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Eroica Fenice

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Onde Road: viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta delle radio libere

“Una radio si è inserita sulle nostre frequenze…..si tratta di un’altra maledettissima trasmissione pirata”.

Onde Road: il titolo ci ricorda i viaggi sulle strade americane di Kerouac. Non a caso il docufiction diretto da Massimo Ivan Falsetta ci accompagna a ritroso nel tempo, in un viaggio immaginario e celebrativo sulle strade della Calabria, alla scoperta di un periodo storico unico, pionieristico ed affascinante, il 1976. Il 28 Luglio del 1976, infatti, venne sancita la liberalizzazione dell’etere per le trasmissioni radio in ambito locale, con la conseguente proliferazione di una miriade di stazioni radiofoniche libere, simboli di rivolta sociale e culturale: Radio Azzurra, Radio Onda Rossa, Radio Antenna 1, Radio Catanzaro, Radio Popolare, e tante altre. Un cambiamento rivoluzionario del modo di pensare avvenuto via etere, attraverso la libera voce di improvvisati dj (meccanici, comunicatori, studenti ed altre categorie), che con le loro trasmissioni (inusuali per l’epoca), messe in piedi con pochissimi mezzi e soldi a disposizione ma tanta creatività, entrarono nelle case di tutti gli italiani portando una ventata di freschezza e novità nei contenuti, in barba alla censura imposta dal copyright radiotelevisivo di stato.

Tutto accade in un periodo difficile e tormentato, gli anni di piombo, in totale contrasto con il libero pensiero radiofonico che andava conquistando gran parte degli italiani in ascolto, spinti dal desiderio di evadere dagli abituali condizionamenti d’informazione televisiva e radiofonica. Stava prendendo forma un’idea che avrebbe segnato un’epoca attraverso l’ascolto di voci note e meno note, di svariati personaggi e protagonisti della vita quotidiana di quegli anni, di inchieste cittadine, notizie sportive o d’informazione su spettacoli di puro intrattenimento locale, spesso alternate da motivi musicali in voga in quel periodo e proposti su dischi in vinile. Ecco come e perché le radio libere riuscirono a trovare il modo per intrecciare la cultura con la musica, riflettendo i pensieri e le idee di una intera generazione in fermento alla ricerca di grandi novità.

Il film Onde Road avvalendosi di una cornice retro/futuristica ci racconta in modo ironico come il mitico Awanagana, intramontabile speaker di Radio Montecarlo, con un gesto terroristico/romantico blocca improvvisamente tutte le frequenze nazionali. Nel frattempo un’inafferrabile speaker (interpretata da Francesca Zavattieri), nascosta in un luogo imprecisato di una rurale Calabria, immette via etere repertori radiofonici in stile anni ’70-’80. Il capo della censura Ferderico -l’Olandese Volante- furibondo per l’affronto subito dalla emittente pirata, decide di inviare un agente segreto Barbara Bi (Barbara Cambrea) nel tentativo di stanare la misteriosa speaker, ma Barbara Bi rimane stregata dagli improvvisati pionieri delle radio libere.

Un viaggio singolare attraverso le frequenze radiofoniche tra brani e ritmi musicali di quarant’anni fa, tra improbabili alieni come Fabrice Quagliotti (storico Rockets), la comicità radiofonica di Battaglia e Miseferi e gli interventi di Paolo Pasquali.

Il regista trae ispirazione dalla sua terra nativa, una tra le prime regioni d’Italia interessate dal fenomeno di diffusione delle radio libere, in ogni caso considerando che la prima radio libera a provare ad infrangere il monopolio delle trasmissioni radiofoniche fu “Radio Milano International”, censurata di li a poco dalla RAI, che fino a quella fatidica data del 1975 dominava incontrastata nel paese.

Falsetta prova a raccontarci ciò che resta di una ormai mitica stagione radiofonica intramontabile per chi l’ha vissuta e per chi ha contribuito a costruirla. Una spy story dedicata alla scoperta di un mondo cult ormai perduto e con una visione registica rivolta all’ascolto e poco attenta al visivo, come ha precisato lo stesso regista: “volevo che fosse un film da ascoltare più che da vedere, portando la radio al cinema”…continuando…”Le radio un tempo erano percepite come centri di aggregazione. Ora siamo obbligati a concepire le radio come aziende, a tutti gli effetti. Forse per questo Onde Road vuole celebrare un messaggio POP di libertà”.

Inoltre Falsetta con Onde Road non si limita solo ad un discorso puramente celebrativo, ma offre una profonda riflessione sugli attuali mezzi di comunicazione dominanti (soprattutto tra le nuove generazioni), e traenti forza da Internet, sono i social network che sembrano assorbire agli iscritti tempo e libertà individuale, a differenza della radio con cui puoi fare di tutto ascoltandola, anche senza interloquire. Come cantava il buon Eugenio Finardi in tempi meno sospetti: “Con la radio si può scrivere, leggere o cucinare, non c’è da stare immobili seduti li a guardare, forse è proprio questo che ce la fa preferire, è che con la radio non si smette di pensare….”.    

Onde Road è un film finanziato dalla Regione Calabria e dalla produzione indipendente A.C.A.R.I. fondata dallo stesso Falsetti ci aspetta al cinema dal 26 Marzo, su un circuito di 12 appuntamenti in molte città d’Italia. Ed anche se il film potrebbe essere criticato perché poco attento alle dinamiche cinematografiche; nei cambi di scena, nel montaggio, nelle interpretazioni dei personaggi e nella gestione delle luci (abbastanza grossolana), resta unico nel suo genere, perché vuole essere così: “un tuffo nel passato alla scoperta di un fenomeno sociale che oggi non esiste più.

-Onde Road: viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta delle radio libere-