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Eroica Fenice

Cinema & Serie tv

Lettere a mia figlia: il cortometraggio che racconta l’Alzheimer

In occasione della Giornata Mondiale per la lotta contro l’Alzheimer, lo scorso 21 settembre, Studio Universal (Mediaset Premium DT) ha presentato il pluripremiato cortometraggio Lettere a mia figlia di Giuseppe Alessio Nuzzo, interpretato da Leo Gullotta nei panni di un anziano padre che scrive delle lettere alla figlia nel tentativo di spiegare la sua malattia e ciò che sta provando. Finalista in centinaia di festival in tutto il mondo e vincitore di decine di premi tra cui la menzione speciale ai Nastri d’Argento e il premio come migliore cortometraggio al Giffoni Film Festival, il corto “serve a far entrare chi guarda in questa piccola storia di una malattia terribile, l’Alzheimer“ – come ha raccontato il protagonista Leo Gullotta. “Raccontare di una malattia così delicata non è facile – ha dichiarato Nuzzo, il regista partenopeo già direttore generale del Social World Film Festival – Ho ritenuto necessario far trasparire sin dai primi script il rispetto della dignità della persona in quanto tale cercando collaborazione nella stesura della sceneggiatura da parte di scienziati ed esperti in materia”. L’emozionate storia, girata in Campania tra Napoli e provincia e prodotta da Pulcinella Film in collaborazione con Paradise Pictures, è sia un cortometraggio sia parte di finzione di un docufilm sull’Alzheimer girato tra Milano ed Amsterdam che, tra interviste a studiosi, operatori ed istituzioni, mira a far conoscere al pubblico la malattia ma soprattutto quelle che sono le prospettive future in ambito scientifico e terapeutico-assistenziale. Lettere a mia figlia: negli “occhi” dell’Alzheimer L’Alzheimer è una malattia “beffarda”: non ti uccide immediatamente, ma strappa un pezzo di te poco alla volta. Si prende gioco dell’identità stessa di una persona, crea scompiglio nella testa, fino ad arrivare in alcuni casi ad annientare le funzioni cognitive. Il morbo va ad intaccare, sotto forma di una demenza senile, la memoria e le funzioni cognitive, si ripercuote sulla capacità di parlare e di pensare fino a causare stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale. Questa patologia neurodegenerativa, che solo in Italia interessa più di 600mila persone, non lascia scampo, costringendo chi ne è affetto a un progressivo declino fisico e mentale. Ed è proprio sulla centralità del paziente che si sofferma Lettere a mia figlia: la pellicola, infatti, ha la forza di raccontare il decorso dell’Alzheimer dall’insolito punto di vista di un uomo che si ritrova improvvisamente nel tunnel della malattia. Leo Gullotta, dall’alto dei suoi 54 anni di carriera, trascorsi tra palchi teatrali, set televisivi e cinematografici, ha accettato la sfida (peraltro rifiutando ogni tipo di compenso), per dare voce a quest’uomo sofferente. E lo ha fatto in modo più che incisivo. L’uomo interpretato dall’attore siciliano in Lettere a mia figlia non viene mai chiamato per nome: è solo un anziano padre. Questo perché la malattia è entrata lentamente nella sua vita, strappandogli via l’identità, la personalità e la dignità. E se queste condizioni vengono a mancare, la persona smette di esistere, di essere. Giorno dopo giorno inizia a rendersi conto di non essere più lo stesso e comprende che la sua esistenza sta cambiando. Per questo motivo inizia a scrivere lettere alla […]

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Cinema & Serie tv

Gatta Cenerentola, la fiaba napoletana dal cuore dark

“I sogni son desideri…” cantava una dolce fanciulla dai capelli biondi entrata nell’immaginario collettivo come la più famosa delle principesse: Cenerentola. Bene. Dimenticatela. Archiviare ogni pretesa di legame con l’edulcorata fiaba disneyana è la conditio sine qua non per apprezzare pienamente un prodotto filmico come Gatta Cenerentola. Dopo L’arte della felicità (miglior film d’animazione europeo 2013), Alessandro Rak – stavolta insieme a Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone – si ispira alla fiaba di Giambattista Basile, scritta in quel Seicento napoletano calderone d’arte e contenuta ne Lo Cunto de li Cunti, per tornare nelle contraddizioni partenopee. Presentata alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia (dove si è aggiudicata ben quattro riconoscimenti) nella sezione Orizzonti, dedicata ai film «rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive» – la pellicola è stato accolta da tanti e lunghi applausi (si è parlato di “miracolo napoletano”) ed è stata proiettata in anteprima (alla stampa e al pubblico) lunedì 11 settembre al cinema Modernissimo (Napoli) registrando sold out. L’arrivo ufficiale nelle sale è previsto per giovedì 14 settembre. La storia vede una rilettura animata lontana da ogni altra versione mai arrivata al grande pubblico e lontana anche dall’originale letterario, nonostante la chiara ispirazione. I registi confezionano un racconto spigoloso (come i disegni dell’animazione) e affascinante, offrendo uno straordinario esempio di come l’animazione made in Italy – e, nello specifico, made in Napoli – vanti uno sguardo peculiare e raffinato, che nulla ha da invidiare a prodotti internazionali con budget più ingenti e produzioni più blasonate. Non pensa infatti al target, Gatta Cenerentola, e questo ne preserva l’essenza più autentica: non pretende di piacere a tutti e compie scelte dure e inconsuete, prima tra tutte quella di mettere in secondo piano l’eroina del titolo in favore del villain Salvatore Lo Giusto, detto ‘o Re, vero protagonista della scena grazie anche alla splendida performance vocale di Massimiliano Gallo (coadiuvato dai bravissimi Alessandro Gassmann, Maria Pia Calzone, Mariano Rigillo, e altri). È lui il cantore di questa Napoli derelitta e straziata, che affonda nel degrado e sembra destinata a uccidere qualsiasi residuo germoglio di bene. Il lavoro della casa di produzione Mad Entertainment (in collaborazione con Rai Cinema, Big Sur, Skydancers) e dei quattro registi sul plot arcinoto della figliastra sfruttata da matrigna e sorellastre, ma destinata a un ribaltamento del suo destino, lascia dunque inizialmente spiazzati per coraggiose scelte narrative. Gatta Cenerentola, trama e novità Mia Basile è cresciuta all’interno della Megaride, un’enorme nave da crociera ancorata nel porto di Napoli da più di 15 anni. Suo padre, Vittorio (Mariano Rigillo), ricco armatore e brillante scienziato, viene ucciso il giorno del suo matrimonio con la bella Angelica Carannante (Maria Pia Calzone), portando nella tomba i futuristici segreti tecnologici della nave e il sogno di rinascita e riqualificazione della città attraverso il Polo della Scienza e della Memoria. La piccola – chiusasi nell’assoluto mutismo dopo l’evento traumatico – viene così cresciuta ‘in cattività’ all’ombra della temibile matrigna e delle sue perfide sei figlie. La città versa ora nel degrado totale e Salvatore Lo Giusto, detto ‘o Re (Massimiliano Gallo), ambizioso trafficante […]

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Cattivissimo me 3: il ritorno di Gru e dei Minions

