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Eroica Fenice

Orphan Black: perchè vale la pena recuperarlo?

Orphan Black: perchè vale la pena recuperarlo?

Orphan black è una serie ideata da Graeme Manson e John Fawcett, trasmessa dalla BBC America, che non inventa nulla ma nemmeno si prende gioco dello spettatore con false piste e cali di ritmo.

Infatti in appena dieci puntate l’intera narrazione gioca sull’azione piuttosto che su riflessioni o attese: un lento e costante precipitare verso il finale con il susseguirsi di mille personaggi tutti perfettamente ipercaratterizzati, che però hanno un unico volto, quello della bravissima Tatiana Maslany.

L’interazione tra i personaggi da lei interpretati funziona perfettamente, reggendo in ogni istante la finzione scenica sulla quale si basano gran parte dei momenti più importanti della serie e facendo addirittura dimenticare che si tratti della stessa attrice; non a caso le è stato assegnato l’Emmy Award per la migliore attrice in una serie drammatica e ben due Critics’ Choice Television Award.

La principale caratteristica di Orphan Black, che è diventata poi la sua grande forza, è il suo costante reggersi in equilibrio tra serietà e seriosità, in bilico tra una narrazione che fin dalle premesse pecca di inverosimiglianza.

Il prologo è fulminante ed emblematico, poiché annulla qualsiasi tipo di parentesi introduttiva lanciando lo spettatore direttamente nel pieno della narrazione. Ignari di tutto, esattamente come la protagonista Sarah Manning, ci si ritrova catapultati in una stazione ad assistere al suicidio di una donna identica alla stessa Sarah. Il furto d’identità da parte di quest’ultima le spalancherà le porte di un mondo che le era stato risparmiato, lasciandola vivere in una relativa serenità. Tante, forse anche troppe nuove persone entreranno nella sua vita, ognuna di esse identica nell’aspetto, ma completamente opposta nel carattere. Il nucleo della storia, in un primo momento, sembra essere proprio la ricerca della verità; cosa che però si rivelerà essere vera solo in parte.

Cosa ha da offrire allora Orphan Black?

È scontato affermare che in una serie come questa non è possibile parlare di una tematica vera e propria; piuttosto è interessante notare come sia stata la componente ambientale a diversificare le varie versioni di Sarah piuttosto che quella genetica. Orphan Black non è, quindi, un miracolo televisivo, ma per essere una delle prime produzioni originali del network ha decisamente vinto la propria scommessa.

La serie, come detto in precedenza, non vive di attese e brusche frenate ma di costanti accelerazioni. È sì un thriller dai risvolti sci-fi, ma Orphan Black offre ogni tanto anche scene esilaranti che regalano belle e sane risate. Il tema della clonazione non è per nulla il punto d’arrivo della serie, piuttosto quello di partenza. Una scelta che si rivela vincente nella misura in cui, impegnati nel conoscere i vari cloni, non ci si cura delle svolte troppo casuali o delle forzature di alcune reazioni o anche di altre varie ingenuità sparse nei vari episodi. Questo è merito di una scrittura consapevole dei limiti della propria storia e che decide saggiamente di non perdersi in un loop procedurale, sostenendo l’avanzare della trama con un cerchio di personaggi e situazioni sempre più largo e arricchendo il tutto con svolte e rivelazioni.

È da recuperare quindi, vista anche l’uscita dell’ultima stagione, prevista per il 10 giugno.

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