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Eroica Fenice

Inferno: Robert Langdon incontra Dante

Inferno: Robert Langdon incontra Dante

Inferno di Ron Howard è il terzo adattamento cinematografico dalla saga letteraria di Dan Brown. Dopo Il Codice da Vinci e Angeli e Demoni, il film, nelle sale italiane dal 13 ottobre, vede il ritorno di Tom Hanks nei panni dell’esperto simbologista dell’Università di Cambridge, Robert Langdon, e rappresenta un inno all’Inferno dantesco e al Sommo Poeta, la cui presenza spettrale riecheggia in tutto il film.

Accanto a Tom Hanks, troviamo Felicity Jones, degna co-protagonista, Omar Sy, verosimile nel suo primo ruolo significativamente serio, e l’attore indiano Irrfan Khan che, grazie anche all’ambiguità del suo personaggio, sfodera un’ottima interpretazione e un sottilissimo (e gradito) humour. Le musiche sono affidate anche stavolta ad Hans Zimmer, una garanzia. 

Meno enigmatica ma più vorticosa, la nuova avventura di Langdon è ambientata a Firenze per gran parte del tempo, prima di traslocare a Venezia Istanbul.

Inferno, la trama

Robert Langdon (Tom Hanks) si sveglia nel letto di un ospedale fiorentino con una ferita alla testa, che gli ha causato un’amnesia temporanea: non ricorda perchè si trova Firenze e chi l’ha colpito. La situazione peggiora quando una donna vestita da carabiniere tenta di ucciderlo. In suo aiuto arriva l’intelligente e misteriosa dottoressa Sienna Brooks (Felicity Jones) – un’avida lettrice dei suoi libri – che riesce a far scappare un Langdon in evidente deficit fisico, il quale si ritroverà poi braccato da un’organizzazione privata senza scrupoli e dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Questa volta non si tratta di fede cattolica, ma di pregnante attualità. Perché il bioingegnere e miliardario svizzero Bertrand Zobrist (presente solo nei flashback) innesca il suo percorso distruttivo a partire da un dato reale: la crescita esponenziale della popolazione mondiale con conseguenze devastanti sul futuro del nostro pianeta. La soluzione che trova è drastica: scatenare una nuova peste nera che decimi l’umanità.

Tutti sembrano convinti che Langdon sia implicato in qualche modo, e il professore non è sicuro di essere estraneo alla vicenda, confuso e perseguitato da immagini “infernali” e disturbanti. L’unico modo per scoprire la verità è rispolverare la propria abilità di solutore di enigmi e la propria conoscenza dell’opera di Dante Alighieri, creatore della concezione moderna di Inferno e tormentato (come Langdon) da tristi ricordi d’amore.

Torna, quindi, lo schema delle precedenti trasposizioni cinematografiche dei romanzi di Dan Brown: minaccia globale, intrigo internazionale, corsa contro il tempo, colpo di scena finale.

Un Robert Langdon inedito in Inferno

La prima parte della pellicola è riservata quasi unicamente ai virtuosismi registici di Howard, che sfrutta le difficoltà e le allucinazioni di Langdon (tra i numerosi flash infernali spicca più di una volta quello che sembra un combattente dell’Isis) per analizzare la Mappa dell’Inferno di Botticelli, La Battaglia di Marciano di Vasari e la Maschera di Dante.
Nella seconda metà della storia il film acquista più ritmo e l’interazione tra i protagonisti si ramifica.

Per la prima volta Langdon mette in discussione se stesso: è un personaggio perso, non più lucido e brillante come in precedenza. Tom Hanks riesce efficacemente a portare sullo schermo tale senso di smarrimento provato dal suo professore, che vive un “Inferno” personale e che, prima di risolvere il nuovo mistero in cui è stato trascinato, è chiamato a ricomporre i pezzi di un puzzle di cui lui stesso è protagonista.

L’Italia di Inferno, tra bellezza e luoghi comuni

Ron Howard adotta alcune soluzioni stilistiche davvero notevoli (come le visioni del protagonista – nella scena iniziale vi verrà mal di testa! -, e il Caron dimonio dagli occhi iniettati di sangue Omar Sy). Ma, più di ogni cosa, tratta Firenze con i guanti, mediante meravigliose riprese aeree tra il Giardino di Boboli, il Corridoio Vasariano, gli Uffizi e Palazzo Vecchio, scovando passaggi segreti. Le strade diventano teatro di inseguimenti e le comparse italiane donano calore e vivacità.

Tuttavia l’immagine dell’Italia si incastona, ancora una volta, tra luci e ombre. Un eterno contrasto – forse guidato da pregiudizi e luoghi comuni – tra la bellezza del nostro passato, e i problemi del nostro oggi, con tanto di “battutine” neanche troppo velate.

Inferno, limiti e passione per il genere

Dan Brown è lo scrittore più venduto dopo J.K.Rowling, l’uomo che ha il merito di aver riportato in libreria persone che non vi mettevano piede da anni, proponendo una letteratura a base di misteri, scienza, cospirazioni, arte e religione.

Il dubbio che sorge a fine film è che gli enigmi nascosti in quadri e manufatti di celeberrimi artisti italiani ed europei del Rinascimento comincino a mostrare i propri limiti. Ma, grazie all’opulenza del budget, alla campagna pubblicitaria e all’esoterismo della storia, è probabile che gli appassionati del genere rimangano comunque soddisfatti. 

Quindi lasciate ogni pretesa o voi che guardate, e godetevi lo spettacolo di una rinascimentale Firenze e il fascino di un poema, quello dantesco, di cui è debitore tutto il cinema horror.

Nunzia Serino

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