Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Leviathan di Andrej Zvjagincev

La nuova opera di Andrej Zvjagincev è Leviathan, il quarto lungometraggio di un autore già celebre (Leone d’oro a Venezia con il Il ritorno), esponente di un cinema nazionale, quello russo, tra i più interessanti nel panorama contemporaneo.

Leviathan è un film politico nel senso più ampio del termine. La Russia degli oligarchi è il gigante spietato che tiranneggia nelle lande desolate del nord della Russia, sulle coste del Mare di Barents, dove il sole sembra non sorgere mai e la luce sembra quella di un’eterna aurora (o di un lentissimo crepuscolo). Il protagonista occulto del film è questa terra nebbiosa e atemporale, che racconta la propria storia con pazienza e furia allo stesso tempo: il mare si scatena con tutta la sua violenza contro le scogliere, come a reagire alle nefandezze cui è costretto ad assistere, il vento soffia a spazzar via le vicende minuscole e tragiche degli uomini: Nikolaj è in lotta contro il sindaco della sua città che vuole appropriarsi del suo  terreno; la sua casa di legno sembra un avamposto nel quale l’uomo cerca riparo assieme al figlio e alla compagna. Un avvocato di Mosca amico di Nikolaj arriva in suo soccorso, ma la sua presenza distruggerà l’equilibrio illusorio di questa famiglia che si rifiuta di accettare la fine del proprio mondo: il Leviatano incombe sull’uscio di casa, ma gli effetti della sua presenza lo precedono imprevedibilmente perché sono spirituali ancor prima che civili. E così il dramma storico di un paese (che sembra lo scheletro enorme di una balena che il figlio di Nikolaj contempla sulla spiaggia) diventa il dramma umano di un uomo solo contro il mondo ingiusto e terribile. La cinematografia potente e poetica di Zvjagincev mette in luce questa unione e cattura lo spettatore tanto sul piano delle emozioni quanto su quello del dialogo filosofico, lasciando che lo spettrale paesino di Nikolaj diventi l’intero universo attraverso un’inversione (sottilmente ironica) della parabola biblica di Giobbe.

E se alla fine Nikolaj e tutti quelli come lui devono tragicamente soccombere, se non esiste nessuna consolazione biblica o divina, se ancora è il tempo dei tiranni del potere politico e di quello clericale che fagocitano tutto quello che incontrano sul proprio cammino, lo scheletro della balena assurge comunque a memento mori: il gigante silenzioso sembra invincibile, eppure il tempo consumerà anche lui, come ha già consumato altri invincibili prima. 

Leviathan è un film cupo che contiene elementi di tragedia classica e di denuncia morale ma riesce nel miracolo di lasciare un senso indefinibile di speranza attraverso un racconto denso di metafore improntate ad una spiritualità tipica dei grandi narratori russi. Ed è un film bellissimo: le musiche sono coinvolgenti, la fotografia poetica, gli attori bravissimi, la sceneggiatura (premiata con il Prix du scénario a Cannes) sublime.

-Leviathan di Andrej Zvjagincev-

Print Friendly, PDF & Email