l’uomo affronta è quello di non sapere cosa ci sia dopo la morte. Un enigma così da grande da sopportare che ci lascia la sola possibilità di prendere coscienza della nostra impotenza. Gli uomini non possono sapere cosa li aspetta dopo la vita. Questa censura dello spirito è messa al centro di The OA e analizzata da due punti di vista. Il primo è quello dello scienziato Hap che si spinge fino all’irrazionale pur di ottenere le riposte che sta cercando. Negli episodi della serie vediamo infatti che i prigionieri del dottore sono intrappolati in una situazione spaventosa e ridotti ad essere dei vegetali. Torturati quotidianamente dal loro carceriere, si arrendono davanti al loro nefasto destino. Praire invece non si arrende. Lei, che sembra essere una prescelta del Fato, nasconde nella sua esistenza la capacità di andare oltre la vita terrena e di impersonare la fantasia che il mondo ultraterreno racchiude. La sua capacità di viaggiare nello spazio viene rappresentata attraverso la narrazione di più piani del racconto, piani che sono il simbolo delle […]

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Eventi/Mostre/Convegni

99 Days To Help Onlus, viaggio di fotografie e solidarietà

99 Days To Help Onlus è il progetto umanitario realizzato da Rossella Notari, una giovane donna di trenta anni che di professione fa l’architetto e per indole la fotografa. Poco più di un anno fa è partita da sola alla ricerca delle Onlus che tra la Cambogia, la Thailandia, il Vietnam e il Nepal aprono le porte alle persone meno fortunate. Il suo viaggio è durato circa tre mesi, realizzato senza supporti di enti organizzati. Rossella ha vissuto a stretto contatto con la realtà di quei territori, mescolandosi con le persone del luogo. Girando con lo zaino in spalla, la Notari è diventata parte di una dimensione ai confini del mondo che l’ha trasportata in una realtà difficile ma affascinate. Ha così conosciuto e fotografato i bambini orfani della comunità Blessed Homes che opera in Thailandia. Qui i piccoli vivono immersi nella natura e hanno bisogno di avere un tetto sopra la testa. L’Asia, terra quasi sconosciuta agli occidentali, ha molte cose da raccontarci. “Quei 99 giorni sono diventati il punto di partenza di una solidarietà che intendo far proseguire – dice Rossella – la necessità è enorme. Molti villaggi hanno bisogno di cibo per sfamarsi e di vestiti per coprirsi”.  Il Ruin ospita le fotografie di 99 Days To Help Onlus “Guarda tutte le foto e poi vieni a dirmi qual è quella che ti ha colpito di più”, mi dice il proprietario del Ruin, bar nel cuore del Vomero. Le fotografie scattate dalla Notari sono disposte in maniera circolare lungo le pareti della struttura. Ognuna di essere è supportata da una piccola didascalia che racconta brevemente pensieri e considerazioni personali sugli scatti.  Karen People ritrae la landa di Mae Set, al confine con la Birbania. Qui i bambini vivono in un orfanotrofio fatiscente e sono a stretto contatto con le pattuglie di militari che sorvegliano la zona. Per loro è normale passare accanto a un soldato che sfodera un mitra. Una piccola Dzao raffigura una bambina che vive in una regione asiatica del Nord, al confine della Cina. Lei, come molte altre bambine di quell’area, ha imparato prima a ricamare e poi a camminare. Gli occhi dei vecchi  immortala uno sguardo improvviso, un incrocio di occhi tra la macchina fotografica e un anziano intento a pregare in un tempio in Cambogia. Rossella ha insegnato inglese ai giovani allievi di un tempio buddista: “Quando sono partita per questo viaggio non immaginavo che mi sarei trovata a vivere anche un’esperienza simile. Nel tempio entri a piedi nudi e ti ritrovi col cuore scalzo“.   Dopo essere rientrata in Italia in seguito ad un viaggio così intenso, l’unico scopo della fotografa è stato quello di ritornare in Asia per poter aiutare al meglio le popolazioni di quei luoghi confinati ai margini della società. “Ho avviato una raccolta fondi e mi occuperò personalmente dell’acquisto del materiale necessario. Ogni donazione viene registrata. Le foto scattate durante questo viaggio sono infatti in vendita con l’unico intento di incrementare la raccolta dei fondi”.  Quattro progetti da supportare con le nostre […]

