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Eroica Fenice

I Fiori del male, Claver Salizzato rilegge Baudelaire

I Fiori del male, Salizzato rilegge Baudelaire

E il cuore trafitto, che il dolore ogni giorno alletta, muore benedicendo la sua freccia. (Charles Baudelaire)

È stato presentato ieri al Cinema HartI fiori del male”, nuovo lungometraggio di Claver Salizzato, con la splendida Flora Vona, protagonista di tutti e tre gli “atti” del film, e Antonello Friello, nel ruolo di maestro di cerimonie.

Sinossi del nuovo film di Claver Salizzato 

Tre ritratti. Tre donne. Tre cortigiane. Attraverso tre secoli, dal ‘500 al primo ‘900. Veronica, Margherita e Greta: personaggi femminili realmente esistiti ed entrati nella storia, ma colti per un attimo fuori di essa. In uno spazio vuoto, né nella realtà, né nell’immaginazione, in quel luogo dove tutto potrebbe essere successo. Dentro un palazzo di antichi Signori, in una sala quasi completamente vuota (un tavolo-scrittoio, una chaise-longue, un letto a baldacchino, pochi oggetti di arredamento), i cui affreschi d’altra epoca cadono ormai a pezzi, esse – ognuna di esse – nel corso della propria storia cinematografica, incontrano alcuni personaggi della loro vita. Uomini e donne che hanno contribuito a determinare, nel bene e nel male, nei vizi e nelle virtù, nella buona e nella mala sorte, le loro esistenze. Una galleria tenuta insieme da un solo tema: l’amore sacro e l’amor profano e l’impossibile conciliabilità fra essi. Il sesso e la carne o l’anima e lo spirito? Introdotte e presentate da un Maestro di Cerimonie in frac, che dirige e scandisce a proprio modo la narrazione, le protagoniste scopriranno che l’amore vero non può coniugarsi altro che con la castità della passione e/o della morte.

Recensione de “I Fiori del male”

I fiori del male è un film anomalo. Fin dalla prima scena è evidente la volontà di Salizzato di offrire al pubblico un prodotto d’avanguardia che si distacchi quanto più è possibile dalle pellicole che le major sono solite portare sul grande schermo. Ciò si concretizza nella scelta di utilizzare tempi narrativi lenti in cui sono privilegiati dialoghi e monologhi, a discapito dell’azione, e ambientazioni claustrofobiche e ripetitive, che rendono l’opera quasi una pièce teatrale. E su questo palcoscenico dall’ottima fotografia e dalle colonna sonora coerente e mai fuori nota,  Flora Vona si muove con disinvoltura nell’interpretazione delle dame che, tuttavia, difettano in originalità e caratterizzazione, risultando a tratti un po’ troppo verbose. Le tre donne, portatrici di diverse concezioni del sentimento amoroso, sono molto simili tra loro, quasi a voler mostrare una continuità psicologica nella figura della cortigiana in secoli e situazioni diverse. Situazioni che sono intervallate da momenti onirici che profondono spessore e ricercatezza suggestiva alle fasi conclusive di ogni vicenda, che viene introdotta e narrata da un buon Antonello Friello, collante indispensabile tra i vari salti temporali.

I Fiori del male da Baudelaire a Salizzato

L’opera di Baudelaire è presente tra le righe della drammaturgia del film. L’amore viene visto come un sentimento di distruzione più che di unione, ed è netta la scissione tra desiderio, corpo e sentimento. Veronica, Margherita e Greta sono, in primo luogo, innamorate dell’esigenza di sostentamento, e poi di uomini che non potranno mai avere o che le abbandoneranno non appena avranno colto il loro frutto più dolce. Questo gap tra volontà e reale è il genitore della sofferenza delle fanciulle che sono sia schiave che padrone dei loro amanti.

Allo stesso modo, questa pellicola che, negli intenti, doveva misurarsi con produzioni ben più costose, non dimostra spalle abbastanza larghe da reggere da sola le idee e gli spunti artistici di Claver Salizzato, che ha sì creato un film originale e dai profumi baudeleriani, ma non abbastanza prepotente ed incisivo da poter essere pienamente apprezzato dal pubblico italiano, abituato ad una idea di cinema completamente diversa.  

 Marcello Affuso