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Eroica Fenice

Assisi

Sergio Assisi: per lui a Napoli non piove mai

Sergio Assisi porta al cinema A Napoli non piove mai, una commedia ambientata nel capoluogo campano che molti hanno definito “fresca e scanzonata”, forse sull’onda dell’entusiasmo di Benvenuti al Sud,  a cui inevitabilmente Assisi si ispira, e di Capri, fiction televisiva su cui molte signore hanno fantasticato.

Il cast di A Napoli non piove mai è vincente, inevitabilmente: Sergio Assisi, alla sua prima esperienza da regista, ha avuto tanti riconoscimenti (Premio Masaniello nel 2006, Premio Pulcinella nel 2014), ma soprattutto è un artista di esperienza, che ha saputo giostrarsi e adattarsi a vari contesti: teatro, cinema, fiction, spot televisivi; Nunzia Schiano è un’attrice napoletana verace, che ha recitato con Biagio Izzo, Alessandro Siani, Antonio Albanese, Leonardo Pieraccioni, e ha dato prova di grande simpatia sul palco, introducendo per prima la metafora dell’ombrello, vale a dire l’escamotage che spesso il popolo napoletano trova per superare le difficoltà quotidiane della vita; Francesco Paolantoni è un grandissimo a tutti noi noto; Ernesto Lama è la vera rivelazione di questo film, un attore molto versatile che ha un consistente background teatrale, anche classico.

Non è vincente, invece, il solito pastiche fatto di luoghi comuni e giustificato coi soliti concetti di genuinità, simpatia, spensieratezza che Assisi riprende dal lunghissimo filone di commedie su Napoli.

Sergio Assisi racconta Napoli

Barnaba è un quarantenne squattrinato che vive coi genitori, si alimenta dei suoi sogni e spera che San Gennaro, Sant’Antonio e San Giuseppe gli facciano il miracolo di trovare un erogatore bancomat che distribuisca banconote.
Jacopo, ex compagno di scuola di Barnaba, lavora all’anagrafe senza soddisfazione alcuna, è stata abbandonato alla nascita dai genitori e ora anche dalla fidanzata, e vive pensando alla morte e al prossimo, fallimentare, tentativo di suicidio.
Sonia Franculaccia è una neolaureata in Arte che sogna di fare la restauratrice, perseguitata da genitori invadenti e da un ragazzo che le viene imposto. Le viene affidato un incarico di restauro di un San Sebastiano in una chiesa a Napoli, dove dovrà trasferirsi dal Nord Italia, tra lo sdegno dei parenti.

Le vite di questi tre coprotagonisti si intrecciano tra loro, generando una commedia sicuramente fresca e semplice, ma infarcita di cliché di ogni tipo: Napoli bella ma difficile, il napoletano che “si arrangia” e che vive di sogni, che si appella ai Santi, “bamboccione” , con la sindrome perenne di Peter Pan; il tutto nello sfondo del solito paesaggio da cartolina: Mergellina, il Vesuvio, il sole, il mare, “La Rumba degli Scugnizzi”, “ò magnà”, lontanamente evocati in un titolo che bene o male è sempre lo stesso, e si ripete come un refrain in tutti i film che parlano di Napoli, come a dire che, ok, la città è problematica, ma di quei problemi ne fa un punto forte, insomma, si apre un ombrello che ripari dalle intemperie e si va avanti.

Per condire il tutto, Sergio Assisi ci mette la solita immancabile storia d’amore, di corteggiamento all’antica, che esalta la figura del napoletano conquistatore e del nordico freddo e algido che man mano si lascia andare, travolto dal sentimentalismo partenopeo.

Insomma, A Napoli non piove mai, perché in ogni caso Napoli è ottimista, è positività: peccato che Assisi stesso abbia ammesso che, in quei giorni in cui il film è stato girato, non ha quasi mai smesso di piovere.

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