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Eroica Fenice

il racconto dei racconti

Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone

Tale of Tales, il Racconto dei Racconti… Un titolo che potrebbe apparirci ambizioso  se supponessimo che celi l’intento di racchiudere, all’interno di un unico imponente progetto narrativo, gli elementi fondamentali del grande mondo dei “cunti” popolari.

Garrone ricrea una realtà, o tante realtà, senza luogo e senza tempo: rappresentano forse le scenografie del nostro immaginario i paesaggi rocciosi e boscosi, sono gli sfondi dei sogni dell’inconscio, non limitato dalle mura imponenti di quei manieri che dietro una telecamera tornano vivi.

Per i ragusani (tra i quali mi annovero) la curiosità più grande nell’approcciarsi alla pellicola in questione è costituita dalla possibilità di “reinterpretare” il castello di Donnafugata, spogliandolo delle odierne sembianze e restituendolo con l’immaginazione a un’epoca che fu. Il film è stato interamente girato in Italia: tra gli altri magnifici luoghi in cui si sono svolte le riprese -durate solamente quattro mesi- vi sono il Palazzo Reale di Napoli e altre dimore nobiliari della Toscana e dell’Abruzzo, mentre la Puglia è stata prediletta per le location più naturali (Castel Monte, Gioia del Colle), insieme alle Gole dell’Alcantara siciliane che, complice il filtro degli apparecchi di ripresa, appaiono come un luogo sublime avvolto da mistero e magnificenza.

All’interno di questi scenari prendono vita, senza un apparente intreccio, tre diverse storie, selezionate tra i “cunti” del napoletano Giambattista Basile (1566-1632), i cui motivi fiabeschi sono però privi dell’ormai consueto lieto fine che smorzi i toni orrorifici tipici delle storie popolari. Il perturbante è forse il Leitmotiv dell’intera narrazione, le moderne tecniche digitali fanno da supporto alla fantasia, e così ci troviamo dinnanzi a draghi marini, pulci gigantesche e mostruosi orchi dati alla luce non dalla voce di un narratore, ma dall’opera di computer grafica ed effetti speciali.

Risulta complesso rinvenire le morali all’interno dei macabri finali di queste storie antiche, dove lo spettatore contemporaneo può riconoscere genitori dall’attaccamento morboso nei confronti dei figli, figure spaventose mai spogliate del loro ruolo negativo e l’ineluttabilità di un destino di povertà e miseria, allorché non si sia baciati dalla fortuna o da una strega buona che il fato vuole passi lungo la nostra strada (ma, anche in quel caso, non è detta l’ultima parola).

La cornice entro cui i diversi “cunti” convergono è inoltre poco definita e contribuisce a creare quel sentimento di confusa incompiutezza che accompagna lo spettatore fino ai titoli di coda.

Al punto tale che, al termine della nostra analisi, l’idea di un Racconto dei Racconti ci appare ben distante dall’ipotizzata ambizione unificatrice e, forse, dalla stessa opera omonima da cui il film è tratto. Un po’ come quello precedentemente compiuto da Benedetto Croce, il lavoro di epurazione tematica e testuale compiuto dal regista sull’opera di Basile ne impedisce una profonda contestualizzazione, non compensata da una adeguata offerta di reinterpretazione e modernizzazione dei concetti trattati.

Progetto ardimentoso ma forse neanche troppo, il cui maggiore pregio risulta essere l’encomiabile lavoro di scenografi e costumisti, ma chi si aspetta una gradevole storia della buona notte si prepari a rimanere deluso.

-Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone-