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Eroica Fenice

Ma che bella sorpresa, o forse no?

Ma che bella sorpresa o forse no?

Le delusioni d’amore, le illusioni e l’impossibilità di trovare la persona ideale.  Sono questi i pilastri su cui si basa Ma che bella sorpresa film di Alessandro Genovesi con protagonista Claudio Bisio e, tra gli altri, Frank MatanoValentina LodoviniChiara Baschetti, Renato Pozzetto e Ornella Vanoni. La trama è semplice. Guido, professore di italiano, viene, improvvisamente, lasciato dalla sua compagna per un uomo più giovane e prestante e cade in una forte depressione che solo l’amore della bella quanto misteriosa nuova vicina di casa riesce a curare. C’è solo un problema: Silvia, la “bella sorpresa”, non esiste, è solo il prodotto del suo subconscio dovuto allo shock post-traumatico. Ambientata in una Napoli accennata ma non parodiata, la pellicola, ispirata alla commedia brasiliana del 2009 A Mulher Invisivel, è un equilibrato mix tra comicità e drammaticità ed è discretamente recitata soprattutto da Bisio. E ciò, ormai, non stupisce affatto. L’ex capo comico di Zelig, infatti, si è confermato negli anni un buon attore, capace di interpretare, in modo più che dignitoso, ogni ruolo gli venga affidato. Ma che bella sorpresa vive delle sue espressioni e delle sue battute. Frank Matano, viceversa, non convince. Il giovane youtuber e giudice di Italia’s got talent è intrappolato nel suo personaggio, sempre un passo indietro dall’essere sufficiente e il suo modo di fare comicità, alla lunga, stanca perché retorico e grossolano.  

Ma il vero punto debole della pellicola non è nel cast, è nella breve durata. Soprattutto la seconda parte poteva essere gestita meglio e l’aggiunta e l’approfondimento di alcuni passaggi narrativi avrebbero alzato il livello qualitativo complessivo del film che rimane in quel limbo di mediocrità in cui, troppo spesso, il cinema italiano vegeta. Gli spunti e le idee su cui si regge lo storytelling sono buoni ma per un loro sviluppo adeguato e per dar loro un peso specifico degno di nota, serviva un minutaggio maggiore. Interessante è, ad esempio, il passaggio tra “donna ideale”, quella che tutti vorremmo a fianco, e “compagna di vita”. La loro impossibile convivenza, l’impossibile coesistenza tra le due, poteva essere il vero baricentro della storia e non doveva essere certamente liquidato dopo le poche scene che conducono lo spettatore all’happy ending.

È probabilmente questo il nodo critico del cinema italiano. Il non riuscire, in primis, a fare a meno del finale felice, quando una scelta diversa da parte di Guido avrebbe soltanto giovato al prodotto finale. Basta, quindi, confrontare Ma che bella sorpresa con Her di Spike Jonze per affermare, per quanto le premesse per far bene ci fossero tutte: “Ma che bella delusione!”

Jundra Elce

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