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Eroica Fenice

Made in Italy. Il nuovo film di Ligabue è già un successo!

Made in Italy, Il nuovo film di Ligabue è già un successo!

Recensione del nuovo film di Ligabue: Made in Italy! 

Made in Italy è la terza regia di Luciano Ligabue, dopo Radiofreccia (1998) e Da zero a dieci (2002), distribuito nelle sale cinematografiche il 25 gennaio 2018. Prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, si ispira all’omonimo album del cantautore di Correggio, uscito nel novembre 2016 e definito “concept disc”. Si tratta di un album composto da quattordici brani legati da una storia che ruota intorno al protagonista Riko, definito da Ligabue un suo “alter ego”: «Una delle vite che avrei potuto fare io se non fossi diventato un cantante». Riko, diminutivo di Riccardo, è tra l’altro il secondo nome di Luciano.

Made in Italy. La trama del nuovo film di Ligabue

Il cinquantenne Riko (Stefano Accorsi) vive a Correggio, una cittadina emiliana, racchiuso nella bolla di una vita preimpostata: operaio nel salumificio dove lavorava suo padre e marito di Sara (Kasia Smutniak), che ha sposato molto giovane. Riko si sente come intrappolato in una vita media, con un lavoro che non ha scelto e in grado a malapena di mantenere la casa di famiglia. Il suo orgoglio più grande è Pietro, il figlio che di lì a breve andrà a studiare al DAMS, primo membro della famiglia ad andare all’università. Ad alleviare il suo malessere è il gruppo di amici di una vita, in particolare Carnevale, così soprannominato per la leggerezza e il divertimento che scandiscono la sua vita. Una vita tranquilla, ma quando anche le uniche certezze che Riko possiede si sgretolano, non gli resta che reagire e riprendere in mano la sua vita, darle un senso.

Made in Italy. Dal concept disc al film

Il nuovo film di Ligabue nasce prima come concept album, tre volte disco di platino. Si tratta del primo concept disc nella carriera del cantante, che lui definisce come «una dichiarazione d’amore frustrata verso questo Paese raccontata attraverso la storia di un personaggio». E quel personaggio diviene protagonista del film, che narra l’amore per il Bel Paese e dei luoghi natii, non senza quell’angoscia di immobilità di fronte ad un’esistenza come “catena di montaggio”, in cui ogni giorno è uguale a quello precedente.

Made in Italy. Panoramica e considerazioni

Per il suo terzo successo cinematografico la scelta di Ligabue ricade sul medesimo protagonista (Stefano Accorsi) del film d’esordio Radiofreccia. Il primo capolavoro del cantautore come regista che vanta vari riconoscimenti, quali tre David e due Nastri d’Argento, ed entrato nell’archivio cinematografico del MoMA di New York.

Se vent’anni fa Ligabue raccontava la provincia degli ’70, con la libertà delle radio libere e il dramma dell’eroina, con Made in Italy focalizza l’attenzione sui disagi della contemporaneità. Luciano racconta il dramma di Riko, di una vita cristallizzata, fine a se stessa, con un forte desiderio di cambiamento: «Non voglio che te lo fai andare bene! È un attimo farsi andare bene tutto!». E lo racconta con quella sincerità e autenticità che da sempre caratterizzano Ligabue. La peculiarità del film è la semplicità dei personaggi e del loro modo di approcciarsi alla vita. Made in Italy è stato infatti definito un film “Lambrusco e popcorn”, dove il lambrusco rappresenta la schiettezza rustica della provincia padana, l’onestà e l’autenticità di parole e sentimenti, espressi senza maschere, nudi e crudi. Non manca talvolta nel film anche una facciata più artificiale, “popcorn” appunto, come la scena iniziale un po’ esagerata di Riko/Accorsi mentre balla in stile Tony Manero con alle spalle una mortadella gigante; con costruzioni retoriche, un po’ ridondanti e idealizzate; una sorta di propensione al sogno e a tutto quel che si desidererebbe realizzare.

Made in Italy pone al centro la frustrazione dell’italiano Riko in un Paese che mette continuamente i bastoni tra le ruote. Il Bel Paese macchiato dall’ipocrisia e dall’immobilismo, dalle dinamiche politico-economiche che quotidianamente infrangono sogni di libertà ed ambizione. E Riko un cambiamento lo desidera davvero, ma non riesce ad essere il motore di quel cambiamento. Resta così paralizzato nella routine, finché succederà qualcosa che sgretolerà anche quelle poche certezze che ha, come castelli di sabbia. A quel punto il cambiamento non può che essere inevitabile. All’agonia subentra il desiderio di riscatto, per sé e chi lo circonda. Uno slancio che ristabilirà l’equilibrio di Riko, lavorativo e sentimentale. Per citare Ho fatto in tempo ad avere un futuro dall’album di Ligabue: «Ho fatto in tempo a perdere tempo in cambio di un sogno, di un pezzo di idea. A conti fatti non ho perso niente. Era un buon cambio e la scelta era mia».

Ma nonostante i problemi, gli errori e i nei che troppo spesso macchiano questo meraviglioso Paese, l’amore di Riko per l’Italia è innegabile; ed è l’amore di Ligabue per l’Italia e per quei luoghi spesso passati inosservati, ma così degni di interesse. Luoghi colmi di magia che destano nostalgia per chi va via e per chi resta. Perché in fondo «Un Paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un Paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti». (Da La luna e i falò di Cesare Pavese).

E se qualcuno vi chiederà «Cosa ci fai qui?», allora, come Carnevale, risponderete «Tutto quello che posso!».