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Teatro

Il mito contemporaneo di Cassandra alla Galleria Toledo

L’attualità del Mito è un aspetto imprescindibile della letteratura antica. Come rendere contemporaneo il messaggio del mito sul palcoscenico è un’abilità che appartiene agli attori e agli sceneggiatori. Cassandra è una delle figure più potenti della mitologia greca. Il suo destino di donna profetica a cui nessuno vuole prestare ascolto la condanna ad una fine misera. Il suo dolore scaturito da una guerra che lei stessa avrebbe potuto fermare è il peso che deve sopportare da sola nelle stanze della sua angoscia. La prima di Cassandra variazione sul mito n.2 al Teatro Galleria Toledo di Napoli è un violento e sublime precipitare nell’anima di una donna emarginata dalla società. Il soggetto teatrale realizzato e diretto da Laura Angiulli si materializza su un palco dalla scenografia minimale. Due sono i colori preminenti sulla scena: il nero degli abiti della protagonista e il bianco delle pareti che simboleggiano il vuoto dei suoi giorni. Sul palco del Teatro Galleria Toledo sono in scena tre Cassandra La “Trinità” di Cassandra è realizzata grazie all’eccellente recitazione delle attrici: Alessandra D’Elia (Cassandra contemporanea, pronta ad essere uccisa) che intona i testi composti da Enzo Moscati, Caterina Spadaro (Cassandra del passato, quella del mito di Eschilo e dell’Iliade) e Caterina Pontrandolfo (Cassandra del canto, in greco e in napoletano). Tre immagini che si dispongono in maniera parallela, che si compenetrano senza mai sovrapporsi. La figlia di Priamo è un prepotente simbolo della devastazione di ogni guerra generata dalla società umana. La sua bellezza l’ha portata a perdere la libertà. Troppo amata da Apollo, incapace di gestire il rifiuto della più bella figlia di Priamo, viene condannata dal dio a ricevere il dono della profezia con conseguente impossibilità di essere ascoltata dalle persone che la circondano. Nessuno crede a Cassandra, tutti giudicano in maniera superficiale i suoi oracoli. Lei predice l’avvento degli Achei a Troia, lei predice la rovinosa fine di Ettore, lei conosce già il suo destino di morte. Le musiche di Enrico Cocco e Angelo Benedetti avvolgono il palco in un’atmosfera sospesa, in cui luci opache illuminano i passi della protagonista che si addentra nel buio della sua esistenza. Le tre attrici abitano il palco con una presenza scenica capace di rapire lo sguardo degli spettatori. “A tutti i costi io volli il dono della veggenza – dice la Cassandra del presente – la lingua del futuro ha in serbo per me una sola frase: sarò colpita a morte”. “Achille la bestia” è l’immagine della sua ossessione che si è trasformata in dolore perenne. Dolore per non essere stata in grado di fermare una guerra che ha devastato la sua Troia. La società l’ha costretta a vaneggiare, a farneticare tra i corridoi del palazzo, mentre lo strazio per il suo non essere ascoltata la divora. La drammaturgia si incentra sulla fragilità femminile, sull’angosciante nichilismo della guerra. La dignità sottomessa di Cassandra diventa il simbolo dell’arrendevolezza dell’essere umano (i Troiani erano predisposti ad essere vittime a causa della loro natura), incapace di fronteggiare le avversità. Echi di smarrimento esistenziale si sprigionano […]

