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Eroica Fenice

Heidi

Heidi: dal nido sui monti alle sale cinematografiche

Il 24 marzo è approdato nelle sale il nuovo film sulla storia di Heidi, regia di Alain Gsponer.
La storia della celebre orfanella, frutto della penna di Johanna Spyri (1880), è nota a tutti grazie ai numerosi film che vi sono stati tratti, ma soprattutto grazie alla serie televisiva che ha accompagnato l’infanzia di molte generazioni.

C’era una volta… Heidi

Conosciamo tutti la storia della piccola Heidi, un’orfanella  “tenera, piccola, con un cuore così!”, come cantava Elisabetta Viviani  nella colonna sonora del cartone animato.
Heidi (Anuk Steffen) è una dolce bambina che, nonostante il dolore patito per essere rimasta orfana, mantiene intatta la sua gioia, la sua spensieratezza
. Allevata dalla zia Dete, la piccola viene affidata al burbero nonno (Bruno Ganz) di cui tutti hanno paura, quando la zia trova lavoro a Francoforte. Così la bimba si trasferisce dall’anziano boscaiolo che vive isolato dal mondo, in una baita di legno tra i monti, le alpi svizzere che Heidi tanto imparerà ad amare e dove conoscerà il suo amico Peter (Quirin Agrippi), un giovanissimo pastore, con cui vivrà giornate serene sui pascoli.

Le riprese e la colonna sonora assecondano il clima di spensieratezza e serenità, soffermandosi spesso e a lungo sui monti che, irradiati dal sole, perdono la loro durezza e diventano amichevoli cime, sui prati verdi, sugli animali al pascolo. All’osservatore è impossibile non sentirsi in sintonia con Heidi e non sentirsi profondamente in armonia con la natura, che con le sue bellezze è la reale protagonista di questo film.
Tuttavia la serenità della bambina non è destinata a durare, perché la zia Dete ha per lei altri progetti: la bambina dovrà essere allontanata dalla sua terra e dovrà divenire, presso una ricca famiglia di Francoforte, dama di compagnia della signorina Clara (Isabelle Ottman), una bambina ridotta sulla sedia a rotelle da un forte dolore.

Heidi, incline all’affetto e alla fiducia incondizionata nel prossimo, crede che la zia agisca nel suo interesse e che sarà libera di tornare dal nonno, ove non riuscisse ad abituarsi alla nuova sistemazione, ma la piccola si troverà suo malgrado schiacciata da una realtà cittadina e borghese che non le si addice, in cui si sente stretta e fuori luogo. Rapidamente stringe amicizia con Clara, una bambina abituata alla solitudine per la sua condizione fisica e che per questo vede in Heidi il suo unico conforto.
Heidi si troverà così in bilico tra due sentimenti: la nostalgia per il nonno e per la montagna, e l’affetto per la nuova amica. Riuscirà a trovare un compromesso?

Quella di Heidi è una storia che riesce a toccare le corde giuste anche a distanza di anni, una storia che commuove e che lascia col sorriso. Si esce dalla sala pieni, soddisfatti. Si rivive qualcosa di bello.
È un film che riporta indietro nel tempo, e ci fa tornare bambini. Perché, sebbene il romanzo della Spyri metta in luce veri e propri drammi sociali esistenti nella Svizzera del XIX secolo, quali la miseria, l’emarginazione, l’analfabetismo e il lavoro minorile, questa storia lascia col sorriso e la speranza che tutto possa finire bene. Lascia con l’ottimismo e la fiducia dei bambini.