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Eroica Fenice

Civiltà perduta: epico viaggio di Fawcett

Ciò che cerchi è infinitamente più grande di quello che la tua mente può arrivare a comprendere. E’ il tuo destino” – dal film Civiltà perduta.

L’opera cinematografica con il titolo originale The lost city of Z, presentato alla Berlinale 2017 e al Festival di New York”, diretta e sceneggiata da James Gray e ispirata al romanzo biografico scritto da David Grann su fatti realmente accaduti, è uno sguardo rivolto alle epiche esplorazioni del tenente colonnello Percy Fawcett negli anni ’20, un uomo in lotta con se stesso e fedele alla famiglia, un patriota avventuriero nella costante ricerca di una mitica civiltà nascosta nella giungla. Il film nutre di un grande fascino legato di avventura e mistero un genere che sembra non tramontare mai nella storia del cinema, senza ovviamente cadere nella trappola dei remake come spesso si è verificato in misura maggiore per i generi horror, fantasy e fantascienza, e mantenendo pertanto una dignitosa continuità nei decenni.

In questo quadro prendono consistenza le idee del regista J. Gray, orientate a rivalutare un incredibile e inafferrabile personaggio come Fawcett, esploratore avventuroso nell’ossessiva ricerca della città Z, luogo puramente immaginario o realtà archeologica nascosta tra la fitta vegetazione dell’Amazonia? Non lo sapremo mai, tant’è vero che l’esploratore in compagnia di suo figlio non fece mai ritorno dal suo ultimo mitico viaggio.

Sognare, ricercare l’ignoto, inseguire ciò che ci affascina, è già questa una ricompensa” – dal film Civiltà perduta.

Il film, ambientato nel Regno Unito all’inizio del XX sec., narra eventi autobiografici e realmente accaduti a Fawcett (Charlie Hunnam, perfetto nel sostituire Brad Pitt su cui puntava inizialmente il regista), un militare uscito quasi indenne dalla Grande Guerra, che accetta su proposta della Royal Society di recarsi con il suo aiutante, il caporale Henty Costin (Robert Pattinson), ed esplorare i remoti confini pluviali dell’Amazonia, tra il Brasile e la Bolivia. Il viaggio di Fawcett dura circa due anni, periodo in cui deve sacrificare la vicinanza della moglie (interpretata da Sienna Miller nel ruolo di Nina Fawcett, una donna forte senza ambizioni velleitarie) e del figlio Jack (interpretato da Tom Holland), per una missione avventurosa di notevole rischio. L’esploratore resta affascinato dal Mato Grosso, e, anche se criticato e ridicolizzato dalla comunità scientifica, decide di farvi ritorno con suo figlio per seguire i percorsi e le indecifrabili mappature del territorio sulle tracce di Z, la misteriosa città avvolta dalla vegetazione. Il destino sembra travolgere Fawcett e suo figlio, entrambi coinvolti nella nuova spedizione verso una El Dorado senza ritorno nell’anno 1925 D.C.

Il suo sogno di trovare un’antica civiltà amazzonica gli ha permesso di attraversare difficoltà inimmaginabili, superare lo scetticismo della comunità scientifica, i tradimenti e la lontananza dalla sua famiglia” – J. Gray.

Civiltà perduta ha le caratteristiche dei kolossal cinematografici anni ’70, periodo in cui era particolarmente apprezzato il genere avventuroso. James Gray punta molto in alto, inquadrando e ricostruendo con meticolosità storica gli ultimi viaggi esplorativi di Fawcett nei territori sconosciuti ed inesplorati dell’Amazzonia, senza mai tralasciare le sue combattute dinamiche familiari e sociali alimentate da un costante conflitto interiore. Il regista dopo il clamoroso flop C’era una volta a New York (con un budget triplo rispetto ai ricavati d’incasso), rimane fedele ad un’idea di un cinema fuori dalle moderne logiche produttive, avvalendosi nel suo ultimo film,di una potenza visiva dalla forte impronta fotografica, capace di eguagliare altri grandi maestri come Werner Herzog con Fitzcarraldo e Michael Cimino con I cancelli del cielo, entrambi evocativi e di rimando in alcune scene di Civiltà perduta.

Darius Khondji per la fotografia e Christopher Spelman per la colonna sonora concedono un enorme contributo per la riuscita del film, proiettando lo spettatore in una dimensione d’altri tempi. Il regista inoltre tenta di esplorare gli irrefrenabili sentimenti tormentati di Fawcett, nel desiderio di scoprire nuovi mondi capaci di regalargli fama e ricchezza al suo ritorno, ma l’irrazionalità prevale sul sentimenti d’unione familiare attraverso un’ultima fuga dalla realtà. Negli ultimi straordinari 20 minuti l’aspetto visionario e ossessivo di Fawcett prende il sopravvento divenendo fulcro degli accadimenti. Con grande maestria Gray dirige Civiltà perduta, dando un’impronta classica e sfidando i propri limiti e quelli del visionario protagonista.

Il film dedicato all’incredibile Fawcett ci attende al cinema, buona visione a tutti.

<h2>civiltà perduta: epico viaggio di Fawcett</h2>

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