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Cinema & Serie tv

L’Altra Grace, miniserie sulla psiche di una donna dell’800

Quante volte noi donne ci siamo sentite dire «Sei pazza» o «Stai facendo la pazza» da chi non era d’accordo con ciò che stavamo dicendo o facendo? Etichettare la mente di una donna inquieta come squilibrata era una pratica assai comune nelle epoche passate. Mentre la storia ci presenta numerosi casi di questo genere, la scrittrice contemporanea Margaret Atwood racconta la vita di Grace Marks nel romanzo intitolato L’Altra Grace (Alias Grace). La piattaforma digitale Netflix ha prodotto una miniserie televisiva ispirata al romanzo della Atwood riscontrando grandi consensi nel pubblico internazionale. La storia vera di Grace Marks è quella di una donna vissuta nel 1800 che è stata processata e condannata come complice di un duplice omicidio. Una vicenda inquietante se si pensa che all’epoca dei fatti l’imputata aveva solo 15 anni.   L’Altra Grace, una figura sdoppiata e incomprensibile La narrazione della serie tv Netflix L’Altra Grace si apre e si conclude in un cerchio imperfetto. Lo spettatore non comprende pienamente le cause e le origini di un giallo dalle molteplici risposte. Grace è una giovane domestica che emigra con la sua famiglia dall’Irlanda verso il Canada. Durante il lunghissimo viaggio in mare perde sua madre, colpita da un male incurabile. Sola e senza aiuti concreti, si ritrova a mantenersi come domestica presso due abitazioni di nobili terrieri canadesi. Nella prima abitazione in cui viene assunta la giovane si imbatte in un ambiente confortevole e stringe amicizia con un’altra domestica di nome Mary. Ma alcuni imprevisti avvenimenti spingono l’adolescente ad andare via da quella casa e a farsi assumere presso un nuovo padrone. Grace finisce a lavorare nella tenuta di Thomas Kinnear, un uomo ricco, affascinante e arrogante. Qui si ritrova sola, in preda alle angherie di Nancy Montgomery, governante e amante del signor Kinnear. Grace conduce i suoi giorni in maniera isolata, facendosi guidare dal buon senso ma la gelosia della governante prende lentamente il sopravvento. Sconfortata e spaventata assiste (oppure prende parte) al duplice omicidio del padrone di casa e di Nancy progettato e messo in pratica dallo stalliere James McDemott (anch’egli sopraffatto dalla claustrofobica atmosfera della tenuta). Fuggiti in piena notte, i due vengono raggiunti dalla polizia. Grace, che si dichiara innocente, è processata e accusata di concorso in omicidio. Sconta la sua pena in un ospedale psichiatrico giudiziario perché giudicata come persona instabile dal punto di vista psicologico. La giovane domestica, infatti, si pone in maniera poco chiara durante gli interrogatori, dimostrando di avere una memoria molto labile. La rieducazione psicologica come metodo di indagine giudiziaria Grace è una detenuta degna di lode e per questo le viene concesso di scontare parte della sua pena presso l’abitazione una caritatevole famiglia nobile del territorio. Qui è seguita da uno psicologo, il dottor Simon Jordan che, in una serie di sedute, tenta di scavare a fondo nella psiche della giovane donna per capire se è realmente un’assassina. L’alleato partorito dalla serie Netflix (nel romanzo della Atwood il dottor Jordan non compare) si lascia affascinare in breve tempo […]

