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Eroica Fenice

La pazza gioia di Beatrice e Donatella dopo la solitudine

Dieci minuti di applausi al Festival di Cannes per La pazza gioia (qui il trailer), il nuovo film di Paolo Virzì.
Siamo in una comunità terapeutica, Villa Biondi, che ospita, tra le tante donne che soffrono di disturbi mentali, anche Beatrice Morandini Valdirana (Valeria Bruni Tedeschi). Si tratta di una donna ricca – almeno a suo dire – e moglie di un famoso avvocato, sempre elegante e attenta alla cura del suo aspetto, molto diversa dalle altre ospiti del centro.
Quando arriva Donatella Morelli (Micaela Ramazzotti), una ragazza-madre particolarmente trascurata nell’aspetto, deperita, con un tutore alla gamba, Beatrice s’interessa alla nuova ospite, incuriosita dalla sua personalità così misteriosa, dal suo essere taciturna e scostante. Inizialmente Donatella è molto diffidente nei confronti della donna che le riserva mille attenzioni, ma poi, proprio per via della loro diversità, le due cominceranno a legarsi in maniera inaspettata. A rendere ancor più indissolubile il loro legame sarà l’esperienza che condivideranno. Le due donne, durante una “gita” fuori da Villa Biondi, riescono a scappare e a rubare un’auto per darsi “alla pazza gioia”.

La pazza gioia non è un film “drammatico”

Nonostante il film sia ambientato in buona parte in una comunità terapeutica, e nonostante il tema centrale sia la malattia mentale, non siamo di fronte ad un film “drammatico”. Siamo a metà tra un film drammatico ed una commedia. L’ironia e la delicatezza di La pazza gioia rendono la pellicola molto più leggera di quanto possa sembrare. Il dramma è costantemente mitigato dalla comicità delle due. E poi è l’amore ad essere al centro di tutto, non la malattia, non la follia. Le due protagoniste si muovono in una dimensione in cui non c’è altra possibilità che seguire i propri sentimenti, le proprie emozioni. Non si sentono “folli”, vorrebbero una vita normale, e trovano rifugio nell’altra proprio perché ognuna di loro riesce ad essere se stessa soltanto in questa dimensione. Non importa se il resto del mondo le crede inappropriate, inadatte alla vita, loro due, in questa dimensione, si sentono in pace con se stesse, e non hanno bisogno di trovare il consenso degli altri. È Beatrice, in particolare, che prende a cuore la storia di Donatella e fa di tutto per aiutarla, forse proprio per la necessità di sentirsi utile, di fare qualcosa che la impegni.

Donatella e Beatrice fragili e forti

Per qualche momento sembra persino che le due donne non siano affette da alcuna patologia, per quanto riescano ad equilibrarsi. Donatella è quella che resta con i piedi per terra e che, nonostante a guardarla sembri la più problematica, è quella che mantiene il contatto con la realtà. Beatrice è una sognatrice, non riesce a vedere il mondo nel suo aspetto più crudele, o almeno finge di non riuscirci: crede che l’uomo da lei amato le ricambi in sentimento, e spinge Donatella alla ricerca di suo figlio perché convinta che tutto possa risolversi nel miglior modo possibile. Questo rintanarsi in un mondo d’irrealtà è compensato, però, dagli scossoni che riceve dal modo di fare di Donatella, dalla realtà – spesso troppo cruda – che l’amica ha imparato ad affrontare e verso cui sta guidando anche lei. Lo spettatore si calerà perfettamente nell’universo femminile, e non potrà fare a meno di provare empatia per le due donne. Si tratta di due personaggi fragili e forti allo stesso tempo.

La pazza gioia di Beatrice e Donatella dopo la solitudine

La pazza gioia racconta una storia viscerale e toccante. È una storia di amicizia, dopo un tunnel di solitudine. Forse la vera follia nelle vite di Donatella e Beatrice prima di incontrarsi stava proprio nella loro solitudine. In una delle ultime scene del film Donatella racconta la sua storia a Beatrice che non può fare a meno di riconoscersi in quelle parole: entrambe hanno sofferto da bambine, entrambe hanno pianto tanto, entrambe sono state depresse. È solo in quel momento che ci rendiamo conto che due personaggi così diversi sono in realtà più vicini di quanto si possa immaginare. La vicinanza nella solitudine è ciò che accomuna di più le due donne. Il loro incontro, però, cambia le loro vite. Alla fine del tunnel della solitudine c’è l’amicizia, e tra Beatrice e Donatella, disposte a correre dei rischi l’una per l’altra, si tratta di amicizia vera.