Spesso capita, scherzando, per non prendersi la colpa di ciò che abbiamo fatto, di dire che è stato “il nostro gemello cattivo”. E se scoprissimo di avere davvero un gemello… cattivo? Cattivissimo Me 3, terzo capitolo della fortunata saga animata targata Illumination Entertainment e Universal Pictures, diretto dal veterano Pierre Coffin affiancato questa volta da Kyle Balda e accompagnato dalla colonna sonora curata da Pharrell Williams, è arrivato nei cinema italiani il 24 agosto. Sette anni dopo l’uscita nelle sale del primo capitolo, Cattivissimo Me è diventato ormai un vero e proprio fenomeno di costume, forte soprattutto dell’invasione di merchandising legato ai Minions. Cattivissimo me 3, la trama In questo terzo capitolo, il non più cattivissimo Gru (Max Giusti) viene licenziato dalla Lega Anti Cattivi insieme alla compagna Lucy (Arisa) per la mancata cattura di Balthasar Bratt (Paolo Ruffini), ex-bambino prodigio di Hollywood ormai dimenticato, che è cresciuto convinto di essere il malvagio personaggio che interpretava negli anni ‘80, un villain armato di chewing gum gonfiabili e cubi di Rubik esplosivi. E se il licenziamento è già di per sé sconvolgente per Gru, il vero choc arriva quando scopre di avere un fratello gemello dai setosi capelli biondi, Dru (doppiato a sua volta da Max Giusti). Dru è esageratamente ricco, ha un’attività che va a gonfie vele e colleziona auto sportive. Eppure non è soddisfatto, perché il suo sogno è seguire le orme del padre e diventare un cattivissimo super-criminale. E chi meglio di Gru può aiutarlo? Al plot principale sono affiancate tre sottotrame. Mentre i due fratelli imparano a conoscersi a vicenda, Lucy è alle prese con il più difficile dei mestieri: quello di mamma. Inesperta e insicura, Lucy non sa bene come comportarsi, finché non scopre la più elementare delle verità, che è anche il fil rouge di tutto il film: bisogna essere se stessi. Solo imparando dai propri errori e non avendo paura di farsi conoscere per quello che si è davvero è possibile costruire un vero rapporto. Che sia tra madre e figlia, tra marito e moglie o tra fratelli. E i Minions? Relegati nuovamente al ruolo di spalle dopo lo spin-off che li ha visti protagonisti nel 2015, i simpatici omini gialli decidono che è ora di abbandonare il loro padrone per cercarne un altro più cattivo. Riusciranno però ad abbandonare davvero Gru? Nel provarci finiscono addirittura in prigione dove diventano i mattatori di una delle scene più divertenti di tutto il film. Oltre ai Minions, anche Agnes ha guadagnato un momento tutto suo. Dopo aver seguito le avventure sentimentali di Margot nel secondo film, ora tocca alla più adorabile delle sorelle avere un ruolo più in primo piano, alla ricerca di un vero unicorno per sostituire quello di pezza che ha dato via in uno slancio di grande generosità. Una mini storia nella storia che, a differenza di quella dei Minions, non ha una vera forza e smorza un po’ il tono del film. La saga e i segni di cedimento Cattivissimo Me 3 è, come i precedenti, un’avventura in bilico tra buoni sentimenti e comicità elementare che […]

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Cinema & Serie tv

Game of Thrones 7: Winter is here su Sky Atlantic

Forgiate l’acciaio di Valyria, perché «l’inverno è arrivato» in piena estate e con i quasi 40° segnati negli ultimi giorni dalla colonnina di mercurio. La settima (e penultima) stagione di Game of Thrones debutta, infatti, su Sky Atlantic, in contemporanea con gli Stati Uniti, nella notte fra domenica 16 e lunedì 17 luglio. Tra battaglie epiche, morti, fiumi di sangue, amori ed inganni, Jon Snow, Cersei e Daenerys punteranno a un solo obiettivo: la conquista dei Sette Regni. Dopo una lunga attesa, riprende finalmente la serie televisiva ispirata alla saga fantasy Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (titolo originale: A Song of Ice and Fire), conosciuta in Italia come Il Trono di Spade. La settima serie – che dovrebbe essere anche la penultima – conterà soltanto sette episodi invece di dieci, anche se quasi tutti un po’ più lunghi del solito, e l’emittente HBO ha deciso di posporre l’inizio della stagione, che di solito comincia in tarda primavera, sia per motivi narrativi (l’inverno è arrivato, e quindi in Irlanda bisogna girare più tardi se si vuole la vera neve!) sia per ragioni di budget: le nuove stagioni, infatti, saranno le più spettacolari in assoluto in termini di effetti speciali. L’ottava stagione, salvo ripensamenti, sarà quella conclusiva. Ma la HBO parla di potenziali spin-off e film basati sui personaggi – quei pochi sopravvissuti nel corso delle stagioni! Nella nuova serie di Game of Thrones, Daenerys Targaryen (Emilia Clarke) è finalmente partita per il Continente Occidentale con il suo esercito, i suoi draghi e Tyrion Lannister (Peter Dinklage). Jon Snow (Kit Harington) è diventato il Re del Nord, Cersei Lannister (Lena Headey) ha preso possesso del trono di ferro, e mentre vecchie alleanze si spezzano e nuove emergono, un esercito di Estranei è in marcia. Game of Thrones, la storia di un fenomeno di massa Tranquilli. Potete proseguire nella lettura, non vi è pericolo spoiler! L’adattamento televisivo ha portato alla ribalta Game of Thrones, che fino a poco tempo prima era noto a un ristretto pubblico di lettori appassionati, rendendolo una citatissima icona della cultura popolare. Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco nasce nel 1996 da un’idea dello scrittore americano George R. R. Martin. Il primo volume, intitolato semplicemente A Game of Thrones (in Italia, appunto, Il Trono di Spade) fu accolto con grande entusiasmo da critica e pubblico. I lettori apprezzarono particolarmente il realismo viscerale della narrazione, il complicato intreccio narrativo e gli scioccanti colpi di scena che divennero ben presto il marchio di fabbrica dell’epopea. Nel corso di questi vent’anni, Martin ha firmato cinque volumi dei sette che aveva previsto: in Italia sono stati editi in vari formati (le prime edizioni, per esempio, hanno diviso in più libri i singoli volumi originali) ma anche noi, come i lettori di tutto il mondo, stiamo aspettando la pubblicazione del sesto volume, mentre Martin non ha ancora neppure cominciato a scrivere il settimo. La sua esasperante lentezza è stata ampiamente discussa e criticata persino dai suoi fan più accaniti che cominciano a temere di non riuscire […]

