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Eroica Fenice

Gatta Cenerentola

Gatta Cenerentola, la fiaba napoletana dal cuore dark

“I sogni son desideri…” cantava una dolce fanciulla dai capelli biondi entrata nell’immaginario collettivo come la più famosa delle principesse: Cenerentola. Bene. Dimenticatela. Archiviare ogni pretesa di legame con l’edulcorata fiaba disneyana è la conditio sine qua non per apprezzare pienamente un prodotto filmico come Gatta Cenerentola.

Dopo L’arte della felicità (miglior film d’animazione europeo 2013), Alessandro Rak – stavolta insieme a Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone – si ispira alla fiaba di Giambattista Basile, scritta in quel Seicento napoletano calderone d’arte e contenuta ne Lo Cunto de li Cunti, per tornare nelle contraddizioni partenopee.

Presentata alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia (dove si è aggiudicata ben quattro riconoscimenti) nella sezione Orizzonti, dedicata ai film «rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive» – la pellicola è stato accolta da tanti e lunghi applausi (si è parlato di “miracolo napoletano”) ed è stata proiettata in anteprima (alla stampa e al pubblico) lunedì 11 settembre al cinema Modernissimo (Napoli) registrando sold out. L’arrivo ufficiale nelle sale è previsto per giovedì 14 settembre.

La storia vede una rilettura animata lontana da ogni altra versione mai arrivata al grande pubblico e lontana anche dall’originale letterario, nonostante la chiara ispirazione. I registi confezionano un racconto spigoloso (come i disegni dell’animazione) e affascinante, offrendo uno straordinario esempio di come l’animazione made in Italy – e, nello specifico, made in Napoli – vanti uno sguardo peculiare e raffinato, che nulla ha da invidiare a prodotti internazionali con budget più ingenti e produzioni più blasonate.

Non pensa infatti al target, Gatta Cenerentola, e questo ne preserva l’essenza più autentica: non pretende di piacere a tutti e compie scelte dure e inconsuete, prima tra tutte quella di mettere in secondo piano l’eroina del titolo in favore del villain Salvatore Lo Giusto, detto ‘o Re, vero protagonista della scena grazie anche alla splendida performance vocale di Massimiliano Gallo (coadiuvato dai bravissimi Alessandro GassmannMaria Pia CalzoneMariano Rigillo, e altri). È lui il cantore di questa Napoli derelitta e straziata, che affonda nel degrado e sembra destinata a uccidere qualsiasi residuo germoglio di bene.

Il lavoro della casa di produzione Mad Entertainment (in collaborazione con Rai Cinema, Big Sur, Skydancers) e dei quattro registi sul plot arcinoto della figliastra sfruttata da matrigna e sorellastre, ma destinata a un ribaltamento del suo destino, lascia dunque inizialmente spiazzati per coraggiose scelte narrative.

Gatta Cenerentola, trama e novità

Mia Basile è cresciuta all’interno della Megaride, un’enorme nave da crociera ancorata nel porto di Napoli da più di 15 anni. Suo padre, Vittorio (Mariano Rigillo), ricco armatore e brillante scienziato, viene ucciso il giorno del suo matrimonio con la bella Angelica Carannante (Maria Pia Calzone), portando nella tomba i futuristici segreti tecnologici della nave e il sogno di rinascita e riqualificazione della città attraverso il Polo della Scienza e della Memoria. La piccola – chiusasi nell’assoluto mutismo dopo l’evento traumatico – viene così cresciuta ‘in cattività’ all’ombra della temibile matrigna e delle sue perfide sei figlie. La città versa ora nel degrado totale e Salvatore Lo Giusto, detto ‘o Re (Massimiliano Gallo), ambizioso trafficante di droga e d’accordo con Angelica, intende sfruttare l’eredità dell’ignara Mia per fare del porto la capitale italiana del riciclaggio. Sulla sua strada si mette però Primo Gemito (Alessandro Gassmann), determinato poliziotto.

