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Eroica Fenice

Chiamami col tuo nome. L'ultimo capolavoro della trologia di Guadagnino

Chiamami col tuo nome. L’ultimo capolavoro della trilogia di Guadagnino

Chiamami col tuo nome (il cui titolo originale è Call me by your name), diretto da Luca Guadagnino, nelle sale dal 25 gennaio 2018, è l’ultimo film della “trilogia del desiderio” del regista italiano, dopo Io sono l’amore (2009) e A Bigger Splash (2015). Il terzo capolavoro tuttavia rappresenta un allontanamento dal suo precedente lavoro, in quanto meno “aggressivo” e il “più calmo” che abbia mai realizzato.

Chiamami col tuo nome. Trama

Il nuovo film di Guadagnino si basa sul famoso romanzo omonimo dello scrittore statunitense André Aciman, pubblicato nel 2007.

È una struggente e speciale storia di amicizia, divenuta amore, tra il diciassettenne italo-americano di origine ebraica Elio (Timothée Chalamet) ed Oliver (Armie Hammer), uno studente americano ebreo ventiquattrenne. La vicenda si svolge sullo sfondo della bassa padana (Crema) durante una calda estate del 1983. Nonostante la sua giovane età, Elio si dimostra più maturo e saggio dei suoi coetanei. Appassionato di musica, trascorre l’estate trascrivendo e modificando pezzi di musica classica, tra letture, divertimento giovanile e flirt con la sua amica Marzia (Esther Garrel), è figlio di un eminente professore universitario (Michael Stuhlbarg), specializzato nella cultura greco-romana, che ogni anno ospita nella sua tenuta estiva del XVII uno studente straniero impegnato nella stesura della tesi di post dottorato.

In questo contesto avviene l’incontro e la conoscenza tra i due ragazzi. Elio, inizialmente infastidito e quasi minacciato dalla bellezza ed incredibile disinvoltura di Oliver, giunge poi a provarne ammirazione, subendone inevitabilmente tutto il fascino.

I due protagonisti trascorreranno un’estate tra lunghe passeggiate, bagni al lago, chiacchierate profonde fino a diventare più intime, giungendo alla scoperta di un sentimento che li travolgerà e cambierà le loro vite.

Chiamami col tuo nome. Panorama e colonna sonora

A differenza dei due precedenti prodotti di Guadagnino, Chiamami col tuo nome è stato girato con un budget limitato e senza attori notoriamente conosciuti. Ma basta l’efficacia e la potenza dell’interpretazione a rendere Timothée e Armie non più così sconosciuti.

Nonostante le aspettative, il film è subito stato amato dalla critica e dipinto come capolavoro, con tre nomination ai Golden Globe, quattro ai BAFTA e candidato a quattro premi Oscar per il 2018 come miglior film, miglior attore, miglior canzone e miglior sceneggiatura non originale.

E per un film di speciale spessore occorreva una colonna sonora che ne fosse all’altezza. Oltre a brani di musica pop italiana degli anni ’80 e a brani di musicisti moderni e classici, come Ravel e Bach, il regista si è rivolto anche a Sufjan Stevens, cantautore e musicista statunitense, la cui musica si caratterizza per la commistione di diversi generi, quali il folk, il jazz e lo swing.

Nascono così per il film ben tre colonne sonore: Mystery of love (che accompagna un viaggio in pullman di Elio ed Oliver), Visions of Gideon (per i titoli di coda) e Futile Devices, tratta dall’album The Age of Adz del 2010. Stevens riesce con la sua musica delicata e coinvolgente a trasportare i telespettatori nelle vicende dei protagonisti, giungendo ad immedesimarsi con le loro emozioni.

 Chiamami col tuo nome. Critica e considerazioni

Un caleidoscopio di luoghi e musica, parole e sensazioni silenziosamente espresse. Chiamami col tuo nome è la rivincita di un film americano di regista italiano. Un film speciale. Sincero e sfrontato, mai privo di quello spessore irritante e talvolta discutibile, che ha condannato precedentemente i lavori italiani di Guadagnino. Regista americano prima che italiano, proprio per la qualità di un film anti-retorico e privo di cliché, elementi spesso criticati nel panorama del cinema italiano.

La forza e la particolarità di Guadagnino risiedono proprio nella capacità di saper raccontare, attraverso la magistrale interpretazione dei protagonisti, una passione e un amore travolgenti e carnali, senza falsi pudori. La bellezza e la purezza di un amore tra due ragazzi, messo in scena con sapiente e sottile semplicità, e al contempo profondità, senza scadere nel grottesco (a parte qualche scena più risoluta) e in quell’alone di tolleranza che sembra dover caratterizzare l’amore omosessuale.

Uno degli aspetti più meravigliosi del film è l’atipico supporto esterno a quest’amore, un supporto donato in special modo dai genitori di Elio, che accompagnano e spingono i due ragazzi a vivere la sincerità di quel sentimento. Un legame indissolubile e potente, sancito nel film dalla frase recitata da Oliver ad Elio: «Chiamami col tuo nome, ed io ti chiamerò col mio».

Un film che porta i telespettatori a camminare a piedi scalzi nei cuori dei protagonisti; che azzera barriere sfilando le maschere dell’ipocrisia dai volti dei ragazzi e soprattutto di una famiglia che mai rinuncia ad anteporre il cuore ai canoni sociali, pronta a confrontarsi con un amore puro e spingerlo a spiegare le ali. Un’apertura mentale e sentimentale ancora difficilmente rintracciabile nella società odierna. Il tema centrale del film non è pertanto la vicenda di un amore omosessuale, bensì la storia di desiderio e passione di due ragazzi che svelano reciprocamente la propria anima, mettendo a nudo la dirompente sincerità dei propri sentimenti.

Esemplare il discorso finale del padre di Elio, esprimendo tutto il suo amore e comprensione per il figlio con una frase incredibile e disarmante: «Non rinunciare a provare qualcosa per evitare di provarla».

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