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Eroica Fenice

Essere Gigione

Essere Gigione: l’incredibile storia di Luigi Ciaravola

Un’attesa durata più di due anni ma finalmente terminata il 18 Gennaio: Essere Gigione : l’incredibile storia di Luigi Ciaravola  è al cinema.

Accolto tra entusiasmi e non poche polemiche per i finanziamenti ricevuti dal Mibact, il documentario su Gigione del giovane regista Valerio Vestoso, prodotto dalla Capetown Srl, ci ha positivamente sorpreso, mostrandoci come si possa produrre un ottimo lavoro cinematografico, di interesse culturale, documentando quello che forse è uno dei fenomeni musicali più longevi e sbalorditivi del nostro paese.

Ebbene sì, Gigione- che lo si voglia o no- non è un qualsiasi cantante da sagra di paese. Oltre a essere “il Re delle sagre”, Gigione è un fenomeno musicale e culturale. Sminuirlo a semplice fenomeno trash è un po’ troppo riduttivo.

Senza alcun tipo di preconcetto volto a deridere o a magnificare il personaggio, Vestoso ci mostra, con uno scrupolosissimo intento documentaristico, cosa significa vestire i panni di Gigione. Lasciando che siano le immagini e i diretti interessati a parlare (Gigione, i suoi musicisti e i fan), senza mai entrare all’interno della narrazione se non attraverso alcune piccole e divertentissime finezze di montaggio. D’altronde, sarebbe stato difficilissimo fare diversamente, data l’esuberanza del soggetto.
Armato della sola videocamera, il regista beneventano ci offre il sunto di quasi due anni passati insieme all’istrionico cantautore, seguendolo durante le sue interminabili tournée tra centinaia di sagre, feste di paese, pranzi/cene-spettacolo, dirette nelle televisioni locali… Dei veri e propri tour de force. Non tralasciando, però, di porre l’attenzione sul lato “uomo” di Gigione, ossia Luigi Ciaravola, e realizzando anche un vivido e realistico affresco di tutti i luoghi in cui si svolge quest’incredibile storia: la provincia italiana.
Ma analizziamo il tutto in ordine.

Chi è Luigi Ciaravola? Chi è il cantante Gigione?

A questa domanda si potrebbe rispondere con una semplice equazione: Luigi Ciaravola= Gigione.
Non c’è molta differenza. L’uomo di ormai settant’anni suonati che dà spettacolo sui palchi di tutta Italia è pressoché lo stesso che, a 8 anni, cantava sugli alberi di fichi a Boscoreale, intrattenendo i suoi vicini e tutti i suoi compaesani che, durante la festa del patrono, lo “buttarono” letteralmente sul palco per farlo cantare.

Un’elezione, una vera e propria investitura che segnerà nel profondo il piccolo Luigi. Da quel momento in poi, il consenso diventerà una delle sue preoccupazioni più grandi, una vera ragione di vita. Il consenso di quel pubblico, che non solo lo ha investito come cantante, ma gli ha anche affibbiato il suo nome d’arte. Inizialmente era “Gigi-One” ma tutti lo chiamavano “Gigione”. Un consenso bramato e ricercato attraverso un’energia positiva a tratti inconcepibile. “Dove c’è Gigione non c’è problema” non è soltanto una frase fatta ma un vero e proprio stile di vita, un modus operandi: non c’è niente che Gigione non possa risolvere a colpi di movimenti pelvici, ghigni sornioni e canzoni sessualmente ambigue. Stenterete a crederci ma è così.

Non è una positività relegata al solo “ruolo artistico” perché si ripercuote anche nella vita privata di Luigi che, quasi sempre, affronta tutto con un’intraprendenza pazzesca. “Quasi sempre”, perché anche lui è umano e ogni tanto si lascia prendere dalle preoccupazioni tipiche della sue età: dalla precarietà di una vita nell’ormai declinare degli anni, alla paranoia di perdere il passaporto e rimanere bloccato negli Stati Uniti.

Essere Gigione, un cantante instancabile

Forse tra i motivi per i quali Luigi Ciaravola coincide con Gigione, c’è quello che, concretamente, il cantante ha davvero poco tempo per se stesso, tutto dedito alla sua attività. Su e giù lungo l’intera catena appenninica, macinando migliaia di chilometri ogni anno da più di quarant’anni.

