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Eroica Fenice

Quanto basta. Il film elogio alla semplicità di Francesco Falaschi

Quanto basta. Il film elogio alla semplicità di Francesco Falaschi

Il 5 aprile 2018 irrompe nelle sale cinematografiche in tutta la sua genuinità Quanto basta, il nuovo film di Francesco Falaschi, distribuito da Notorious Pictures.

Quanto basta. Trama

Protagonista una coppia portentosa, definita nei ruoli di tutor e apprendista. Un uomo e un ragazzo, le cui vite sembrano viaggiare su lunghezze d’onda differenti, ma uniti dalla medesima intensa passione per la cucina e dalla difficoltà di conformarsi ai canoni che la società impone. Arturo, interpretato da un vivace Vinicio Marchioni, è uno chef stellato precipitato dalla cresta dell’onda in seguito al suo temperamento collerico e all’assente controllo dell’aggressività, che gli fruttano una condanna per percosse e lesioni aggravate. Ma la pena alternativa che gli viene concessa è la possibilità di tenere un corso di cucina per ragazzi autistici seguiti dai servizi sociali. Qui incontra Guido, interpretato magistralmente da Luigi Fedele, un ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger, come i suoi compagni, ma che da subito cattura l’attenzione di Arturo, spiccando tra gli altri per la sua preparazione e viscerale passione per l’arte culinaria. Lo chef “aggressivo” non risparmia i toni severi di fronte alla neurodiversità di Guido, che non è mai inferiorità, scansando pietismo ed agendo con iniziale impulsività. Sarà in occasione della partecipazione ad un talent culinario, fortemente desiderata da Guido ed odiata da Arturo per la barocca creatività che profana la genuinità della buona cucina, che la coppia fenomenale vedrà mutare il proprio destino.

Quanto basta. Panoramica del film

Dopo l’esordio con Emma sono io (2002), che già affrontava il tema della disabilità mentale, il lavoro di Falaschi prosegue con due lungometraggi Last Minute Marocco (2007) e Questo mondo è per te (2011), fino a giungere al suo quarto prodotto che già dona commozione e sorrisi ad un pubblico che ancora spesso ignora l’entità di una sindrome, come l’Asperger, molto affine all’autismo. La straordinaria interpretazione della coppia Marchioni-Fedele rende poi ancor più interessante l’argomento trattato.

Il film si inserisce anche in quel vibrante filone del “road movie”, che ha conclamato il successo de La pazza gioia (2016) e del più datato Rain Man (1988), in cui il viaggio è metafora di un percorso di crescita e consapevolezza di sé. Arturo e Guido sperimentano imprevisti ed emozioni inedite nella bella Toscana, terra di sapori autentici.

Il giovane Luigi Fedele, già promessa del cinema da bambino, offre il meglio della sua professionalità, vestendo un ruolo complesso, determinato e commovente “quanto basta” e dimostrando un talento incommensurato.

Quanto basta. Semplicità anticonvenzionale nella vicinanza delle diversità

Si sa, la ricetta per un ottimo spaghetto al pomodoro è la genuinità degli ingredienti e del loro accostamento. Pertanto il segreto per eccellenza è la semplicità. Una semplicità che affiora nelle pietanze, ma nelle emozioni dei protagonisti, condite da grazia e delicatezza non spesso presenti sui grandi e piccoli schermi.

La semplicità è la parola d’ordine per Falaschi, scelta come arma contro gli eccessi e le convenzioni sociali, contro la ricercatezza esasperata della perfezione che finisce per privarsi poi del vero ed autentico condimento che si nutre di forza di volontà, coraggio, pazienza e ricerca di equilibrio. A questo equilibrio tendono Arturo e Guido, non così diversi, in quanto entrambi emarginati da un contesto sociale insofferente all’eccentricità e alla verità senza filtri. E questa consapevolezza vale più di una vittoria ad un talent culinario. Perché la vera forza risiede nella comprensione, nei sentimenti limpidi e nel “full power”; la piena potenza della tenacia e degli affetti che stravince sull’edulcorata apparenza che sempre più spesso ormai tende a sottomettere emozioni, cuore e talento.

Si giunge così ad un capovolgimento di ruoli, per cui ad un certo punto istintivamente ci si chiede chi sia affidato a chi e chi insegni a chi. Il rapporto tra Arturo e Guido diviene un mutuo aiutarsi e consigliarsi, giungendo al completamento reciproco. Ed è un’amicizia che emerge gradualmente, con quella paziente semplicità al centro della pellicola di Falaschi.

Un film privo di sorprese e colpi di scena, addirittura scontato sullo sviluppo della vicenda, in quanto tutto procede come deve, senza eccessi ed effetti particolari. Perfettamente in linea con il desiderio del regista di regalare al pubblico un pizzico di calma e naturalezza travolte dai ritmi frenetici della contemporaneità. In fondo «il mondo ha più bisogno di un perfetto spaghetto al pomodoro che di un branzino al cioccolato». Fermiamoci dunque, cercando di mirare alla semplicità, almeno “quanto basta”.

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