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Cinema & Serie tv

The Handmaid’s Tale, un distopico futuro per le donne

Sono tempi duri per le donne e per il Femminismo. Ce lo dice la scrittrice canadese Margaret Atwood nel suo libro intitolato The Handmaid’s Tale (Il Racconto dell’Ancella) dal quale è stata tratta l’omonima e fortunata serie televisiva andata in onda nel 2017 sul canale americano Hulu. Il romanzo della Atwood è stato pubblicato nel 1985 ed è ambientato nel futuro degli Stati Uniti d’America. Un futuro spaventosamente distopico in cui le donne hanno perso qualsiasi tipo di indipendenza. La prima stagione della serie televisiva prodotta da Hulu è andata in onda in Italia sul canale on demand Tim Vision. La seconda stagione verrà distribuita a partire dal 25 aprile 2018. The Handmaid’s Tale ha vinto due Golden Globe e ben tre Emmy Awards tra cui il premio per migliore attrice protagonista in una serie drammatica concesso ad Elisabeth Moss. Il successo della serie tv si è allargato in tutto il pianeta ottenendo ampi consensi da parte della critica internazionale. Gli Stati Uniti tra militarizzazione e misoginia In un futuro non troppo lontano il tasso di fertilità delle donne diminuirà in maniera vertiginosa. Il Governo degli Stati Uniti, ribattezzato Governo del regime totalitario di Gilead, avrà come unico scopo quello di salvaguardare il progresso della società concentrando le proprie azioni politiche su una campagna di procreazione ed isolazionismo. Le donne saranno giudicate esclusivamente in base al loro tasso di fertilità. Tutte perderanno il lavoro e verranno allontanate dagli incarichi ufficiali. Soltanto le mogli dei Comandanti dello Stato di Gilead potranno godere di incolumità. In questo scenario coloro che sono non fertili verranno mandate a lavorare nelle Colonie dove si occuperanno di smaltire i rifiuti tossici, mentre coloro che potranno aiutare la Società a conservarsi e a progredire in termini di nascite saranno affidate alle case delle famiglie che hanno problemi di fertilità. Le Ancelle (così vengono chiamate le donne fertili) vengono prima “istruite” in istituti di rieducazione dove “le Zie” (educatrici che agiscono come militari) insegnano le giuste maniere da seguire, e poi diventano prigioniere dei loro padroni dai quali acquisiscono anche il nome. June Osborn è una donna che, dopo aver perso il lavoro, prova a raggiungere il confine del Canada per salvarsi dalla follia che la circonda insieme a suo marito e alla sua bambina. Considerata una cittadina fertile, June viene raggiunta durante la fuga e sottratta alla sua famiglia. Rinchiusa nell’Istituto per le Ancelle, viene poi affidata alla casa del Comandante Fred Waterford. Da questo momento June verrà chiamata semplicemente Difred (proprietà di Fred) e tenuta in vita soltanto perché ha il compito di regalare un figlio al capitano e a sua moglie.  La vita di Difred diventa un eterno presente assillato dalla volontà di ricerca della sua bambina di cui non ha più notizie. Durante il soggiorno nella casa del comandante, Difred scopre, grazie ad altre ancelle che incontra nei luoghi di ritrovo comunitario, che un’associazione segreta sta tentando di sovvertire il Sistema che affligge la comunità di Gilead. Sentinelle chiamate gli Occhi osservano però costantemente […]

