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Eroica Fenice

Interstellar: relatività del tempo e dello… script

Penso che gli appassionati di cinema, non solo di fantascienza, dovrebbero correre a vedere “Interstellar”. Allo stesso tempo, immagino che gli appassionati delle teorie cosmiche possano trovare alcuni passaggi discutibili. In fondo, dell’ultimo capolavoro di Christopher Nolan si discute dall’ormai lontano giugno 2006, quando in cabina di regia stava ancora lavorando Steven Spielberg.
Da allora è cambiato molto. Nella sceneggiatura è stata fatta una scelta esplicita: rimanere parzialmente fedeli alle leggi della fisica, facendo ampio ricorso (a colmare eventuali “buchi neri” nella trama) ad alcuni concetti fondamentali della scienza moderna. Non a caso, produttore esecutivo del film è Kip Thorne, autore dei trattati fonte di ispirazione principale dei fratelli Nolan.
La scenografia è realistica, la colonna sonora di Hans Zimmer sembra proiettarti in uno spazio dove il tempo scorre lentamente e trova pace solo laddove il suono non è scientificamente possibile, viaggiare nello spazio a velocità elevatissima per ritrovarsi in un futuro lontanissimo tra un paio di ore affascinerebbe chiunque. Eppure qualcosa non torna! I wormholes (cunicoli spazio-tempo che ci permetterebbero di spostarci da una parte all’altra dell’Universo), a differenza della teoria della relatività, sono teorizzabili ma altamente improbabili. Insomma, c’è tantissima licenza poetica e molto si dà per scontato.
Ecco, voglio dire, non deve essere semplice affrontare l’attrazione gravitazionale esercitata da un buco nero con solo una bombola di ossigeno e una divisa per astronauti. Il calore emanato nei dintorni di una forza in grado di catturare persino la luce liquiderebbe ogni cosa all’istante.
Ebbene, il fisico Stephen Hawking ha teorizzato l’esistenza di particolari radiazioni emesse dai buchi neri, in grado di “sfuggire” all’attrazione e attraversare l’orizzonte degli eventi verso l’esterno. È questo un concetto a cui i fratelli Nolan hanno fatto ampio ricorso scrivendo il loro film; un concetto, tuttavia, non sufficiente a spiegare il motivo per cui il protagonista non sia uscito sotto forma di budino dopo aver attraversato la quarta dimensione del tempo e la quinta ipotizzata dal matematico Theodor Kaluza per descrivere alcune forze come quella gravitazionale e quella elettromagnetica.
Eppure, la chiave di lettura sembrerebbe essere un’altra. Prendete la citazione simbolo dell’intero kolossal lungo tre ore: L’amore è l’unica cosa che trascende il tempo e lo spazio.
Davanti a tanta poesia, io (per selezione naturale) scelgo l’impossibilità di teorizzare i sentimenti alle, talvolta fastidiose, certezze della scienza…

Aspettate! Anche in questo articolo, noi di Eroica Fenice abbiamo pensato a un finale alternativo per i grandi delusi dall’annuncio di otto anni fa, ma riservato solo a quelli che hanno visto il film e ai tipi “a cinque dimensioni” che, sostanzialmente, non comprendendo la linearità del tempo, non si preoccupano di avere qualche anticipazione sulla trama.
Mann, un astronauta inviato in un pianeta completamente ghiacciato, sarà anche un serial killer di altri tempi, però rimane pur sempre un genio della NASA con un piano, non meno meritevole di quello dei protagonisti, per salvare l’umanità!
Non si tratta più di capire chi merita di vivere ancora, ma di scoprire chi vuole vivere. E poi basterebbe aprire quel maledetto portello.
Lui è impazzito per la solitudine. Non ha senso che gli eroi di questa storia non lo facciano entrare rischiando di uccidere, assieme a loro, figli e genitori. In questo momento gli egoisti sono proprio gli eroi e, forse, potremmo dire tutta questa strana specie umana in via di auto estinzione già da prima che vedessimo Interstellar e che nascessimo.
Va bene, lo ammetto, non sappiamo cosa farà Mann in questo finale alternativo e se riuscirà ad attraccare. Non sappiamo se riuscirà a risolvere il mistero delle due anomalie gravitazionali: una al largo di Saturno e una in camera della figlia del contadino che ha appena assassinato.
Di sicuro valuterà le opzioni. Lui resta pur sempre un genio, non dimenticatelo…
“Tars, stupido androide, abbassa il livello di sarcasmo immediatamente!”

 

 

-Interstellar: relatività del tempo e dello… script-

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