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Food

Verdebaccalà: il panino col baccalà fritto

Qualcuno potrebbe forse storcere il naso. Ma quello che stiamo per presentarvi è un’assoluta novità nel panorama culinario. Nasce il Verdebaccalà: il primo panino con il baccalà fritto! Tradizione e innovazione della cucina campana in un unico piatto. Il Verdebaccalà è stato presentato nel corso di una serata per la stampa martedì 4 luglio presso il locale – di recente apertura – Cipajò Pub & Girarrosto di Giugliano in Campania (Napoli), il quale ha chiuso una partnership con Fenesta Verde, storica impresa giuglianese di ristorazione, dalla fama nazionale. Proprio dal dialogo tra queste due realtà nasce il Verdebaccalà. Il panino deriva da uno dei piatti più celebri di Fenesta Verde, il baccalà fritto, che viene rivisitato ed accomodato tra due fette di pane. Il baccalà è il protagonista principale, reso croccante da una particolare impanatura, ed esaltato dalla crema di scarole stufate, dal patè di olive nere e dalla scarola alla carrettiera. Verdebaccalà, l’incontro tra una realtà giovane e una realtà storica Il pub Cipajò nasce da un’amicizia tra quattro giovani imprenditori giuglianesi fondata su tre principi chiave: passione per i viaggi, amore per la cucina ed aggregazione giovanile nel proprio territorio. Durante i numerosi viaggi nella penisola iberica i giovani amici hanno scoperto i Cipaj, centri d’unione e attivismo giovanile volti al miglioramento delle autonomie locali. L’amore per la cucina e l’ammirazione per la filosofia del Cipaj li hanno spinti a mettersi in gioco, dando vita a Cipajò (Cibo – Passione – Joventude). Con un pizzico di novità – e anche con molto coraggio, considerando la particolarità del luogo – il locale vuole essere una forma d’aggregazione per i giovani del territorio, basata naturalmente sulla buona cucina realizzata con prodotti freschi e genuini, prodotti tipici e della tradizione. Proprio nel solco del rispetto della tradizione nasce il connubio con Fenesta Verde, una trattoria storica nata nel 1948 e arrivata oggi alla terza generazione di gestione. ”Spesso si pensa ai pub come ad una cucina di serie B ma noi vogliamo dimostrare che è un pensiero errato. La buona cucina è la regina indiscussa dei nostri territori e dei nostri piatti che sono sì calorici ma pensati e creati con prodotti di prima qualità”, ha affermato Domenico Iovino, uno dei titolari dell’attività.  I giovani imprenditori, visibilmente emozionati ma decisi, hanno trasmesso alla sala, gremita di gente, una grande e fresca energia: ”Abbiamo deciso di unire la realtà ambiziosa e giovane di Cipajò – insieme al concetto d’innovazione che si porta dietro – al nome di Fenesta Verde, che è per eccellenza il ristorante della tradizione. L’incontro è stato dei migliori”, – ha spiegato Emanuele Bifaro, altro socio dell’attività.  Dell’importanza di farsi spazio tra la modernità ha parlato anche Laura Iodice, chef della famosa trattoria giuglianese: ”È importante amare il proprio paese e portare avanti le proprie tradizioni, bisogna dare lustro a quest’ultime apprezzando i prodotti del nostro territorio”.  La serata ha visto un menù ricco e vario, con prelibatezze gourmet che sposano perfettamente sapori rustici e tradizionali. Il Verdebaccalà, dal […]

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Viaggi e Miraggi

Copenaghen: l’affascinante Sirena del Nord

È stata eletta la città più vivibile al mondo. Una capitale efficiente, ricca di attrazioni ma, soprattutto, eco-compatibile (e il primo messaggio della sensibilità verso l’ambiente ci arriva ancora prima di atterrare, quando si intravedono dall’aereo le decine di turbine eoliche marine). Stiamo parlando della più grande città scandinava, la capitale della Danimarca: Copenaghen. Situata sulla costa orientale dell’isola di Zelanda e in parte sull’isola Amager, Copenaghen è una città piacevole da visitare in ogni stagione, tra emozionanti escursioni in battello, piacevoli soste gastronomiche e distensive passeggiate nei tanti parchi o tra negozi eleganti, magari girovagando in sella ad una delle tante biciclette a disposizione per i turisti. La città è divisa in diversi quartieri, per la maggior parte raggiungibili a piedi dal centro o facilmente accessibili con i mezzi pubblici. Tra i più noti: Østerbro, il quartiere più tranquillo e borghese, ove sorgono piccole botteghe specializzate e numerosi nonché ottimi locali; Vesterbro, il quartiere ovest della città, abitato per lo più da studenti; Nørrebro, il quartiere nord, il più multietnico. Il quartiere di Christianshavn, fondato nel 1611 da re Cristiano IV, pullula di casette a tinte vivaci e canali alberati: vi si trova la Chiesa del Nostro Redentore, costruzione barocca con la sua caratteristica spirale dorata da dove si può godere di un panorama a 360 gradi su tutta la città. A pochi passi da lì c’è Christiania: l’unica “città libera” al mondo, che ha raggiunto uno status semi-legale di indipendenza. Una trentina di ettari con bancarelle hippie, street art, caffé d’altri tempi, e la famosa “pusher street”.  Copenaghen, cosa vedere Uno dei simboli di Copenaghen è il Nyhavn, vecchio porto del 17° secolo con le sue tipiche casette colorate disposte lungo le rive dei suoi canali, dove si può godere di una rilassante pausa sorseggiando un aperitivo o assaggiando i tipici Smørrebrød (“bruschette” danesi con affettati, salmone o aringhe). A proposito di simboli, non si può non citare la famosa Sirenetta, immagine iconica di Copenaghen nel mondo. Dal 1913 accoglie i viaggiatori al porto seduta sul suo scoglio. Una statua in bronzo che rimanda alla protagonista della celebre favola dello scrittore danese Hans Christian Andersen: la storia della sirena infelice che sogna di poter camminare sulla terra ferma per raggiungere l’uomo di cui è innamorata. Solo 125 cm di altezza per 175 kg di peso, la Sirenetta dall’aria malinconica ha ispirato i visitatori di tutto il mondo con la sua storia d’amore. Ma ha anche sollevato delle controversie. Decapitata due volte dagli artisti radicali (nel 1964 e nel 1998), la Sirenetta è stata anche privata di un braccio (1984). E ci fu addirittura un tentativo di farla esplodere (2003). Dalla Sirenetta si raggiunge, in pochi minuti di cammino, Kastellet, un parco che è, in realtà, un’antica cittadella fortificata (lo si intuisce dalla sua entrata circondata da un fossato superato da un ponte). Tutta la zona ha una pianta a forma di stella, accerchiata da un terrapieno erboso dove si vedono persone fare jogging o andare in bici. Il silenzio che regna qui è surreale e viene solo interrotto dal vento che soffia tra le […]

