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Eroica Fenice

Mudbound: fango, sudore e sangue per il nuovo film di Netflix

Mudbound: fango, sudore e sangue su Netflix

Presentato in anteprima a gennaio al Sundance Film Festival 2017, Mudbound è stato distribuito dalla famosa piattaforma di streaming Netflix dal 16 novembre.

È il 1939 quando l’insegnante trentunenne Laura Chappell (Carey Mulligan) incontra Henry McAllan (Jason Clarke), il suo futuro marito. Una volta sposati i due vivono felicemente a Memphis insieme alle due figlie nate nei primi anni del matrimonio, fino a quando Henry non le comunica che si trasferiranno in una fattoria del Mississippi nella quale andrà a vivere anche l’odioso padre di lui (Jonathan Banks). La vita di Laura viene letteralmente stravolta arrivata lì e il suo unico conforto è la conoscenza di Florence (Mary J. Blige), moglie di Hap Jackson (Rob Morgan) il loro mezzadro. I rapporti, però, non sono facili a causa dal diffuso razzismo che domina in quei luoghi; i Jackson, infatti, sono una famiglia di colore. Nel frattempo, oltreoceano, infuria la Seconda Guerra Mondiale e, in seguito all’attacco dell’Impero giapponese alle basi americane di Pearl Harbor, anche gli Stati Uniti entrano attivamente nel conflitto. Due membri delle rispettive famiglie si arruolano nell’esercito: Jamie McAllan (Garrett Hedlund), fratello minore di Henry e Ronsel Jackson (Jason Mitchell), il figlio maggiore di Florence e Hap. Fortunatamente entrambi ritornano sani e salvi dalla guerra ma, entrambi, portano dentro di loro i segni delle profonde ferite e dei traumi che li accomunano avvicinandoli. Questa amicizia, però, non può essere tollerata dalla comunità in cui vivono e i due giovani subiranno le brutali conseguenze del loro legame proibito che muteranno irreversibilmente non soltanto le loro vite ma anche quelle dei loro familiari.

Mudbound e la durezza di una terra ingrata

Diretto dal regista Dee Rees e con la sceneggiatura di Virgil Williams, il film è l’adattamento cinematografico del romanzo di Hillary Jordan, Fiori nel fango, pubblicato nel 2008. Così come la versione cartacea, anche quella filmica ripropone – con maggiore forza dato che il pubblico vede e sente i personaggi che la animano – una storia che colpisce sin dall’inizio perché emotivamente coinvolgente e valida.

Dalle ambientazioni che ben rendono l’idea dell’America rurale di quegli anni alle sorprendenti performances di tutti gli attori; dalle musiche che enfatizzano i momenti più significativi alla riproduzione curata e fedele delle scene belliche e di quelle a sfondo razziale, nulla è stato lasciato al caso e il tutto fa presagire che la pellicola concorra agli Oscar 2018.

Eccellente la scelta di far parlare individualmente i protagonisti che, in questo modo, offrono agli spettatori una visione più completa dei loro personaggi creando un legame più intimo e profondo che enfatizza le vicende che interpretano e che, alla fine, ruotano sempre intorno a lei, la terra: la vera star del film.

“Hanno lavorato questa terra per tutta la vita, questa terra che non sarebbe mai stata loro. Hanno lavorato fino a sudare. Hanno sudato fino a sanguinare e hanno sanguinato fino a morire. Sono morti lavorando quella dura terra bruna che non sarebbe mai stata loro.”

La terra intesa non soltanto come possedimento dal quale dipende la sopravvivenza di due famiglie che se la contendono ma, soprattutto, come Patria. Una Patria, l’America, che anche in guerra distingue il sangue – sempre rosso – versato dai suoi soldati in sua difesa. Quella stessa America che Ronsel non troverà cambiata al suo ritorno malgrado abbia combattuto per lei e che sarà capace di mostrargli il peggio di sé invece di essergli riconoscente accogliendolo come un suo figlio al pari degli altri.

Mudbound è un film vero in tutta la sua crudezza che non fa retorica ma si mostra per quello che è: uno spaccato della storia americana degli anni ’40 che, purtroppo, si ripete a distanza di decenni nel suo Paese così come in molti altri nel resto del mondo.

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