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Eroica Fenice

Demolition, distruggere per ricominciare

Demolition, distruggere per ricominciare

Davis (Jake Gyllenhaal) è un giovane e benestante agente di borsa. Metodico, distaccato, mette il lavoro prima di tutto, forse perché si è dovuto realizzare da solo, essendo nato negli umili sobborghi del New Jersey. Fino a quando non conosce Julia, la sua futura moglie, che è anche la figlia di Phil (Chris Cooper), uno dei soci anziani del prestigioso studio in cui lavora. Un matrimonio convenuto, il modo più semplice per Davis di andare avanti nella vita per non rimanere indietro, vissuto probabilmente sulla base del più grande difetto che Julia gli attribuisce: non prestare mai attenzione. Tutto il mondo di Davis dovrà però cambiare gioco forza a causa della morte della donna. Demolition è il nuovo film di Jean-Marc Vallée, già regista del bellissimo Dallas Buyers Club e Wild (da ricordare è anche C.R.A.Z.Y., lungometraggio del 2005 e una delle più capaci testimonianze del cinema canadese dei tempi moderni), presentato in anteprima mondiale l’anno scorso al Toronto International Film Festival.

L’episodio che compromette la storia appare ad inizio film quasi irrilevante: all’ospedale, subito dopo la tragica notizia, Davis vuole comprare delle M&M’s in uno dei distributori automatici del reparto di terapia intensiva; ma immancabilmente il pacchetto si incastra. Così Davis decide di contattare la compagnia che produce quei distributori, inviando una serie di lettere di reclamo, ma in realtà sono molto più di questo. Finalmente riceve una risposta da Karen (Naomi Watts), impiegata del servizio clienti della compagnia. Tutto si baserà su quelle conversazioni e ciò che ne comporterà, sul modo in cui Davis capisce di starsi riappropriando di se stesso, forse senza mai esserci riuscito prima. La curiosità, la necessità di condividere, di ascoltare, lo renderanno una persona nuova.

Demolition: “se vuoi aggiustare qualcosa, devi smontare tutto

Smontare, demolire appunto, ogni pezzetto della propria quotidianità per riassemblarla e tornare alla vita. È ciò che fa Davis, anche letteralmente. Gyllenhaal è perfetto, e la personalità di Davis è ben chiara sin da subito, la sua evoluzione come protagonista si delinea senza necessità di forzature. Demolition, in quanto a sceneggiatura, può non avere la pretesa di raccontare una storia originale o rivoluzionaria; si tratta infatti del superamento del lutto di un vedovo. C’è però più di questo sotto il cumulo di macerie: perché il punto di rottura, la morte, che dà il via ad un qualsivoglia sviluppo di trama, è solo un escamotage.

La morte della moglie è per Davis, infatti, solo il momento in cui realizza di essere sempre stato al bordo dell’esistenza, di non essere mai stato ciò che è, di non avere mai visto le cose per quelle che sono. L’importanza dell’amore, la contemplazione dell’oceano, i piccoli dettagli che sfuggono alla maggior parte degli uomini che non vedono, o sono troppo indifferenti per vedere. E non è una catarsi negativa, ma un invito a non essere passivi e ad entusiasmarsi per qualcosa che, ai propri occhi, è unico. Il film quindi è la crescita personale di un individuo, la liberazione da standard prescelti.

Intenso seppur marginale è il ruolo di Judah Lewis, che interpreta Chris, il figlio adolescente di Karen; inoltre, le musiche di Demolition, pezzi rock scelti ad hoc, aiutano piacevolmente ad accompagnare lo spettatore nel film, senza mezzi termini.

Ilaria Casertano