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Napoli & Dintorni

Riapre Magic World, ma cambia nome: è il Pareo Park

1° luglio 2017: riapre Magic World, ma cambia nome in Pareo Park. È il parco acquatico più grande del Sud Italia! A tre anni dal fallimento del Magic World, vera e propria icona del divertimento campano, e a un anno dalla chiusura dei cancelli, una cordata di imprenditori guidata da Vincenzo Schiavo, Presidente di Confesercenti e console onorario della Federazione Russa a Napoli, ha rilevato la struttura. Oltre al parco acquatico e divertimenti sorgeranno nell’area un centro termale, alberghi, ristoranti e un’arena per concerti. Il tutto sotto il controllo di un Comitato Etico permanente composto da magistrati ed ex pm. Schiavo ha coinvolto nell’operazione investitori russi e inglesi. « Il nuovo Magic World – dichiara l’imprenditore – saprà sfatare il mito che nel meridione l’economia non funziona, che la presenza della camorra e la lentezza della burocrazia rendono impossibile ogni iniziativa ».  « Saranno duecento le persone che lavoreranno nella struttura – spiega Schiavo – una società si sta occupando delle selezioni tra i vecchi operatori e quelli che si sono candidati. Saranno operatori che dovranno avere dei requisiti per offrire maggiori servizi alla clientela ». La struttura avrà una parziale apertura: resterà chiusa l’area del parco giochi. « L’area giochi – continua – aprirà quando saranno effettuate tutte le verifiche e le eventuali sostituzioni delle attrazioni obsolete. Entro il 2019 sarà inaugurato il Palazzetto della Musica che sarà diretto da Mogol ». « Questa struttura deve dare lustro all’intera regione Campania – conclude – in quanto è una delle più grandi d’Europa e deve diventare un polo attrattivo e di sviluppo ». Pareo Park, struttura e attrazioni Duemila posti auto, sette piscine, diciassette attrazioni acquatiche, aree verdi e baby parking: queste le attrazioni pubblicizzate sul sito dell’attività, già online e attivo (e in cui si possono trovare chiarimenti su prezzi e promozioni). Il nuovissimo Pareo Park sorge proprio sulle antiche e malandate spoglie del Magic World a Licola (Giugliano in Campania), e si suddivide, quindi, in due grandi aree: un parco acquatico, attivo solo nei mesi estivi, per una superficie totale di circa 300.000 mq e un parco divertimenti, attivo da ottobre, con nuove attrazioni. L’area del parco acquatico comprende la grande piscina ad onde (un must del Magic World), vasche idromassaggio e la bella Laguna Tropicale con scivoli e giochi d’acqua per bambini. Vasto spazio è dedicato al food e beverage con 23 attività tra bar e ristorazione. Tra le attrazioni acquatiche più spericolate segnaliamo: Anaconda (4 idroscivoli alti 12 metri, tutti coloratissimi e diversi tra loro); Big Hole (scivolo a tubo con effetti di luce all’interno); Kamikaze (a due piste parallele per una discesa mozzafiato da oltre 20 metri); Scivolo Foam (multipista per gareggiare tra amici); Family Rafting e Niagara (per una divertente discesa su speciali maxigommoni); Tubo (per arrivare in piscina a tutta velocità); Lazy River (fiume che si sviluppa lungo il perimetro del parco acquatico e che si può percorrere sui gommoncini). Il parco offre finalmente anche la possibilità di acquistare i biglietti direttamente online, snellendo, in questo modo, le file ai cancelli. Con il Pareo Park, la Campania si […]

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Fun & Tech

Le app della salute: in forma con lo smartphone

Che bello sarebbe avere il medico a portata di smartphone, sempre nella tasca della giacca o sulla scrivania, pronto a controllare glicemia e pressione o snocciolare consigli su come mantenerci in salute con dieta e attività fisica. Devono averlo pensato in molti, anche tra aziende tecnologiche, investitori e società scientifiche, tanto che quello della salute “mobile” è un mercato in rapida ascesa che oggi raggiunge un valore mondiale di quasi 7 miliardi di dollari. Una vera e propria “appidemia”, una diffusione epidemica di app per il benessere e medicali che, in pochi anni, ha imbottito le vetrine dei negozi virtuali. Nel nostro paese un italiano su tre possiede uno smartphone, uno strumento in grado di intrattenerlo, informarlo, divertirlo e anche… aiutarlo a prendersi cura della propria salute! Come? Monitorando quello che mangia, quanto si muove, come dorme, ma anche esaminando parametri clinici come i battiti del cuore e il glucosio nel sangue, e suggerendo come curarsi in base ai propri disturbi. Abbiamo selezionato per voi alcune applicazioni per la salute e il fitness Automedicazione è un’app creata dall’Unione Nazionale Consumatori (www.consumatori.it), in collaborazione con Anifa (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione – www.anifa.it), per aiutare l’utente ad orientarsi nel mondo delle patologie più comuni ed essere informato su cosa siano i farmaci senza obbligo di ricetta. Gli autori consigliano di utilizzarla con la giusta attenzione. Infatti i farmaci non sono prodotti come gli altri: anche per quelli senza obbligo di ricetta è necessario seguire alcune semplici regole per un trattamento consapevole della propria salute, leggendo sempre il foglietto illustrativo e rivolgendosi al medico o al farmacista in caso di dubbi. Per comprare la medicina che serve può dare una mano FarmaCity, un’applicazione che sfrutta il Gps del telefono per visualizzare su una mappa o in forma di elenco le farmacie di turno più vicine al punto in cui ci si trova. Per coloro che hanno a che fare con la celiachia, e devono evitare alimenti che contengano glutine, un ottimo alleato è il prontuario messo a punto dall’Associazione Italiana Celiachia, con la relativa app gratuita, Aic mobile, sempre aggiornata e consultabile per tipologia di prodotti, nome e marca. Interessanti, per mangiare fuori casa, anche Senza glutine e Mangiare senza glutine: due applicazioni che sfruttano il Gps e le segnalazioni degli utenti per fornire nomi e indirizzi di bar, ristoranti e alberghi dove i celiaci sono benvenuti. Calendario mestruale è un’agenda personale per monitorare il ciclo mestruale: è possibile salvare il calendario, monitorare i sintomi e gli umori, prevedere i 12 cicli futuri ed i periodi di ovulazione e fertilità. Inoltre esiste anche la modalità gravidanza per seguire i nove mesi prima del parto. L’acqua è indispensabile per il nostro organismo, e molto spesso dimentichiamo di idratare la nostra pelle ed il nostro corpo. Grazie a Tempo dell’acqua possiamo attivare un alert che ci avvisa e ricorda di bere acqua. Durante la giornata possiamo aggiornare i valori, e, grazie alla funzionalità “memo”, possiamo monitorare la quantità d’acqua bevuta. Melodie rilassanti è un’app per addormentarsi in totale relax, una raccolta di più di 50 suoni ambientali in alta qualità. Melodie e rumori della natura che ci permettono di prendere […]

