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Eroica Fenice

L'Altra Grace, miniserie sulla psiche di una donna dell'800

L’Altra Grace, miniserie sulla psiche di una donna dell’800

Quante volte noi donne ci siamo sentite dire «Sei pazza» o «Stai facendo la pazza» da chi non era d’accordo con ciò che stavamo dicendo o facendo? Etichettare la mente di una donna inquieta come squilibrata era una pratica assai comune nelle epoche passate. Mentre la storia ci presenta numerosi casi di questo genere, la scrittrice contemporanea Margaret Atwood racconta la vita di Grace Marks nel romanzo intitolato L’Altra Grace (Alias Grace). La piattaforma digitale Netflix ha prodotto una miniserie televisiva ispirata al romanzo della Atwood riscontrando grandi consensi nel pubblico internazionale.

La storia vera di Grace Marks è quella di una donna vissuta nel 1800 che è stata processata e condannata come complice di un duplice omicidio. Una vicenda inquietante se si pensa che all’epoca dei fatti l’imputata aveva solo 15 anni.

 

L’Altra Grace, una figura sdoppiata e incomprensibile

La narrazione della serie tv Netflix L’Altra Grace si apre e si conclude in un cerchio imperfetto. Lo spettatore non comprende pienamente le cause e le origini di un giallo dalle molteplici risposte. Grace è una giovane domestica che emigra con la sua famiglia dall’Irlanda verso il Canada. Durante il lunghissimo viaggio in mare perde sua madre, colpita da un male incurabile. Sola e senza aiuti concreti, si ritrova a mantenersi come domestica presso due abitazioni di nobili terrieri canadesi. Nella prima abitazione in cui viene assunta la giovane si imbatte in un ambiente confortevole e stringe amicizia con un’altra domestica di nome Mary. Ma alcuni imprevisti avvenimenti spingono l’adolescente ad andare via da quella casa e a farsi assumere presso un nuovo padrone.

Grace finisce a lavorare nella tenuta di Thomas Kinnear, un uomo ricco, affascinante e arrogante. Qui si ritrova sola, in preda alle angherie di Nancy Montgomery, governante e amante del signor Kinnear. Grace conduce i suoi giorni in maniera isolata, facendosi guidare dal buon senso ma la gelosia della governante prende lentamente il sopravvento. Sconfortata e spaventata assiste (oppure prende parte) al duplice omicidio del padrone di casa e di Nancy progettato e messo in pratica dallo stalliere James McDemott (anch’egli sopraffatto dalla claustrofobica atmosfera della tenuta). Fuggiti in piena notte, i due vengono raggiunti dalla polizia. Grace, che si dichiara innocente, è processata e accusata di concorso in omicidio. Sconta la sua pena in un ospedale psichiatrico giudiziario perché giudicata come persona instabile dal punto di vista psicologico. La giovane domestica, infatti, si pone in maniera poco chiara durante gli interrogatori, dimostrando di avere una memoria molto labile.

La rieducazione psicologica come metodo di indagine giudiziaria

Grace è una detenuta degna di lode e per questo le viene concesso di scontare parte della sua pena presso l’abitazione una caritatevole famiglia nobile del territorio. Qui è seguita da uno psicologo, il dottor Simon Jordan che, in una serie di sedute, tenta di scavare a fondo nella psiche della giovane donna per capire se è realmente un’assassina. L’alleato partorito dalla serie Netflix (nel romanzo della Atwood il dottor Jordan non compare) si lascia affascinare in breve tempo dalla bellezza e dall’intelligenza di Grace. Lavoro e sentimenti si mescolano in maniera irreversibile, soprattutto nel momento in cui la domestica si apre al racconto degli abusi che ha subito in carcere e dei traumi a cui è stata sottoposta nella sua breve vita.

La psiche di una donna è un oceano sconfinato di misteri. Quando una donna compie azioni irragionevoli agli occhi della società viene etichettata come persona fuori dagli schemi, un’accezione che spesso ha un valore negativo. Non è banale, in questo caso, associare il racconto di Grace Marks a quello della scrittrice Alda Merini. La Merini, rinchiusa per anni in manicomio perché considerata affetta da un disturbo bipolare, fu internata dopo una furiosa lite con suo marito. Lo dice proprio lei in un testo autobiografico: «Un giorno, esasperata dall’immenso lavoro e dalla continua povertà, diedi in escandescenza  e mio marito non trovò di meglio che chiamare un’ambulanza non prevedendo di certo che mi avrebbero portato in manicomio». La soluzione da applicare davanti ad una creatura femminile che agisce in maniera incontrollata era spesso, in tempi non troppo lontani, quella di affidarla alle cure psichiatriche coatte. Una scelta dettata dal senso civico comune e dalle istituzione che, come testimoniano le narrazioni di chi è riuscita a sopravvivere ad un periodo di isolamento, generano spesso maggiore senso di impotenza.

Nella cultura popolare dei secoli passati la donna doveva essere, infatti, l’esempio più integro di moralità ed equilibrio mentale. Nella società contemporanea, invece, le donne che ragionano in termini anticonformisti vengono spesso liquidate con un «Sei pazza» lì dove il pensiero altrui non riesce a comprendere atteggiamenti inusuali da parte di un essere umano di genere femminile.

Non sappiamo se Grace Marks fosse realmente pazza, sappiamo certamente che le vicende misteriose nelle quali è stata coinvolta hanno contribuito a rubare preziosi anni alla sua vita. Il cammino della sua esistenza era partito col piede sbagliato ed è stato interrotto dalla autorevolezza del giudizio comune.

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