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Cinema & Serie tv

Dark, con la serie tv Netflix il buio avvolge l’inverno

Noi appassionati di serie televisive viviamo in un continuo passaparola di suggerimenti riguardo a nuovi telefilm da scoprire. In questo campo Netflix è in grado di soddisfarci perché rappresenta il caposquadra di una partita senza precedenti. Oggi questa piattaforma digitale per la visione di programmi televisivi è l’avanguardia dell’intrattenimento. E la Germania non si è lasciata scappare l’occasione di prendere parte alla rivoluzione della comunicazione. Dark, infatti, è la prima serie televisiva prodotta interamente in Germania che è in onda su Netflix. Creata da Baran bo Odar e da Jantje Friese, è disponibile sulla piattaforma a partire dal 1 dicembre scorso. Dieci episodi di puro thriller introspettivo che si estende su piani narrativi diversificati nel tempo e nello spazio. Das Dunkel ovvero il regno dell’oscurità Siamo in Germania, nel 2019, nella cittadina di Winden. Un luogo in cui è possibile vivere solo per coloro che lì sono nati. Il tempo sembra non passare mai tra il grigiore dell’aria e la pioggia insistente che bagna le strade. La routine di quattro famiglie apparentemente normali viene sconvolta dalla scomparsa di due ragazzini. Nell’oscurità della notte la realtà ha inghiottito i due giovani lasciando sparire ogni loro traccia. I misteriosi eventi si collegano a fatti accaduti 33 anni prima quando un altro bambino era sparito sempre a Winden. Le vite dei protagonisti si intrecciano in una spirale di ansia e incomprensione per la piega che le circostanze stanno prendendo. Il piccolo Mikkel, terzo tra i bambini scomparsi, si ritrova a viaggiare indietro nel tempo nel 1986. In un contesto lontano dalla sua quotidianità Mikkel comprenderà da solo le ragioni di queste alterazioni e le cause che hanno generato un cambiamento irreversibile. Le indagini condotte dalla polizia locale portano a galla un covo di situazioni irrazionali. Fenomeni ultraterreni – come la morte inspiegabile di numerosi uccelli – avvolgono in un mistero sempre più fitto la vita della cittadina tedesca. Un prete, uno scienziato e un uomo inquietante col cappuccio sembrano essere i soli detentori della verità. Dopo Mikkel altri personaggi inizieranno a viaggiare nel tempo scoprendo che le loro vite sono piccoli frammenti di un quadro definito. I loro respiri hanno ragione di esistere solo in relazione ad un progetto che va oltre la percezione terrena. Con Dark la Germania entra in maniera trionfale nell’universo delle serie televisive Il prodotto confezionato dagli ideatori di Dark può vantare una qualità a dir poco eccellente. Nonostante i forti richiami ad altre serie televisive di successo come, ad esempio, Lost (in Dark appaiono spesso due porte parallele nascoste in un bosco che conducono in una dimensione parallela), Twin Peaks (associazione che viene in mente a causa della matrice surreale che avvolge la serie) e Stranger Things (anche una parte di Dark è ambientata negli anni ’80) possiamo affermare che Das Dunkel (il titolo della serie in tedesco) sia unica nel suo genere. Una esclusiva peculiarità che si esprime a partire dalla recitazione dei personaggi. Vi consigliamo, infatti, di guardare le dieci puntate in lingua originale con i […]

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Cinema & Serie tv

Un venerdì sera con Irmela Mensah-Schramm, la hate destroyer di Berlino

Sono le 19.00 circa di un freddo venerdì di gennaio. Irmela Mensah-Schramm arriva al cinema Academy Astra di Mezzocannone accompagnata dalla presidentessa del Goethe Institute di Napoli. Si nota subito la spiccata personalità dell’attivista berlinese protagonista del documentario di Vincenzo Caruso The Hate Destroyer. Irmela conversa con i presenti, si guarda curiosa intorno, va a comprare un calzone ripieno. Una vulcanica donna di 72 anni è impaziente di assistere alla proiezione del documentario che racconta la sua vita. Una vita travagliata che lei ha scelto di spendere in nome dell’antirazzismo. Irmela vive a Berlino e da circa ventisette anni percorre le strade della capitale tedesca e quelle di tutta la Germania alla ricerca di graffiti che inneggiano al neonazismo, alla xenofobia e all’omofobia. Trovati i graffiti in questione li fotografa e poi li cancella eliminandoli con un rastrello (quando si tratta di adesivi) o con una bomboletta spray (quando si tratta di disegni). The Hate Destroyer, 52 minuti di cruda realtà e sentimenti repressi Il documentario girato dal regista Vincenzo Caruso e di cui Irmela è protagonista ha vinto il Premio Ucca Festival 2017. La narrazione della vita della Hate Destroyer di Berlino si concentra in 52 minuti di filmati di vita quotidiana. Irmela, ogni giorno, esce di casa con la sua borsa bianca con su scritto “gegen nazis” (abbasso il nazismo) e percorre chilometri in cerca di graffiti che possano inneggiare al neonazismo. Irmela è praticamente sola nella lotta contro le oltraggiose incisioni che imbrattano i muri della Germania. Lo si evince dal fatto che, durante una telefonata di segnalazione alla polizia ripresa dalle telecamere, si ritrova ad essere accusata di violazione della legge perché è illegale modificare il decoro urbano. “Signora – le dice un poliziotto al telefono – non sporchi quel muro altrimenti anche lei rischia di violare la legge”. La donna lotta da sola nel tentativo di coinvolgere i cittadini nella sua campagna contro il razzismo europeo. I passanti la ignorano, le sue amiche le danno della “repressa dittatrice”. Ma lei non si lascia intimidire da questo vuoto che la circonda. Anni fa ha sconfitto un cancro maligno in stadio avanzato e ancor prima si è emancipata da una famiglia che l’ha ripudiata e che le ha rovinato l’infanzia rinchiudendola in un istituto per bambini ritardati. Le testimonianze della sua propaganda sono racchiuse in ventisei raccoglitori che custodisce nel suo appartamento e nelle ormai oltre cinquantamila rappresentazioni di mortificazione sociale che ha cancellato con le sue mani. La Mensah-Schramm riceve anche molte lettere intimidatorie da parte dei neonazisti tedeschi. Lettere che la minacciano di morte. Nel documentario, infatti, è filmato un incontro tra Irmela e il capo dei Neonazisti di Berlino il quale conferma che lei sta rischiando grosso. “Noi siamo pronti ad eliminare chiunque vada contro i nostri principi – afferma l’uomo – e non ci fermeremo davanti a persone anziane né a bambini. Chi rappresenta un pericolo per noi sarà eliminato”. Consapevole dei pericoli a cui va incontro, l’attivista berlinese continua la sua missione nel […]