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Cinema & Serie tv

King Arthur: l’epica moderna di Guy Ritchie

Ci sono storie che tutti conosciamo. Miti, leggende e icone che vanno a formare il tessuto connettivo della nostra base culturale. Tra queste storie c’è sicuramente la leggenda di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, che abbiamo imparato in modi vari e diversi, sia attraverso il suo impianto originale letterario sia attraverso il filtro dei suoi tanti adattamenti, da La Spada nella Roccia della Disney a Excalibur di John Boorman (1981) alla più recente serie Merlin. Un mito che ha attraversato generazioni e che ora torna a proporsi al pubblico attraverso un nuovo adattamento per il grande schermo. Il regista britannico Guy Ritchie – suoi i due Sherlock Holmes – prende quindi in mano la leggenda di Re Artù partendo dall’inizio. King Arthur – Il potere della spada, con Charlie Hunnam e Jude Law, nelle sale italiane dal 10 maggio, aggiorna un mito letterario in chiave action. King Arthur, la trama Inizia in medias res King Arthur – Il potere della spada, durante la battaglia cruciale per Camelot, con l’assalto finale del malvagio mago Mordred al castello di Re Uther Pendragon (Eric Bana). Elefanti giganteschi, soldati inceneriti dalla magia, mura e ponti che crollano come se fossero costruiti con i mattoncini Lego, ma nemmeno un nemico tanto spaventoso può nulla contro il potere della mitica spada Excalibur. Tuttavia Uther, il padre del piccolo Artù (Charlie Hunnam), viene assassinato durante lo scontro con una misteriosa figura, e il fratello Vortigern (Jude Law) si impadronisce del trono instaurando un regime di terrore, in cui la magia è fuori legge e tutto il potere è nelle sue mani. È quindi un tradimento a segnare le sorti del regno e a far sì che il giovane figlio del Re, salvato dal fiume come Mosé, cresca tra i vicoli e i bordelli di Londinium, inconsapevole delle sue nobili origini. Senza sapere chi sia realmente, Artù riesce a sopravvivere nei vicoli oscuri della città, imparando a difendersi da solo e costruendosi una certa reputazione. Intanto Vortigern è sempre più tormentato dalla profezia del ritorno del “vero Re”, cioè colui che sarà in grado di estrarre dalla roccia la spada Excalibur. Così, quando la mitica spada riemerge dalle profondità delle acque, egli costringe tutti i ragazzi dell’età giusta a tentare di estrarla dalla roccia granitica in cui è incastrata, in modo da scovare ed eliminare il legittimo erede. È la paura di suo zio che conduce forzatamente Artù a corte e, dal momento in cui estrae la spada, il giovane deve decidere se e come lasciarsi travolgere dal potere di essa. Guy Ritchie rivisita l’epica Il mito di Artù, sin dal Medioevo, ha ibridato la storia con la fantasia e la fiaba. Qualsiasi enciclopedia vi confermerà che lo stesso genere fantasy glorificato da Il Signore degli Anelli ha le sue radici nelle diramazioni di questi archetipi, adattate alla cultura di ciascun periodo storico. Non dobbiamo stupirci quindi se Ritchie avvia il racconto con un assedio a colpi di elefanti giganti che ricordano gli olifanti di Peter Jackson, e ancora meno ci stupiamo per altri echi che sentiamo nella sua trasposizione: oltre all’eco […]

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Cinema & Serie tv

The Circle: il lato oscuro del mondo social

“Cosa ti fa più paura?” “Il potenziale inespresso”. Una frase, pronunciata nelle prime scene di The Circle, che suona quasi come una profezia. Ma partiamo con calma. The Circle, nelle sale italiane dal 27 aprile, è l’adattamento cinematografico, realizzato dal regista James Ponsoldt, dell’omonimo romanzo di Dave Eggers pubblicato nel 2013, che racconta le derive della moderna ossessione per la condivisione social. Il cast ha come protagonisti Emma Watson (reduce da La Bella e La Bestia) e Tom Hanks. The Circle, la trama Mae Holland (Emma Watson) è una giovane laureata, figlia unica in una famiglia di condizioni economiche modeste. Suo padre (Bill Paxton, qui alla sua ultima interpretazione prima della prematura scomparsa il 25 febbraio scorso) è affetto da sclerosi multipla e non può permettersi le cure costose che gli sarebbero necessarie. Mae lavora presso un call center e sembra rassegnata a una vita di precarietà e invisibilità sociale. A sorpresa, la sua amica Annie (Karen Gillan) riesce invece ad assicurarle un colloquio con l’azienda per la quale lavora, The Circle. The Circle è l’azienda più importante al mondo, responsabile della creazione di un sistema di autenticazione online che permette agli utenti di usare un unico account universale per qualunque attività su Internet, TrueYou, ed in procinto di lanciare un nuovo rivoluzionario sistema di telecamere wireless di dimensioni ridottissime, che promettono di mostrare tutto a tutti, le SeeChange. Mae supera il colloquio, viene assunta come Customer Server ed entra in un campus popolato da migliaia di giovani che lavorano insieme e frequentano attività ludiche e sportive. Mae, in breve tempo, si innamora delle attività del campus in cui vive e lavora, e ad affascinarla più di ogni altra cosa sono i bei discorsi di Eamon Bailey (Tom Hanks), fondatore e capo della società, convinto che la condivisione sia la chiave per risolvere i problemi del mondo. Abbindolata da slogan fanatici come: “Conoscere è bene, conoscere tutto è meglio”, o “I segreti sono bugie”, Mae accetta di prendere parte a un esperimento e diventare trasparente, cioè dare a tutti gli utenti del Cerchio la possibilità di spiarla 24 ore su 24, come una moderna partecipante al Grande Fratello Orwelliano. Una trasparenza, quella professata da Bailey, che promette di abbattere i reati e le illegalità in un mondo in cui tutti possono vedere tutto. Sapendo di essere osservati, tutti noi ci sentiamo obbligati a comportarci meglio. Ma è realmente così? Siamo veramente tutti più sicuri se ognuno può guardare (o spiare) costantemente il prossimo? The Circle, un film già vecchio The Circle è nel complesso un’opera coinvolgente, con buone performance attoriali, ma ciò non basta a salvare un film che nasce come thriller futuristico e che, invece, risulta anacronistico. Già viviamo in un’epoca storica in cui siamo disposti a condividere sui social network qualsiasi pensiero e momento della giornata per sentirci parte di una comunità virtuale, tanto che addirittura i killer uccidono in diretta Facebook come se davvero ogni segreto fosse una bugia. Internet corre più veloce della letteratura (il libro è di soli quattro anni fa) verso il futuro ed è […]

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Cucina & Salute

Black Mask: la mania beauty del momento

La Rete ha la straordinaria capacità di creare mode e tendenze. Che si fanno ancora più stravaganti quando si parla di make up o beauty routine: in questo momento il tormentone delle beauty blogger è la Black Mask.  Che cos’è questa “maschera nera”? No, non si tratta di un trucco per Halloween. È una crema di un colore nero intenso, che si spalma sul viso e che, una volta asciugata, promette di “staccare” i punti neri, purificando la pelle e illuminando l’incarnato. Su Instagram l’hashtag #blackmask conta oltre 250.000 post, in cui donne (ma anche uomini) pubblicano fotografie con la maschera sul viso. Quando è stesa è molto particolare da fotografare, cosa che ha fatto una parte della sua fortuna mediatica. Il trend, come spesso avviene quando si parla di skincare, viene dall’Asia e, infatti, le maschere più vendute sono tutti brand coreani e cinesi. La caratteristica che più attrae della Black Mask è il colore nero che dovrebbe, teoricamente, derivare da un ingrediente proprio di questo colore che, tuttavia, non sempre è effettivamente presente nel prodotto in vendita. Black Mask, ingredienti e caratteristiche Quali sono, dunque, gli ingredienti della Black Mask? Generalmente, il colore nero della Black Mask è associato al carbone vegetale, che vanta diverse proprietà tra cui proprio la purificazione della pelle, l’assorbimento del sebo e la capacità di pulire in profondità i pori. Il colore nero, oltre al carbone vegetale, può essere dovuto anche al sapone di Aleppo – sapone a base di olive nere – e al sapone nero africano – nero per la presenza di cacao – i quali possono far parte degli ingredienti miracolosi di questo prodotto: entrambi hanno, infatti, proprietà purificanti, che contrastano la formazione di acne e brufoli. Nonostante, però, esistano diversi ingredienti di colore nero alleati della salute della pelle solo raramente questi fanno parte delle Black Mask: spesso, infatti, è presente del semplice e scontato colorante nero combinato a sostanze chimiche dannose per la pelle e l’ambiente. La prima regola è, quindi, quella di leggere le etichette dei prodotti che acquistiamo e scegliere maschere per il viso che contengano, realmente, ingredienti utili e naturali. Un’altra caratteristica della maschera è quella di essere peel-off, ovvero una maschera che una volta applicata e asciugata si strappa via dal viso come se si trattasse di una seconda pelle. Si presentano come normali maschere cremose, si applicano sul viso oppure solamente sui punti critici e una volta asciutte si solleva un angolo e si rimuovono completamente. Su Instagram ma anche su Youtube se ne possono vedere gli effetti: sembra che tutte le impurità rimangano attaccate alla maschera. Le foto – non proprio gradevoli a dire il vero – di maschere nere appena staccate e piene di filamenti sebacei riempiono il web. In commercio se ne trovano di diversi tipi, da quelle specifiche per i punti neri a quelle illuminanti. Alcune di esse una volta applicate rimangono lucide, altre invece si asciugano e diventano completamente opache quando sono pronte ad essere rimosse. Come si usa, nello specifico? La Black Mask va applicata sul viso – evitando contorno occhi e labbra – come una qualsiasi altra maschera di bellezza e va lasciata […]

