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Eroica Fenice

“American Sniper”: Eastwood racconta Chris Kyle

Il primo gennaio 2015 (25 dicembre 2014 in America, quasi un simbolico regalo di Natale), è uscito nelle sale italiane “American Sniper”, ultimo lavoro di Clint Eastwood. La pellicola racconta la vita di Chris Kyle (un Bradley Cooper quasi irriconoscibile), uno dei più infallibili cecchini del corpo speciale dei Navy Seals, e la sceneggiatura è liberamente tratta dalla sua autobiografia pubblicata nel 2012.

La scena si apre con una soggettiva in cui Kyle ha sotto tiro un bambino ed una donna iracheni che si scambiano una granata e vanno verso un carro armato Usa: da qui, un ampio flashback ricostruisce l’infanzia del protagonista e fornisce un’ampia spiegazione allo spettatore catapultato tutto d’un tratto in guerra. Gli anni di scuola, il tentativo fallito di crearsi una vita normale in Texas fra cowboys e donne sbagliate, la decisione di arruolarsi e l’incontro con la donna che diventerà sua moglie e madre dei suoi due bambini (una bruna e sempre bellissima Sienna Miller) fanno da cornice al suo addestramento fisico e psicologico. 

Dopo l’attentato alle Twin Towers nel 2001, Kyle ed il suo gruppo sono convocati in Iraq per il primo turno ed è qui che Eastwood riprende la narrazione dei fatti dalla scena iniziale. Su di un tetto, berretto con visiera al contrario e mirino puntato, Kyle con un colpo solo fa la sua prima vittima: proprio quel bambino con la granata in braccio. Da allora sarà “la leggenda”, il mito di cui tutti nell’accampamento parlano. Ma la realtà, la sua realtà è di gran lunga differente.

Il Chris Kyle di Eastwood

Educato sin da bambino a difendere le pecore ed a non diventare un lupo, Kyle è geneticamente predisposto a diventare “pastore di gregge”e a difendere i suoi amici, il suo popolo e quello che per lui è “il Paese più bello del mondo”. Ad ogni morte però, la macchina da presa alterna la visione oggettiva dello spettatore a quella soggettiva del soldato, quasi a voler rendere tutti partecipi fino in fondo della decisione che va affrontata ogni volta, perché fermare un cuore umano, come insegnerà Chris a suo figlio, non è cosa da poco.

Nessun eroe, insomma, ma un uomo con doti straordinarie che combatte ogni giorno con il senso di colpa e con la sua coscienza, la stessa che non gli permette mai di essere veramente presente nei ritorni a casa. Sempre tormentato dalla sensazione di non aver fatto abbastanza, di non essere riuscito a salvare tutti, nei giorni trascorsi in patria è completamente fuori dal mondo, assorbito dai suoni e dalle immagini di quella che è per lui una “guerra nella guerra”.

Raggiunto il suo ultimo obiettivo, a 160 uccisioni accertate dall’inizio della sua carriera, durante una spaventosa tempesta di sabbia, Kyle capisce di essere pronto a tornare a casa.

Dopo “Flags of Our Fathers” e “Lettere da Iwo Jima”, Eastwood torna a parlare di guerra, concentrando l’attenzione, però, sulla storia e sulla vita di quello che viene universalmente riconosciuto come un vero e proprio esempio di patriota americano.

Contrariamente a quanto si possa pensare “American Sniper” non è la storia di un invincibile ma è il racconto della vita di un uomo che, a causa delle sue abilità uniche, si trova a dover portare sulle spalle il peso di una responsabilità che si rivela essere più grande di lui.

Nulla è lasciato al caso, dalle inquadrature, ai suoni di battiti e respiri, fino alla magistrale scena finale in cui si capisce che per tutti, anche per gli “eroi” la vita è un attimo!

Nei 132 minuti di film, dalla prima all’ultima scena, una domanda resta inevitabilmente sospesa: Chris, per chi sta combattendo in realtà?

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