Seguici e condividi:

Eroica Fenice

e fuori nevica

Fuori nevica… ne siamo sicuri?

Fuori nevica, anche se siamo ad ottobre e ci sono temperature estive.

Chi sente l’esigenza di rivedere periodicamente, quasi come se fosse un rito, una commedia che rappresenta non solo un fondamentale contributo alla propria formazione culturale, ma anche, soprattutto, un forte legame affettivo, dal momento che la suo visione significava, da bambini, condivisione di un momento felice e gioioso con il proprio nucleo familiare, non può non catapultarsi al cinema a vedere la versione cinematografica di “E fuori nevica”, tratto dalla commedia omonima di Vincenzo Salemme, uscito nelle sale il 16 ottobre.

Inutile dire che è difficile affrontare la visione di “E fuori nevica” in maniera oggettiva essendo così legati all’opera teatrale: il sospetto e la paura dell’inadeguatezza di questo adattamento per il grande schermo è forte. Entrare nella camera di Cico, nella cucina dei tre fratelli che, secondo necessità, si trasforma in una pizzeria, scendere per le strade di Napoli con Cico, Enzo e Stefano fa uno strano ma piacevole effetto: il regista di E fuori nevica ha saputo abilmente adattare ogni scena, già impressa nella mente di tutti i napoletani amanti del teatro, agli ambienti della città, sfruttandone appieno le potenzialità.

Una delle scelte più apprezzabili e che garantiscono la buona riuscita del film è stata quella di lasciare quasi del tutto intatti i dialoghi e le battute: è suggestivo ascoltare, in sala, le voci degli spettatori che anticipano la battuta clou.

Nella versione teatrale di E fuori Nevica  la scena è tenuta unicamente dai tre attori protagonisti, Vincenzo Salemme (Enzo Righi), Nando Paone (Cico Righi)  e Carlo Buccirosso (Stefano Righi), con l’unico intervento di Maurizio Casagrande nei panni dell’avvocato Saponetta: l’allargamento del set porta inevitabilmente delle conseguenze non sempre vincenti. La perdita più significativa è la centralità del ruolo di Cico intorno al quale, nella versione teatrale, ruotava tutta la piece: sul grande schermo la sua figura resta più marginale, quasi del tutto limitata alle scenette comiche che servono, essenzialmente, a delineare l’infermità mentale del personaggio; di conseguenza un maggior spazio è occupato dagli altri due fratelli, Stefano ed Enzo.

La carrellata di nuovi personaggi, come il fruttivendolo di Battipaglia, la vicina di casa non vedente, il giocatore di corse di cavalli, non aggiungono né tolgono nulla alla vicenda centrale di E fuori Nevica.

Ciò che fa scadere il tutto e rende la versione cinematografica di E fuori Nevica del tutto inadeguata a quella teatrale è il finale che, purtroppo, snatura l’intera opera: viene meno la chiave di lettura che, posta alla fine, permetteva di interpretare la vicenda dei tre fratelli, trasformando quella che si presentava come una commedia in un dramma.

Il sipario non viene calato, lo spettatore non resta al buio, con quel senso di amarezza, di commozione ed empatia che accompagnava il finale della tragicommedia. Purtroppo, il teatrino non è finito, anzi, continua nel peggiore dei modi, con una farsa, apatica e “all’italiana”, che lascia dietro di sé il sospetto, neppure troppo abilmente celato, di un’intelligente manovra commerciale.

Pertanto, a chi non l’avesse già fatto, consiglio di vedere la versione teatrale, in cui, il teatrino è finito… e fuori nevica.

– E fuori nevica… ne siamo sicuri? –