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Eroica Fenice

Oceania: avventura e femminismo nel nuovo film Disney

Oceania: avventura e femminismo nel nuovo film Disney

Vorreste, tra i regali sotto l’albero, una vacanza tra le acque cristalline e il sole caldo degli arcipelaghi polinesiani? Ebbene, la Disney realizza il vostro sogno. Allacciate le cinture e preparatevi ad un viaggio avventuroso grazie a Oceania, il nuovo film d’animazione con cui la Disney è partita alla conquista dei cinema durante le feste. 

Nella sale italiane dal 22 dicembre, il film è ambientato secoli fa, quando le popolazioni polinesiane smisero per molte generazioni di migrare da un atollo all’altro. Come ha raccontato la produttrice, il lungometraggio tenta di dare una risposta fantasiosa a un quesito ancora oggi senza un responso storico preciso.

Per l’occasione si riunisce alla regia il leggendario duo composto da John Musker e Ron Clements (La Sirenetta, Aladdin, Hercules, La Principessa e il Ranocchio).

Il titolo originale del film è Moana, nome della protagonista. In lingua maori significa “oceano”, “mare” o “specchio d’acqua”. In Italia è stato re-intitolato Oceania ed è stato giustificato il cambiamento spiegando che nel digitare il nome Moana su Google c’era il rischio di imbattersi in immagini pornografiche (il nome apparteneva ad una celebre pornostar nostrana). La protagonista della pellicola perde, quindi, in Italia il suo nome originale per prendere quello di Vaiana (un nome tahitiano che significa “acqua della grotta”)

Oceania, la trama

All’alba dei tempi, il semi-dio Maui (doppiato nella versione originale da Dwayne Johnson, The Rock) rubò il cuore di Te Fiti, la Dea Madre, per donarlo agli uomini. Assalito da un demone di lava, Maui perse nell’oceano sia la gemma che il suo gigantesco amo da pesca che gli permetteva di tramutarsi in qualunque animale. In seguito alla sparizione del cuore di Te Fiti, la natura iniziò a deteriorarsi e comparvero molte difficoltà in mare che spinsero gli uomini ad abbandonare la navigazione. Millenni dopo, Vaiana, figlia di un capo tribù di un’isola della Polinesia, destinata a diventare la guida del suo popolo, viene inconsapevolmente scelta dal mare. Divenuta adolescente, la coraggiosa e cocciuta ragazza continua a sentire forte il richiamo dell’Oceano dal quale il padre tenta di tenerla lontana. Ma complici le storie e gli incoraggiamenti di Nonna Tala (doppiata da Angela Finocchiaro nella versione italiana), una forte curiosità e il dovere di salvare il suo popolo sull’orlo di una carestia, Vaiana decide di spingersi oltre la barriera corallina al fine di riconsegnare alla dea Te Fiti il cuore che secoli fa Maui le aveva sottratto. In questa esilarante ed epica avventura la nostra eroina sarà accompagnata da un buffo pollo e dallo stesso semi-dio.

Limiti e punti di forza di Oceania

Oceania, probabilmente, non diventerà un indimenticabile classico Disney. Non ha l’impatto e il respiro di un fenomeno planetario come Frozen (la parte didattica iniziale è un po’ pesante e il film impiega tanto a ingranare), ma dalla sua ha un secondo tempo decisamente vivace e una tecnica digitale di altissimo livello (dalla trasparenza stupefacente delle acque dell’Oceano alla texture della pelle dei protagonisti).

Il film stupisce per la capacità di essere autoironico, grazie alle battute del semi-dio che prendono in giro gli archetipi narrativi della Disney. Maui, infatti, ironizza bonariamente sul personaggio di Vaiana: 

Hai un vestito e un animaletto da compagnia… sei una principessa!

Si resta, in questo, nel solco della tradizione con tanto di animaletto accompagnatore non proprio acuto (il pollo), e canzoni a profusione. Forse è proprio questa la parte meno riuscita del film: orfano di una canzone iconica come Let it go, Oceania sembra quasi appesantito da un numero eccessivo di canzoni dal sound molto simile, senza trovare mai una hit immediatamente orecchiabile. Anche in questo caso è bene citare Maui:

Se ti metti a cantare, urlo. 

Oceania, una protagonista post-femminista

Oceania iscrive la protagonista nel lungo novero di principesse ed eroine multietniche della Disney. Abbiamo avuto la nativa americana Pocahontas, la cinese Mulan, l’afroamericana Tiana ne La Principessa e il Ranocchio, la scozzese Merida in Brave, e le scandinave Anna ed Elsa di Frozen. Mancava all’appello il continente oceanico e la cultura maori.
Il film strizza l’occhio a molti dei lungometraggi che hanno fatto la storia della casa di animazione. Vaiana, infatti, ricorda nella tempra la disobbediente Ariel, Nonna Tala non è poi così lontana dalle due antesignane Nonna Salice di Pocahontas e Nonna Fa di Mulan, mentre Maui sembra essere la versione (semi) divina del Genio della Lampada di Aladdin.

Tutte queste “classiche” figure sono state “post-modernizzate” e la novità maggiore risiede proprio nella protagonista: la Disney ha deciso di regalare alle nuove generazioni un’eroina post-femminista, che è solo e unicamente alla ricerca di se stessa e non di un uomo. La sceneggiatura evita la stucchevole e prevedibile storia d’amore, a favore del rapporto conflittuale con il semi-dio fanfarone Maui.

Tale tipologia di figura femminile era stata già esplorata con The Brave – Ribelle e in parte anche nel campione d’incassi Frozen grazie al personaggio di Elsa. Stavolta, però, le cose sono andate oltre ogni aspettativa: quello di Vaiana (a differenza di Brave) è un universo in cui è un dato di fatto che le donne siano emancipate, fisicamente prestanti, forti e (in alcuni casi) ben più audaci degli uomini, che siano semidivini o meno. Analizzando tutti i passaggi del film possiamo notare che a muovere l’intera epopea sono sempre e solo “le donne”: da Te Fiti a Nonna Tala passando per la madre di Vaiana la quale, a differenza del padre, comprende la figlia. La domanda che ci si pone alla fine della visione è: ma nel 2016 c’era davvero bisogno di un’eroina così sfacciatamente femminista? Per fortuna, o purtroppo, sì!

Nunzia Serino

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