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Eroica Fenice

Tarzan

Tarzan: dalla giungla al 3D

Penserete di essere diventati improvvisamente sordi, ma non temete, non sono le vostre orecchie il problema, è solo la pellicola ad essere muta per gran parte del tempo. Il nuovo Tarzan, diretto e prodotto da Reinhard Klooss, è uno di quei film di cui si deve parlare. Non solo per il fatto di essere interamente in digitale e in 3D, ma perché dà la sensazione di qualcosa di non riuscito benissimo.

Partiamo da una contraddizione di fondo: il protagonista è muto, o meglio non articola il linguaggio umano perché cresciuto in un gruppo di gorilla, ma, come per un miracolo, solo guardando Jane si mostra capace addirittura di coniugare un verbo, cosa attualmente  molto ardua per taluni parlanti.

Vogliamo parlare di Clayton? Ditemi, dov’è finito l’irritante, odioso e a tratti sadico uomo che brama di catturare i gorilla? Nella pellicola altri non è che quella figurina insignificante, dall’aspetto e dal carattere scialbo che dovrebbe essere un giovane capitano d’industria, furbo e scaltro tanto da ingannare la bella e (lasciatemelo dire) sciocca Jane per poter raggiungere il proprio scopo. Un personaggio che compare e scompare nel racconto senza compiere azioni significative, senza lasciare una seppur minima traccia emotiva negli altri personaggi o negli spettatori.

E se passassimo alla musica? Gli amanti delle metafore griderebbero al tradimento se sapessero che, non appena la scena si apre su un paradiso di rara bellezza (tutto merito della grafica, va detto), in un sottofondo che non è poi tanto fondo, suona Paradise dei Coldplay.

Ora, va bene volere dire che è un paradiso, ma c’era proprio così bisogno che la canzone cominciasse nel pieno del ritornello quando del paradiso si dice “It’s a paradise, paradise”? Non so, nel dubbio, accettiamo la scelta con riserva per il solo fatto di trattarsi un capolavoro della musica contemporanea.

Cosa salvare in questo film?

Come accennavamo prima, pieni meriti vanno alla grafica che oltre a ritrarre paesaggi di insolita bellezza, sa esser perfetta anche nel delineare la realistica bruttezza dell’eroe, se così si può chiamare, protagonista.
Insomma, tutto questo per dire che sarà anche che certi ricordi d’infanzia, con un Tarzan versione cartone animato in 2D che vola da un albero all’altro legato a delle liane, pregiudichino i gusti futuri, ma certe storie, sarebbe meglio non renderle mai troppo realistiche perché si rischia di cadere nel banale.

Cos’altro dire se non che se proprio dovessi scegliere un gorilla per marito, allora credo che opterei per il cartonato di Walt Disney.

– Eroica Fenice – Tarzan: dalla giungla al 3D