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Eroica Fenice

Voli Pindarici

L’Autoritratto

Eccomi. Guardatemi. Lo fate sempre, non vedo perché non dovreste farlo anche adesso. Ve l’ho addirittura dipinto, il mio orecchio. O meglio, quello che non è il mio orecchio. Quella fascia che vi ritrovate a fissare continuamente. L’unica cosa che notate di me. L’unica cosa che sapete di me. È lì. Raffigurato. Non si muove. Potete scrutarlo per quanto tempo volete, non se ne andrà; tantomeno il soggetto a cui appartiene, in questo caso me medesimo, si irriterà e scapperà via. Sono io su questa tela.  Io come mi vedo io. Ma ciò su cui continuate a concentrare tutta la vostra attenzione è, e sarà sempre, quella fascia. Quell’orecchio che non c’è. “Dov’è finito? Perché non è lì? Chi è stato? Cosa è successo?” Queste le domande che vi vengono in mente appena lo vedete, non provate a negarlo, so che è così. Alcune volte me lo chiedete in silenzio, con gli occhi, e io vi rispondo allo stesso modo, a bocca chiusa. Altre, invece, siete tanto indiscreti da proferire parola, e non mi resta altro che ricompensare la vostra morbosa, giustificata, curiosità. Ho perso il numero di tutte le diverse storie che ho raccontato in merito a quell’orecchio. È come se non se fosse mai andato: lo sento più di qualsiasi altra parte del mio corpo. Lo osservate più di qualsiasi altra parte di me. Ad alcuni ho detto che l’ho fatto per sbaglio, “è stato un incidente”; ad altri ho confessato che me lo aveva tagliato un’amante in un litigio passionale. Ad altri ancora che un giorno, così dal nulla, senza neanche accorgermene, mi sono svegliato, e lui non c’era più. Sparito. Mi aveva abbandonato. A molti dico di essere più leggero senza di lui. Ad ancora più persone dico che mi manca, che lo aspetto ancora. In realtà, non mi ricordo nemmeno io com’è successo! Ormai sembra essere la cosa più importante di me, ma lo è davvero? Biagio Mazzella

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