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Eroica Fenice

David di Donatello

Ammore e Malavita dei Manetti Bros. trionfa ai David di Donatello

I fratelli Marco e Antonio Manetti, conosciuti con il nome d’arte di Manetti Bros. , hanno trionfato alla 62esima edizione dei David di Donatello con Ammore e Malavita, film che è stato premiato dall’accademia dei David come Miglior film.

Ma quali altri film sono stati insigniti della statuetta più ambiziosa del cinema nostrano? E come è stata questa edizione? Non ci resta che scoprirlo assieme.

David di Donatello 2018. Ammore e Malavita e Nico, 1988 i film più premiati

«La mia invenzione è destinata non avere futuro». Questa frase pronunciata da Auguste Lumière, uno dei padri del cinematografo, apre la 62esima edizione dei David di Donatello. Al timone della cerimonia c’è l’eterno abbronzato Carlo Conti (e fin da subito ci fa rimpiangere la conduzione di Alessandro Cattellan).

Segue un monologo di Paola Cortellesi dal titolo Lieve ammiccamento verso la prostituzione dove l’attrice, attraverso un’ironia sagace, denuncia la discriminazione verso le donne presente nel mondo del lavoro e, soprattutto, in quello dello spettacolo. Un segno evidente di come l’affaire Weinstein non abbia lasciato indifferente il mondo del cinema italiano.

Luca Zingaretti è chiamato a conferire il primo premio della serata, quello per la migliore attrice non-protagonista. Ad aggiudicarselo è Claudia Gerini per il ruolo di Donna Maria in Ammore e Malavita dei Manetti Bros. Visibilmente emozionata l’attrice considera il premio come «la tappa di un’avventura molto speciale e bellissima».

Premio miglior scenografo per Ivana Gargiulo e Deniz Gokturk Kobanay per Napoli Velata di Ferzan Ozpetek e subito si giunge al primo David Speciale per Stefania Sandrelli. Standing ovation per l’attrice di Io la conoscevo bene, che dedica il premio a tutte le persone che hanno contribuito a portarla fino a lì. Alla domanda di Carlo Conti, che le chiede quale sia tra gli attori quello che le è rimasto nel cuore, la Sandrelli ricorda Marcello Mastroianni con cui fece il provino per Divorzio all’italiana di Pietro Germi nel 1962.

Stefania Sandrelli è chiamata anche a premiare il miglior attore non protagonista. La statuetta va a Giuliano Montaldo per Tutto quello che vuoi ed è il secondo premio ricevuto dall’attore, dopo quello alla carriera.

Premio Miglior costumista che si rivela un ex aequo: Daniela Salernitano per Ammore e Malavita e Massimo Cantini Parrini per Riccardo va all’inferno.  Ma è già giunta l’ora del primo momento musicale e ad esibirsi è Giorgia con Gocce di memoria, il brano che fa parte della colonna sonora de La finestra di fronte di Ozpetek. La cantante afferma che è stata un’emozione poter contribuire al film.

David al miglior autore della fotografia che va a Gian Filippo Corticelli per Napoli Velata. Giunge poi il momento del David alla carriera per Steven Spielberg e anche in questo caso standing ovation per lui. Un premio per un regista poliedrico,  nelle sale italiane il 28 marzo con Ready player one (qui il trailer),  che ha attraversato i vari generi e che confessa la sua ammirazione per il cinema italiano . Un consiglio per i giovani registi: «Ai ragazzi dico credete sempre alla vostra voce interiore, non rinunciate mai alle vostre idee».  A consegnare la statuetta al regista di Cincinnati è Monica Bellucci, più bella che entusiasta all’idea. Spielberg ricorda anche l’incontro che ebbe a Roma con Federico Fellini.

Spielberg è anche colui che consegna il David per il miglior regista esordiente a Donato Carrisi, ovviamente emozionato a mille, per La ragazza nella nebbia. «è un film d’autori, perché tutti ci hanno creduto».

Il secondo momento musicale è di Malika Ayane, che si esibisce in una cover de La prima cosa bella di Mogol e Nicola de Bari, canzone che dà anche il titolo all’omonimo film di Paolo Virzì del 2010. Come Giorgia, anche la Ayane ammette di aver provato una forte emozione nel sentire la propria canzone all’interno di una pellicola.