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Cucina & Salute

Colomba Pasquale: il dolce della tradizione

Forse non piace a tutti, ma la Colomba è senza dubbio, insieme all’Uovo di Cioccolato, uno dei dolci tipici della tradizione di Pasqua. Fin dai tempi più remoti, sia all’uovo che alla colomba era attribuito un forte valore simbolico di pace e rinascita. Secondo la Bibbia, infatti, fu proprio una colomba, con un ramoscello d’ulivo nel becco, a tornare da Noè dopo il diluvio universale per testimoniare l’avvenuta riconciliazione fra Dio e il suo popolo. Le origini della Colomba La ricetta originaria della Colomba è di provenienza lombarda, anche se negli anni si sono sviluppate varianti da regione a regione. La sua storia è circondata da miti e leggende, sebbene appaia ormai certo come derivi invece da un’idea commerciale nei primi anni del ‘900. La prima leggenda risale all’epoca medioevale quando il re longobardo Alboino calò in Italia con le sue truppe per assalire Pavia. Dopo un assedio di tre anni, alla vigilia della Pasqua del 572, riuscì ad entrare in città, ricevendo in segno di sottomissione vari regali, fra cui anche dodici meravigliose fanciulle. Fu allora che un vecchio artigiano si presentò al re donandogli un dolce a forma di colomba, quale tributo di pace nel giorno di Pasqua. Questo dolce era così invitante che costrinse il sovrano alla promessa di rispettare sempre le colombe. Quando il re interpellò le fanciulle donategli, scoprì che il loro nome rispondeva a quello di “Colomba”. Alboino comprese il raggiro che gli era stato giocato, ma rispettò ugualmente la promessa fatta. La seconda leggenda risale al tempo di Federico Barbarossa e della Lega dei Comuni lombardi. Un condottiero del Carroccio, osservando durante la Battaglia di Legnano due colombe posarsi sopra le insegne lombarde, fece confezionare dai cuochi dei pani a forma di colomba per commemorare la vittoria. Una terza leggenda lega l’origine di questo dolce alla regina longobarda Teodolinda e al santo irlandese San Colombano. Si narra che quando l’abate irlandese Colombano raggiunse Pavia nel 612 venne ricevuto dai sovrani longobardi e fu invitato con i suoi monaci ad un pranzo molto ricco. Ma l’abate irlandese e i suoi decisero di rifiutare tutto quel cibo servito durante il periodo pasquale. La regina Teodolinda, non capendo il gesto, finì per offendersi, ma Colombano superò con diplomazia l’incresciosa situazione affermando che essi avrebbero consumato le carni solo dopo averle benedette. Così alzò la mano destra in segno di croce e le pietanze si trasformarono in candide colombe di pane bianche, come le loro tuniche monastiche. Al di là di questi miti, la Colomba come prodotto di massa nasce nel Novecento grazie al senso imprenditoriale e alla fantasia di Angelo Motta, già famoso per la produzione del Panettone, che intorno al 1930 ebbe l’intuizione di provare a confezionare un dolce pasquale, usando le stesse strumentazioni usate per la lavorazione del “cugino” natalizio. L’impasto dei due dolci è molto simile infatti, soffice e lievitato, ma la versione pasquale viene ricoperta di mandorle e zucchero. Il cartellone pubblicitario venne commissionato all’artista Cassandre, uno dei più importanti cartellonisti francesi, al quale si deve anche lo slogan, mantenuto negli anni: “Colomba, il […]

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La Bella e la Bestia: una storia vera più che mai

“Tale as old as time/True as it can be”, un racconto vero e antico come il tempo, per citare la famosa canzone Premio Oscar di Alan Menken. Quando nel buio della sala il prologo de La Bella e la Bestia si farà strada tra gli sguardi attenti degli spettatori, ammettiamolo: qualcuno tratterrà il fiato, spaventato dall’idea di rimanere deluso. Ventisei anni dopo l’uscita del film d’animazione e dopo tanta attesa (pensate che il trailer è diventato il più visto di sempre nelle sue prime 24 ore online), il film live action, cioè con attori veri, de La Bella e la Bestia è finalmente uscito nelle sale – in Italia dal 16 marzo. Il live action Disney, con Emma Watson nei panni di Belle e Dan Stevens (famoso per la serie Downton Abbey) in quelli (prevalentemente digitali) della Bestia, è stato diretto da Bill Condon (che ha girato gli ultimi due film della saga di Twilight – lì, curiosamente, c’era un’altra Bella, interpretata di Kristen Stewart) ed è quindi il remake del celebre Classico del 1991. Successo di critica e di pubblico, il film fu il primo lungometraggio d’animazione a guadagnarsi una nomination al Premio Oscar come Miglior Film. Un cast eccellente: tra gli altri interpreti Luke Evans (Gaston), Josh Gad (Le Tont), Kevin Kline (il papà di Belle), e le voci di Ewan McGregor, Ian McKellen, Emma Thompson in qualità di Lumière, Tockins e Mrs. Bric. La Bella e la Bestia, la trama Ritroviamo Belle (Emma Watson) nel paesino di Villeneuve, felice e appassionata di lettura, una ragazza “atipica” rispetto alle altre che cercano solo marito. È corteggiata da Gaston (Luke Evans), superficiale maschio-alfa che vuol far colpo solo con i muscoli. Nel bosco vicino, prigioniero di una neve perenne, vive la Bestia, un principe vittima dell’incantesimo di una maga, punizione per la sua superbia e insensibilità. Quando il padre di Belle (Kevin Kline), durante un incidente di viaggio, verrà imprigionato dalla Bestia, sua figlia si offrirà al posto suo, cominciando una vita forzata nel castello. Con l’aiuto degli abitanti fatati della cupa dimora, Belle capirà che la Bestia nasconde un animo gentile. Solo se lei ricambierà il suo affetto, l’incantesimo si spezzerà e la Bestia tornerà uomo. Tra fedeltà e novità Il live action ripercorre scene, dialoghi, dinamiche e persino inquadrature del lungometraggio animato. Le musiche sono – per fortuna – quelle originali. Ma c’è spazio anche per le novità. L’intensa Evermore è una delle canzoni nuove ed è destinata a essere ricordata come una delle più struggenti dichiarazioni d’amore in tutta la storia della Disney. Sono state aggiunte alcune figure (il clavicembalo), scene (quella dell’incantesimo) e all’attivo c’è un lavoro di approfondimento psicologico dei personaggi, soprattutto dei due protagonisti, di cui conosciamo dettagli sull’infanzia, e di cui viene accentuato in particolare l’isolamento, perché entrambi ritenuti diversi. Belle, Gaston e Le Tont: un’analisi Belle è da sempre considerata la prima eroina Disney veramente emancipata: a differenza delle sue colleghe principesse, infatti, è appassionata di libri, è immune dall’amore a prima vista e viene presentata fin da subito come “una ragazza proprio originale”, rispetto agli abitanti del suo provinciale e settecentesco paesino. Il lato “girl power” di […]