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Libri

La fattoria dei Gelsomini: romanzo di misteri, moralismi ed ironia

Immersi nella agrodolce nobiltà inglese ottocentesca grazie ad un affresco della società dell’epoca. Con La fattoria dei Gelsomini la romanziera britannica Elizabeth von Arnim dipana in un romanzo di oltre 300 pagine (pubblicato nel 1934) la narrazione di un conflitto esistenziale tra una madre e una figlia all’ombra del bigottismo della società inglese. La fattoria dei Gelsomini ci trasporta in un’atmosfera di calura estiva. Siamo nel momento più acceso della bella stagione e nella tenuta di Daisy Mirdhust si sono riuniti i personaggi più in voga dell’aristocrazia londinese.  Lady Daisy discende da una delle famiglie più in vista dell’Inghilterra. Vedova da quindici anni, ha una sola figlia, Terry, che vive in casa con lei. La giovane è molto legata alla madre (“Madre e figlia assurdamente fuse e fastidiosamente devote l’una all’altra”).  In un assolato pomeriggio estivo i convitati sono costretti ad assaporare acide pietanze a base di uva spina. Il caldo incombe sulle anime dei presenti e l’atmosfera si fa sempre più pesante da sopportare. “La realtà si lascia ingannare dal tempo che scorre” mentre Terry appassisce trascorrendo la sua giovinezza insieme alla madre.  Due misteri attanagliano le menti degli invitati Per la prima volta Daisy ha scelto un menù di cattivo gusto. Cosa le è accaduto? La Lady che era così gentile e accomodante con i suoi ospiti appare per la prima volta distante e cinica. I commensali rimangono stupiti davanti a questo atteggiamento. L’acre uva spina, servita a tavola in più portate, è soltanto il presagio di una catastrofe che si sta abbattendo sulla vita della madre confessora di mezza Londra. Per sconfiggere la noia di quel pomeriggio Andrew e l’amico Mr Tophan iniziano una partita a scacchi che andrà avanti tutta la notte. Il mattino dopo Terry è in grado di dichiarare chi ha vinto quella partita. Come fa a saperlo se in quel momento tutti erano a letto compresa lei? Il sospetto di un adulterio si fa spazio nella mente della moglie di Andrew, Rosy, la quale trama una cospirazione alle spalle delle due padrone di casa. Quando la catastrofe si abbatte su Daisy, accanto alla sua sagoma inanimata, rimane, per fortuna, il fedele Mr Torrens, invaghito di Daisy da molti anni. L’uomo non osava corteggiarla e preferiva stare accanto a quella splendida cinquantenne in maniera silenziosa. La scoperta di un adulterio genera una frattura ne La fattoria dei Gelsomini Nella seconda parte del romanzo ci troviamo in Costa Azzurra. Siamo nella tenuta di Daisy chiamata La fattoria dei Gelsomini. Qui la donna aveva vissuto felicemente i primi momenti del suo matrimonio. Nelle ultime pagine del romanzo, Elizabeth von Arnim lascia spazio allo humour inglese reso speciale grazie ai battibecchi tra Daisy e la sua cameriera Mumsie: le due donne appartengono a sfere sociali diverse ma scoprono di essere vicine nell’animo. Nella sua conclusione il romanzo della Arnim ci avvolge con un accomodante lieto fine che pone tregua agli affanni femminili. La fattoria dei Gelsomini esprime pienamente lo stile di Elizabeth von Arnim caratterizzato da una narrazione descrittiva (peculiarità […]