Spinto non solo dalla passione molto egocentrica del suo mestiere, ma anche da un materialissimo senso degli affari, perché “gli applausi non si portano a casa”. Un self-made man, degno dei pregi e sicuramente anche dei difetti dei più famosi personaggi della letteratura. Forse se Don Rosa avesse potuto conoscere Gigione, avrebbe dedicato a lui il suo Zio Paperone.
Questo suo senso degli affari va di pari passo all’altissima concezione che ha di sé e del suo lavoro che lo porta, senza alcun timore reverenziale, a confrontarsi e considerarsi superiore ad artisti come Vasco Rossi. Perché sì ok, Vasco ha fatto centomila persone ma lui ne fa un milione e mezzo all’anno, “a fatti, non a chiacchiere”. Numeri senza alcun fondamento statistico ma probabilmente non così distanti dalla realtà. Soprattutto lui- questa cosa sarà sicuramente assurda per molti- non si considera trash.

Racconta di questo genere che ha inventato, questa folk-dance che si muove tra il sacro e profano (che passa dall’elogio di una sfilza infinita di santi alle allusioni sessuali sulla frutta e il cibo), come un “pranzo completo” dove tutti possono mangiare. Un genere ottenuto attraverso un decennale percorso artistico raccontato da Vestoso tramite un meticoloso lavoro di ricerca di video e filmati d’epoca che conferiscono al tutto un tocco di eleganza molto vintage. In più una fondatezza oggettiva, quasi filologica.

Un percorso artistico che passa dal rock/blues di James Brown al rifacimento in italiano di successi internazionali come Isla Bonita di Madonna; che procede attraverso la canzone leggera d’amore napoletana e approda infine a un qualcosa di così irriverente e contraddittorio che trascende un po’ qualsiasi categoria o genere musicale: la folk-dance.

Ed è stato proprio così che Luigi Ciaravola è entrato di prepotenza nella cultura di una grossa fetta della provincia italiana.

Essere Gigione, attraverso le canzoni di Gigione si racconta della provincia italiana 

Eccoci, dunque, giunti al terzo, ma non meno importante, tema del nostro discorso: la provincia.

Vestoso infatti, come scritto in precedenza, attraverso la figura di Gigione riesce a offrirci uno spaccato di questa provincia italiana aggrappata alla catena appenninica, la spina dorsale dell’Italia, composta per lo più da paesini di campagna. Realtà rurali dove Gigione è a dir poco osannato come un messia, durante questi concerti caratterizzati sempre da una complessa gamma di emozioni. Sotto l’abile direzione “gigionesca”, sempre attento a far interagire il pubblico, si passa dal totale invasamento al più semplice e ingenuo coinvolgimento emotivo.

Ci troviamo così, davanti a un’Italia fatta di paesi dove il tempo sembra essersi fermato. Di persone che, di certo, non passano le loro giornate discutendo di Ius Soli sotto un post di Christian Raimo o associando citazioni di film di Nanni Moretti a fotografie di politici e cantanti indie, ma che ascoltano con trasporto Gigione. Che si emozionano con le canzoni di Gigione.

Vestoso, in più interviste, ha definito la provincia da lui documentata come un enorme acquario limitato e isolato. Un acquario che potremmo quasi accostare a una specie di caverna di Platone, dove le persone al suo interno vedono il mondo esterno solo come ombre inconsistenti e illusorie.

Gigione non è certo l’uomo che, spezzate le catene, torna nella caverna per raccontare la “verità” ma quanto meno è colui che si tuffa a capofitto in quest’acquario, sconvolgendolo un po’. Regalando gioie e risate.

 Essere Gigione,considerazioni finali

Si rischia inevitabilmente di scadere nel pietismo ma solo questo dovrebbe invitarci a non guardare con supponenza Gigione, né tantomeno tutto il mondo che lo circonda e che lui, in fondo, rappresenta.
Seppur decontestualizzata, concedetemi la citazione “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”, perché si può imparare da tutto e da tutti. Anche da questo mondo di provincia così ricco di difetti perché, a volte, anche un uomo di settant’anni che canta canzoni ambigue su biscotti, carcioffole e lecca-lecca ha tanto da insegnare e raccontare.

Essere Gigione è sicuramente incredibile, sotto tutti i punti di vista.