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Eroica Fenice

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Al posto tuo: Luca, Rocco e destini incrociati

Cosa fareste se vi proponessero di scambiare la vostra vita con uno sconosciuto per un’intera settimana? E se la sfida vi mettesse in gioco per mantenere il posto di lavoro? È da questo presupposto che nasce Al posto tuo, secondo lungometraggio di Max Croci, al cinema dal 29 settembre.

Luca (Luca Argentero) e Rocco (Stefano Fresi) lavorano per la stessa ditta che produce sanitari. Luca, architetto, è atletico, piacente, sulla soglia dei quaranta, salutista e vegano. È il classico sciupafemmine  che non ha voglia di cambiare. Rocco invece è un geometra, con una moglie, tre figli e tanti chili in più. Perennemente a dieta, perennemente frustrato. Tanto accondiscendente al volere degli altri quanto Luca è baldanzoso e odiosamente sicuro di sé. Insomma, Luca e Rocco sono diametralmente opposti ed è per questa diversità che l’esperimento di “scambio vita”, richiesto dalla manager della ditta, sembrerebbe avere spunti interessanti, in parte traditi dalla riuscita della pellicola.

La brillante banalità di Al posto tuo

Partiamo subito dal presupposto che il soggetto di Al posto tuo non brilla sicuramente per originalità e, anzi, ricorda molto da vicino Cambio vita, film del 2011 interpretato da Jason Bateman e Ryan Reynolds. Aggiungiamo poi qualche battutina abbastanza scontata, messa lì per tirar giù la risata di rito, la presenza di personaggi minori  un po’ troppo stereotipati e il finale che ci si aspetterebbe, e il film potrebbe sembrare uno di quei film senza impegno che tanto piacciono al pubblico medio. E invece no: nonostante tutto, quello di Max Croci è un film godibilissimo, leggero ma non superficiale, che fa sorridere e, allo stesso tempo, ci mostra quanto la vita quotidiana sia spesso basata soltanto sulle apparenze e sul fingersi altro rispetto alla propria natura. In questo, i personaggi di Luca e Rocco sono emblematici.

Lezioni di vita tra sorrisi e cliché

Analizziamo i due protagonisti: Luca è il classico arrivista che chiunque può incontrare sul posto di lavoro; è quello che fa il carino con il capo (se donna) dell’azienda per ottenere un avanzamento di carriera; è quello che non esita a fare le scarpe a chi sembra più debole di lui, ma che in realtà ha semplicemente una moralità più spiccata.
Luca Molteni è la persona che non vorresti mai come amico. E, infatti, non ha amici. Certo, molti conoscenti, tante donne diverse, una personal trainer (transessuale) che all’occorrenza si finge la sua fidanzata; ma non ha nessun amico. La sua vita, così fashion, così glamour, è una vita vuota se paragonata a quella del suo diretto rivale, Rocco, che non avrà una linea invidiabile, ma ha dietro di sé una famiglia che lo ama.

Eppure, anche Rocco non sembra del tutto felice nel suo piccolo mondo: lui, visibilmente obeso e perennemente a dieta, deve lottare contro una realtà che privilegia l’apparire piuttosto che l’essere, una società nella quale un semplice geometra, per quanto possa essere creativo e abile nel suo lavoro, non avrà mai lo stesso peso di un architetto.  Per Rocco è difficile ottenere il rispetto che merita persino nella sua stessa famiglia, continuamente vessato dalla moglie, una riuscitissima Ambra Angiolini, e dalla suocera, personaggio di contorno, stavolta non molto riuscito e ricco di cliché, interpretata da Fioretta Mari.

Calandosi l’uno nell’universo dell’altro, i due protagonisti imparano a conoscere i limiti e le mancanze della propria vita, a capire i rispettivi punti di vista e a rispettarsi nella propria diversità. Questa è la lezione di vita che possiamo cogliere in Al posto tuo, una lezione importante ma che, purtroppo, il regista e gli sceneggiatori lasciano passare molto sottotono, preferendo inseguire l’effetto risata che ci si aspetta dal film.

Sebbene, infatti, ci siano ottime premesse per sviluppare una trama che faccia ridere e riflettere allo stesso tempo, è il primo aspetto che viene privilegiato, mentre la riflessione seria resta sullo sfondo, appena accennata e percepibile solo se ci si impegna abbastanza. Si sarebbero ottenuti risultati migliori, forse, se l’incontro tra le vite di Rocco e Luca fosse andato al di là dei soli dispetti e scherzi cattivi tra adolescenti: per tutto il film, infatti, i due protagonisti interagiscono a distanza, vivendo vite separate. Unici momenti di comunicazione tra i due, per gran parte della pellicola, sono gli sgarbi e i dispetti che si fanno l’un l’altro; solo raramente, e per lo più nella seconda parte del film, essi saranno messi l’uno di fronte all’altro lasciando intravedere similitudini caratteriali.
Insomma, quello costruito da Max Croci è un buddy movie all’americana, che ha il pregio di riuscire a strappare sorrisi grazie alla sintonia tra gli attori, ma che talvolta resta un po’ superficiale. Si tratta comunque di un film godibile, nonostante qualche problema di fondo, che promette una piacevole visione

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