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Eroica Fenice

The Giver – Noi e il mondo di Jonas

The Giver, il mondo di Jonas film del 2014 ambientato in un futuro distopico dove una comunità di persone vive serenamente adeguata all’uniformità. Ma abbiamo qualcosa in comune con questa comunità del futuro.
Anche io vorrei che mi si avvicinasse il mio miglior amico per dirmi “c’è di più”: per convincermi che c’è altro, nascosto ai nostri occhi, che la vera felicità umana è lì, dietro quelle rocce a forma di triangolo e che basta superarle per spezzare questa sorta di incantesimo che ci relega in un mondo finto.
Tutto quello che c’è di più fantascientifico nel film The Giver si avvicina in modo impressionante alla nostra realtà: gettati per nostra stessa scelta a vivere quasi meccanicamente, dimentichiamo la bellezza, l’amore, l’emozione della vita, perdendo il nostro preziosissimo tempo dietro i numeri, dietro strani principi di successo, ambizione, ricchezza. Anche noi, tutto sommato, viviamo in un paese col coprifuoco, ci stiamo abituando alla precarietà (ci vivo nella precarietà e volete che non me ne faccia una ragione?), alla mediocrità, per non dire alla guerra e all’odio. Loro hanno perduto il passato, hanno rinunciato alle emozioni, quel sentimento di infinito di fronte a un tramonto o alle stelle, la pace assoluta delle onde del mare, l’odore forte della pelle di chi ami: gli anziani del villaggio li hanno costretti a non sapere più nemmeno cosa volere, a credere che la differenza generi solo dolore.
Ebbene, il portatore di memoria, Jonas, si accorge di tutto questo grazie al donatore (the Giver, appunto) e con coraggio cerca di comunicarlo al resto del suo mondo, sordo a qualsiasi domanda appena un po’ curiosa. C’è una regola, tra le tante, nel mondo di Jonas, ed è quella di esprimersi con proprietà di linguaggio: la parola amore, per esempio, non è abbastanza chiara e quindi è bollata come vocabolo vetusto e insignificante.
Nonostante fossero chissà quanto lontani dalla nostra realtà, nonostante lui si chiamasse Jonas e girasse con una bici bianca immacolata per le strada di una Comunità pacifica io mi ci sono perfettamente immedesimata. Sarà forse che a entrambi manca qualcosa: a loro il passato e a noi il futuro.
Ma c’è una sola grande differenza: il mondo di Jonas aveva consapevolmente rinunciato alle emozioni e gli bastava un piccolo Messìa che, con curiosità, si spingesse al di là dei confini per ribellarsi a una vita di regole che gli dava apparentemente la serenità, senza neppure sapere più cosa significasse. Invece noi?
Noi ci viviamo già nel mondo dell’estremo, non abbiamo cancellato la guerra e la violenza, l’odio e il dolore, la paura e l’angoscia: abbiamo tutto, ci siamo dentro in pieno, siamo qui a sporcarci le mani del fango quotidiano… eppure siamo in trappola, ci sentiamo ugualmente come in una città tutta bianca, con tante regole ferree invalicabili, con l’illusione di poter pedalare sulle nostre biciclette senza conoscere la morte, proprio come Jonas.

 The Giver – Noi e il mondo di Jonas –