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Cinema & Serie tv

Questione di Karma, tra Fabio De Luigi ed Elio Germano

No, nulla a che fare con Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani al di là di una mera coincidenza, per l’appunto, karmica. Questione di Karma è la seconda fatica registica di Edoardo Falcone – vincitore del David di Donatello nella categoria relativa alla migliore opera prima grazie al suo Se Dio vuole (2015) – nelle sale dal 9 marzo, con la strana coppia Fabio De Luigi ed Elio Germano, per la prima volta insieme. Secondo la definizione Treccani il Karma «nella religione e filosofia indiana, indica il frutto delle azioni compiute da ogni vivente, che influisce sulla rinascita nella vita susseguente». Sarà vero? La pellicola nasce proprio da quest’idea. Questione di Karma, la trama Giacomo (Fabio De Luigi), erede di una dinastia di industriali, rimane fin da bambino segnato dal suicidio del padre. Dopo anni, la madre (Stefania Sandrelli) si è risposata (Eros Pagni), l’azienda sta per passare alla sorellastra (Isabella Ragonese), ma per lui nulla è cambiato: diventato adulto, continua a credere di poter colmare la mancanza del padre attraverso i libri e la conoscenza delle filosofie orientali. Egli non accetta che suo padre non ci sia più e cerca un’alternativa al costo, se necessario, di fabbricarsela. Subito dopo i titoli di testa lo vediamo, dunque, apprendere dall’eccentrico esoterista francese Ludovico Stern (Philippe Leroy) che il padre si è reincarnato in un uomo: Mario Pitagora (il solito impeccabile Elio Germano), un cialtrone interessato solamente ai soldi e, di conseguenza, pesantemente indebitato con gente molto poco raccomandabile, il quale non manca di sfruttare tutto il suo opportunismo quando Giacomo decide di conoscerlo confidandogli, appunto, che dovrebbe essere la reincarnazione del genitore venuto a mancare. Un incontro, il loro, destinato a trasformarsi in continue richieste di denaro da parte di Mario nei confronti del povero, puro Giacomo, e che finisce, comunque, per cambiare la vita di entrambi: un’unione che si rivelerà essere più profonda dell’inganno messo in atto. Un ottimo cast I due protagonisti sono sorprendentemente ben amalgamati. A contrasto dell’equilibrato e volutamente sottotono De Luigi, Elio Germano occupa rumorosamente lo spazio con gesti, parole, dialetto. Anche tutto il cast di comprimari mette in atto una perfetta alchimia, a cominciare da due splendide attrici del calibro di Stefania Sandrelli, madre svampita e ricca nullafacente dalle adorabili uscite, e Isabella Ragonese, sorella tutta d’un pezzo dell’ingenuo Giacomo. Per proseguire poi con la bellissima Daniela Virgilio, moglie astiosa e affascinante di Mario, e con Massimo De Lorenzo, vicino di casa e autista di ambulanze. Una perla assoluta: la partecipazione di Philippe Leroy e del suo arrosto con patate. La regia di Edoardo Falcone Edoardo Falcone dirige Questione di Karma guardando alla lectio magistralis della commedia all’italiana e cercando per i suoi attori (De Luigi e Germano) ruoli un po’ diversi dal solito. Dimostra, comunque, di essere molto diverso dagli altri autori di commedie. Ha un’idea di umorismo che non esce dalle singole gag, che non dipende dalle frasi ad effetto o dalle battute, ma è frutto di un lavoro molto acuto sulla recitazione. Gli attori non ammiccano mai verso il pubblico: Fabio De Luigi ed Elio Germano lavorano molto di sottrazione nelle loro interpretazioni, non […]

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Beata Ignoranza: Giallini, Gassmann e i social

Oggi possiamo vivere senza tecnologia o dipendiamo totalmente da essa? Cosa succede se l’uomo con lo smartphone incontra l’uomo con il Nokia del 1995? Lo scopriamo in Beata Ignoranza, nelle sale dal 23 febbraio, quinto film da regista di Massimiliano Bruno, in cui Marco Giallini e Alessandro Gassmann, due degli attori più in forma del cinema italiano, interpretano una coppia di professori in conflitto con la tecnologia e con i fantasmi del passato. Una satira dolce-amara sulla guerra tra chi è entusiasta dell’era social e i suoi strenui oppositori. Beata Ignoranza, la trama In un liceo si ritrovano, dopo anni di ostile lontananza, Ernesto (Marco Giallini), professore di italiano, severo conservatore rigorosamente senza computer che impone agli alunni di depositare gli smartphone sulla cattedra, e Filippo (Alessandro Gassmann), professore di matematica tanto entusiasta delle nuove frontiere da sostituirle sfacciatamente a una competenza che non ha. Lui il portabandiera della beata ignoranza. I due si ritrovano a insegnare nella medesima classe e questo riaccende una rivalità personale nata molti anni prima e mai veramente sopita. Gli atteggiamenti opposti che hanno nei confronti delle nuove tecnologie diventano subito il pretesto per un nuovo scontro. Quando il video di un loro litigio diventa pubblico, Nina (Teresa Romagnoli, nota per la webserie “Under – The Series”), una ragazza proveniente dal loro passato, li costringe a un esperimento-documentario: il nemico del Web dovrà imparare a connettersi, mentre l’entusiasta della Rete dovrà fare a meno di Internet. Sarà l’occasione per guardare sotto una nuova luce l’evento che ha originato la rivalità fra i due.  Beata Ignoranza, buon cast, molti limiti Dopo aver scelto Marco Giallini per Confusi e felici (2014) e Alessandro Gassmann per Gli ultimi saranno ultimi (2015), Massimiliano Bruno li ha voluti insieme per la sua quinta regia, Beata ignoranza, commedia incentrata, quindi, su un tema relativamente nuovo, ma già un classico del genere: l’uso di internet, social media e smartphone, e il loro impatto sulla vita quotidiana. Sorretto da uno dei classici meccanismi della commedia, lo scambio di ruoli opposti, Bruno prova a continuare un discorso su nuove tecnologie e relazioni già iniziato con successo da Perfetti Sconosciuti, il film di Paolo Genovese vincitore del David di Donatello 2016. Tuttavia Beata Ignoranza soffre di una particolare situazione nella quale diversi dettagli del “tessuto” sono perfetti ma nell’insieme risulta tutto confuso e poco originale. I dettagli di successo sono quelli delle interpretazioni: Giallini ha un ruolo cucito su di sé, ironico, cinico ma con retrogusto dolce e, nonostante la parte gli calzi a pennello, lui fa anche di più deliziandoci con battute e soluzioni interpretative di livello. Anche Gassman fa un buon lavoro, e spiccano nel reparto cast una divertentissima Emanuela Fanelli con accento ciociaro, nel ruolo di un membro della troupe di Nina, e Valeria Bilello, chiamata ad animare il lato sentimentale. Sul lato comico c’è poco da obiettare: si ride sempre e di gusto. Il problema pende però sulle spalle della sceneggiatura dello stesso Bruno, che scrive con Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi. Siamo davanti a un film sul nuovo ma con argomentazioni banali. Insomma la solita tiritera nella quale al giorno d’oggi Internet e i social […]

