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Eroica Fenice

Lettere a mia figlia

Lettere a mia figlia: il cortometraggio che racconta l’Alzheimer

In occasione della Giornata Mondiale per la lotta contro l’Alzheimer, lo scorso 21 settembre, Studio Universal (Mediaset Premium DT) ha presentato il pluripremiato cortometraggio Lettere a mia figlia di Giuseppe Alessio Nuzzo, interpretato da Leo Gullotta nei panni di un anziano padre che scrive delle lettere alla figlia nel tentativo di spiegare la sua malattia e ciò che sta provando.

Finalista in centinaia di festival in tutto il mondo e vincitore di decine di premi tra cui la menzione speciale ai Nastri d’Argento e il premio come migliore cortometraggio al Giffoni Film Festival, il corto serve a far entrare chi guarda in questa piccola storia di una malattia terribile, l’Alzheimer – come ha raccontato il protagonista Leo Gullotta.

“Raccontare di una malattia così delicata non è facile – ha dichiarato Nuzzo, il regista partenopeo già direttore generale del Social World Film FestivalHo ritenuto necessario far trasparire sin dai primi script il rispetto della dignità della persona in quanto tale cercando collaborazione nella stesura della sceneggiatura da parte di scienziati ed esperti in materia”. L’emozionate storia, girata in Campania tra Napoli e provincia e prodotta da Pulcinella Film in collaborazione con Paradise Pictures, è sia un cortometraggio sia parte di finzione di un docufilm sull’Alzheimer girato tra Milano ed Amsterdam che, tra interviste a studiosi, operatori ed istituzioni, mira a far conoscere al pubblico la malattia ma soprattutto quelle che sono le prospettive future in ambito scientifico e terapeutico-assistenziale.

Lettere a mia figlia: negli “occhi” dell’Alzheimer

L’Alzheimer è una malattia “beffarda”: non ti uccide immediatamente, ma strappa un pezzo di te poco alla volta. Si prende gioco dell’identità stessa di una persona, crea scompiglio nella testa, fino ad arrivare in alcuni casi ad annientare le funzioni cognitive. Il morbo va ad intaccare, sotto forma di una demenza senile, la memoria e le funzioni cognitive, si ripercuote sulla capacità di parlare e di pensare fino a causare stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale. Questa patologia neurodegenerativa, che solo in Italia interessa più di 600mila persone, non lascia scampo, costringendo chi ne è affetto a un progressivo declino fisico e mentale. Ed è proprio sulla centralità del paziente che si sofferma Lettere a mia figlia: la pellicola, infatti, ha la forza di raccontare il decorso dell’Alzheimer dall’insolito punto di vista di un uomo che si ritrova improvvisamente nel tunnel della malattia.

Leo Gullotta, dall’alto dei suoi 54 anni di carriera, trascorsi tra palchi teatrali, set televisivi e cinematografici, ha accettato la sfida (peraltro rifiutando ogni tipo di compenso), per dare voce a quest’uomo sofferente. E lo ha fatto in modo più che incisivo.

L’uomo interpretato dall’attore siciliano in Lettere a mia figlia non viene mai chiamato per nome: è solo un anziano padre. Questo perché la malattia è entrata lentamente nella sua vita, strappandogli via l’identità, la personalità e la dignità. E se queste condizioni vengono a mancare, la persona smette di esistere, di essere. Giorno dopo giorno inizia a rendersi conto di non essere più lo stesso e comprende che la sua esistenza sta cambiando. Per questo motivo inizia a scrivere lettere alla figlia ormai grande, per imprimere su carta ricordi, sensazioni, dolori, paure che prima o poi l’Alzheimer porterà via. Viene quindi inquadrato seduto alla scrivania, con lo sguardo sempre più spento e vuoto col passare dei minuti. Alla fine di questo percorso “letterario”, l’uomo sarà “annientato” totalmente, tanto da non riuscire più nemmeno a scrivere una parola.

Il 21 settembre è anche uscito in distribuzione nazionale l’omonimo libro, edito da Pulcinella Editore e a cura di Giuseppe Alessio Nuzzo con la prefazione di Leo Gullotta. Il testo, che ripercorre l’Alzheimer, le origini, le motivazioni e la vera storia di Lettere a mia figlia, contiene il DVD con il film breve integrale e contenuti extra.

Nunzia Serino