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Eroica Fenice

Stoker: innocenza infranta

….Così come il fiore che non può scegliere il proprio colore, noi non siamo responsabili per ciò che siamo diventati, solo quando ce ne rendiamo conto diventiamo liberi, e diventare adulti è diventare liberi….”

India (Mia Wasikowska) è un’adolescente introversa, il pianoforte e le passeggiate nel verde riempiono le giornate che trascorre nell’immensa proprietà Stoker. Il giorno del suo 18esimo compleanno, l’amatissimo papà Richard perde la vita in un incidente stradale ed India si dispera in silenzio. Al funerale la giovane conosce Charlie (Matthew Goode), il fratello di suo padre, appena giunto dall’Europa e deciso a restare per occuparsi della famiglia. La ragazza si ritrova così a convivere con l’instabile madre Evelyn (Nicole Kidman) e con suo zio. Evelyn, complice la presenza del seducente cognato, inizia a rassegnarsi alla perdita del marito mentre India si rivela diffidente e allo stesso tempo attratta da questo misterioso parente che le manifesta un enigmatico interesse. Chi è Charlie? Quali sono le sue reali intenzioni?

Uscito in sala un anno fa e da recuperare assolutamente in dvd per scuotervi dal torpore delle sonnolenti serate estive, Stoker si presenta come un thriller dalle venature horror in confezione extralusso, una disturbante pellicola, prodotta da Ridley Scott, prima esperienza in lingua inglese del regista sudcoreano Park Chan – Wook , celebre per la Trilogia della Vendetta (Mr. Vedetta, Old Boy, Lady Vendetta).

Lo script di Wentworth Miller ( il Michael Scofield del telefilm Prison Break), si presenta essenziale: pochi dialoghi, tre personaggi principali ed una sola location, procedendo lentamente nel mostrare la distruzione della famiglia borghese occidentale nella sua casa/prigione e giocando sul filo dell’ambiguità con l’intenzione di valorizzare i vampireschi scenari letterari cui rimanda il cognome Stoker. L’opera racconta la presa di coscienza di un’adolescente paricolare e del suo passaggio all’età adulta, la protagonista diventa consapevole del suo istinto di killer dal momento in cui perde la figura genitoriale di riferimento che ne aveva compreso e gestito le crudeli pulsioni, il contatto diretto con l’affascinante zio Charlie, di cui sembra essere personalità complementare, e con la volubile e mai troppo amata figura materna, permettono ai fragili equilibri di spezzarsi e di dar inizio alla metamorfosi. La goffa bambina delle prime inquadrature lascia, successivamente, il posto ad una donna che accetta se stessa, da preda a finalmente predatrice (bellissima la scena della sostituzione delle scarpe maschili con le decolletè in coccodrillo che ricorda quella della vestizione di Kim Novak in Vertigo di Hitchcook, così come tutte le citazioni sparse a rendergli omaggio). Questo ribaltamento di ruoli si svela nel finale ma solo dopo aver assaporato il gusto del sangue e della vendetta che poi è il filo conduttore di tutte la cinematografia del regista.

La pellicola è un threesome intriso di erotismo, amoralità e un tocco fetish, i protagonisti non conoscono regole, succubi di una vita fatta di desiderio, efficace in tal senso la scena della seduzione al pianoforte, un duetto sulle note composte per l’occasione da Philip Glass col supporto di Clint Mansell e che possiede la medesima forza evocativa dell’amplesso amoroso, forse una delle più belle sequenze mai realizzate al cinema negli ultimi anni. La sceneggiatura non è certo priva di qualche ingenuità, difficile comprendere fino in fondo le motivazioni che spingono i personaggi, anche di contorno, a determinate azioni, poco approfonditi risultano il personaggio della vedova/madre gelosa Evelyn/Kidman e la natura quasi soprannaturale del rapporto incestuoso che lega India a Charlie, un Matthew Goode tanto glaciale ed affascinante quanto limitato nella sua incarnazione del Male, la vera stella che brilla in questa conturbante fiaba dark è senz’altro la versatile Mia Wasikowska i cui soli sguardi riescono a far palpitare un personaggio dai contorni apparentemente usuali, una ragazza problematica le cui fantasie sono ben lontane da quelle della zuccherosa Alice di Burtoniana memoria.

Se lo script lascia qualcosa in sospeso, la messa in scena rende il film visivamente straordinario. Tutto è curato nei minimi dettagli, il trucco ed i costumi dal gusto volutamente retrò, la scenografia e la fotografia regalano un’atmosfera irreale, senza tempo, la pellicola vibra attraverso i rumori enfatizzati di tutto quello che la protagonista percepisce grazie ai suoi sensi affinati, il contrasto cromatico privilegia alcuni colori quali il giallo ed il rosso (provate a notare come alcuni colori ritornino nelle inquadrature, tra gli oggetti della casa, negli occhi dei protagonisti), le insolite soluzioni grafiche come la dissolvenza che trasforma i capelli della Kidman in fili d’erba e i simbolismi, quali uova e ragni rivelatori, sono una gioia per gli occhi. Nel dipanarsi degli eventi, si rivelano miriadi di raffinatissime metafore che il regista, con mano sicura, incastona nel racconto come piccole gemme che lo spettatore si divertirà a cogliere anche ad una seconda visione.

Stoker è una pellicola complessa e difficilmente analizzabile in breve, i cui difetti narrativi e le scabrosità della trama si perdono nella perfezione visiva, difficile non restare incantati di fronte tanta eleganza profusa nella descrizione di una discesa agli inferi. Un prodotto di pregevole fattura per un regista che dimostra di non volersi piegare alle regole dell’establishment hollywoodiano restando fedele alla sua, tanto originale quanto inquietante, idea di cinema. Secondo Wook il male non ha spiegazione, seppur provati da influenze esterne, tutti, alla fine, come la protagonista del suo film, obbediscono alle regole del proprio, ineluttabile, destino.

 – Stoker : innocenza infranta –