Premio miglior musicista a Pivo e Aldo de Scalzi per Ammore e Malavita, secondo David per la coppia di musicistiNino Frassica, dopo un simpatico sketch in cui premia impensabili categorie come gli “ammaestratori di animali nei film” e i sosia di Giorgio Cantarini e Toto lo Cascio (rispettivamente i bambini-attori de La vita è bella di Roberto Benigni e Nuovo cinema paradiso di Giuseppe Tornatore) , dà la statuetta per la miglior sceneggiatura originale a Susanna Niccarelli per Nico, 1988 , biopic sulla vita della modella tedesca e cantante dei Velvet Underground Christa Päffgen.

Il ballerino Roberto Bolle conferisce il David alla miglior attrice protagonista a Jasmine Trinca per Fortunata, prima statuetta vinta dopo sette candidature. Il secondo David speciale è per Diane Keaton, che ricorda con affetto il ruolo di Annie Hall in Io e Annie di Woody Allen e anche la propria esperienza con Al Pacino sul set della trilogia de Il Padrino. Premia poi il miglior attore protagonista, Renato Carpentieri per La Tenerezza. La commozione ben si vede negli occhi dell’attore, alla sua prima statuetta: «La tenerezza è una virtù rivoluzionaria. C’è anche la cortesia, ma nella cortesia c’è un po’ di ipocrisia. La tenerezza è così com’è».

Premio per il miglior truccatore a Marco Altieri per Nico, 1988 , mentre il premio miglior acconciatore va a Daniela Altieri sempre per Nico, 1988. Pierfrancesco Favino conferisce il premio alla miglior regia a Jonas Carpignano per A Ciambra. Il regista ricorda come, quindici anni prima, lavorasse come assistente proprio di Favino e che gli portava il caffè. Ora è lui a conferirgli il prestigioso premio.

Il terzo e ultimo momento musicale della serata è di Carmen Consoli, che si esibisce sulle note de L’ultimo bacio. Canzone che, come in molti sapranno, fa parte della colonna sonora dell’omonimo film di Paolo Muccino del 2001 (alzi la mano chi non ha dondolato le braccia in alto, al celebre ritornello “Mille violini suonati dal cielooo”, etc.). Carlo Conti fa anche alla Consoli la medesima domanda: «Cos’hai provato a sentire la tua canzone dentro a un film?». La risposta la potete immaginare da soli.

Arriva il premio per la migliore canzone originale, che va alla canzone Bang Bang di Pivio ed Aldo De Scalzi per Ammore e Malavita. La miglior sceneggiatura non originale va a Fabio Grassadonia e Antonio Piazza per Sicilan ghost story. Il film ricorda Giuseppe di Matteo, una delle giovani vittime di mafia. Miglior montatore ad Alfonso Consalez per A Ciambra.

Premio miglior produttore a Luciano Stella, Mad Entertainement e RAI cinema per Gatta Cenerentola di Alessandro Rak. Miglior documentario è La Lucida follia di Marco Ferreri di Anselma dell’Olio. «La regia è femmina!», urla l’opinionista del cinematografo di marzulliana memoria. Ci sarebbe da aggiungere: «brava, ma dati una calmata!».

Migliori effetti digitali a Mad Entertainment per Gatta Cenerentola. Seguono ringraziamenti di tutti i ragazzi che lavorano allo studio napoletano, i cui nomi vengono citati addirittura dalla rubrica del cellulare. Miglior suono al film Nico, 1988. Alessandro Grande vince il premio miglior cortometraggio per Bismilah. Il David giovani va a Francesco Bruni per Tutto quello che vuoi.  Miglior film dell’Unione Europea è The Square di Ruben Ostlund, miglior film straniero è Dunkirk di Chistopher Nolan

Una cerimonia “in rosa”

Questa 62esima edizione dei David di Donatello verrà ricordata per due motivi principali. Da un lato il trionfo del cinema del Mezzogiorno d’Italia, capace di sfornare prodotti di qualità e validi. Dall’altro la forte presenza delle donne, che hanno rivendicato la propria dignità contro gli abusi e i ricatti costretti a subire sul posto di lavoro e che aumentano di numero in un mondo come quello del cinema.

Perchè una volta spente le luci del mondo perfetto della celluloide, la realtà è ben più oscura e corrotta. Per questo è necessario un messaggio forte e deciso, rivolto sia alle donne che agli uomini.

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