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Eroica Fenice

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Il caso Spotlight: una coraggiosa inchiesta

Se fai luce sulla verità, rompi il silenzio nascosto dietro la vergogna. Il caso Spotlight definito il miglior film dell’anno, per la regia di Tom McCarthy (che ricordiamo per “L’ospite inatteso”), ricostruisce cinematograficamente in modo dettagliato l’inchiesta su un fatto di cronaca a dir poco sconcertante, condotta da un temerario gruppo di giornalisti capaci di far tremare alcuni oscuri poteri nascosti tra le alte sfere dello stato ecclesiale.

Per circa trent’anni, nell’arcidiocesi di Boston, a partire dagli anni ’70, si verificarono casi di pedofilia sui minori ad opera di una settantina di vescovi e sacerdoti cattolici statunitensi. Sulle sistematiche e indisturbate violenze perpetrate a danno dei minori (molti dei quali morti suicidi), venute alla luce tra il 2001 e il 2002, si occupò un’affiatata squadra di giornalisti denominata “Spotlight”, pronta a mettersi in gioco con determinazione e coraggio, squarciando il velo silente dell’indifferenza generale e rendendo pubblica, dopo anni, una torbida realtà.

La trama: Il caso Spotlight

I fatti hanno avuto inizio a Boston ad opera di un team di giornalisti investigativi, per conto della redazione del “The Boston Globe” e capitanati dal neodirettore Marty Baron (Liev Schreiber), giunto apposta da Miami pronto a ricoprire la conduzione del giornale dopo l’avvenuta vendita al “The Times”, quando fu presentata un’istanza al giudice che faceva causa alla chiesa per numerosi atti di pedofilia da parte di John Geoghan e di altri 70 sacerdoti, dopo la sistematica copertura da parte del vescovo Bernard Francis Law, pienamente consapevole dei gravi atti commessi.
I motivi furono scatenanti a tal punto da generare un’intensa e approfondita indagine condotta dall’affiatato gruppo di giornalisti, pronti a reperire materiale archiviato tra vecchi faldoni di atti giudiziari e testimonianze delle dirette vittime, ormai adulte. Il team soprannominato “Spotlight” era formato da Walter “Robby” Robinson (Michael Keaton), due cronisti in prima linea, Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams), Michael Rezendes (Mark Ruffalo) e un esperto informatico Matt Carroll (Brian d’Arcy James), tutti pronti a fare luce su fatti sconcertanti avallati dall’avvocato delle vittime, Mitchell Garabedian (Stanley Tucci). Gli accusati, nonostante le prove schiaccianti, in ogni modo cercheranno di insabbiare i capi d’accusa, supportati dal silenzio dei vertici vaticani, sulla fenomenale inchiesta a dir poco dilagante e presente anche in altre diocesi sparse nel mondo, generando nell’ultimo decennio una crisi di valori umani e cristiani. Papa Francesco consapevole della situazione grave, non ha esitato a condannare tutti i diretti colpevoli, rei di aver abusato sessualmente di numerosi minorenni. Un’ inchiesta eroica e doverosa, premiata con l’ambito “Premio Pulitzer” e che rende giustizia alla vera cristianità maltrattata da gravi episodi.

Risvolti e retroscena del film

L’idea di Il caso Spotlight, un film nato da un’inchiesta di portata storica e documentato nei minimi dettagli tratti da una vicenda scritta e diretta in modo magistrale da Tom McCarthy, ha suscitato prevedibilmente scalpore e imbarazzo nella chiesa cattolica e tra i più ferventi credenti, risvegliando solo successivamente interesse e ammirazione da parte di alcuni di essi per la lungimiranza degli eventi narrati con grande rigore storico, attraverso attente ricostruzioni dei fatti realmente accaduti incontrovertibili.
Una tradizione quella del cinema ispirato al giornalismo di cronaca, sempre compromesso in prima linea, trae spunto dal genere drammatico/thriller del secolo scorso, in questi ultimi anni rivitalizzato. Molti i titoli da citare tra cui L’asso nella manica (1951), Prima pagina (1974), Professione reporter (1974) e Tutti gli uomini del presidente (1976), film che hanno lasciato in modo incisivo un segno chiaro sulla professione del giornalista paladino di giustizia e fautore della verità resa pubblica attraverso i media, per quanto possa presentarsi scomoda o anche pericolosa dinanzi all’opinione pubblica.
Il caso Spotlight di Tom McCarthy, lineare e girato secondo i vecchi dettami in stile Hollywoodiano, non è retorico ma avvincente, lascia il pubblico perennemente sospeso in uno stato di tensione costante. L’ottima performance dell’intero cast, formato da attori tutti aderenti ai ruoli e scelti con grande perizia, proietta il film per ben 6 nomination all’Academy Award come miglior film, regia e sceneggiatura originale, miglior attore non protagonista per il poliedrico Mark Ruffalo, miglior attrice non protagonista per una stupenda Rachel McAdams (nota per la serie Tv True Detective) e miglior montaggio per Tom McArdlele.
In attesa della notte degli Oscar, il capolavoro di McCarthy ha già avuto modo di fregiarsi di un’ottima critica e numerosissimi riconoscimenti e premi.

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