Il film ha la capacità di reinventare liberamente la storia di partenza del Basile, mantenendone alcuni elementi simbolici essenziali – la scarpina, la durezza di matrigna e sorellastre nei confronti di Mia, il dialetto napoletano –, cui ne aggiunge altri – la nave, un merlo canterino che fa pensare all’uccellino di due celebri canzoni napoletane classiche, Lo cardillo e Reginella, gli ologrammi che appaiono e scompaiono capricciosamente, come fossero improvvisi lampi di ricordi che interagiscono col presente, condizionandolo – e per una città come Napoli che vive in maniera esasperante il peso della tradizione e di passati che non passano, l’allegoria non potrebbe essere più lampante. Gatta Cenerentola è una riflessione agrodolce e molto attuale fatta dai napoletani su Napoli, una Napoli del futuro, forse non troppo distante, teatro dello scontro tra la miseria di un presente grigio come la cenere del Vesuvio che piove senza tregua e la nobiltà degli ideali di un passato luminoso e sempre più vicino all’oblio. Mia/Cenerentola diventa così l’esile trait d’union tra i due mondi, metafora di speranza e riscatto in un contesto di ingiustizie, traffici illegali, e avidità.

Non è la principessa che aspetta di essere salvata dal principe, ma una donna moderna che riemerge da sola. Ricorda – anche nei tratti fisici – la piccola Mathilda, interpretata da Natalie Portman in Léon, il film del 1994 diretto da Luc Besson.

Come affermato dai registi alla conferenza stampa (sempre al Modernissimo, lunedì 11), il film è una commistione di generi: una fiaba dal cuore dark, che dal fantastico (la nave è infestata – shakespearianamente – da ologrammi del passato) scivola quasi nell’horror, con un sostrato di ironia e poesia che attraversa tutta la narrazione.

Una poesia che nasce soprattutto dalla musica, parte integrante – se non preminente – di Gatta Cenerentola. Allegre note jazz riempiono la Megaride nei primi minuti, mentre mano a mano che la situazione si fa più fosca, ad emergere sono gli show che lambiscono il neomelodico e l’avanspettacolo portati in scena alternativamente da Lo Giusto e dalla Carannante e figlie. La magnifica colonna sonora, curata da Antonio Fresa e Luigi Scialdone, comprende le canzoni di Guappecartò, Francesco Di Bella, i Virtuosi di San Martino, Daniele Sepe, Enzo Gragnaniello (anche tra i doppiatori), Ilaria Graziano con Francesco Forni e i Foja, e non manca di testi tematici e calati amaramente nel contesto, affrontando apertamente problemi molto concreti come i rifiuti, la diossina e le rapine.

Iniziative ed eventi in città

A Napoli sale la “febbre” da Gatta Cenerentola, con una serie di eventi legati al film. Martedì 12 alle 18.30 a Piazza del Gesù ci sarà un Cat Mob. Chiunque potrà partecipare alla sfilata indossando abiti ispirati alla favola, poi alle 20.30 la festa si sposta a Palazzo Venezia per un brindisi con i registi del film. Inoltre, le immagini del film accoglieranno i turisti all’aeroporto di Capodichino, invitandoli a conoscere Napoli anche attraverso la Gatta Cenerentola: per chi vorrà vedere il film fino al 18 settembre è valida l’offerta 3×2. Mostrando le carte d’imbarco ai cinema del circuito Stella Film (Modernissimo, Big e Happy) un biglietto è gratis. Infine il 18 settembre alle 20.30 al Teatro San Carlo andrà in scena il balletto classico Cenerentola di Sergej Prokof’ev. Chi presenterà al botteghino il biglietto del film riceverà uno sconto del 20% per assistere allo spettacolo.

Gatta Cenerentola, un atto d’amore

Lo sguardo duro del film sulle miserie napoletane potrebbe alienargli alcune simpatie. Sarebbe un peccato. Gatta Cenerentola esorcizza gli stereotipi e i pregiudizi non negandoli, ma attraversandoli; è una favola morale, un atto d’amore alla città, alle sue energie migliori, al suo spirito di resistenza contro violenza e corruzione. Un ritratto di miseria e nobiltà. Un film visionario, dalla terribile lucidità.

Bellissimo.

Nunzia Serino

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