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Eroica Fenice

“Warm bodies” al cinema: l’amore al tempo degli zombie

Tratto dal romanzo di Isaac Marion, è nelle sale italiane il film “Warm bodies” diretto da Jonathan Levine. Sepolta ormai l’era dei vampiri di Twilight una nuova moda cinematografica si annuncia all’orizzonte?

Dal blog al libro e infine al film.

Tutto ha inizio sul blog di Isaac Marion, dove l’autore pubblicò un post in cui descriveva per gioco la giornata tipica di un morto vivente; poi il post prese quota e  in breve tempo si trasformò in un piccolo racconto, intitolato  “I am a zombie filled with love” e per poi diventare un romanzo completo.  Si tratta di un romanzo post apocalittico, ambientato a Seattle, dove il richiamo alla tragedia shakespeariana di Romeo e Giulietta è molto presente. Ma se il mondo narrato da Marion devastato da un misterioso virus è abitato in egual misura da vivi e da Ossuti, i primi sono asserragliati in rifugi di fortuna, mentre i non morti  trascorrono le loro giornate a caccia di avanzi di umanità. In uno di questi raid  R. un giovane zombie di cui di se stesso ricorda soltanto l’iniziale del suo nome, incontra una ragazza, Julie, la salva dai i suoi compagni famelici e dall’incontro tra i due sboccia poco alla volta una storia d’amore.  Quella tra R. e Julie è una relazione amorosa che si sviluppa seguendo i soliti canoni da commedia romantica per adolescenti, ma pone d’altra parte l’accento sulle reali difficoltà del protagonista maschile incapace di comunicare correttamente i suoi sentimenti, aduso com’è a uno scarno vocabolario e all’incomunicabilità imperante nel gruppo di cui fa parte – nonostante abbia ancora un universo di emozioni interne, ricordi della sua vita precedente.

La rivoluzione dell’amore a scapito dei morti viventi.

Nel film di Levine l’amore ha un ruolo di tutto rispetto: ribaltando il rapporto eros/thanathos e rendendo vincente il primo,  è proprio grazie all’intervento della scintilla di Cupido che ad R. il cuore ritornerà a battere, ed un ulteriore bagno di sangue sarà sventato, il virus sconfitto…come anche la figura mitologica del morto vivente! Se in passato maestri dell’orrore come ad esempio  George Romero avevano saputo dare dei morti viventi una chiave di lettura profonda e incisiva quanto dell’immaginario collettivo che del momento storico in cui erano incentrate le loro pellicole, questo Warm Bodies invece pare più che altro sfruttare la scia di Twilight, (e non a caso i produttori sono gli stessi)!- regalando ai ragazzini teenager un nuovo intreccio fantasy – amoroso sul quale coltivare i loro sogni e le loro fantasie e di cui già si sta pronunciando la parola sequel.

L’ironia corre sul web.

L’industria cinematografica, si sa, può far realizzare l’impossibile, può far davvero sognare e stupire con effetti speciali… ma poche persone hanno rivisto in altra chiave un tema così horror come quello degli zombie, talvolta azzardando un tiro d’effetto e osando l’inverosimile come successe con il famosissimo videoclip di Thriller, il brano pop di Michael Jackson. Gli zombie innamorati e addirittura corrisposti dai viventi tuttavia hanno scatenato in rete una ridda di battute e caricature parecchio ilari sui protagonisti,  tra le quali c’è addirittura chi auspica a breve  un prossimo film con Fred Krueger innamorato perso di Regan MacNeil! Ma Warm bodies è anche un’occasione in fin dei conti persa in partenza: perchè edulcorare la morte, allontanare il terrore finisce per sminuire un genere che fino ad oggi ha goduto di ampi consensi e ha regalato al pubblico emozioni indimenticabili.

La sorpresa nel cast di Warm Bodies.

Ricordate “About a boy” ? il film con Hugh Grant tratto dal romanzo di Nick Hornby? Soprattutto ricordate il ragazzino co-protagonista? Marcus, il paffuto dodicenne che cantava “Killin me softly” alla sua mamma, ovvero Nicholas Hoult: bene, oggi lo ritroviamo nei panni del giovane zombie R. , un ruolo che gli aprirà probabilmente la strada per altre e più intriganti interpretazioni, magari meno fantasy e con un pizzico di vero british style.