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Carnevale: i gustosi dolci della tradizione

“A Carnevale ogni dolce vale”, parafrasando un famoso detto. Ma come ogni festa tradizionale che si rispetti, anche il Carnevale ha le sue specificità e i suoi dolci tipici, soprattutto in Campania. Il Carnevale campano è coloratissimo non solo nei costumi, ma anche a tavola! Vediamo le specialità principali. Le Chiacchiere di Carnevale Quando si parla di Carnevale pensiamo subito alle chiacchiere, il dolce carnevalesco per antonomasia! Frappe, cenci, chiacchiere, bugie, frappole, galani, frittole, crostoli, sono solo alcuni dei tanti nomi che assume questo dolce in tutta Italia. Secondo gli storici l’origine delle chiacchiere risale all’epoca romana, quando venivano preparati dei dolcetti a base di uova e farina chiamati “frictilia“, fritti nel grasso del maiale e realizzati dalle donne romane nel periodo che corrisponde al nostro Carnevale. Si era soliti farne grosse quantità perché dovevano durare per tutto il periodo della Quaresima. Un dolce che si tramanda da secoli anche grazie alla sua ricetta facile e per niente dispendiosa. Considerato da sempre un dolce povero per i pochi ingredienti utilizzati (farina, zucchero e uova), si è cercato nel tempo di arricchire la ricetta di base. Che siano fatte in casa, acquistate al supermercato o in pasticceria, le chiacchiere vengono fatte a forma di striscioline leggermente rondellate ai bordi, fritte in abbondante olio e servite fredde spolverate da zucchero a velo. Il nome stesso rende l’idea della loro forma irregolare, movimentata, sempre diversa e perfetta per chi ha poco tempo. Altri invece ritengono che il nome sia d’origine onomatopeica e derivi dal suono che le chiacchiere producono appena addentate per via della loro accentuata friabilità. Il Sanguinaccio Il sanguinaccio è una crema a base di cioccolato fondente dal sapore intenso e piuttosto amaro, tipica del periodo di Carnevale, che originariamente veniva preparata con il sangue del maiale. Attualmente l’utilizzo del sangue è vietato per legge e la ricetta del sanguinaccio è stata modificata, permettendo di realizzare questa crema con solo cioccolato fondente e cacao amaro. Oggi può sembrare strano pensare ad un dolce a base di sangue di suino e a molti farebbe passare la voglia di assaggiarlo. Perché proprio il maiale, e perché proprio in questo periodo dell’anno? Il periodo carnevalesco ha inizio precisamente il 17 gennaio, giorno in cui si celebra Sant’Antonio Abate. Il santo è sempre stato invocato per la guarigione dell’herpes zoster, il cosiddetto “fuoco di San’Antonio”, che in origine si curava con il grasso di maiale; per questo motivo, il santo è sempre raffigurato con un maiale accanto. Il sangue di maiale era considerato terapeutico e facilmente reperibile nella cucina dei poveri contadini. Veniva mescolato con zucchero, cacao, farina, cioccolato fondente, e arricchito con la cannella, il cedro, l’uvetta. Era questo il sanguinaccio delle origini. Poi dal 1992, per motivi igienici, in Italia è stata vietata la vendita del sangue di maiale e il suo utilizzo. Il sanguinaccio può essere accompagnato da biscotti secchi come i savoiardi, ma nella simbologia comune l’accompagnamento perfetto è con le famose chiacchiere di Carnevale. Diciamoci la verità, a Napoli il Carnevale non è Carnevale se non c’è il binomio vincente – e assai calorico! – chiacchiere e sanguinaccio. Il Migliaccio Napoletano Uno dei dolci […]

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La La Land: brindiamo ai sognatori!

Non vi piacciono i musical? Ritenete sia un genere noioso, ormai passato di moda? Concedetevi il dubbio di poter cambiare idea. La La Land – il film musical scritto e diretto da Damien Chazelle, con Emma Stone e Ryan Gosling – è nelle sale italiane dal 26 gennaio: ci è arrivato dopo essere stato il film d’apertura della 73esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, dopo aver vinto 7 Golden Globe (più di ogni altro film nella storia) e aver ricevuto 14 nomination per gli Oscar 2017 (era successo solo a due film, ossia Eva contro Eva e Titanic). Quindi bisogna ammetterlo: una certa curiosità mista a tensione ne ha accompagnato l’attesa. Il titolo (decisamente “musicale”) è un riferimento a Los Angeles (“L.A.”) e alla parola inglese Lalaland, che definisce uno “stato mentale euforico e sognante, distaccato dalla realtà”, come “avere la testa tra le nuvole”. La La Land, la trama La La Land è una storia di amore e sogni, ma è anche il racconto di quanto si perde nella faticosa salita verso i nostri obiettivi. Mia (Emma Stone) è un’aspirante attrice che, tra un provino fallimentare e l’altro, serve caffè e cornetti a dive del grande schermo nel bar degli studios Warner, mentre Sebastian (Ryan Gosling) è un musicista che sbarca il lunario suonando musichette idiote in squallidi piano bar e che sogna di aprire un locale tutto suo dove poter far risorgere il vero Jazz. Due sognatori che provano ad emergere dalla seduttrice e cinica Los Angeles, così brava ad ammaliarti e a sotterrarti nello stesso tempo. Dopo alcuni incontri casuali, fra Mia e Sebastian esplode una travolgente passione nutrita dalla condivisione di aspirazioni comuni, da sogni intrecciati e da una complicità fatta di incoraggiamento e sostegno reciproco. Quando però iniziano ad arrivare i primi successi, i due devono confrontarsi con delle scelte che metteranno in discussione il loro rapporto. Virtuosismi e musica (da Oscar?) Aperto da un ingorgo stradale assordante che diventa un esplosivo balletto, La La Land è un tripudio di virtuosismi e coreografie accattivanti, abiti che seducono la vista e voli tra le stelle, tuffi in piscina in cui nuotare danzando e pali della luce a cui appendersi fluttuando, panchine su cui fare tip tap e maestose panoramiche illuminate dai colori dell’alba e del tramonto. Damien Chazelle (32 anni appena e un film, Whiplash, caso cinematografico del 2014 vincitore di 3 Oscar) dimostra tutto il suo talento registico, grazie anche alla sfavillante fotografia di Linus Sandgren e alla straordinaria (e da Oscar, azzardiamo) colonna sonora firmata Justin Hurwitz: il tema musicale ti entra in testa senza abbandonarti più. Una musica briosa, vitale, ma anche dolce sottofondo. Stone e Gosling show! Emma Stone e Ryan Gosling sono al loro terzo film insieme, dopo Gangster Squad e Crazy, Stupid, Love e non sono mai stati così bravi e così belli (Ryan Gosling è forse l’unico uomo al mondo ad essere sexy con un abito bianco, senza sembrare un gelataio!): recitano, cantano e ballano in un concentrato di bravura. L’occhio di Chazelle è tutto per loro, e loro brillano dall’inizio alla fine. Di tanto in tanto […]

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