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Eroica Fenice

Terry Gilliam

Terry Gilliam: l’uomo che uccise Don Chisciotte

Terry Gilliam ha iniziato la sua carriera come unico membro americano dei Monty Python, delineando poi un curriculum di tutto rispetto non solo come regista di film del calibro di Brazil (1985), Le avventure del Barone Munchausen (1988), L’esercito delle dodici scimmie (1995), Paura e delirio a Las Vegas (1998) e Parnassus (2009), ma anche con una lista di progetti spettacolari mai portati a termine.

Fra tutti questi “incompleti” di Terry Gilliam campeggia in cima alla classifica il non-finito: The man who killed don Quixote, L’uomo che uccise don Chisciotte.

Il progetto, nato nell’ormai lontano 2000 e naufragato in breve tempo per mancanza di fondi e vari sfortunati eventi, avrebbe raccontato la storia di Toby Grosini, interpretato da Johnny Depp, un uomo del XXI secolo scaraventato indietro nel tempo e scambiato da Don Chisciotte per Sancho Panza.

Il fallimento di Terry Gilliam, sancito dal superamento del budget, cui contribuì un nubifragio che distrusse  parte dell’attrezzatura e modificò totalmente l’ambiente della zona desertica a nord di Madrid dove parte delle scene erano già state girate, nonché dall’abbandono di Jean Rochefort (attore scelto per interpretare Don Chisciotte), viene registrato due anni dopo dalla realizzazione del documentario Lost in la Mancha.

Testimone di una parziale pre-produzione che prometteva l’ormai nota e potentissima carica visionaria del regista di Brazil generata dal capolavoro di Cervantes, una delle opere letterarie che più hanno stimolato la fantasia di pittori, scrittori, registi di ogni luogo e tempo.

Il progetto viene ripreso da Terry Gilliam nel 2008, ma anche questa volta sono i problemi economici a tarpare le ali alla fantasia brulicante e insaziabile del regista, che sembra essere marchiato a fuoco dalla maledizione di don Chisciotte. La stessa che morse Orson Welles e lo portò alla conclusione della sua carriera senza riuscire a terminare quel progetto che sembrava avere vita propria, crescendo ininterrottamente nella mente del regista e facendogli accumulare tanta pellicola da poter montare tre film, senza esserne mai appagato.

Ad oggi, sembrerebbe che Terry Gilliam non si sia affatto arreso, il progetto ha ripreso corpo e avanza, pur timidamente. Lo dice lui stesso in un’intervista apparsa nei giorni scorsi su craveonline.com:

«Il produttore sta contattando gli agenti di un paio di attori per ora, e qualcuno che dice di avere fondi per noi. Questo è ciò che sta accadendo. Se poi tutto questo diventerà realtà, lo scopriremo presto».

Pieno di se e forse, il suo discorso non ci convince. Inutile braccarlo nelle interviste o porgli domande dirette, il regista non si sbilancia. Del resto, con due grossi fallimenti alle spalle, sarebbe assurdo il contrario. L’intervistatore non vede l’ora che il progetto si concretizzi, così Terry Gilliam scherzando nota quanto sia terribile che le persone abbiano dovuto aspettare tanto tempo, eppure c’è il rischio che possa deluderle. «Anche questa è la libertà del regista», afferma l’intervistatore.

Ma Terry Gilliam sa che non è possibile, che il pubblico ha un suo ruolo, ma fino ad un certo punto. Che fare un film è solo l’ultima parte di un processo che si svolge per lo più dentro di sé, realizzando mondi e fantasie infinite, spettacolari, dove il pubblico ancora non esiste. Inconfondibile e concreto, spadroneggia il sentimento della necessità artistica che, fra tutti, un regista come Francis Ford Coppola avrebbe sottoscritto in pieno. Così conclude la sua intervista e ci saluta, in attesa di rialzarsi, una volta e per tutte, dopo l’ennesimo scontro coi mulini a vento, per terminare il suo film e porre fine alla sua “maledizione”:

«Sai, non m’importa più. Voglio solo liberarmene. Espellerlo dal mio corpo. [Ride]. Che sia asportato, cosicché io possa vivere di nuovo la mia vita»

– Terry Gilliam: L’uomo che uccise Don Chisciotte –

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