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Eroica Fenice

Le verità, l'opera prima di Giuseppe Alessio Nuzzo al cinema

Le verità, l’opera prima di Giuseppe Alessio Nuzzo al cinema

L’opera prima di Giuseppe Alessio Nuzzo, dal titolo Le Verità, si presenta come un ambizioso progetto cinematografico che si pone l’obiettivo di portare all’interno del cinema italiano un genere quasi del tutto sconosciuto: il thriller psicologico. L’intento viene reso analizzando a fondo la psiche del protagonista Gabriele, messa a dura prova dalle frequenti visioni che lo perseguitano in ogni momento della sua vita. Sono proprio queste misteriose visioni che incrinano i rapporti con i suoi affetti più cari, ma allo stesso tempo smascherano gli inganni e le bugie che lo circondano. Il film è costituito di due parti, due realtà o meglio “due verità” differenti, entrambe costruite in maniera elaborata dal punto di vista cinematografico; nella prima parte è presente lo storico scenario thriller: ambientazioni notturne, pioggia scrosciante, lunghi sospiri e quel tocco di suspense che porta lo spettatore a chiedersi quale sarà l’epilogo della vicenda. Ad impreziosire il tutto, l’uso a dir poco maniacale dei piani sequenza, che a volte stancano lo spettatore a causa dell’estrema lunghezza della scena. La seconda parte, invece, ha un carattere tipicamente televisivo: continui sono gli stacchi, i campi e controcampi che mettono ben in evidenza la psicologia del vari personaggi e soprattutto la volontà di far emergere una nuova realtà all’interno del film.

Un lungometraggio che lascia spazio a tematiche sociali, come quella della sicurezza nelle fabbriche e che dà all’arte un ruolo fondamentale. E’ infatti l’arte a creare un legame tra il protagonista e l’affascinante Alyn, una donna turca che sconvolge la vita di Gabriele. Il primo lungometraggio di Nuzzo è prodotto grazie a Film4Young, cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, sarà distribuito per la prima settimana in 30 sale italiane. L’elaborazione del film è affidata ad una troupe di under 35, proprio come il regista. “Le verità” lancia un guanto di sfida al cinema italiano di punta, per sottolineare che i registi (e gli attori) italiani non sono bravi solo nella commedia, ma che le idee innovative, se ben realizzate, possono essere motivo di forza e di svolta. Nonostante qualche perplessità sul finale aperto, giustificato dal regista con la possibilità di poter avere più di un epilogo della storia, “Le Verità” è un film piacevole, nuovo, che sprona lo spettatore ad una piacevole riflessione su quanto ha appena visto.

I personaggi:

Francesco Montanari indossa i panni di Gabriele Manetti, figlio di un industriale, innamorato dell’arte, ma costretto a lavorare nella fabbrica del padre. Il nome del protagonista è un chiaro riferimento a Gabriele Mainetti, regista stimato da Nuzzo, infatti, durante la manifestazione dei Nastri d’Argento ha avuto il piacere di comunicargli questo piccolo tributo.

Nicoletta Romanoff è Michela, compagna di vita di Gabriele, anche lei dipendente della fabbrica.
Un personaggio costante, che cerca di stare accanto al protagonista, che si aggrappa al passato ed ai progetti che i due avevano programmato.

Fabrizio Nevola è la ventata comica del film, con il suo personaggio Alfredo: scapestrato, irriverente, a volte fin troppo inopportuno. All’interno di un film dal forte carattere introspettivo, la performance di Nevola è da considerarsi come una parentesi di leggerezza, simpatica ma stucchevole.

Anna Safroncik interpreta Alyn, una donna misteriosa, presente in entrambe le realtà del protagonista. Una presenza costante che affascina e rapisce lo spettatore, il filo rosso che conduce alle varie chiavi di lettura del film. Un lavoro impegnativo per l’attrice, poiché il suo personaggio è di poche parole, il vero protagonista è lo sguardo.

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