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Eroica Fenice

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The Dressmaker: una tragedia che si veste da commedia

The Dressmaker – Il diavolo è tornato (qui il trailer) è un film di Jocelyn Moorhouse, tratto dall’omonimo romanzo di Rosalie Ham.
Tilly Dunnage (Kate Winslet) è una talentuosa e bellissima stilista che dopo aver lavorato a Parigi decide di tornare nel suo piccolo paese, Dungtar, in Australia, dove ha lasciato già molti anni prima sua madre Molly (Judie Davis), conosciuta da tutti come “la pazza”. Tilly trova sua madre, che vive come un’eremita, in una condizione di abbandono e decide di prendersene cura, ma Molly, una donna ormai mentalmente instabile, sembra non riconoscerla. Il rapporto tra le due è inizialmente molto contrastato, e Tilly è costretta a scontrarsi anche con l’ostilità di tutti i cittadini di Dungtar, che sembrano scontenti del suo ritorno a casa. L’unico ad accoglierla cordialmente e a farla sentire a suo agio è Teddy (Liam Hemsworth), che s’innamora di lei. Ma Tilly ha un trascorso difficile e controverso che non le permette di lasciarsi andare ai sentimenti: proprio non riesce a ricordare cosa le è accaduto – tanti anni prima – che l’ha portata lontano da casa. Il suo ritorno a Dungtar la riporterà indietro nel tempo, e finalmente la donna potrà scoprire quel tassello del suo passato che le è mancato per tanti anni. Ha commesso davvero l’omicidio di cui tutti l’accusano?

Il mondo fiabesco in The Dressmaker

The Dressmaker è un film che difficilmente riusciamo a collocare in una definita categoria. A tratti comico, specie nella prima parte, a tratti tragico, è una tragedia che si veste da commedia, o viceversa.
Dungtar è una cittadina ferma, immobile, congelata nella condizione che Tilly aveva lasciato tanti anni prima: i cittadini sono tutti bigotti e falsi perbenisti. Il piccolo paese colorato e dal sapore quasi ottocentesco s’innova soltanto con il ritorno di Tilly. La donna, infatti, comincia a confezionare per gli abitanti del posto vestiti eleganti e alla moda, sgargianti e nuovi, in totale contrasto – tra l’altro – con Dungtar, un paese di campagna abbandonato e in rovina. Inoltre li incita a nuovi comportamenti, li istiga a nuove dinamiche e riesce, spesso, a circuirli. Si muove per condurre una vendetta personale, e dopo tanti anni riuscirà a smuovere qualcosa nell’ormai superata Dungtar. Le situazioni cominciano a cambiare proprio grazie a lei, gli equilibri rimasti intatti per tantissimi anni si rompono e vengono a galla delle verità da sempre sepolte.
Fatta eccezione per i tre personaggi principali (Tilly, Molly e Teddy), ci sono una serie di personaggi stereotipati e dagli aspetti quasi fiabeschi, personaggi che sembrano delle maschere teatrali, con degli atteggiamenti standardizzati, sempre più caratterizzanti andando avanti nel film. Infatti Tilly cambia anche la loro immagine, coinvolgendo sempre più gli abitanti di Dungtar nel suo mondo e portandoli dalla sua parte. Tutti la odiano ma cominciano a rispettarla per il suo lavoro.

The Dressmaker come metafora della vita

The Dressmaker è un film-metafora: riguarda le malelingue e il modo in cui queste ci possono condizionare la vita in negativo. Tilly riesce a combattere i suoi nemici proprio grazie ai cambiamenti a cui li incita, dando loro l’illusione di potersi migliorare, nell’apparire diversi da come sono sempre stati. Questa nuova identità che Tilly cuce loro addosso potrebbe essere la svolta di tutto il film, ma un avvenimento drammatico rende impossibile questo cambiamento. Gli abitanti di Dungtar, in fondo, restano sempre gli stessi, e lo dimostrano anche nel finale del film. Non c’è, per loro, speranza di cambiare.
Protagonisti della pellicola sono, quindi, anche gli abiti della costumista Maryon Boyce, l’elemento innovativo che rende il film ancor più colorato e multiforme, oltre alla sceneggiatura  mirata a creare un’atmosfera d’irrealtà.

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