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Eroica Fenice

Julieta, il nuovo film di Almodóvar

Julieta, il nuovo film di Almodóvar

Julieta (Emma Suárez) è una donna malinconica e il suo volto esprime sin da subito una sofferenza messa a tacere tanto tempo prima, ma mai sopita. Julieta vive a Madrid, insieme al suo compagno e ai suoi libri, entrambi pronti per partire verso il Portogallo. L’incontro improvviso con Bea, una vecchia conoscenza del passato, impedirà a Julieta di andare via: la ragazza era la migliora amica di sua figlia Antía, che Julieta non vede più ormai da dodici anni. E questo incontro fa immediatamente riaffiorare in lei i ricordi, insieme al dolore, sempre lì sulla soglia, per l’assenza di Antía dalla sua vita; inizia così a scrivere una lettera indirizzata a lei, e a raccontare tutto ciò che avrebbe voluto dirle prima.

Julieta è il nuovo film di Pedro Almodóvar, a tre anni da Gli amanti passeggeri e tanti altri dai suoi più intensi capolavori come Donne sull’orlo di una crisi di nervi e Tutto su mia madre; tutti film che hanno in comune molte cose con Julieta, tra le quali il dispiegamento dell’universo femminile e l’indagine delle pieghe nell’animo della donna.

La tua assenza riempie la mia vita e la distrugge”, scrive Julieta ad Antía.

La trama è il fattore determinante della pellicola, scoprire come si sono svolti i fatti, quasi come in un thriller, è essenziale al racconto. Ciò che risalta si svela essere lo psicologismo della donna, sia quando viene presentata da adulta – il vuoto che ha dentro è lo stesso che riesce a percepire fuori-; sia quando la troviamo da giovane, aspirante professoressa, spontanea e sensibile. Tant’è che le inquadrature semplici rispecchiano l’importanza di dare risalto all’interiorità, e tutto si svolge in un tempo indeterminato, come se tra passato e presente non ci fosse differenza.

Ma quando deve fare il suo compito, la fotografia è ineccepibile, le musiche aiutano a carpire con più attenzione le scene di massima importanza, come la partenza della piccola Antía per le vacanze estive in campeggio, il momento di svolta del film e anche di quando la pellicola inizia a rapire lo spettatore che attende con impazienza il succedersi degli eventi: Julieta rivedrà sua figlia?

Il film è tratto liberamente dalla raccolta di racconti In fuga della scrittrice canadese Alice Munro, e mette in scena il caso, oltre che la psicologia femminile. Attraverso dei flashback e la lettera di Julieta, scopriamo piano piano i motivi che hanno causato la lontananza di una madre e una figlia, ritrovando colori ed inquadrature che richiamano il vecchio Almodóvar. È la colpa, il senso di colpa ad essere protagonista, quando l’amara verità verrà a galla insieme alle spiegazioni. Un film intenso, poetico, ma il confronto con Volver o Parla con lei è inevitabile; l’emozione c’è anche qui, così come il silenzio e le parole non dette che identificano i pensieri di Julieta. Nel susseguirsi della narrazione, mancano però i brividi di un dramma che ci fa ricordare del più mirabile Almodóvar. Dove è manchevole nella regia è però abile nella narrazione, nel riflettere, a suo modo, l’amore di una madre per la figlia e l’assenza e la privazione, che sono un po’ come la morte di se stessi.