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Napoli & Dintorni

Pranzo di beneficenza per i clochard al Teatro San Carlo

Si sono addensati in prossimità dell’ingresso principale del Teatro San Carlo. Erano le 13.30 circa quando i passanti hanno notato un gruppo di “insoliti spettatori” per i canoni di un teatro d’opera. «Che cosa fanno qui queste persone?» hanno domandato in molti. E appena le porte del San Carlo si sono aperte sono entrati in fila, composti, senza creare confusione, attraversando il corridoio di marmo e superando i gradini circondati da luci e specchi. Erano centinaia i clochard che hanno partecipato al pranzo di beneficenza che si è tenuto nel foyer del Teatro San Carlo.   Storie di solitudine e di speranza raccolte al Teatro San Carlo  I senzatetto sono la parte invisibile della società. Sono quelle persone che non attirano la nostra attenzione, che suscitano la pena umana soltanto quando, in inverno, le temperature raggiungono livelli infimi destando la preoccupazione di chi teme per coloro che possono soffrire il freddo dormendo per strada. Sono persone umili,  serie, donne e uomini a cui la vita non ha concesso molte possibilità. Si portano dentro una grande solitudine e un bisogno estremo di comunicazione. Basta mostrarsi tra loro con un block notes e una penna per attirare l’attenzione. Si avvicinano con educazione chiedendoti se possono raccontarti la loro storia. Vogliono stringere amicizia e dopo dieci minuti di conversazione ti chiedono già di andare a trovarli lì dove ti hanno detto che puoi trovarli abitualmente.  «È la terza volta che vengo a questo pranzo – dice Davide – è un bel teatro. Sono molto contento di questo servizio, è una grande occasione per noi. Io vengo dalla Germania e sono da quattro anni a Napoli». Per Salvatore invece è la prima volta al San Carlo: «Ho trovato un’ottima accoglienza. Voglio ringraziare chi ha cucinato per noi. La Caritas ha fatto molto per me. Auguro un buon Natale a tutti».   Associazioni, scuole e Caritas uniti per creare un giorno speciale al Teatro San Carlo «Eccola, ho visto la signora della Caritas» grida a gran voce un clochard prima di fare ingresso nella sala immensa dove è stato consumato il pasto collettivo. Ad attendere gli ospiti speciali una squadra di volontari che ha organizzato l’evento. Tra gli addetti ai lavori ci sono i rappresentanti della Caritas Diocesana di Napoli, della Federazione Italiana Cuochi e della Fondazione Istituto Tecnico Superiore per le Tecnologie Innovative per i Beni e le Attività Culturali. L’emozione di essere uniti in un luogo storico per dare un aiuto concreto a chi ne ha più bisogno traspare soprattutto dagli occhi e dai gesti dei giovani studenti che hanno partecipato al pranzo solidale. Gli Istituti Alberghieri “Giustino Fortunato” e “Duca di Buonvicino” di Napoli, “De Gennaro” di Vico Equense, “Pantaleo” di Torre del Greco, “Petronio” di Pozzuoli e “Corrado” di Castelvolturno hanno messo a disposizione il proprio corpo docenti che si è occupato della direzione della sala mentre decine di studenti si sono vestiti da camerieri per servire ai tavoli. «Stiamo facendo un’opera di bene – hanno detto alcuni studenti – siamo qui per […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Presentata Carta Bianca al Museo di Capodimonte

