Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Mister Chocolat, storia del primo clown nero

Francia, ultimi anni dell’800. Rafael Padilla (Omar Sy) è un cubano che lavora in un circo di paese, dove interpreta il numero del cannibale selvaggio. L’incontro con il clown Georges Footit (James Thiérrée) lo porta a divenire una spalla comica di questi e, seppure con qualche titubanza, i due raggiungono l’ambito successo. Rafael, che ha adottato il nome d’arte di Mister Chocolat, arriva ad esibirsi a Parigi assieme al suo socio e i consensi del pubblico aumentano. Ma il raggiungimento del successo arreca problemi e Chocolat, stanco di essere considerato un semplice buffone, ambisce ad una meta artistica molto più alta.

Mister Chocolat, il razzismo ai tempi della Belle Époque

Quarto lungometraggio diretto da Roschdy Zem, Mister Chocolat racconta la storia di quello che è considerato il primo clown, nonché artista nero francese: Rafael Padilla (Chocolat, per l’appunto). Complice l’ottima interpretazione di Omar Sy (noto al pubblico per aver recitato in Quasi amici di Oliver Nakache), il film offre un quadro umano e professionale di questo artista a lungo dimenticato, se non fosse stato per un filmato girato dai fratelli Lumière che lo vede all’opera assieme al collega Footit. La fotografia di Thomas Letteier è luminosa, quasi da cartolina d’epoca e ben rievoca le atmosfere circensi che si ammirano per gran parte della pellicola.

Spostandoci sul lato puramente interpretativo, Mister Chocolat può essere visto come il ritratto di un’epoca tanto lontana quanto vicina. Un epoca in cui il colore della pelle sembra marchiare a fuoco il ruolo dell’individuo, condannandolo a restare segregato in una condizione di sottomissione nei confronti di chi si considera “superiore”. Il nucleo temporale di Mister Chocolat è quello della Belle Époque, di quegli anni bruscamente interrotti dalla prima guerra mondiale e in cui le grandi potenze (Francia compresa) esercitavano il proprio dominio coloniale su popolazioni considerate “incivili”. Proprio questo è il destino contro cui Rafael si ritrova a combattere, tra vessazioni di ogni tipo.

Inutile dire che il messaggio del film sia rivolto anche ai nostri tempi, dove la discriminazione del diverso è divenuta una delle basi del nostro “vivere civile”. Un messaggio che, visti i tempi che corrono, non risulta mai obsoleto e superato.

Ciro Gianluigi Barbato

Print Friendly, PDF & Email