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Eroica Fenice

Napule è: quando la Giustizia trionfa sullo Stato

Napule è: quando la Giustizia trionfa sullo Stato

La Rai è di nuovo protagonista della messa in onda di una Fiction con al centro una delle tematiche più temute e dibattute: il male identificato con la Mafia, che sfida la giustizia.

Nella serie televisiva in questione, intitolata Sotto copertura – La cattura di Zagaria, la gigantesca piovra assume il nome di Camorra, essendo ambientata in territorio napoletano.

Prodotta da Lux Vide e trasmessa dal 16 ottobre 2017 in quattro puntate, la serie (che segue alla prima già trasmessa nel novembre 2015 e ispirata alla cattura del boss del Clan dei Casalesi Antonio Iovine avvenuta nel 2010) racconta la vicenda delle indagini che porteranno nel 2011 (13 mesi dopo l’arresto di Iovine) alla cattura del successivo boss latitante dei Casalesi Michele Zagaria, soprannominato Capastorta (già condannato nel 2008 all’ergastolo nel processo d’appello del maxiprocesso Spartacus). Ottima interpretazione offerta dall’attore Alessandro Preziosi, che ne veste i panni, il quale racconta di essersi ispirato per la parte a Il Camorrista di Giuseppe Tornatore, interpretato da Ben Gazzara e doppiato da Mariano Rigillo.

La storia al centro della Fiction racconta la strenua lotta della giustizia anteposta all’ingiustizia, dove però i confini tra legalità e malavita non risultano sempre chiari e definiti.

È ormai noto come la collusione dello Stato con la Mafia costituisca l’unico vero ostacolo alla sua definitiva morte. Ma non sono ignoti gli sforzi e le lotte profuse da uomini d’onore (quelli veri!), uomini giusti, Magistrati, poliziotti e giornalisti che nella giustizia hanno sempre creduto e per i quali i compromessi non costituivano la soluzione.

A tal proposito, a mio parere, il vero e grande protagonista di Sotto copertura è Claudio Gioè (già magistralmente interprete nel ruolo del cattivo del boss corleonese di Cosa Nostra Totò Riina ne Il Capo dei Capi – altra Fiction di grande successo e spessore trasmessa nel 2007), che interpreta il ruolo del commissario Michele Romano a capo della squadra mobile di Napoli e ispirato alla figura di Vittorio Pisani. Cittadino al servizio dello Stato, marito e padre amorevole, il cui onore e la cui dignità la Procura di Napoli ha cercato di ledere per due anni. Accusato di aver rivelato informazioni riservate a un imprenditore (nella realtà Salvatore «o capitone», a capo del Clan Lo Russo) finito sotto inchiesta e presunto colluso con la Camorra, in cambio di denaro.

I sospetti a favore del presunto tradimento di Romano trovano falsa fondatezza in prove atte ad incastrare il commissario, affinché fosse allontanato dalle indagini.

Ricompare il personaggio scomodo per lo Stato (più che per la Mafia), così come lo era stato a suo tempo il magistrato siciliano Giovanni Falcone. Ma i rapporti di uomini come Romano con collusi e pentiti hanno un sapore tutt’altro che illecito. Nella Fiction in questione, Romano riceve informazioni, per far luce sulle indagini ed incastrare finalmente il temibile boss Zagaria, da Lucia Franzese, affiliata alla malavita e bollata poi come infame come tutti i pentiti che decidono di collaborare con la giustizia. E Lucia non è stata altro che un’informatrice, che Romano purtroppo non è riuscito a sottrarre al suo crudele destino. Una collaboratrice, così come Michele Greco, Tommaso Buscetta, Francesco Marino Mannoia e Antonino Calderone sono stati per Falcone.

«Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana». (J. F. Kennedy, frase citata spesso da G. Falcone).

Ma in Romano, come in pochi, sono il coraggio e la determinazione a prevalere, non la paura e la rassegnazione. Oggetto di minacce e privato di rispetto e fiducia, esorta la sua squadra a non arrendersi, e portare avanti le indagini con dignità e forza morale. Spronando i suoi uomini a credere nella possibilità di scegliere da che parte stare e lottare per vincere sul marcio che costantemente cerca di contaminare la speranza di riuscita e di rivalsa.

Una serie che narra la tensione verso il male, ma solo per rafforzare quella tensione verso il bene, come afferma lo stesso Preziosi in un’intervista.

Un raggio di luce nel cupo universo del malaffare e della collusione. Una speranza contro i frequenti tentativi della Mafia/Stato di asservire quanto di marcio ancora non c’è. Perché «’a speranza è ‘na criatura ca si nun tien cura se fa chiammà paura, e lla te a mettere appaura».

Sotto copertura può considerarsi in definitiva uno dei grandi prodotti della Rai, mettendo in luce una vicenda di lotta, incomprensioni, delusioni, amore, errori, ma soprattutto volontà di far trionfare finalmente la giustizia. Non solo sul male – così come è definito e conosciuto -, ma anche sullo Stato! Una storia di chi ancora ci crede!

E per una serie di grande spessore non ci si poteva attendere colonna sonora più adatta di Miettice ‘a faccia, scritta da Paolo Buonvino e interpretata dal rapper Lucariello. Canzone che grida a gran voce «Si vuò ‘na prova e curaggio miettice ‘a faccia. Quanne ‘a paura t’abbracce miettice ‘a faccia. Dint a ‘nu stato e minaccia miettice ‘a faccia. Quanne ‘a speranza s’arragg’. Miettice ‘a faccia».