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Eroica Fenice

Perfetti sconosciuti

La vita segreta di oggi in Perfetti Sconosciuti

“Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata ed una segreta”, recita la locandina di Perfetti Sconosciuti (qui il trailer), il nuovo film di Paolo Genovese. Ed è davvero così. Solo che, se un tempo la vita “segreta” di ciascuno restava custodita nel luogo più sicuro ed inaccessibile che esista al mondo, ovvero nella propria mente, oggi esiste un oggetto che, se interrogato, potrebbe rivelare i più oscuri ed inconfessabili segreti di ognuno: il cellulare (o smartphone, come direbbe chi è più “internazionale”).
Lo svelamento di intimi segreti è proprio al centro della storia raccontata da Genovese, che si interroga e ci lascia interrogare sull’amicizia e sull’amore. Ci si conosce mai davvero a fondo, o – seppur si è amici da trent’anni – si è comunque dei “perfetti sconosciuti”?
Durante una cena, che vede coinvolti un gruppo di amici che si conoscono da sempre, o che – almeno – credono di conoscersi, ad Eva (Kasia Smutniak) viene un’idea, quella di mettere sulla tavola da pranzo tutti i cellulari e di rendere pubbliche tutte le telefonate ed i messaggi che nel corso della serata avrebbero ricevuto. Pur con molta reticenza da parte dei mariti si decide di cominciare quello che inizialmente sembrerebbe un gioco non troppo pericoloso, ma che presto si dipinge di altre tinte.

Perfetti sconosciuti: un film sorprendente

Perfetti sconosciuti è un film che sa sorprendere, e come tutte le cose sorprendenti, che accadono quasi per combinazione, si sviluppa in modo del tutto diverso da come ci si aspetterebbe. Se, vedendo il trailer, si potrebbe pensare che si tratti di una commedia italiana alla stregua di tante altre, senza troppe pretese, sviluppata senza acume, bastano i primi minuti della pellicola per far cambiare idea. Perfetti sconosciuti, così come altri lavori di Genovese (Una famiglia quasi perfetta, Tutta colpa di Freud), è una commedia, ma non per questo può essere considerata un film di serie B. Dimentichiamoci i cine-panettoni, dimentichiamo l’ambiente in cui sguazzano altri registi italiani come De Sica, Siani, Zalone. Questo film è tutta un’altra storia. È sorprendente, arguto, intelligente. Si susseguono, infatti, così tanti colpi di scena che è impossibile tenerli tutti a mente ma, nonostante ciò, si riesce a seguire la storia, a sentirsene dentro.
I protagonisti del film sono tutti interpretati da eccellenze del cinema italiano: Kasia Smutniak, Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Edoardo Leo e Alba Rohrwacher. Un cast in cui nessuno sembra inappropriato o non all’altezza. È straordinaria la scena in cui tra i personaggi interpretati da Mastandrea e Battiston si crea un equivoco e i due attori, con i soli sguardi che si rivolgono, stabiliscono un equilibrio col quale verrà portata avanti la successiva mezzora del film. È straordinaria anche l’Anna Foglietta sopra le righe e perfettamente in linea con il personaggio che interpreta, così come lo è Kasia nell’interpretazione dell’enigmatica Eva, e Alba Rohewacher nel mostrare l’evoluzione inattesa di Bianca.

Il coinvolgimento dello spettatore nel film Perfetti sconosciuti

Genovese punta su ciò che oggi ci sta particolarmente a cuore per fare in modo che lo spettatore possa facilmente identificarsi nella situazione, sentirsene parte. E difatti capita a tutti, è inevitabile. La riuscita del film dipende proprio da questo. Quanti di noi si sentono particolarmente legati a quello che è diventato ormai il nostro strumento per svolgere le più disparate attività, quello che ormai può essere considerato il nostro “diario segreto”! Quanti di noi, dovendo condividere telefonate e messaggi con i nostri amici, sarebbero restii per paura che possa venir fuori qualcosa che abbiamo tenuto inconfessato per tanto tempo (nel caso del film, tra le altre cose, si scopre che Peppe, interpretato da Giuseppe Battiston, viene regolarmente tagliato fuori dalle partite tra amici)! Ciascuno di noi, nel vedere il film, si identificherà con uno o più personaggi. Molti di noi, al termine del film, stringeranno con gelosia il nostro cellulare tra le mani, e penseranno che quella messa in atto dai protagonisti sia stata una follia che noi non potremmo mai ripetere.
La riuscita del film sta proprio in questo. Genovese fa in modo che lo spettatore s’identifichi completamente nella storia, e termina la pellicola con uno strabiliante (e affatto scontato) finale alla Sliding doors. L’unico possibile, probabilmente, per non cadere nella banalità.