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Eroica Fenice

Inside out, storia di emozioni che evolvono

Inside out, diretto da Pete Docter, già sceneggiatore di Toy story e regista di Up, racconta due storie: la prima, quella di Riley, una bambina come tante altre che impariamo a conoscere fin dai suoi primi giorni di vita, e la seconda, quella delle cinque emozioni base che abitano nel suo cervello: Gioia, Tristezza, Disgusto, Rabbia e Paura. Queste, all’interno della mente-labirinto della piccola, ci spiegano (non senza qualche tecnicismo di troppo) come funziona la scatola dei ricordi dell’essere umano: una cabina di comandi centrali, le isole-esperienze e soprattutto la memoria a lungo termine, un vero e proprio labirinto nel quale Gioia e Tristezza si perderanno nella seconda metà della pellicola.

Vera intuizione però è la rappresentazione dei ricordi: sfere, il cui colore si riferisce alla natura del ricordo stesso (giallo = gioia, rosso = rabbia e così via) che si accumulano prima nella cabina di controllo poi nella memoria a lungo termine. Lo scopo di Gioia e Tristezza, le vere protagoniste del film, è quello di riportare i ricordi-base nella cabina di controllo centrale, perché senza questi Riley è perduta e non riesce più ad essere felice. Ad aiutarle ci sarà Bing Bong, amico immaginario creato dalla bambina anni prima, che già da diverso tempo vaga nel labirinto sperando di essere ricordato.

Le avventure delle due emozioni principali si alternano con il repentino cambio di umore della piccola, poiché a comandare il suo cervello sono rimasti da soli Rabbia, Disgusto e Paura.

Se pur con qualche piccola forzatura o cliché (ambienti a volte troppo colorati, lampadine oggetto-simbolo delle idee e qualche tecnicismo nella spiegazione del mondo-cervello) Inside out cresce costantemente ed esplode in momenti di grande emozione (e commozione).

Il suo maggior pregio è quello di riuscir a far ridere e soprattutto far emozionare, raccontando una storia abitata dalle emozioni stesse. Anche nei momenti di maggiore commozione lo spettatore non riesce a non sorridere, perché riconosce in quello che sta guardando qualcosa che ha vissuto. Ha la certezza infatti, anche inconscia, di aver provato quello che la protagonista sta provando in quel momento. Raccontare una cosa complessa come la mente umana, in modo così originale, non è da tutti. Lo spettatore riconosce meccanismi, anche nascosti, della propria mente e riesce ad accettare le spiegazioni, anche se fantasiose ed eccentriche, che si trovano alla base di quello che prova.

La Pixar – come direbbe Woody Allen – “si cita addosso“: oltre ad inserire, come fa sempre, riferimenti ai film precedenti, crea una vera e propria fabbrica di sogni nella mente della piccola Riley. E cosa può rappresentare meglio di un’industria cinematografica la creazione di un sogno? Un set nel quale vengono riproposti i ricordi del giorno, girati daccapo come se fossero scene di un film. Il mondo-cervello della bambina infatti è raccontato nei minimi dettagli: il baratro della memoria, il subconscio, i pensieri che viaggiano sui treni, immaginolandia, il pensiero astratto e i ricordi che vengono catalogati quotidianamente e spesso gettati via.

Altra peculiarità è la mancanza di un vero e proprio antagonista. Forse uno dei pochi casi in cui in un film animato si presenta questa situazione. Come nei migliori film d’autore l’antagonista è dentro la mente del personaggio principale. Tristezza, inizialmente messa un po’ da parte dalle altre emozioni, forse è quella che prima di tutte comprende (istintivamente) che solo con l’unione si può creare una vera esperienza. Grazie a lei infatti la storia spesso si sblocca: è l’unica a conoscere le strade del labirinto-memoria dal quale deve uscire con Gioia, ed è sempre lei che consola un Bing Bong disperato, che piange caramelle, facendo così riprendere la loro fuga. Più che un racconto sui ricordi, infatti, Inside out (che nel finale non esclude la possibilità di un sequel) è un racconto su come le esperienze formano le persone facendole crescere e maturare. 

Inside out, storia di emozioni che evolvono – Eroica Fenice