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Eroica Fenice

Cattivissimo me 3: il ritorno di Gru e dei Minions

Cattivissimo me 3: il ritorno di Gru e dei Minions

Spesso capita, scherzando, per non prendersi la colpa di ciò che abbiamo fatto, di dire che è stato “il nostro gemello cattivo”. E se scoprissimo di avere davvero un gemello… cattivo?

Cattivissimo Me 3, terzo capitolo della fortunata saga animata targata Illumination Entertainment e Universal Pictures, diretto dal veterano Pierre Coffin affiancato questa volta da Kyle Balda e accompagnato dalla colonna sonora curata da Pharrell Williams, è arrivato nei cinema italiani il 24 agosto.

Sette anni dopo l’uscita nelle sale del primo capitolo, Cattivissimo Me è diventato ormai un vero e proprio fenomeno di costume, forte soprattutto dell’invasione di merchandising legato ai Minions.

Cattivissimo me 3, la trama

In questo terzo capitolo, il non più cattivissimo Gru (Max Giusti) viene licenziato dalla Lega Anti Cattivi insieme alla compagna Lucy (Arisa) per la mancata cattura di Balthasar Bratt (Paolo Ruffini), ex-bambino prodigio di Hollywood ormai dimenticato, che è cresciuto convinto di essere il malvagio personaggio che interpretava negli anni ‘80, un villain armato di chewing gum gonfiabili e cubi di Rubik esplosivi. E se il licenziamento è già di per sé sconvolgente per Gru, il vero choc arriva quando scopre di avere un fratello gemello dai setosi capelli biondi, Dru (doppiato a sua volta da Max Giusti). Dru è esageratamente ricco, ha un’attività che va a gonfie vele e colleziona auto sportive. Eppure non è soddisfatto, perché il suo sogno è seguire le orme del padre e diventare un cattivissimo super-criminale. E chi meglio di Gru può aiutarlo?

Al plot principale sono affiancate tre sottotrame.

Mentre i due fratelli imparano a conoscersi a vicenda, Lucy è alle prese con il più difficile dei mestieri: quello di mamma. Inesperta e insicura, Lucy non sa bene come comportarsi, finché non scopre la più elementare delle verità, che è anche il fil rouge di tutto il film: bisogna essere se stessi. Solo imparando dai propri errori e non avendo paura di farsi conoscere per quello che si è davvero è possibile costruire un vero rapporto. Che sia tra madre e figlia, tra marito e moglie o tra fratelli.

E i Minions? Relegati nuovamente al ruolo di spalle dopo lo spin-off che li ha visti protagonisti nel 2015, i simpatici omini gialli decidono che è ora di abbandonare il loro padrone per cercarne un altro più cattivo. Riusciranno però ad abbandonare davvero Gru? Nel provarci finiscono addirittura in prigione dove diventano i mattatori di una delle scene più divertenti di tutto il film.

Oltre ai Minions, anche Agnes ha guadagnato un momento tutto suo. Dopo aver seguito le avventure sentimentali di Margot nel secondo film, ora tocca alla più adorabile delle sorelle avere un ruolo più in primo piano, alla ricerca di un vero unicorno per sostituire quello di pezza che ha dato via in uno slancio di grande generosità. Una mini storia nella storia che, a differenza di quella dei Minions, non ha una vera forza e smorza un po’ il tono del film.

La saga e i segni di cedimento

Cattivissimo Me 3 è, come i precedenti, un’avventura in bilico tra buoni sentimenti e comicità elementare che ricontestualizza gli stessi elementi, aggiungendo un personaggio alla famiglia non convenzionale (e perciò molto attuale) di partenza: nel primo episodio un super-cattivo si convertiva alla bontà per fare da padre a tre orfanelle, nel secondo entrava in scena una figura femminile, ora è la volta di un parente ricco di cui si ignorava l’esistenza.

Nel pubblico dei bambini di età prescolare, la ripetizione di situazioni e personaggi genera familiarità e fidelizza l’attenzione ma in quello adulto il rischio è di produrre noia e disaffezione alla storia. A coinvolgere anche i genitori, garantendo un divertimento formato famiglia, in Cattivissimo Me 3 è stato quindi predisposto un omaggio ironico agli anni ‘80. Vanno in scena, in maniera spassosa, canzoni, oggetti iconici, balli, abiti e acconciature di quel periodo, col pretesto che il cattivo del film è un ex bambino prodigio rimasto patologicamente ancorato al suo momento di gloria. Bratt è un villain riuscito, poiché si prende fin troppo sul serio, risultando volutamente esagerato e caricaturale nella sua sete di vendetta, nell’elencare ciò che non va in Hollywood e nel ricordare quanto di bello c’era negli anni ’80, tra usi, costumi e colonna sonora. La vera chicca del film.

Forse l’unica.

La saga mostra segni di cedimento e vede ormai diluita l’audacia di partenza. Un pizzico di coraggio in più non avrebbe certo guastato e l’originalità latita, ma al momento può ancora bastare per far ridere i più piccoli e far sorridere i loro genitori.