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Eroica Fenice

Desde

Desde allá (Ti guardo), Leone d’oro a Venezia 2015

Desde allá è la storia di un incontro che nasce e termina all’insegna dell’ambiguità; Armando è un odontotecnico di mezz’età che conduce una vita monotona e “distaccata”, e vive la sua omosessualità adescando giovani e giovanissimi nei quartieri più degradati di Caracas, per poi godere soltanto nel guardarli seminudi, da lontano (come suggerisce il titolo del film, tradotto in Italia con un Ti guardo non molto centrato). Un giorno l’uomo convince Elder, adolescente che vive d’espedienti, ad accettare l’offerta di recarsi a casa sua; il ragazzo dapprima lo respinge brutalmente, ma poi scivola lentamente verso una condizione di dipendenza da Armando sia fisica che affettiva.

Che il violento e disperato Elder scopra una latente omosessualità, o che Armando riesca a “comprare” il suo affetto con la prospettiva di uno stile di vita prima impossibile anche solo da immaginare, non fa differenza: l’uomo rimane trincerato nel suo mondo “da lontano”, asettico, chiuso a ogni contatto fisico, e media il suo rapporto col mondo attraverso i soldi, con i quali Armando sa di poter avere quasi tutto quello che vuole, attingendo dalla disperazione della gigantesca baraccopoli venezuelana, mentre Elder vive la passione e l’irruenza dell’adolescenza, e una condizione di miseria in cui si fa fatica a mettere assieme i pezzi della propria vita.

Desde allá, opera prima di Lorenzo Vigas

Quando Armando si concederà al suo giovane compagno, sarà solo per sancire la fine della storia, che lascerà i protagonisti in un luogo diverso da quello in cui li aveva trovati. È facile capire a chi toccherà la sorte peggiore, visto che il dominio dei corpi mostrato dal film obbedisce alle regole ferree della disparità di classe, ed è impossibile pensare ad una rimessa in moto dell’umanità ghiacciata di Armando, che ormai guarda il mondo, ancora una volta, troppo da lontano.

Aleggia sul film uno psicologismo un po’ scontato attorno alla figura paterna (i sospetti cadono su Arriaga, ormai celebre sceneggiatore dei primi film di Iñárritu, qui in veste di soggettista), ma questo toglie poco ad una sceneggiatura intelligente.

La regia presenta soluzioni originali e coinvolgenti, tra le quali spicca un uso del sonoro fuori campo molto interessante. Se si aggiunge che gli attori sono particolarmente ben scelti, si capisce perché questo piccolo gioiellino della cinematografia latinoamericana sia stato premiato con il Leone d’oro a Venezia nel 2015.

L’opera prima di Lorenzo Vigas è intrisa dell’aria polverosa e sofferente di un continente che vive oggi un momento storico importante, diviso tra antichi sogni sociali di libertà e di indipendenza dall’Occidente e nuovi desideri di normalizzazione borghese. Desde allá, che è anche un film politico, tiene insieme dramma intimista e cinema sociale attraverso un ritratto prezioso e acuto dell’America Latina.

Dopo il sublime Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, Leone d’oro dell’anno scorso in un’edizione molto frettolosamente criticata per aver ignorato la partecipazione del laccatissimo Birdman, Venezia torna coraggiosamente a premiare e diffondere il cinema d’autore: un’operazione meritoria e fuori moda che rende buon servizio all’industria culturale italiana ed europea.

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