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Eroica Fenice

Room

Room – un mondo chiuso in una stanza

“Siamo su un altro pianeta, è lo stesso ma in un posto diverso. Sono nel mondo da 37 ore, ho visto finestre, tantissime macchine, uccelli e nonno e nonna”.

È ciò che esclamano una madre e il suo bambino una volta conquistata l’insperata libertà, dopo 5 lunghi anni di prigionia dentro una piccolissima stanza ad opera di un uomo crudele.

Room racconta di un avvincente dramma dall’atmosfera claustrofobica vissuto dai due, film diretto in modo superbo da Lenny Abrahamson e adattato cinematograficamente dalla sorprendente Emma Donoghue, autrice irlandese del toccante romanzo omonimo pubblicato nel 2010, (un successo mondiale selezionato per i “Booker Prize”). Il film vanta una performance a dir poco eccezionale della protagonista Brie Larson (nel ruolo di Joy, madre del piccolo Jack) vincitrice di un Oscar per gli “Academy Awards 2016” come miglior attrice protagonista.
Room, con già all’attivo un Golden Globe, si è rivelata un’opera cinematografica di grande spessore concorrendo per la notte degli Oscar con altre tre candidature, come miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura.

Room, un universo in una stanza

Room è un film coinvolgente corredato di una solida struttura che non passerà inosservata per la forte carica emotiva che trasmette. L’elemento essenziale per immergersi nel film è osservare il mondo dalla prospettiva di un bambino, Jack (interpretato da Jacob Tremblay), proveniente da un’altra realtà chiusa in quattro mura in compagnia di sua madre Joy rapita e violentata mentre si recava a scuola, anni prima, da Old Nick (Sean Bridgers), con cui ha concepito il bambino.
La madre, cosciente della drammatica realtà, è riuscita a costruire per suo figlio, che non ha mai visitato il mondo esterno, un piccolo universo, raccontandogli che la stanza è tutto il mondo e che non esiste nient’altro fuori, ad eccezione di una piccola finestra sul cielo aperto.
Per entrambi è severamente proibito uscire dalla stanza situata in una piccola casa immersa in un giardino, poi divenuta scatola magica per Jack nei ripetitivi giorni da trascorrere in un mondo limitato e circoscritto dove la notte e il giorno si alternano in attesa di qualcosa, di un piano di fuga da quel luogo angusto escogitata da Joy.

La fuga finalmente si realizza proprio nel giorno del quinto compleanno del piccolo, giorno in cui Jack scopre il mondo esterno, un pianeta sconosciuto, meraviglioso, colorato, abbandonando per sempre la stanza, fino a quel momento il suo unico mondo, chiuso dentro ad un guardaroba, dove riposava la notte, inconsapevole delle violenze quotidiane subite da sua madre da parte di Old Nick durante la consegna degli alimenti.

Abrahamson è riuscito a girare Room in spazi stretti e con un grande ausilio fotografico da parte di Danny Cohen che si avvale di molti primi piani, mettendoci in stretto contatto con i protagonisti.
L’autrice del romanzo, senza perdere alcun elemento del quadro narrativo, ad eccezione di alcuni antefatti riguardanti il rapimento di Joy, descrive il rapporto che il piccolo Jack ha con la sua stanzetta angusta e con sua madre (che chiama “Ma”), con cui ha un legame affettivo imprescindibile. Lui adora le piante e gli oggetti inanimati che lo circondano, come il suo amico lavandino, la sua amica lampada, con cui parla dandogli il buongiorno. Jack conosce solo il mondo in cui è nato, un po’ come Novecento, il protagonista del film capolavoro  La leggenda del pianista sull’oceano di Tornatore.

Abrahamson dimostra in fase registica una notevole dimestichezza sulle tematiche trattanti storie di violenza ed emarginazione sociale come in alcuni suoi precedenti film: Adam & Paula (storia di tossicodipendenza) a Frank (genio musicale incompreso) ed insieme alla romanziera Donoghue, con ammirevole sobrietà, riesce a stabilire un’ottima intesa collaborativa sul film liberamente ispirato a fatti di cronaca reali, come le storie di Natascha Kampusch imprigionata dall’età di 10 anni, avvenuta in Austria, e quella molto più drammatica che vide coinvolta Elizabeth Fritzl, rinchiusa e seviziata per 24 anni in uno scantinato.

Abrahamson con Room ha dato inizio alle riprese sui set montati a Toronto nel Novembre del 2014, e presentato in anteprima al “Telluride Film Festival” nel 2015 e a “Toronto International Film” nel 2015. Tra gli altri interpreti di rilievo ritroviamo Joan Allen nell’eccellente ruolo della nonna, e William H. Macy in quello del nonno.
Room è rivolto a tutte quelle persone che non abbandonano mai la speranza di vivere e la forza di ricominciare.
– Ti piacerà?
– Cosa?
– Il mondo!