L’espressione “avare carta bianca” entra ufficialmente all’interno del mondo dell’arte. È stata presentata la mostra intitolata Carta Bianca Imaginaire al Museo di Capodimonte . Dieci artisti esporranno fino al prossimo 17 giugno “una congettura culturale personale” che unisce il passato ed il presente della storia dell’arte. A cura del direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger e del direttore del Museo Madre di Napoli Andrea Viliani, l’evento ha dato libera possibilità di scelta ai narratori incaricati di allestire dieci sale al secondo piano dell’edificio. Personale è la creazione delle dieci rappresentazioni visive che hanno lo scopo di trasportare i visitatori in una dimensione comunicativa innovativa e fuori dal tempo. Tra gli obiettivi di Carta Bianca c’è soprattutto quello di mettere al centro della visita museale lo sguardo degli osservatori che funge da elemento aggiuntivo all’idea.    Carta Bianca, fuori dal tempo e dentro la storia dell’arte «La nostra è una piccola rivoluzione – ha dichiarato Bellenger – la modernità sta nello sguardo del pubblico italiano. Ringrazio i miei collaboratori per aver messo in piedi questa mostra in poco tempo. All’estero avrei impiegato sicuramente maggior tempo per realizzarla». Gli artisti chiamati a compiere questa opera innovativa sono Vittorio Sgarbi, Riccardo Muti, Marc Fumaroli, Paolo Pejrone, Gianfranco D’Amato, Laura Bossi Régnier, Giulio Paolini, Giuliana Bruno, Mariella Pandolfi e Francesco Vezzoli.  Il percorso immaginifico parte dalla Sala degli Arazzi e prosegue verso dieci sale interne del Museo tra ombre, luci, tendaggi e viaggi irreali. L’architetto Pejrone ha creato una cornice contenente una finestra che si affaccia, dal centro della sala a lui affidata, sul giardino interno di Capodimonte. Un varco verso l’apertura spaziale e verso il futuro. «Il futuro dell’Italia è creare opere – ha detto Pejrone. «Abbiamo intenzione di fare del giardino di Capodimonte un vero e proprio Museo – ha aggiunto Bellenger. Laura Bossi Régnier ha scelto il tema della comunanza tra scimmie ed esseri umani. Giuliana Bruno invece ha celebrato il matrimonio tra il passato e il presente del sito museale. «Sono andata nei depositi di Capodimonte e ho realizzato, con ciò che ho trovato, un percorso narrativo che ha lo scopo di conservare la memoria di questo luogo. Cornici vuote e cocci della porcellana di Capodimonte stanno a rappresentare l’importanza del ricordo. Invito i visitatori a scoprire cosa c’è dentro ai depositi di questo Museo». Mariella Pandolfi ha scelto di trasportare un antico arazzo nella sua sala: «Noi donne di Napoli siamo andate via per scelta da questa città. Ma io, come altri artisti, sono stata catturata nuovamente dalla magia di Capodimonte». La diacronia è il fulcro del tema della Pandolfi. Al centro dello spazio descritto dalle pareti una armatura che simboleggia la materialità dell’uomo. Riccardo Muti e Vittorio Sgarbi si sono appellati alla classicità della pittura per rappresentare la propria visione atemporale. Muti ha puntato su un quadro di Masaccio, il suo preferito, mentre Sgarbi si è soffermato su una biografia storico-artistica con dipinti di Lotto, Carracci e Parmigianino. L’ultima sala è stata allestita da Francesco Vezzoli che, in […]

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