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Eroica Fenice

i am the river

Il fiume dei Maori in I am the river di L. Cutore

I am the river del regista catanese Luigi Cutore è un documentario che ha per protagonista la civiltà Maori in Nuova Zelanda (Aotearoa, “terra dalla lunga nuvola bianca” in lingua maori), raccontata attraverso paesaggi, immagini, fotografie. Soprattutto attraverso l’acqua, l’acqua del fiume Whanganui che, sgorgando nei pressi del lago Rotoaira sul versante nord del monte Tongariro, scorre attraverso le regioni abitate da questa popolazione neozelandese, giungendo direttamente nello stretto di Cook nella parte meridionale dell’isola del nord. Secondo un’antica leggenda maori questo fiume, il terzo più lungo della Nuova Zelanda, si sarebbe formato a seguito di un litigio fra il Monte Taranaki e il Monte Tongariro per l’incantevole Monte Pihanga: il primo monte, allontanatosi dall’altopiano centrale e trasferitosi presso la costa occidentale, avrebbe lasciato un grosso solco. Il Monte Tongariro avrebbe riempito lo spazio con l’acqua fresca del fiume.

La vallata fluviale, abitata fin dal 1100 d. C. dai Maori, fu insediata dagli europei dal 1830, quando vi trovarono numerosi villaggi e terre da colonizzare. Imitando i maori del Taranaki, alcune tribù del fiume si unirono alla ribellione degli hauhau, un movimento maori che si riproponeva di mandare via i coloni.  Nonostante formi molte cascate, la via seguita dal fiume è stata considerata ed è, ancora oggi, una delle principali vie commerciali dell’isola settentrionale. Infatti dal 1860 i battelli a vapore cominciarono a percorrere il corso del fiume per il trasporto di merci commercializzate tra le popolazioni maori locali e quelle all’interno del paese. E già all’inizio del XX secolo divennero famose le doti ingegneristiche e marinare per navigare il fiume, tanto che erano ben 12.000 i turisti che ogni anno risalivano il fiume da Whanganui a Pipiriki o lo discendevano fino a Taumarunui.

È proprio il fiume Whanganui e la regione da esso attraversata il principale protagonista del documentario I am the river, la cui trama trae spunto dalle vicende personali del regista italiano che ha conosciuto molto bene questa regione, e la popolazione maori, da raccontarla in tutti suoi colori, le sue tradizioni e legami con il passato.

Il documentario ci riporta all’anno 2001 quando Edith Bell, una cittadina neozelandese, bisnipote di un fotografo di Auckland deve liberare la casa della madre da poco scomparsa per metterla in vendita. Tra i ricordi e gli oggetti accuratamente conservati, si imbatte in una valigia dal contenuto sorprendente: circa 900 fotografie scattate fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo che ritraggono i Maori (in lingua maori, “gli abitanti normali”, originari) della regione del fiume Whanganui, colti nelle loro attività quotidiane, spesso presso le acque del fiume. Questa collezione, preziosissima artisticamente oltre che storicamente e antropologicamente, cui viene dato il nome di Collezione Partington, è però di grande valore anche per la popolazione che vive lungo le sponde del fiume neozelandese. Proprio i Maori, in virtù di questo legame con i propri antenati ritratti, i “tupuna”, decidono di opporsi alla vendita all’asta della collezione fotografica, aggiudicandosi le foto che restano patrimonio della comunità. Un patrimonio prezioso, un anello di congiunzione con il passato e con il presente del fiume, in cui si identificano in modo assoluto. Ecco perché I am the river, come dire “sono il waikato (“acqua che scorre”), sono la tradizione, sono il mio passato”.

Il documentario, diretto da Luigi Cutore e da Mark McNeill, si avvale delle musiche di Dave Alley, che rendono l’atmosfera acquatica ancora più magica, più viva, accendendola insieme alle sfumature dei verdi create dall’acqua a contatto con il diverso fogliame. I am the river è stato premiato per miglior documentario lungo, miglior fotografia e montaggio al Documentary Edge Festival  neozelandese del 2011 e oltre ad essere stato acquistato da numerose reti internazionali (come Al Jazeera INT e France TV), è attualmente stato tramesso su Air New Zealand e su Maori TV.

Nel documentario, Luigi Cutore riesce a conciliare e a toccare in modo delicato e insolito problematiche antiche, ma ancora attuali come la colonizzazione o l’affermazione del progresso in regioni incontaminate, l’affermazione dell’identità di un popolo, il rispetto e la necessità di tramandare tradizioni e culti ai discendenti dello stesso, l’importanza della spiritualità, il mantenimento di una propria forte cultura, ma soprattutto la necessità di porre ascolto alla voce della natura, in tutta la sua essenza selvaggia. Una voce, una cultura, una spiritualità che i Maori difendono da sempre.

La Nuova Zelanda dei Maori in I am the river di Luigi Cutore